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“‘Mburugghia peri”, il nuovo gioco di società dei catanesi

Scritto da: il 08.02.13 — 6 Commenti
Da qualche mese, con l'avvicinarsi delle elezioni amministrative, si è diffuso a Catania un gioco di società che alcuni (ma comprensibilmente non tutti) considerano assai simpatico: insieme a taluni amici l'ho battezzato 'mburugghia peri, ossia "lega piedi", da 'mburugghiari, che in catanese vuol dire, appunto, ingarbugliare, legare e, per traslato, ostacolare. In che cosa consiste? Semplice, individuato un candidato forte di uno schieramento per le prossime amministrative, dalla sua area di appartenenza si lanciano (o vengono lanciati) altri candidati con l'unico scopo di dare fastidio al rivale (+/-) interno. E così, da tempo, essendo nota l'intenzione di Enzo Bianco, senatore Pd di un certo peso politico, di correre per il ruolo di primo cittadino etneo, hanno cominciato a scaldare i motori Giuseppe Berretta (deputato nazionale democratico, cui va comunque dato atto di accarezzare da anni, almeno dal 2009, il sogno di una candidatura a Palazzo degli Elefanti), Maurizio Caserta (ordinario di Economia politica in città, validissimo tecnico che da sindaco studia da circa un anno e mezzo) e, new entry di qualche mese fa, Marisa Acagnino (magistrato, vicina al presidente delle Regione Siciliana, Rosario Crocetta). Tutti palesi 'mburugghiaperi di Enzo Bianco. Ma non si creda che a destra non vi sia la medesima passione ludica. C'è, c'è ... L'incumbent Raffaele Stancanelli (amico dal liceo di Raffaele Lombardo) da tempo guerreggia con la nomenklatura del Pdl siciliano e catanese (fieramente avversa a Lombardo, salvo non muovere un dito per impedire lo scempio dell'accordo Pdl-Mpa che porterà al Senato l'ex presidente della Regione, imputato coatto per concorso esterno in associazione di stampo mafiosa). Dopo la sconfitta alle elezioni regionali sono volate parole grosse fra Stancanelli e Firrarello/Castiglione e ora che il sindaco (ex senatore) ha lasciato il Popolo della Libertà per Fratelli d'Italia l'occasione è ghiotta per 'mburugghiari i peri anche a lui, complicandogli ...

Predonismo autonomista versus decisionismo schmittiano: la candidatura Musumeci oltre le logiche stantie della politica siciliana

Scritto da: il 28.08.12 — 8 Commenti
Nelle ultime ore non stanno mancando i problemi e gli ostacoli attorno alla candidatura di Nello Musumeci a presidente della Regione Sicilia. Mpa/Pds e Grande Sud hanno sostanzialmente rotto le trattative, togliendo il proprio appoggio a Musumeci, accusato di non aver voluto abbracciare il loro progetto sicilianista. Proverò a ragionare sul quadro che si sta delineando, magari con l'aiuto di qualche retroscena, utile a meglio comprendere quel che sta accadendo. In via preliminare, corre l'obbligo di osservare come vi sia una quota parte di cittadini dell'Isola - probabilmente anche maggioritaria - che non si sente per nulla sicilianista. Non occorre, infatti, essere statalisti e centralisti tetragoni come chi scrive per ritrovarsi ben diffidenti e prendere preventivamente le distanze dall'autonomismo inconcludente e parolaio stile Mpa. E soprattutto, nonostante taluni sondaggi ad usum delphini tentino di dimostrare l'indimostrabile, non esiste in Sicilia un diffuso sentire indipendentista. L'idea che l'Isola diventi Stato a sé è e rimane un irrealizzabile sogno (rectius: incubo) di ambienti mafiosi e paramafiosi o di ambienti pseudo culturali assolutamente minoritari. Per carità, del tutto slegati da quelli criminali, ma non meno velleitari. In entrambi i casi, si tratta di posizioni a dir poco disancorate dalla realtà. Quanto alla pretesa grottesca di chiedere a Nello Musumeci chissà quale patente di sicilianità, è bene ricordare che Musumeci uscì nel 2005 da Alleanza Nazionale, fondando Alleanza Siciliana, proprio perché l'allora leader di An, Gianfranco Fini, risultava essere sordo alle esigenze dei territori. L'impegno politico di Nello Musumeci è stato incontrovertibilmente segnato, ab initio, da una seria attenzione ai tanti problemi del Sud e della Sicilia e nessuno nell'Mpa/Pds può chiedere all'esponente de La Destra chissà quale certificazione di meridionalità o, tantomeno, arrogarsi il diritto di rilasciargliela o no. E veniamo ora ad alcuni retroscena che possono aiutarci a capire più a fondo i convulsi giorni ...

Sicilia: per le regionali è tutti contro tutti, ma dal caos lentamente emerge un accenno di cosmos

Scritto da: il 20.08.12 — 2 Commenti
Mentre ancora la Regione tarda a indire i comizi elettorali, il risiko delle alleanze e delle candidature in Sicilia è in pieno svolgimento. Nel centrosinistra la divisione impera, con almeno 3 candidati certi (Rosario Crocetta, sostenuto dal Pd filo Lombardo, Claudio Fava, di Sel, ed il grillino Giancarlo Cancelleri, del Movimento 5 Stelle) ed un altro probabile (di Idv e Fds). Ma è la lotta interna al centrodestra il vero fulcro della politica isolana di queste settimane, perché dallo scontro in corso potrebbe uscire il futuro inquilino di Palazzo d'Orléans, atteso che la frammentazione è per la sinistra un handicap al momento troppo grande per poter parlare di sue possibilità di vittoria. Posto, infatti, che il presidente della Regione sarà eletto con grossomodo il 30% dei consensi, è ovvio che il polo che andrà alle urne meno diviso avrà assai più chance di portare a casa il risultato. Perché con un sistema elettorale che non prevede ballottaggio, il cartello più coeso ha sicuramente maggiori opportunità di successo. In quest'ottica, è chiaro che le possibilità di vittoria di Crocetta, candidato di un'area eccessivamente frammentata, dipendono dalla speculare frammentazione del centrodestra. Se questo arriverà alla presentazione delle liste spaccato, l'ex sindaco di Gela potrà ritenersi con la vittoria in tasca. Ma se il centrodestra dovesse ricompattarsi, ben difficilmente l'europarlamentare democratico potrebbe spuntarla. La partita fondamentale, quindi, la si gioca in campo conservatore. Proviamo allora a capire come stanno andando le trattative, soprattutto quelle che ruotano attorno a Gianfranco Micciché. Da oltre un mese l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha rotto gli indugi, buttando sulla bilancia il peso della sua candidatura. Di fronte al niet forte del Pdl, però, Micciché sembrerebbe tentato di attivare il cosiddetto piano B, appoggiando o Nello Musumeci o Stefania Prestigiacomo, due nomi assolutamente autorevoli sui quali i coordinatori regionali ...

Regionali siciliane, sondaggio Demopolis: grande frammentazione e balzo in avanti di M5S

Scritto da: il 02.08.12 — 7 Commenti
Novità di rilievo per la politica siciliana dall'ultimo sondaggio Demopolis, appena reso noto. Intanto, preseguendo in un trend ormai lungo mesi e mesi, se si votasse oggi, appena il 61% degli elettori dell'Isola si recherebbe alle urne per l’elezione del nuovo presidente della Regione e per il rinnovo dell’Ars. 4 elettori su 10 resterebbero a casa, a conferma di una crescente insofferenza verso la classe politica nel suo insieme: la fiducia dei siciliani nei partiti è infatti crollata dal 22% del 2006 al miserrimo 4% odierno. A tutto vantaggio della cosiddetta "antipolitica". «All’indomani delle dimissioni di Raffaele Lombardo – ha affermato il direttore dell’Istituto Demopolis, Pietro Vento – il quadro delle intenzioni di voto dei siciliani appare decisamente confuso e frammentato: al dato dell’astensione dichiarata va aggiunto il numero di quanti non saprebbero per chi votare: il 28% dell’elettorato non esprime oggi una specifica intenzione di voto». Da notare come, a meno di tre mesi dalle elezioni di fine ottobre, i quattro principali partiti non abbiano ancora deciso con chi allearsi. E neppure hanno identificato un loro candidato per Palazzo d’Orléans. Fattori che, accanto al numero altissimo di indecisi e potenziali astensionisti, incidono significativamente sulle stime di voto degli elettori. Secondo il Barometro Politico Demopolis, se ci si recasse oggi alle urne per le elezioni regionali, l’Mpa del presidente uscente otterrebbe il 16%, appena sopra i due principali partiti nazionali, che pagano più degli altri in Sicilia l’astensionismo e l’onda nazionale dell’antipolitica, ma anche le proprie incertezze e le troppe divisioni interne: il Pd si posiziona infatti al 15.2%, mentre il Pdl (brand che probabilmente a fine ottobre in Sicilia avrà la sua ultima apparizione alle urne, prima di essere archiviato) al 15%. Appare stabile al 7.5% Grande Sud di Gianfranco Micciché, dato comunque destinato a mutare durante la campagna elettorale. In crescita, al ...

Dall’Mpa al Partito dei Siciliani, la (pseudo) montagna ha partorito la pulcetta

Scritto da: il 10.07.12 — 2 Commenti
E così, in sordina, nel silenzio quasi anche dei media siciliani, si è conclusa la parabola dell'Mpa, quel Movimento per le Autonomie che nelle intenzioni dei fondatori avrebbe dovuto soppiantare la Lega Nord (che, peraltro, "si è soppiantata" da sola a forza di scandali economici), diffondendo in tutta Italia il verbo localista. Come dimenticare le ripetute inaugurazioni in pompa magna della sede milanese?!? E i congressi nazionali con folle oceaniche di famiglie (dai pupi in fasce ai nonni con Algasiv in valigia ...) "precettate" dall'inflessibile segreteria politica del líder máximo? Nulla di tutto ciò all'ultima (nel senso di definitiva, conclusiva, di sbaraccamento) assembla federale, tenutasi qualche giorno fa nell'odiata Roma. L'Mpa chiude, insomma. A riprova delle scarse capacità strategiche di Raffaele Lombardo (che, lo ripeto da anni, è un grande tattico della politica, ma manca di pensiero strategico di lungo periodo), il movimento autonomista non è riuscito a sfondare fuori dall'Isola e nella sua forma attuale - con un brand ormai naturaliter accostato all'inchiesta Iblis - è più un peso che altro. Ad un progetto politico oggettivamente molto debole agli occhi dell'elettore medio nazionale, si sostituirà, quindi, stando alle dichiarazioni ufficiali, il Partito dei Siciliani. Ossia un progetto politico che si rileverà molto probabilmente assai debole agli occhi dello stesso elettore medio regionale. Come sempre accade in siffatte vicende, la montagna, o pseudo tale, ha partorito il topolino. Anzi, di meno: la pulce. [caption id="attachment_12127" align="aligncenter" width="232" caption="Raffaele Lombardo"][/caption]

Sicilia, il futuro è nel destracentro?

Scritto da: il 16.06.12 — 8 Commenti
Pomeriggio intenso e ricco di spunti, proposte e novità come non si vedeva da tempo quello di ieri per la politica siciliana. Proverò a farne una cronaca, fermo restando che su Twitter e Facebook ho "postato" le news in tempo reale, man mano che venivano fuori. La notizia più importante è certo l'endorsement di Adolfo Urso a Nello Musumeci. Il leader di Fareitalia ha infatti proposto la candidatura di Musumeci, vicesegretario nazionale de La Destra e indimenticato coprotagonista della cosiddetta Primavera di Catania, alla presidenza della Regione Sicilia. L'occasione è stato il meeting "Dal territorio una nuova alleanza per la Sicilia", evento di presentazione da parte di Fareitalia di Alleanzasicilia, al Palazzo della Cultura di Catania, con il sindaco di Ragusa, Nello Di Pasquale (che ha lanciato la sua nuova sigla, Territorio), il presidente della Provincia di Enna, Giuseppe Monaco, il coordinatore regionale di Fareitalia, Giuseppe Scalia, quello provinciale etneo, Fabio Fatuzzo, e - ovviamente - lo stesso Musumeci. Ragionando sulle prossime elezioni regionali di fine ottobre, Urso ha parlato di «un nuovo rassemblement civico che promuova un governo di emergenza con un programma di riforme radicali che faccia risorgere la Sicilia dal baratro in cui è precipitata. Nello Musumeci può essere un candidato capace di interpretare l'esigenza di buon governo e di cambiamento: buoni amministratori e società civile, buona politica e impresa. Devono scendere in campo le energie migliori a prescindere dagli schieramenti». Ben consapevole di come le sigle partitiche degli ultimi anni siano del tutto usurate, Urso ha puntato l'attenzione sull'opportunità di costituire una lista civica «aperta a tutti, anche se non sarà una scialuppa di salvataggio. Non candideremo nessuno dei deputati uscenti e ovviamente nessun indagato. Liste pulite fatte di giovani, donne e uomini liberi e forti». Dal canto suo, Nello Musumeci sulla proprosta di Urso ha semplicemente replicato che ...

Elezioni amministrative: trionfa Grillo, collassano Lega Nord, Pdl e (un po’ anche il) Pd

Scritto da: il 22.05.12 — 2 Commenti
I ballottaggi di ieri hanno sancito un dato politico nazionale importante: dopo quello del Pdl due settimane fa, è stato certificato il collasso della Lega Nord e lo stato di salute non certo esaltante del Pd. In Sicilia, poi, tranne in rari casi, che vedremo, il Pd si è sciolto come neve al Sole (basti condiderare i pochi consiglieri ottenuti in una città importante come Palermo). Di contro, escono di molto rafforzati da queste amministrative l'Idv, l'M5S e la sinistra comunista di Fds. La voglia di cambiamento è tanta fra gli italiani. Che, per esempio, hanno bocciato 7 candidati leghisti su 7 ai ballottaggi. Uno smacco terribile per il partito federalista. Che paga non solo gli scandali di casa Bossi, ma anche l'appiattimento di anni ed anni sulle perniciose politiche berlusconiane. Ma non è che Pdl e Pd stiano poi tanto meglio. Il Paese, complice l'illogico rigore fiscale di Mario Monti, oggi è fortemente orientato a premiare le formazioni di Di Pietro e Grillo. Se ne facciano una ragione tutti i loro avversari. Se Pizzarotti (a proposito, non che vi sarebbe qualcosa di male, per carità, ma vi è per caso qualche parentela con l'omonimo gruppo imprenditoriale noto per le autostrade che realizza?) governerà bene Parma, nel 2013 Grillo sarà l'uomo da battere. Quanto alla Sicilia, come sempre qui il discorso è più complesso. Al netto dell'astensionismo (quasi la metà degli aventi diritti non ha votato), vi sono risultati eclatanti ed assai indicativi. Come il trionfo di Orlando a Palermo, che con il 72.43% delle preferenze ha umiliato l'antagonista Ferrandelli ed il Pd di marca lombardiana che lo ha sostenuto. Ed eccoci al cuore della questione politica siciliana: l'eterna anomalia Pd. Un partito spaccato su due fronti contrapposti impossibili da ricompattare, quello filo Raffaele Lombardo (Antonello Cracolici e Giuseppe Lumia, ma non solo) ...

Palermo, qualche considerazione a spoglio in corso

Scritto da: il 07.05.12 — 3 Commenti
Quel che in queste ore sta accadendo a Palermo, metropoli cosmopolita colta e raffinata convertita in discarica a cielo aperto da un'allegra banda di incapaci, è assai semplice: è stata seppellita dagli elettori della capitale siciliana la follia del Partito Democratico pro Raffaele Lombardo. Con il candidato imposto dagli oltranzisti dell'accordo con l'Mpa - il giovane Fabrizio Ferrandelli, ex Idv folgorato sulla via di Grammichele vincitore di caotiche primarie contro l'ottima candidata Rita Borsellino - che esce incredibilmente ridimensionato rispetto alle (fin troppo generose) previsioni. Per inciso, davvero patetico il tentativo di qualcuno dei maggiorenti Pd di saltare sul carro del vincitore a spoglio appena iniziato. Proprio nullo il senso del ridicolo di questi signori, viene da vergognarsi per loro: un po' di dignità, suvvia! Ed anche di capacità di capire quando restare in silenzio ... Che non guasta mai.. Probabilmente Orlando non vincerà al primo turno (anche se ancora tutto è da vedere), ma è ovvio che al secondo si imporrà, tornando a sedere a Palazzo delle Aquile. Chiaro segno che in Sicilia la gente è arcistufa della criminale volontà sottosviluppista di una certa politica. Lo accettino gli esponenti del Pdl, in liquefazione in giro per l'Italia, e dell'Udc, partiti che dell'Mpa sono stati per anni colpevoli alleati. E lo accettino soprattutto quegli esponenti democratici siciliani che in questi anni hanno anteposto i propri interessi di corrente al bene comune (che non è difficile da individuare a queste latitudini: semplicemente è una seria, convinta, radicale lotta al crimine organizzato ed ai link che lo fortificano) appoggiando ricette politico-economiche stanno portando allo sbando l'Isola. Ora c'è da rifondare tutto, a Palermo come nel resto della Sicilia. Dalla capitale fra quindici giorni può partire la liberazione dell'Isola dal manipolo di incompetenti che, facendo dell'ignoranza la propria orgogliosa bandiera, stanno portando alla disperazione milioni ...

Bossi e Lombardo, destini incrociati: finisce nel fango la parabola del federalismo italiano

Scritto da: il 07.04.12 — 2 Commenti
È davvero significativa la coincidenza delle dimissioni di Umberto Bossi da leader della Lega Nord e delle (annunciate) dimissioni di Raffaele Lombardo da presidente della Regione Sicilia. Il primo travolto da uno squallido scandalo finanziario che, da quanto fin qui emerso, vedrebbe coinvolto soprattutto il figlio Renzo, detto "il trota". Il secondo messo in grosse difficoltà - non solo giudiziarie, ma anche di relazione con gli alleati - da una inchiesta sui rapporti fra mafia e politica in Sicilia che da ormai oltre 2 anni lo stringe in una paralizzante gogna mediatica. In ogni caso, è possibile trarre una prima conclusione dai destini incrociati di Bossi e Lombardo: davvero sta finendo nel fango la parabola del federalismo italiano. Ossia di una pseudo idea politica che in Italia non avrebbe dovuto mai avere diritto di cittadinanza per quanto è scarsamente utile (per non dire sommamente dannosa), ma che si è per caso fortuito (e grave ignavia dei politici, Gianfranco Fini in primis) imposta, emergendo ormai una ventina di anni fa dalle macerie di Tangentopoli. La Lega Nord - nata da un uomo dalla scolarizzazione non elevatissima in perenne lotta con le buone maniere - non si è mai evoluta, rimanendo nel tempo ancorata ad una visione tribale della società e facendo ridere l'Europa intera con i personaggi pittoreschi che ne hanno veicolato l'immagine di formazione xenofoba e reazionaria indegna di una democrazia avanzata. Il Movimento per le Autonomie, per quanto fondato da un uomo raffinato (Lombardo è neuropsichiatra forense: per inciso, proprio psichiatria è la specializzazione di Slobodan Molosevic e Radovan Karadzic), si è in breve riempito di militanti dalla ben scarsa cultura e di un po' di simpatizzanti dai comportamenti al vaglio della Magistratura. Intendiamoci, con il momentaneo appannamento di Bossi e Lombardo l'Italia non si è liberata della Lega Nord e dell'Mpa, ...

Sondaggio Demopolis, crescono incerti e sinistra

Scritto da: il 01.03.12 — 2 Commenti
Assai incerto l'umore politico degli italiani e il conseguente quadro delle loro intenzioni di voto dopo oltre 100 giorni dal varo dell'esecutivo guidato da Mario Monti. Secondo il Barometro Politico dell’Istituto Demopolis, infatti, ben il 60% degli elettori non si sentirebbe più rappresentato dal partito votato alle ultime consultazioni politiche, senza sostanziali differenze tra gli opposti schieramenti. «La disaffezione dell’opinione pubblica – ha affermato il direttore di Demopolis, Pietro Vento - risulta ulteriormente cresciuta nelle ultime settimane: si avverte un diffuso disincanto che sta erodendo il residuo consenso nei confronti dei partiti, il cui peso effettivo, agli occhi dei cittadini, appare oggi decisamente ridimensionato dal Governo dei Professori. In vista delle elezioni del 2013, gli italiani sollecitano maggiore trasparenza nei bilanci dei partiti e tagli concreti dei costi della politica, ma anche una nuova legge elettorale, che restituisca loro la possibilità di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento». Se ci si recasse oggi alle urne per il rinnovo del Parlamento, più di un italiano su 4 resterebbe a casa e il 23% non saprebbe per chi votare. A risultare maggiormente penalizzati, secondo la fotografia fatta da Demopolis, sono le due forze principali. Il Partito Democratico, pur restando primo partito del Paese con il 27%, perderebbe circa 2 punti in cento giorni, mentre il Popolo della Libertà passerebbe dal 24% al 21%, il valore più basso della sua storia. «Pesano in modo consistente - ha spiegato Vento - gli indecisi, i delusi, i potenziali astensionisti: un’area di grande appeal per i nuovi scenari che, in questi primi mesi di governo Monti, sembrano ridisegnarsi in Italia in vista delle Politiche del 2013». Secondo l’indagine dell’istituto, restano stabili l’Udc (8%) e l’area di centro (con Fli al 3.9%, Api all’1% ed Mpa all’1.1%), mentre si rafforzano nel complesso i partiti a sinistra, critici verso alcune scelte dell’esecutivo: ...

Demopolis: in Sicilia aumenta la sfiducia nei partiti

Scritto da: il 21.01.12 — 0 Commenti
Rimane davvero molto incerto il quadro delle intenzioni di voto dei siciliani. La nuova "fotografia" del peso dei partiti nell’Isola, fatta da Demopolis, appare ancora più condizionata che in passato dal numero crescente di indecisi, delusi ed incerti, ma anche di quanti, in caso di elezioni politiche anticipate, non si recherebbero alle urne per l’eventuale rinnovo di Camera e Senato. «Si respira sempre più nell’Isola un diffuso disincanto politico che – afferma il direttore di Demopolis, Pietro Vento – sta erodendo il residuo consenso dei siciliani nei confronti delle istituzioni democratiche. Gli ultimi mesi della vita politica nazionale e regionale hanno visto quasi dimezzarsi la fiducia degli elettori nel Parlamento, nell’Ars, nei partiti, il cui peso effettivo appare fra l’altro ridimensionato, agli occhi dei cittadini, in una fase di “commissariamento”, come quella attuale caratterizzata dalla nascita del governo Monti». Se si votasse oggi per le politiche, a 2 mesi dalla fine del governo Berlusconi, il Pdl si attesterebbe in Sicilia al 23%, subendo una perdita tutto sommato contenuta (circa 2 punti): un valore che però risulta clamorosamente dimezzato se lo si raffronta agli oceanici consensi della primavera 2008. Per la prima volta, poi, il Barometro Politico Demopolis registra un lieve arretramento anche per Grande Sud di Gianfranco Micciché, oggi al 7.5%, sul cui elettorato rischia di pesare, in prospettiva, la prolungata distanza dalle (usuali, direi io) dimensioni di governo. Si fermano invece sotto sotto la soglia del 2% il Pid di Saverio Romano e La Destra di Nello Musumeci. Sempre secondo l’analisi effettuata da Demopolis, torna negativo, almeno a livello regionale siciliano, il trend del Pd che alle Politiche otterrebbe oggi il 18.5%. Un punto e mezzo in meno rispetto a due mesi fa, proprio in un frangente nel quale la formazione di Bersani diviene invece, a livello nazionale, primo partito del Paese ...

Numbers di Sicilia: nuovo sondaggio Demopolis sulle correnti preferenze politiche nell’Isola

Scritto da: il 14.11.11 — 1 Commento
È stata diffusa la nuova ricerca denominata Barometro Politico dell’Istituto di indagini demoscopiche Demopolis. I dati attengono le intenzioni di voto nazionale se si votasse oggi in Sicilia.  Intanto è bene evidenziare come per il 71% dei siciliani le dimissioni di Silvio Berlusconi dalla sua carica di premier siano state opportune. Per quanto  riguarda le intenzioni di voto per le politiche, il Popolo della Libertà si attesta al 25% dei consensi, il Partito Democratico al 20%, il Movimento per le Autonomie al 14%, l'Unione di Centro al 9.5%. Come sempre, il primo "partito" dell'Isola rimane quello degli indecisi. Il 71% dei siciliani ritiene quindi che siano state opportune le dimissioni di Silvio Berlusconi, nella convinzione - ribadita da circa i tre quarti dei cittadini interpellati - che il Governo non sia stato in grado di gestire la gravissima emergenza finanziaria, né di varare negli ultimi mesi misure significative in grado di rilanciare seriamente la crescita economica del nostro Paese e del Sud in particolare. «L'opinione pubblica siciliana - afferma il direttore dell'Istituto Demopolis Pietro Vento - condivide, in larga maggioranza, la prospettiva, prescelta dal presidente Napolitano, di un Governo di larghe intese, guidato da una personalità super partes come Mario Monti: il 65% dei siciliani ribadisce l’urgenza di un piano, credibile e socialmente equo, per la crescita economica del Paese e la riduzione del debito pubblico, nella convinzione che l’Italia non possa permettersi adesso i tempi di una campagna elettorale. Il nuovo Governo dovrebbe anche, secondo gli intervistati, cambiare la legge elettorale, restituendo agli italiani la possibilità di scegliere, con le preferenze o i collegi uninominali, i propri rappresentanti in Parlamento». Mentre a livello nazionale, pur non avendo ancora costruito una coalizione credibile agli occhi degli elettori, il centrosinistra – se unito – otterrebbe la maggioranza relativa nel Paese, staccando nettamente il centrodestra, ...

Russo for President?

Scritto da: il 03.08.11 — 8 Commenti
Sono sempre più incalzanti le voci che danno Massimo Russo, attuale assessore siciliano alla Salute, quale prossimo candidato alla presidenza della Regione in luogo di Raffaele Lombardo, capo incontrastato del Movimento per le Autonomie. Addirittura, fonti autorevoli hanno parlato di Russo come del possibile leader di una sua formazione politica, con tanto di logo e slogan (“La Sicilia ai siciliani”?) già pronti. In alternativa, potrebbe creare una corrente interna all’Mpa, fermo restando che al movimento lombardiano, da quel che si sa, tecnicamente Russo non avrebbe mai aderito. Ora, a prescindere da come la si pensi sulla sua riforma della Sanità o sulla trasformazione del 118 regionale da lui voluta, Massimo Russo, già pm antimafia a Palermo prima di accettare l’incarico di assessore, è un uomo perbene, la cui diretta discesa in campo in politica dovrebbe rassicurare i tanti che reputano, pienamente a ragione, la legalità centrale nell’amministrazione della cosa pubblica. Un magistrato alla guida della Sicilia sarebbe un segnale inequivocabile di cambiamento, una svolta epocale. Come lo sarebbe anche un imprenditore fortemente caratterizzato per il suo impegno antimafia. O una donna con le caratteristiche giuste. Insomma, per chi ha dubbi sull’eticità dell’agire del Raffaele Lombardo pre trionfo 2008, Russo dovrebbe in qualche modo rappresentare una buona garanzia. A torto o a ragione, Lombardo viene ormai da molti considerato una anomalia troppo grande nel panorama politico siciliano. Una candidatura alla presidenza della Regione di Russo in sua vece la risolverebbe in maniera non traumatica. E qui veniamo al nocciolo della questione. L’ipotesi di Massimo Russo a Palazzo d’Orléans quale successore di Raffaele Lombardo quanto è “digeribile” per il leader autonomista? Entro che limiti è una “sua” ipotesi? E in che misura, invece, è una mossa indispensabile sì, ma comunque da lui subita? Insomma, Lombardo non è uomo da fare passi indietro a cuor leggero. Vero ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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