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Oggi The Times of India nota come il 13 e il 26 siano le due date scelte dai estremisti islamici per numerosi attacchi sferrati sul territorio dell'Unione, in particolare quelli attribuibili alla formazione Indian Mujahiddin, legata ai fondamentalisti pachistani. L'ipotesi del quotidiano è che dietro il triplice attentato di ieri a Mumbai (un tempo Bombay) vi potrebbe essere la medesima sigla.
Sul perché della scelta di queste date, però, al momento non vi è spiegazione. L'Undici Settembre pare sia stato scelto in quanto martedì, ossia il giorno in cui, per i musulmani, Allah creò gli inferi. Ora pare che nella mente dei jihadisti indiani 13 e 26 abbiano un qualche oscuro significato di cui forse non si saprà mai nulla. Siamo alla cabala del terrore ...
Mumbai, 13 luglio 2011
Lo hanno definito il primo thriller globale della storia della letteratura. Che sia il primo abbiamo qualche dubbio (eppoi, che cosa fa di un romanzo giallo un'opera globale o locale?), ma non è da escludersi che con queste sue mille e passa pagine Vikram Chandra, nato a New Delhi, ma da tempo trapiantato a Berkeley, in California, abbia davvero creato un nuovo genere, affascinantissimo: l'indothriller.
Ambientato in una Bombay/Mumbai che sappiamo essere odierna, ma dal netto sapore futureggiante e quasi post-atomico, vero crogiuolo della Globalizzazione, Giochi sacri è un classico hard boiled come da anni non se ne leggevano, utilissimo per capire l'India e tutto quel che vi accade, compresa una tragica emergenza come quella di fine novembre.
C'è tutto l'oggi e tutto il domani del pianeta in questo giallo, tutta la disordinata molteplicità del Reale nell'indagine dell'ispettore Sartaj Singh, che si dipana fra terrorismo, mafia indiana, minaccia nucleare e fallimenti privati. Sullo sfondo, Bombay, la megalopoli sospesa fra passato e futuro, fra tradizione profonda ed ipermodernità. Perfetta metafora dell'India, ma fors'anche dell'intero nostro mondo.
Vikram Chandra, "Giochi sacri", Mondadori, Milano, 2007, pp. 1184, euro 22.00.
L'anno che si è appena chiuso è stato senza dubbio l'anno di Barack Obama, il primo afroamericano ad essere eletto alla Casa Bianca. Il candidato democratico ha portato avanti una strategia di comunicazione strepitosa, che il fido consigliere David Axelrod ha ideato e condotto in maniera esemplare fino alla vittoria a valanga su John McCain il 4 di novembre scorso.
A livello simbolico il cambiamento è certo epocale. Vedremo se il democratico che ha incantato il mondo saprà anche governarlo.
Ma il 2008 è stato anche l'anno dell'esplodere della crisi economica globale, che di certo nel 2009 si radicalizzerà. Il crac di Lehman Brothers e la crisi dei colossi dell'auto di Detroit non mancheranno di avere strascichi velenosissimi ancora per molto tempo e le conseguenze sulle vite di tutti noi purtroppo si faranno sentire sempre più.
Di rilievo, per quanto i media l'abbiano quasi ignorata, è stata poi la scomparsa, venerdì 5 dicembre scorso, di Alessio II, il patriarca di Mosca, ossia il "papa" ortodosso. L'estone che era giunto a capo della Chiesa russa era un raffinato teologo ed un politico di polso. Per la successione i favoriti sembrano essere il metropolita ultraconservatore Kliment di Kaluga, il reggente Kirill, il metropolita Yuvenaly di Krutitsky e Kolomna e il metropolita bielorusso Filarete di Minsk.
Chiunque sarà il nuovo patriarca di Mosca, lo attende un compito improbo: la guida spirituale dei cittadini di una ex superpotenza che sta facendo di tutto per tornare ad essere tale, mescolando ultraliberismo e Stato forte, interessi mafiosi e potere petrolifero in un mix nichilista che ne sta atomizzando la società.
Il 2008 appena finito ha visto poi il drammatico riacutizzarsi dello scontro fra Hamas ed Israele, con lo Stato ebraico che sembrerebbe intenzionato a chiudere una volta per tutte la partita con il movimento integralista, anche se è certo più facile a dirsi che a farsi.
Per ...
Con le indicazioni secondo il fuso orario italiano, ecco la cronaca dettagliata, attraverso i continui aggiornamenti dell'agenzia Ansa, che ha ottimamente coperto il tragico evento, delle 60 ore di terrore successive gli attacchi terroristici seriali iniziati mercoledì 26 novembre a Bombay/Mumbai, il cui bilancio ufficiale - comunque ancora da considerarsi provvisorio - è di 184 morti e quasi 300 feriti.
Fra le vittime, 27 sono i cittadini stranieri, tra i quali l'italiano Antonio Di Lorenzo, consulente finanziario, ucciso dallo scoppio di una granata all'interno dell'Hotel Oberoi-Trident.
Mercoledì 26
Poco dopo le 18:00 italiane (le 22:30 locali), alcuni uomini armati con granate e mitragliatori attaccano simultaneamente una serie di obiettivi a Bombay, capitale finanziaria dell'India. Tra questi figurano la stazione ferroviaria centrale, un ospedale e due alberghi di lusso frequentati solitamente da turisti e uomini d'affari occidentali: il Taj Mahal e l'Oberoi-Trident.
Ore 22:30: Reparti speciali indiani compiono un primo blitz all'interno dell'Hotel Oberoi, dove si odono spari ed esplosioni. Un'organizzazione finora sconosciuta, i Mujaheddin del Deccan, rivendica gli attacchi.
Giovedì 27
Ore 07:00: Alcune compagnie aeree annunciano la sospensione dei voli da e per Mumbai. La Borsa resta chiusa.
08:13: - La tv indiana dà notizia dell'inizio di un blitz dei reparti antiterrorismo nei due alberghi sotto sequestro.
09:47: La Farnesina annuncia che un cittadino italiano è morto. Si tratta di Antonio Di Lorenzo, 63 anni.
10:53: Si odono esplosioni presso i due alberghi e presso il centro ebraico ultraortodosso Chabad nella Nariman House.
12:05: Il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini annuncia che 40 connazionali sono salvi all'interno del Consolato italiano.
12:20: Il primo ministro indiano Manmohan Singh sostiene che i terroristi hanno dei sicuri collegamenti esterni.
16:42: Un alto responsabile dell'Esercito indiano sostiene che i terroristi sono giunti dal Pakistan, ma il governo di Islamabad subito respinge le accuse.
17:29: I commando dell'esercito indiano combattono contro i terroristi ancora asserragliati all'interno del Taj Mahal e ...
Bilancio a mio avviso non ancora definitivo, ma sicuramente vicino al vero, quello diramato dalle Autorità di New Delhi: dopo 60 ore di combattimenti, vi sarebbero 183 morti (ma sicuramente a fine computo saranno di più, anche per l'inevitabile decesso di alcuni feriti gravi), 27 dei quali cittadini stranieri, e 295 feriti.
Un bilancio certo pesante, ma tutto sommato assai inferiore alle previsioni dei terroristi, che, a dare ascolto alle prime dichiarazioni di alcuni degli arrestati, avrebbero pianificato l'attacco per uccidere circa 5.000 persone.
Sul numero degli uomini impegnati nella mega operazione terroristica regna invece il caos. Ed oggettivamente sarà difficile stabilire con esattezza quanti fossero. Sembrerebbe circa 70, anche se alcune fonti addirittura hanno avanzato una stima molto al ribasso, parlando di 10 in tutto (ricostruzione contraddetta dall'evidenza dei fatti e dalle numerose immagini a disposizione).
Di certo, comunque, si può dire che le varie cellule impegnate nello spettacolare attentanto seriale hanno adottato tecniche di guerra (non guerriglia) ed hanno mostrato un grado di preparazione militare elevatissimo. Segno che davvero deve esservi una qualche entità statale dietro la crisi di Bombay.
Insomma, il Pakistan può negare quanto vuole, ma è sommamente evidente come la pista dei fatti di Mumbai porti dritto dritto ad Islamabad ...
A poche ore dall'allarme lanciato dall'Intelligence Usa su eventuali attentati di al-Qaeda alla metropolitana di New York pianificati per il periodo di Natale, è toccato all'India subire un terribile attacco terroristico, con la capitale economica Bombay (ribattezzata Mumbai dal passato governo induista nel tentativo di cancellare le ultime tracce del colonialismo britannico) squassata da una serie di esplosioni ed incendi.
Addirittura due alberghi (il Taj Mahal, e l'Oberoi-Trident) sono stati assaltati, con decine e decine di turisti stranieri (probabilmente il vero obiettivo della spettacolare azione) presi in ostaggio. In totale sembrerebbero sedici i siti colpiti, compresi un ospedale, un cinema, una stazione.
Al momento il bilancio ufficiale è di 78 morti e 250 feriti, ma sicuramente le vittime sono molte di più.
Un attacco di queste dimensioni è chiaramente opera del terrorismo islamista di al-Qaeda o della sua filiazione separatista kashmira. Ed è un chiaro segno di come per il gruppo terrorista di Osama bin Laden l'India e l'Induismo rappresentino un nemico radicale, al pari degli Usa, di Israele, del Cristianesimo e dell'Ebraismo.
L'India saprà certamente reagire alla serie di attentati, ma ora il Paese rischia davvero di precipitare in uno scontro di Civiltà potenzialmente in grado di metterlo in grave crisi e di vanificarne l'impetuosa crescita economica degli ultimi anni.
Il concreto regresso di quella che viene definita (forse troppo generosamente) la più grande democrazia del mondo non è una ipotesi remota. E proprio in un momento in cui l'Asia tenta di uscire dal suo passato più che prossimo di sottosviluppo davvero uno stop del gigante indiano può avere pesantissime ripercussioni globali.
Il Taj Mahal Hotel di Bombay in fiamme