Tutti gli articoli su Nato

La Finlandia s’è destra

Scritto da: il 06.02.12 — 0 Commenti
Il conservatore (ma convinto europeista) Sauli Niinisto è il nuovo presidente della Finlandia. Il 63enne sopravvissuto allo tsunami del 2004 (era in vacanza in Thailandia con la famiglia) ha vinto il ballottaggio con Pekka Haavisto, ex ministro dell'Ambiente dei Verdi, ottenendo il 62.8% dei voti (aveva avuto poco più del 35% al primo turno) contro il 37.2% dell'avversario (poco meno del 19% due settimane fa). La sua primissima dichiarazione è stata di grande civiltà politica: «Il presidente in Finlandia deve comprendere che ci sono molti pensieri e opinioni diverse e che devono essere tenute in considerazione, perché deve essere presidente di tutta la nazione». Niinisto, ministro delle Finanze nel 2002, l'anno dell'entrata in vigore dell'euro, è il primo capo di Stato proveniente dalle fila del Partito della Coalizione Nazionale (il Kokoomus, il partito conservatore finnico) dal lontano 1956, nonché il primo presidente non socialdemocratico in 30 anni. I suoi colleghi di partito sostengono l'ingresso del Paese nella Nato, ma Niinisto ha già chiarito che non presserà sull'argomento (del resto, i sondaggi danno la maggior parte dei cittadini finlandesi contro tale ipotesi). Il suo antagonista, Pekka Haavisto, attivista gay e leader del movimento ambientalista, è stato probabilmente giudicato dall'elettorato un personaggio troppo "estremo", soprattutto, lo si evince dalle dichiarazioni di molti elettori intervistati al riguardo, a causa delle proprie scelte private. Triste dover constatare come anche nell'avanzatissima Finlandia essere omosessuale venga ancora considerato un handicap per la carriera pubblica, ma, del resto, l'ex presidente Martti Ahtisaari in passato è stato spesso indegnamente ridicolizzato dagli avversari per i suoi chili di troppo, quindi ... Niinisto prenderà il posto della ex presidente Tarja Halonen, amatissima dai cittadini, che è stata in carica per due mandati di sei anni. Sebbene quello di presidente in Finlandia sia un ruolo per lo più simbolico, in realtà il capo di ...

Si riunisce oggi in Svizzera il gruppo Bilderberg, ma che cos’è?

Scritto da: il 09.06.11 — 3 Commenti
I Bilderbergs si riuniscono oggi a St Moritz, in Svizzera, al Suvretta House Hotel, fra le usuali polemiche dei No Global. Ma che cos'è con esattezza il gruppo denominato Bilderberg? Esso nasce nel maggio del 1954, durante una riunione tenutasi nell’omonimo albergo olandese di Oosterbeek sotto l’egida del principe Bernardo d’Olanda, che ne è stato presidente fino al 1976, quando venne coinvolto nello scandalo Lockheed. Da allora i cosiddetti Bilderbergs - che hanno man mano assunto un ruolo sempre più importante nella politica mondiale - si riuniscono annualmente in un luogo sempre diverso. Ben poco si può sapere sui contenuti delle loro più che riservate riunioni. Secondo le tesi dei detrattori, il gruppo di fatto si adopererebbe per la creazione del cosiddetto New World Order (Nuovo Ordine Mondiale) con lo scopo di indirizzare i destini del pianeta e porli nelle mani di una ristretta cerchia di uomini di potere. Prescindendo dalle teorie di fantapolitica di alcuni complottisti ad oltranza, è comunque lecito però osservare come il gruppo Bilderberg abbia avuto o abbia fra i suoi aderenti uomini politici di calibro internazionale (Allen Dulles, Richard Holbrooke, Henry A. Kissinger, Robert McNamara, Peter Mendelson), capi di Stato e primi ministri (Carl Bildt, George Bush sr, Bill Clinton, Felipe Gonzales, Olof Palme, Jorge Sampaio), governatori di banche centrali ed insigni banchieri (Tommaso Padoa-Schioppa, Alessandro Profumo, Eric Roll, Eric D. Warburg, Siegmund Warburg, James David Wolfensohn), finanzieri, industriali e dirigenti di fama (Giovanni Agnelli, Umberto Agnelli, Franco Bernabè, Henry Ford II, David Rockefeller sr, John D. Rockefeller, Nelson Rockefeller, Edmund Rothschild), alti esponenti dell’Unione Europea (Mario Monti, Pedro Solbes), influenti giornalisti ed opinion maker (Carlo Rossella) ed esperti di difesa (Zbigniew K. Brzezinski), tutti esclusivamente cittadini di Paesi Nato o comunque dell’Europa occidentale. Del gruppo si entra a far parte solo tramite invito ed ai suoi componenti ...

Pasticcio libico/5 Sul peso della Francia la stampa italiana è un po’ in confusione

Scritto da: il 25.03.11 — 3 Commenti
Il pasticcio libico sta facendo andare in confusione anche qualche collega giornalista. Stamattina, al TG5 delle 8, si parlava della scelta della Nato di avere la responsabilità solo della No Fly Zone come di una mezza sconfitta di Sarkozy. Veramente a me non sembra affatto. Anzi, il ridimensionamento del ruolo della Nato mi pare una vittoria netta del presidente francese. Una vittoria netta che, per inciso, fa letteralmente a pugni con la copertina di Panorama oggi in edicola. Il settimanale di proprietà della famiglia Berlusconi, infatti, apre con un titolo ad effetto - Sarkofago - spiegato così: «Il presidente francese voleva trascinarci in un duello mortale. Ecco come l'Italia ha ridimensionato la sua smania di protagonismo». Bhè, proprio ridimensionato non direi, visto che da un punto di vista diplomatico (e non solo ...) sta (stra)vincendo su tutta la linea. Vabbè, incerti del mestiere ...

Pasticcio libico/4 Vittoria di Sarkozy: alla Nato solo il comando parziale delle operazioni

Scritto da: il 25.03.11 — 0 Commenti
Nella notte è arrivata da Bruxelles una notizia che getta una luce ridicola sulla pur tragica vicenda libica. La Nato guiderà solo una parte delle operazioni belliche in corso, in particolrae la sorveglianza della No Fly Zone. Per quanto riguarda le "altre operazioni", queste saranno condotte da un comando separato, gestito da un gruppo di contatto che si riunirà per la prima volta a Londra lunedì prossimo. Per il presidente francese Nicolas Sarkozy, per ora vincitore dello scontro diplomatico con gli alleati, «si tratterà di un coordinamento politico». Il leader (più o meno) neogollista fa così un bel passo avanti verso la ricorferma all'Eliseo. Per l'Italia, e segnatamente per la Farnesina, è una sconfitta che la dice lunga su quanto poco il nostro Paese conti oggi sullo scacchiere internazionale. Nicolas Sarkozy

Pasticcio libico/3 Sul chi deve comandare l’operazione ormai siamo alla farsa

Scritto da: il 22.03.11 — 1 Commento
Davvero è avvilente vedere come, mentre in Libia si vive la tragedia di una guerra civile spaventosa, in Europa si respiri sull'argomento un clima da farsa, con divisioni su tutto. L'Italia non gradisce la guida di Francia e Gran Bretagna e chiede che la Odissey Dawn sia gestita dalla Nato. Nella Nato il socio Turchia è (con una serie di comprensibili ragioni) contrario all'operazione. Il premier italiano Berlusconi si dice addolorato per Gheddafi (che forse nei bombardamenti ha prerso un figlio ... Forse ...) e manda in missione aerei che non bombardano. Davvero c'è da rotolarsi per terra dal ridere. Ma un caccia che parte dall'Italia ed arriva in Libia che fa se non tira missili? Evidentemente le istruzioni per il pilota sono di dare un'occhiata giù, fare "ciao" con la manina e rientrare alla base. Nel mentre, in Russia litigano fra di loro il premier (ex presidente) Putin ed il suo (ormai ex?) delfino (oggi presidente) Medvedev: il potentissimo ex agente del Kgb minaccia fuoco e fulmini sulla vicenda libica e parla di «crociata medievale» e l'inquilino (molto) pro tempore del Cremlino lo frena indignato. L'unica presa di posizione seria viene (come sempre) da un Paese nordico (che, per inciso, non fa parte dell'Unione Europea). La Norvegia, membro Nato, ha chiaramente detto che in questa confusione lascerà a terra i suoi caccia fino a quando non sarà deciso a chi affidare il comando delle operazioni. Roma quasi sta per fare la stessa cosa. Sola che prima ci siamo coperti di ridicolo. Muhammar Gheddafi

Nota sabatina/12

Scritto da: il 06.02.10 — 0 Commenti
Il sottotitolo di questa nota odierna potrebbe essere "le 2 rese". Dal macro al micro, da Kabul a Napoli (o Salerno o Caserta che dir si voglia), il dato saliente di questa ultima settimana mi sembra la bandiera bianca sventolata dai cosiddetti "buoni". Cominciamo dall'Afghanistan, dove ormai è assolutamente evidente come i Talebani stiano riconquistando terreno. Per anni di fatto gli alleati hanno avuto soltanto il controllo della capitale, ma ora sembra proprio che stiano perdendo anche questo. Il Paese è nel caos e il governo del pur ottimo presidente Hamid Karzai è stretto all'angolo. Considerando come il rischio di una vittoria finale talebana sia sempre più tangibile, il segretario generale della Nato, l'ex premier conservatore danese Anders Fogh Rasmussen, ha richiesto l'aiuto di Mosca e New Delhi. Ribadendo l’intenzione atlantica di inviare nel 2010 altri 39 mila soldati dagli effettivi di Stati Uniti e alleati europei, Rasmussen ha evidenziato come la sicurezza dell'area centroasiatica sia fondamentale non solo per il Paesi occidentali, ma anche per Cina, India e Russia, chiedendo ufficialmente alle ultime due un intervento a sostegno della missione già in atto. Una bella dichiarazione di impotenza, non c'è che dire. Speriamo che almeno l'appello non cada nel vuoto. Su Napoli, ovvero sulla questione del candidato alla presidenza della Regione Campania, la resa clamorosa è stata di Antonio Di Pietro, che dopo aver detto un no secco alla candidatura del sindaco Pd di Salerno Vincenzo De Luca (sotto processo), al congresso nazionale dell'Italia dei Valori, che si sta svolgendo a  Caserta, proprio oggi ha dato l'ok. Un compromesso che la sua base al congresso pare aver proprio gradito. Anche qui, una resa incondizionata alla "ragion di partito" che francamente non mi aspettavo dall'ex pm.

BREAKING NEWS – Attentato a Kabul, morti 6 militari italiani

Scritto da: il 17.09.09 — 0 Commenti
BREAKING NEWS - Sono almeno 6 le vittime italiane dell'attentato suicida di questa mattina a Kabul, in Afghanistan. Un convoglio della Nato è stato attaccato da un kamikaze lungo la strada che porta all'aeroporto della capitale. Al momento le notizie ufficiali dal Ministero della Difesa parlano appunto di 6 morti e 4 feriti fra i militari della Brigata Folgore, ma la tv afghana Tolo sostiene che vi siano «almeno 12 italiani fra morti e feriti». L'attentato è stato rivendicato da un portavoce dei talebani, Zabiullah Mujahid, che in un sms ha parlato di un uomo di nome Hayutullah fattosi esplodere contro il convoglio militare dell’Isaf.

Autonomia rafforzata per la Groenlandia. Ma l’indipendenza conviene davvero agli inuit?

Scritto da: il 21.06.09 — 2 Commenti
Oggi è festa davvero grande in Groenlandia per l'entrata in vigore di quella che viene definita "autonomia rafforzata" da Copenaghen, approvata nel referendum dello scorso novembre. I nativi inuit hanno salutato con cori e balli tradizionali l'arrivo della regina di Danimarca Margrethe e del marito  principe Henrik nel porto di Godthåb per la cerimonia ufficiale che sancisce il passaggio al governo locale del controllo su polizia e tribunali, nonché l'adozione del kalaalisut come lingua ufficiale. Indubbiamente è un passo fondamentale verso l'indipendenza dopo la già netta devolution in vigore dal 1979 per quanto riguarda istruzione, sanità e Welfare. Rimane ora da comprendere se alla Groenlandia, terra immensa abitata da appena 57mila persone "disperse" su di un territorio che è tre volte quello della Francia, converrà o meno compiere anche l'ultimo passaggio dopo tre secoli di dominazione danese e divenire uno Stato a tutto gli effetti. Intanto, in osservanza proprio dei risultati del referendum di sette mesi fa, la Groenlandia riceverà a breve i primi 12 milioni di dollari derivanti dai proventi annuali delle estrazioni petrolifere. Da ora in avanti, qualsiasi guadagno sarà diviso a metà con la Danimarca, che però non pagherà più i correnti sussidi per gravano sulle casse di Copenaghen per circa 558 milioni di dollari l'anno. Ma l'aspetto più importante del nuovo status di autonomia spinta riguarda il processo di scioglimento dei ghiacciai a causa del cosiddetto riscaldamento globale. Qualora venisse provato in sede Onu che le fette di mare artico attorno al Polo Nord ricche di idrocarburi ricadono sotto la sovranità groenlandese-danese, come sostenuto da Copenaghen, gli inuit potrebbero di colpo fare il loro ingresso nel club dei principali produttori mondiali di petrolio. Per tacere di uranio, gas, oro e diamanti che già da oggi controllano come qualche anno fa sarebbe stato semplicemente impossibile ipotizzare. Una domanda sorge però spontanea: saranno in ...

Terremoto, benvenuto Michael!!!

Scritto da: il 14.04.09 — 2 Commenti
Fiocco azzurro nella notte a Paganica, fra gli sfollati. È infatti nato Micheal, un maschietto che nell'impazienza è arrivato mentre la madre era nella tendopoli allestita nel paese. Il piccino, gioco forza, è un simbolo: la vita e l'amore non si fermano dinanzi a nulla e vincono anche nei peggiori scenari di distruzione ...

Arridatece gli occhialoni scuri di Pinochet

Scritto da: il 04.04.09 — 8 Commenti
Il torturatore cileno Augusto Pinochet aveva ricevuto una rigida educazione cattolica che gli imponeva di dire sempre la verità. Per contrastare tale imprinting familiare, giunto al potere con il golpe dell'11 settembre 1973, cominciò, soprattutto durante i confronti ufficiali con la stampa estera, ad usare dei grandi occhiali scuri. Come ebbe a dichiarare in vecchiaia, si vergognava profondamente con se stesso della menzogne che gli toccava dire per ragion di Stato ed in quei momenti cercava di non farsi guardare negli occhi. Insomma, un massacratore sì, ma con un fondo di pudore ... P. S. Questa considerazione mi è venuta in mente stamattina durante due distinte conferenze stampa tenutesi al Comune di Catania, una del sindaco Raffaele Stancanelli in occasione del 60° anniversario della Nato e l'altra, subito dopo, del senatore Pdl Maurizio Gasparri, che ha diffusamente parlato della situazione catanese e degli sforzi fatti dalla corrente amministrazione di centrodestra per uscire dalla crisi. Nessun nesso, sia chiaro, con Pinochet o con il mentire, per  carità ... Certo, però, che di occhiali da sole c'erano solo le mie Transitions ... Augusto Pinochet

Violenza anche al vertice Nato di Strasburgo, la rabbia non è solo dei No Global

Scritto da: il 03.04.09 — 0 Commenti
Decine di persone (parrebbe addirittura un centinaio) dei circa trecento manifestanti fermati ieri sono state arrestate dalla polizia francese dopo le dure proteste contro il vertice Nato che si tiene a Strasburgo. Oggi si temono nuovi scontri, considerato come ormai la regia di tali esplosioni di violenza sia consolidata e per certi versi uguale a se stessa da anni. In questi giorni, però, c'è un elemento nuovo di cui non si può non tenere conto. Accanto alla rituale opera di devastazione dei No Global vi è la rabbia di molti cittadini normali che dalla crisi economica hanno avuto devastata la vita. Come scrivevo ieri, i fatti di Londra e Parigi di inizio settimana e le manifestazioni a Strasburgo non possono e non devono essere sottovalutate. In Europa ed America la gente ha visto crollare le proprie sicurezze in un battibaleno e molti membri della cosiddetta classe media sono precipitati nell'indigenza in pochi mesi. Di fronte a tali tragedie personali, a nulla vale l'annuncio del G20 di 1.000 miliardi di dollari stanziati per arginare la crisi globale. Molto meglio sarebbe un concreto aiuto alle famiglie, con una politica di microcredito diffuso. Ma è ovvio che agli occhi dei potenti del mondo il destino di una colosso bancario è più importante di quello dei singoli. Ma allora, mi chiedo (e non sono il solo) da mesi e mesi, perché non salvare anche Lehman Brothers, il cui crac è all'origine, almeno cronologicamente, dell'attuale spirale recessiva? Misteri della "provvidenza finanziaria" ...

Piccola Islanda, grandi sconquassi

Scritto da: il 16.01.09 — 13 Commenti
La crisi della piccola nazione fin qui condotta come fosse un unico fondo d'investimento mette in imbarazzo la Gran Bretagna, che aveva investito, e stuzzica l'appetito della Russia. Cambiando, in previsione, gli equilibri di Nato e Ue I Paesi scandinavi vanno in soccorso dell'Islanda. Il ministro delle Finanze finlandese ha infatti annunciato che il suo Paese, unitamente a Svezia, Norvegia e Danimarca, concederà al governo di Reykjavík un prestito di 2.5 miliardi di euro, per consentire all'Isola artica di affrontare la crisi economica che sta travolgendola. Crisi che per qualche aspetto è sorprendente, per altri può essere istruttiva nel contesto europeo. L'annuncio di Martti Hetemaki ha seguito di poche ore quello del Fondo monetario internazionale, che ha accordato all'Islanda un prestito di 2.1 miliardi di dollari. Notizie che, se da una parte attenuano le fosche ombre che si sono addensate sul futuro islandese, dall'altra non bastano a placare la tempesta finanziaria che infuria su Reykjavík. Mentre le Borse mondiali sono sulle montagne russe, in Islanda si susseguono le proteste di chi chiede le dimissioni del premier, il conservatore Geir Haarde, leader del Partito dell'Indipendenza, e un veloce ingresso nell'Unione Europea, ipotesi tradizionalmente snobbata dagli islandesi. Già qualche mese fa il piccolo Stato artico dalla (finora) dinamica economia aveva sfiorato una pesante crisi finanziaria. Ma dal crollo di Lehman Brothers in avanti, la catastrofe globale ha travolto le sue potenti banche, mettendo in forte affanno il premier Geir Haarde, che dal suo arrivo al governo, nel giugno del 2006, ha di fatto gestito il Paese come un enorme hedge found. Ma la politica del fondo d'investimento non ha pagato: in poche settimane sono entrati in crisi, uno dopo l'altro, i tre grandi istituti di credito, Kaupthing Bank, Landsbanki Islands e Glitniril, che sono stati nazionalizzati in fretta e furia. Parallelamente, la Borsa ha subito tracolli pesantissimi, la ...

La rivoluzione di Mr. O per adesso è un Clinton ter

Scritto da: il 24.11.08 — 2 Commenti
Sembra davvero una sorta di terzo mandato di Bill Clinton il governo che Barack Obama si appresta a varare. E la cosa sta già deludendo l'ala sinistra del movimento obamiano, che forse si aspettava immediate scelte di rottura da parte del proprio idolo. Ma facciamo un po' il punto della situazione sulle nomine fin qui annunciate. Mr O., come spesso lo chiama "Il Foglio", ha fatto (o fatto fare ad arte dal suo entourage) i nomi di Eric Holder quale prossimo Attorney General (il nostro ministro della Giustizia), di Tom Daschle alla Sanità, di Janet Napolitano alla Sicurezza Nazionale, di Hillary Rodham Clinton al Dipartimento di Stato (dove, per inciso, non pare sia attesa con entusiasmo), di Dennis Ross quale responsabile della questione arabo-israeliana e di Lawrence Summers al Consiglio Nazionale dell'Economia. Tutte nomine di altissimo profilo, nessuno lo può negare, ma considerate assolutamente centriste (ossia clintoniane) dai fan più radicali di Obama. Di rottura è certo il nome del capacissimo prossimo segretario al Tesoro, Timothy Geithner, capo della Federal Reserve di New York, ma il talentuoso economista al momento è più che altro noto per il salvataggio, qualche mese fa, della Bear Stearns, che grazie ad un sostanzioso regalo pubblico non è fallita ed è riuscita ad approdare fra le braccia della JP Morgan. Non propriamente il miglior biglietto da visita per i fan di Obama. Quanto al comparto Intelligence ed affini, quale consigliere per la Sicurezza Nazionale - ruolo diverso da quello della Napolitano, che sarà segretario alla Homeland Security - pare possa giungere James Jones (di simpatie repubblicane), ex comandante supremo della Nato ed amicissimo di John McCain, mentre a dirigere la Cia potrebbe arrivare il repubblicano dichiarato John Brennan, già vice di George Tenet, fautore della rendition (la tecnica di deportazione clandestina) e probabile coautore del dossier sulle presunte armi di distruzione di massa dell'Iraq di ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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