Tutti gli articoli su Novecento

La regina e il terrorista

Scritto da: il 28.06.12 — 0 Commenti
Grande davvero la potenza simbolica di questa foto. Io credo che l'immagine sia in agonia da anni ed anni, ma una simile fotografia ha una forza di testimonianza storica dirompente. Gli anni di piombo nordirlandesi - cui personalmente ho dedicato studio, fatica, riflessioni ed un viaggio giovanile indimenticabile - hanno prodotto oltre 3.000 morti e decine di migliaia di feriti e mutilati. Ma il '900 volge ormai al termine e con esso i suoi scontri, le sue faide sanguinarie, i suoi odii anche in piena Europa. La regina Elisabetta che stringe la mano a Martin McGuinness (oggi vice premier dell'Ulster, ieri fra i massimi capi militari dell'Ira) sancisce la fine di un secolo mica poi tanto breve, chiudendo un'era per il Regno Unito. [caption id="attachment_12105" align="aligncenter" width="300" caption="Belfast, Lyric Theatre, 27 giugno 2012: la regina Elisabetta e il vice premier dell'Ulster, Martin McGuinness, si stringono la mano davanti a Peter Robin, primo ministro delle Sei Contee (Ansa/Paul Faith)"][/caption]

“Fuori dal ’900″: l’ossessione anticomunista di Veltroni

Scritto da: il 23.01.11 — 0 Commenti
La convention veltroniana tenutasi ieri al Lingotto 2 di Torino aveva un titolo significativo: "Fuori dal '900". Significativo, sì. Soprattutto dell'ossessione anticomunista del kennediano Veltroni. Fuori dal '900, quindi ... Un desiderio così radicato quello di estirpare dal Paese anche solo il ricordo dell'esperienza di lucida e costruttiva opposizione comunista da spingerlo (consciamente o meno) ad intitolare in maniera così singolare l'incontro della sua corrente nel Pd. Certo, nell'americanissima ottica di Veltroni il problema è la definitiva uscita dal secolo breve, per dirla con Eric Hobsbawm. La definitiva uscita da un secolo che, pur con tutti i suoi orrori, ha visto l'affermazione del Welfare State di impianto laburista/socialdemocratico nelle più avanzate democrazie nordeuropee, sindacati forti che per decenni hanno realmente difeso i diritti dei lavoratori ed un barlume di opposizione al progetto egemonico di Washington, progetto egemonico portato a termine ed i cui frutti possiamo godere oggi nel mondo non più bipolare (ma per fortuna nemmeno compiutamente unipolare) succube del terrore islamista. Ma, si sa, altro che Welfare State. Le priorità di Veltroni almeno da una ventina d'anni a questa parte sono altre. Ben altre. Il trionfatore delle elezioni politiche italiane del 2008 (perché lui quelle consultazioni le ha vinte alla grande: aveva un obiettivo primario - eliminare dal Parlamento Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Partito Socialista - e lo ha centrato in pieno) nel gennaio del 2011 punta l'attenzione sulla necessità di scrostare dal Paese eventuali residui (anche ideali o basta solo ideologici?!?) novecenteschi. In un'Italia con problemi gravissimi come quelli che tutti i giorni le cronache ci sottopongono (uno su tutti la disoccupazione disperante, ormai al Nord come al Sud), Veltroni avverte pressante l'esigenza di uscire dal '900. È questa la sua idea di Pd? È questa la sua idea di opposizione a Berlusconi? Insomma, siamo seri, per lui uscire dal '900 ...

Svezia, il tramonto di una idea forte, anzi fortissima

Scritto da: il 21.09.10 — 0 Commenti
Le elezioni di domenica scorsa in Svezia hanno lasciato il Paese scandinavo in una impasse inusuale a quelle latitudini, uno stallo dal quale si potrà uscire solo attraverso una paziente concertazione tra le varie forze politiche presenti in Parlamento. A vincere le consultazioni è stato il rassemblement di centrodestra, guidato dal premier uscente Frederik Reinfeldt (per inciso il primo non socialdemocratico mai confermato alla guida del Paese nelle secolare storia delle democrazia svedese), ma fermandosi al 49.2% dei voti e senza quindi riuscire a raggiungere la maggioranza assoluta. A questo punto, alla coalizione governativa verranno assegnati 172 seggi su 349. Una situazione che di certo non permette a Reinfeldt di andare avanti autonomamente. Il centrosinistra, invece, guidato dall'"azionista di maggioranza" socialdemocratico, ha raggiunto il 43.6% delle preferenze, conquistando 157 seggi. Non buoni per governare, ma utilissimi per un'opposizione dura. Ago della bilancia, a questo punto, potrebbero divenire i Democratici di Svezia, il partito di estrema destra xenofoba che è riuscito ad entrare in Parlamento con il 5.7% delle preferenze e 20 seggi. Sparito dalla scena il Partito Pirata, che pure alle elezioni europee dell'anno scorso aveva avuto un ottimo risultato, ottenendo anche un deputato a Strasburgo. Ovviamente, il primo ministro Reinfeldt vorrebbe evitare la scomoda alleanza governativa con l'estrema destra anti-immigrazione, ma i Verdi verso cui è orientato al momento non sembrano ricambiare l'attenzione. Di certo, però, con la sua riconferma alla premiership gli svedesi hanno voltato definitivamente pagina ed il mito del Partito Socialdemocratico che fu di Olof Palme sembra davvero essere tramontato, almeno a Stoccolma. Peccato, perché si trattava  e si tratta ancora di una idea fortissima, l'idea che ha fatto grande nel Novecento l'intera Europa del Nord.

La psicoanalisi nell’Occidente postmoderno. Ovvero, l’eterogenesi dei fini ha colpito anche Freud

Scritto da: il 26.01.10 — 0 Commenti
L’eterogenesi dei fini di vichiana memoria è legge spietata. Sia in campo storico, che nel privato. Ne sanno qualcosa gli analisti fedeli alla lezione di Sigmund Freud, alle prese ogni giorno con sempre nuove sfide con cui confrontarsi senza riuscire a trovare granché conforto nei testi del Maestro. Disorientamento e disincanto sono ormai pane quotidiano per molti terapeuti, al di là e al di qua dell’Atlantico. Del resto, come nota l’inglese Adam Phillips, «la psicoanalisi in se stessa è già una forma di scetticismo. Freud ci dice che tu hai un’idea di chi sei, ma c’è molto di più su te stesso che non sai». E lo stesso si può dire della disciplina psicoanalitica di per sé. Che cosa succede, quindi, agli psicoanalisti occidentali? Semplice, è accaduto che le categorie freudiane faticano ad interpretare una realtà radicalmente altra rispetto a quella dei primi del Novecento. Intendiamoci, Freud non è affatto da rottamare, il suo rimane un pensiero rivoluzionario cui l’Occidente è sempiterno debitore, ma di fatto la società contemporanea è troppo diversa da quella che vide nascere il sistema terapeutico-filosofico del medico viennese. Il disagio mentale un secolo fa era prevalentemente causato da un ambiente sociale iperconservatore, in cui le fondamentali libertà dell’individuo venivano conculcate e la donna viveva una condizione di pesante subalternità. Di contro, oggi il disagio mentale spesso ha origine dalla nostra incapacità di gestire la libertà assoluta del singolo nell’ultrapermissiva società occidentale postmoderna, tanto che Giuseppe Bersani, docente di Scienze Psichiatriche e Medicina Psicologica alla Sapienza di Roma, apertamente parla di un nesso fra disturbi psichiatrici e responsabilità morale. Svincolare le proprie azioni dalle loro conseguenze è ormai la norma per buona parte dei cittadini di Stati Uniti ed Europa. E spesso oggi il terapista deve affrontare disagi che nascono anche e soprattutto dalla difficoltà che ha l’individuo a ...

È morta la poetessa Alda Merini

Scritto da: il 01.11.09 — 0 Commenti
È morta di cancro a Milano la poetessa Alda Merini. Aveva 79 ed era da tempo malata. Internata più volte in manicomio, è considerata fra i grandi della poesia del Novecento. «La verità è sempre quella, la cattiveria degli uomini che ti abbassa e ti costruisce un santuario di odio dietro la porta socchiusa. Ma l'amore della povera gente brilla più di una qualsiasi filosofia. Un povero ti dà tutto e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria» da Terra d'amore, 1983 [caption id="attachment_6395" align="aligncenter" width="400" caption="Alda Merini"][/caption]

“Hammamet”, ovvero (della fine) dell’umana avventura di Bettino Craxi

Scritto da: il 24.08.09 — 11 Commenti
Dopo il debutto con successo a Roma e la replica milanese, approda anche in Sicilia la tragedia su Bettino Craxi dal titolo “Hammamet”, scritta e diretta dal drammaturgo catanese Massimiliano Perrotta. Con la consulenza storica del giornalista Mattia Feltri, caporedattore dell’edizione romana del quotidiano La Stampa, lo spettacolo si sviluppa come una rilettura autocritica fatta da sinistra degli anni in cui cadde la cosiddetta Prima Repubblica, e che vede al centro la figura di Craxi (interpretato da Roberto Pensa), visto come uno dei più significativi e controversi uomini politici del Novecento italiano. In scena si confrontano le ragioni e gli errori di Craxi, ma anche le ragioni e gli errori di chi lo avversò e che oggi prova a rileggere quegli anni con equanimità. La musica di Emanuele Senzacqua e la danza di Barbara De Blasio sottolineano i momenti più drammatici di uno spettacolo che, nelle intenzioni dell’autore, «non vuole “far discutere” o alimentare polemiche, ma si propone semplicemente come un esame di coscienza in pubblico». È invece il narratore (Emanuele Carboni) a rappresentare la sinistra autocritica: «Quel sistema era iniquo, il Paese guasto, ma per combattere la corruzione abbandonammo il sentiero della ragione». Lo spettacolo, ospitato dalla rassegna “Estate Menenina”, andrà in scena martedì 25 agosto alle ore 21.00, in piazza Buglio a Mineo. Negli anni di “tangentopoli” il giovanissimo Perrotta viveva proprio a Mineo e in qualche modo giustificava la folla che lanciava le monetine all’ingresso dell'Hotel Raphaël. Oggi vi ritorna per proporre una riflessione più matura su quella pagina di storia nazionale: «Desta inquietudine - dichiara Perrotta - il ricordo di quegli anni. Sarebbe stato più giusto sostituire il personale politico per via elettorale ed aspettare serenamente l’accertamento delle eventuali responsabilità penali». Mineo rappresenta uno scenario particolare per narrare la vicenda umana di Craxi anche perché a pochi chilometri di distanza si ebbe una ...

È morto Ralph Dahrendorf

Scritto da: il 18.06.09 — 1 Commento
È morto il filosofo anglotedesco Ralf Dahrendorf, uno dei maggiori pensatori del Novecento, esperto di conflitti e società. Era nato ad Amburgo il primo maggio del 1929. In Italia pubblicava i suoi saggi con la casa editrice Laterza. Dahrendorf aveva studiato filosofia, filologia classica e sociologia ad Amburgo e Londra negli anni tra il 1947 e il 1952. Dal 1958 è stato docente di sociologia ad Amburgo, Tubinga e Costanza. Dal 1969 al 1970 è stato membro del Bundestag, il Parlamento tedesco, per il Freie Demokratische Partei, i liberali tedeschi, nonché segretario di Stato. Nel 1970 è entrato a far parte della Commissione europea a Bruxelles. Dal 1974 al 1984 Dahrendorf è stato direttore della London School of Economics e dal 1987 al 1997 ha lavorato ad Oxford. Dal 1988 era cittadino britannico e nel 1993 era stato nominato Lord dalla regina Elisabetta II con il titolo di Baron Dahrendorf of Clare Market in the City of Westminster. Negli ultimi anni insegnava Teoria Politica e Sociale al Wissenschaftzentrum fur Sozialforschung di Berlino. Ralph Dahrendorf

Il futuro del Pd? Bianco o Cacciari …

Scritto da: il 07.01.09 — 4 Commenti
Valutando tutto quel che sta accadendo in casa democratica (con l'ultima esilarante notizia delle registrazioni del colloquio al Comune di Napoli fra il sindaco Rosa Russo Iervolino ed il segretario partenpeo del Pd Luigi Nicolais, segno di sfiducia somma fra colleghi), appare chiaro come al Pd occorra, e di corsa anche, una nuova leadership. Purtroppo Walter Veltroni non si è dimostrato all'altezza del compito ed occorrerebbe quindi procedere all'elezione di un nuovo segretario per uscire dalla crisi. L'occasione verrà molto probabilmente dalla catastrofe annunciata delle Europee 2009. Il risultato del Pd sarà così deludente da rendere impossibile a Veltroni la permenenza alla sua guida. Ma chi può sostituire Veltroni in questo delicatissimo frangente? Il nome di Massimo D'Alema è troppo scontato, quindi tralasciamolo e proviamo a fare due proposte assai provocatore: Enzo Bianco e Massimo Cacciari. Bianco è un ottimo amministratore con il temperamento e la mentalità del manager, grande esperto, tra l'altro, di meccanismi e sistemi elettorali (aspetto non marginale in un momento in cui il Pd deve trattare con il Pdl non una, ma più leggi elettorali). Se si vuole una guida accorta, in grado di organizzare al meglio il Partito, l'ex (ottimo) sindaco di Catania, a lungo anche alla guida del Copaco (il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti),  è la persona giusta. Enzo Bianco Cacciari è Cacciari. Un filosofo di rilievo del '900 europeo, un sindaco di Venezia oltremodo capace e - soprattutto direi, visti i bisogni del Pd - un politico lucido e dirompente, in grado di fare un'opposizione di rottura, ma raffinata e sommamente intelligente. Insomma, la dirigenza Pd dovrebbe gettarsi in ginocchio davanti a Caccari implorandolo di accettare un simile incarico ...   Massimo Cacciari
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