Tutti gli articoli su Obama

WikiLeaks Files, una tempesta in una tazzina di caffè

Scritto da: il 29.11.10 — 0 Commenti
Molto nervosismo nei giorni scorsi per le temutissime (anche troppo) rivelazioni di WikiLeaks, il sito creato dall'australiano Julian Assange che riesce ad ottenere documenti riservati e notizie sensibili sulle strategie e le scelte dei governi del mondo per immetterle on line. Sulla moralità di simili operazioni ogni dubbio è lecito, visto che in determinati casi è stata seriamente messa a repentaglio la vita di soldati ed agenti occidentali impegnati in incandescenti scenari di guerra, ma certo su quest'ultima massiccia fuga di notizie è stata l'esagerazione a farla da padrona assoluta. Perché a ben leggere la marea di documenti riservati delle Ambasciate statunitensi con la quale l'irresponsabile Assange ha inondato le redazioni dell'intero pianeta vi sono infatti molte ovvietà e pochi scoop. Insomma, altro che «11 settembre della diplomazia», come - un po' troppo ansiosamente - il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha definito la giornata di ieri.  Tutto sommato una tempesta in un bicchier d'acqua. Anzi, vista l'isteria collettiva scatenatasi, in una tazzina di caffè ... Ma proviamo a fare un piccolo elenco delle rivelazioni più banali e di quelle di contro più inedite e interessanti pubblicate da WikiLeaks. BanalityLeaks 1) Da anni si poteva notare una (neanche tanto) vaga rassomiglianza fra Gheddafi e Michael Jackson (tutte le facce "plastificate" un po' hanno qualcosa in comune). Che il leader libico faccia uso di butulino antirughe è quindi una notizia, oltre che inutile in sé, di una ovvietà assoluta, probabilmente la più esilarante fra quelle diffuse da Assange. 2) Non è che si potesse mai pensare ad una profonda stima della corrente amministrazione americana nei confronti del premier italiano Berlusconi, sostanzialmente considerato un incapace. Quando uno parte con il piede sbagliato (l'infelicissima frase sull'Obama «abbronzato» pronunciata durante la campagna 2008 per la Casa Bianca) poi è difficile assai recuperare. Ovvio che i giudizi tranchant ...

Usa: il Tea Party vince, ma non stravince

Scritto da: il 03.11.10 — 1 Commento
La situazione di stallo sancita dalle elezioni di mid-term negli Usa è: 239 deputati repubblicani alla Camera (ne avevano 178) contro 185 democratici (ne avevano 257). I democratici controllano invece il Senato con 51 seggi contro i 46 dei repubblicani. Questa, quindi, la nuova composizione del Congresso americano. Nettissima la vittoria dei repubblicani alla Camera, sostenuti dal movimento antitasse del Tea Party, che ha sì vinto, ma non stravinto, di misura ma comunque importantissima quella dei democratici al Senato. Insomma, il referendum sul presidente Obama, perché di questo volenti o nolenti si trattava, non si è risolto in una totale catastrofe per l'ormai ex homo novus del progressismo globale, visto che i democratici al Senato sono riusciti a mantenere la maggioranza. In confronto alle aspettative della vigilia, la Casa Bianca può tirare un bel respiro di sollievo ...

L’impennata del terrore globale è il solito tentativo di al-Queda di condizionare il voto americano

Scritto da: il 02.11.10 — 0 Commenti
Il terrorismo globale ispirato da Osama bin Laden sta in questi giorni sferrando un articolato attacco agli Usa ed al resto del mondo con il tentativo, ormai usuale, di condizionare l'esito della elezioni statunitensi. La strategia dei pacchi bomba spediti per aereo dallo Yemen (per inciso, negli anni Settanta ed Ottanta lo Yemen era diviso fra Sud comunista e Nord filo capitalista, l'America contribuì pesantemente alla vittoria di Sana'a contro al-Sha'ab e la riunificazione ci ha consegnato l'odierna Repubblica squassata da forti pulsioni islamiste), l'attentato di qualche giorno fa in pieno centro ad Istanbul e la strage nella chiesa siriaco-cristiana di Baghdad sono chiaramente parte di un piano organico tendente ad alzare il livello di terrore fra la gente e la pressione sui governanti degli Stati interessati al fenomeno jihadista. Purtroppo, in genere, il tentativo di al-Qaeda di condizionare il voto americano riesce anche. Si ricordi, ad esempio, il risultato delle presidenziali del 2004 dopo il destabilizzante messaggio video di Osama, un messaggio che sicuramente diede a George Walker Bush qualche energia (e qualche argomento) in più per battere l'avversario, il moderato JFKerry. Oggi, però, davvero si fatica a credere che i repubblicani negli Stati Uniti abbiano bisogno del disgustoso endorsement dei terroristi islamici. Obama e i democratici sembrano perfettamente in grado di perdere da sé le elezioni di mid-term. La loro odierna debolezza non ha proprio bisogno di ulteriori "spinte in discesa" ... Sana'a, capitale dello Yemen unificato: la città vecchia

Il mondo di Obama

Scritto da: il 19.08.10 — 8 Commenti
L'ultima brigata da combattimento statunitense sta abbandonando un Iraq in fiamme, dove la strage quotidiana miete ormai sistematicamente decine e decine di vittime. Gli Usa hanno scoperchiato un infernale vaso di Pandora con il repubblicano Bush jr e se ne vanno dal martoriato Paese mesopotanico con il democratico Obama, lasciando un cumulo di macerie e condizioni generali di vita ben peggiori di quelle, pur terribili, che vi erano durante il regime degli Hussein. Inflessibile Obama nel realizzare il suo progetto di disimpegno americano dai teatri caldi del mondo, divenuti incandescenti a causa delle cieche scelte del suo predecessore. Anche dall'Afghanistan - dove comunque, a differenza che in Iraq, la guerra di Bush ha avuto una sua ratio -  gli Usa andranno via. Del resto, i talebani stanno in ogni caso vincendo il lungo conflitto di logoramento, quindi per Washington è certo meglio tirarsi fuori il prima possibile da un pantano stile Vietnam. E che dire del sì del presidente democratico alla costruzione di una moschea a New York nei dintorni di Ground Zero? Barack Hussein Obama ha successivamente modificato il senso della sua iniziale dichiarazione, sostenendo - come un qualsiasi premier italiano! - d'essere stato frainteso, ma rimane come una rasoiata nei confronti delle vittime dell'Undici Settembre il suo appoggio ad un progetto assolutamente irrispettoso della memoria storica americana ed occidentale tout court. Il tutto mentre in America dall'inizio dell'anno ha appena chiuso la banca n. 110, chiaro segno che la crisi finanziaria, per arginare a quale Obama è stato preferito a John McCain, è tutt'altro che archiviata. Insomma, il mondo di Obama pare davvero essere abbastanza diverso da quel che sognavano le anime belle che lo hanno appoggiato a spada tratta durante la campagna elettorale. Ha un solo merito il presidente in carica: essere (quasi) di colore ed aver quindi seppellito l'idea oscena che ...

Obama mette una donna a capo dell’Intelligence spaziale

Scritto da: il 09.08.10 — 4 Commenti
Una donna (preparatissima e dal curriculum "stellare") è stata nominata direttore della National Geospatial-Intelligence Agency (Nga), la branca dei servizi segreti statunitensi che si occupa di monitorare lo Spazio, ma soprattutto di utilizzare a fini di controllo militare i satelliti geostazionari puntati sulla Terra. Si tratta di Letitia A. Long, di origini indonesiane, laurea in Ingegneria Elettrica al Virginia Tech e master in Ingegneria Meccanica alla Catholic University of America, già direttore dell'Office of Naval Intelligence (Oni), sottosegretario alla Difesa per l'Intelligence e vicedirettore della Defense Intelligence Agency (Dia). [caption id="attachment_8762" align="aligncenter" width="243" caption="Letitia Long con l'ex direttore della National Intelligence Dennis Blair"][/caption]

Afghanistan, Obama ha perso la guerra

Scritto da: il 03.08.10 — 0 Commenti
Mentre le truppe Usa si accingono ad abbandonare l'Iraq, giungono pessime notizie da Afghanistan e Pakistan. Oggi un commando talebano ha attaccato una base Nato a Kandahar, segno che i guerriglieri del moullah Omar ormai non temono più il nemico e non pongono limiti ai loro obiettivi. Nel contempo, il Pakistan, sconvolto da una alluvione che ha fatto già oltre 1.300 vittime, deve gestire quotidiane proteste, sempre più violente. È quindi comprensibile come il presidente pakistano Ali Zardari, il vedovo di Benazir Bhutto, in visita in Europa (ha  già incontrato Sarkozy e sta per vedersi con Cameron) abbia dichiarato al quotidiano parigino Le Monde che «la comunità internazionale sta per perdere la guerra contro i talebani». Mi chiedo: l'accoppiata McCain/Palin alla Casa Bianca avrebbe fatto meglio? Non so. Di certo so che il ticket Obama/Biden sta facendo correre all'Occidente intero il rischio di vivere in un mondo con una zona nevralgica come il Centro Asia di nuovo nelle mani di mostri islamisti dalla visione primitiva.  Senza neanche essere riusciti a governare bene la crisi economica ... [caption id="attachment_8723" align="aligncenter" width="304" caption="Talebani in assetto di guerra"][/caption]

La Freedom Flotilla cola a picco le relazioni fra Israele e Turchia

Scritto da: il 01.06.10 — 8 Commenti
Dieci-quindici anni fa i rapporti fra Israele e l'allora kemalista Turchia erano così solidi da far tenere esercitazioni militari congiunte. Ankara e Tel Aviv erano strette da un patto che dimostrava oltre ogni dubbio come anche uno Stato con cittadinanza nettamente islamica, per quanto anomalo come la laicissima Turchia pre-Erdogan, potesse avere una relazione speciale con Israele. A poco a poco, però, la premiership di Recep Tayyip Erdogan (giunto al governo nel marzo del 2003 con un programma "demoislamico" che alcuni commentatori definiscono non molto dissisimile da quelli democristiani dell'Italia degli anni Settanta) ha allentato i rapporti con lo Stato ebraico. E in un crescendo di critiche all'operato di Gerusalemme impensabili anni fa, la Turchia ha progressivamente preso le distanze da Israele fino alla rottura di ieri. Ecco, potremmo dire che se un esito ha avuto l'operare della Freedom Flotilla questo è stato proprio il definitivo affondamento delle relazioni fra Stato ebraico e Sublime Porta. Con il conseguente isolamento di Israele nella sua area in un momento in cui anche la storica relazione con gli Usa vacilla. Obama non è Bush sr, non è Clinton, non è Bush jr - evidente - e Gerusalemme oggi si sente meno protetta dall'alleato di sempre. Conseguentemente, non può che aumentare la sua tendenza a difendersi da sé. Con esiti che potrebbero anche essere catastrofici. La Casa Bianca valuti bene quel che potrebbe significare abbandonare lo Stato ebraico al suo destino. Di certo McCain-Palin una simile emergenza l'avrebbero gestita in maniera diversa. L'augurio è che il mito obamiano non debba implodere per il caos di un devastante nuovo conflitto mediorientale. Magari anche atomico ...

Sulla Bp la maledizione juventina: considerazioni semiserie sulla marea (bianco)nera in Louisiana

Scritto da: il 30.04.10 — 2 Commenti
Come ognun sa, la finale della Coppa dei Campioni 1982-1983, giocata il 25 maggio 1983 allo Stadio Spiridon Louis di Atene, vide la favoritissima Juventus soccombere contro l'Amburgo con un fortuito goal da lontano di Felix Magath che ancora agita i sogni di noi juventini. Sponsor della squadra tedesca era la British Petroleum, il cui simbolo Bp campeggiava sulle maglie dei teutonici. Da allora, la compagnia petrolifera ha subito tutta una serie di incidenti con catastrofe ambientale a seguito. Quello del Golfo del Messico, i cui esiti sono appena giunti in Louisiana, non è che l'ultimo in ordine di tempo. Una sorta di maledizione juventina che ancora perseguita gli albionici, insomma, che a distanza di 27 anni continuano a pagare la loro perfida sponsorizzazione alla squadra anseatica. Allora ... Quindi ... Vabbé, getto la maschera e confesso una personale maligna soddisfazione ogni qualvolta alla Bp qualcosa va storto. Nella mia testa di juventino radicale, l'onta di Atene dev'essere lavata con la damnatio memoriae sia per Amburgo che per la Bp. Non mi basta nulla. Su Amburgo non vorrei più cadesse un'atomica, come per tutta l'adolescenza ho desiderato, ma l'odiato simbolo della compagnia britannica lo vorrei sempre vedere nella polvere più sporca. Piattaforme inabissate, crolli azionari, default, abbattimento del quartier generale di Londra, sale sulle macerie e divieto assoluto di costruzione sull'immonda superficie. Questi i miei desideri (ora non più) segreti ... Esagerato? Sì, sì, ok, vero, esagerato. Ma l'odio calcistico, lo sappiamo, è una belva assai strana ... Qualche considerazione anche su Obama, che ha dichiarato: «manderò l’esercito, ogni mezzo per fermare la marea nera» ... Come sempre gli americani faticano a capire la natura dei problemi e come affrontarli ... Fra poco il presidente democratico ipotizzerà l'uso dell'atomica. Mentre per gli Stati l'unico mezzo per evitare simili catastrofi è non ...

Obama il marziano

Scritto da: il 16.04.10 — 0 Commenti
Dopo aver decurtato malamente i fondi del programma spaziale statunitense, il presidente Barack Obama ha dichiarato che entro il 2035 l'uomo (americano, ovviamente) metterà piede su Marte. L'idea è stupenda e sarebbe supportata da 6 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni, cifra che dovrebbe creare circa 2500 nuovi posti di lavoro nel settore dell'industria strategica a stelle e strisce. Ovviamente, in questo quarto di secolo che ci divide dallo storico traguardo occorre raggiungere alcune tappe intermedie. Intanto costruire entro il 2015 un vettore pesante capace di garantirci missioni assai oltre la Luna. Prima della missione marziana sarà poi necessario inviare un equipaggio umano su di un asteroide, in maniera da preparare il terreno al vero e proprio sbarco sul Pianeta Rosso. Barack Obama ha così voluto dimostrare di avere davvero a cuore (cosa che non è affatto vera, vista la sua "miopia" in materia di geopolitica) l'esplorazione del sistema solare ed il prestigio spaziale degli Usa, ma pare molto difficile che possa convincere chi non lo ritiene per nulla sensibile al tema. [caption id="attachment_8199" align="aligncenter" width="350" caption="Marte, il monte Olimpo"][/caption]

Il petrolio di Obama

Scritto da: il 31.03.10 — 6 Commenti
Scoop del New York Times oggi: sul quotidiano della Grande Mela in esclusiva vi è l'annuncio che Barack Obama sta per dare il via ad un programma di esplorazioni petrolifere al largo degli Stati Uniti, dal Delaware alla Florida. Più o meno il vecchio progetto di Bush jr ... Che abbia comprato qualche azione della Arbusto Oil? Al di là delle battute, con questa decisione Obama fa carta straccia di uno dei capisaldi "verdi" dei democratici, il no secco (francamente per me incoprensibile) alle trivellazioni off-shore in acque americane. Sono proprio curioso di vedere la reazione di Al Gore ... [caption id="attachment_8080" align="aligncenter" width="450" caption="Barack Obama"][/caption]

Obama, la Luna e i tagli alla Nasa

Scritto da: il 02.02.10 — 2 Commenti
I tagli al bilancio Usa hanno colpito in pieno i programmi della Nasa, cancellando il progetto di riportare l'uomo sulla Luna, almeno da parte americana. Una simile scelta, purtroppo, evidenzia (ancora una volta) come Barack Obama non comprenda molto la politica internazionale. La geopolitica del nuovo millennio è tutta incentrata su Artico e Spazio. In un momento in cui l'India si attrezza per utilizzare il nostro satellite come una enorme miniera da svuotare (e stiamo certi che seguiranno a breve anche analoghi progetti cinesi), il disimpegno di Obama è miope. Segno chiarissimo di come gli sfugga la ratio profonda dell'odiena politica estera ...

Gli Usa venderanno armi a Taiwan per supportare l’equilibrio nell’area, ma indispongono fortemente la Cina

Scritto da: il 31.01.10 — 0 Commenti
Dopo qualche annuncio successivamente ritirato, sembra proprio che stavolta gli Stati Uniti siano intenzionati a trasferire un consistente fornitura di armi a Taiwan al fine di migliorarne la capacità difensiva e supportare l'equilibrio nella zona. Washington venderà quindi armamenti a Taipei per 6.4 miliardi di dollari. Com'è ovvio, immediata è stata la reazione della Cina, che ha espresso «indignazione» per l'iniziativa della Casa Bianca, sottolineando come la decisione di Barack Obama «avrà un grave impatto negativo» nei rapporti fra i due colossi. Gli armamenti che giungeranno a Taiwan sono degli elicotteri Blackhawk UH-60, dei missili Patriot a capacità avanzata (PAC-3), nonché altro materiale bellico di nuovissima generazione con precise funzioni di sorverglianza e di controllo. Sulla decisione del presidente Obama potrebbe aver influito il quasi scontro di qualche giorno fa tra Pechino e Taipei di cui si è saputo soltato oggi.  Mercoledì 27, infatti, un sottomarino cinese sarebbe entrato nelle acque territoriali taiwanesi, tornando però immediatamente indietro dopo l'uscita in mare aperto delle navi da guerra dell'Isola. La presenza del sottomarino della RepPop, che si trovava 24 miglia a sud dal porto di Kaohsiung, è stata casualmente rilevata da elicotteri taiwanesi durante una esercitazione di routine.

Barack Obama’s State of the Union Address 2010 – Discorso di Barack Obama sullo stato dell’Unione 2010

Scritto da: il 28.01.10 — 8 Commenti
Madame Speaker, Mr. Vice President, Members of Congress, and the First Lady of the United States: I've come here tonight not only to address the distinguished men and women in this great chamber, but to speak frankly and directly to the men and women who sent us here. I know that for many Americans watching right now, the state of our economy is a concern that rises above all others. And rightly so. If you haven't been personally affected by this recession, you probably know someone who has - a friend; a neighbor; a member of your family. You don't need to hear another list of statistics to know that our economy is in crisis, because you live it every day. It's the worry you wake up with and the source of sleepless nights. It's the job you thought you'd retire from but now have lost; the business you built your dreams upon that's now hanging by a thread; the college acceptance letter your child had to put back in the envelope. The impact of this recession is real, and it is everywhere. But while our economy may be weakened and our confidence shaken; though we are living through difficult and uncertain times, tonight I want every American to know this: We will rebuild, we will recover, and the United States of America will emerge stronger than before. The weight of this crisis will not determine the destiny of this nation. The answers to our problems don't lie beyond our reach. They exist in our laboratories and universities; in our fields and our factories; in the imaginations of our entrepreneurs and the pride of the hardest-working people on Earth. Those qualities that have made America the greatest force of progress and prosperity in human history we still possess in ample measure. What is required now is ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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