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La crisi fra Washington e La Paz ha davvero sprofondato nello sconforto il Dipartimento di Stato e la Casa Bianca, che a pochi mesi dalla fine del secondo mandato di Bush jr vede "the backyard" in disordine come non mai negli ultimi anni. La "cacciata" dell'ambasciatore americano da La Paz è stata seguita, per solidarietà, dal quella degli ambasciatori "yankee" in Venezuela e in Honduras. E la proclamazione dello stato d'assedio nel dipartimento del Pando decisa oggi dal presidente boliviano Evo Morales non migliora lo scenario.
Ma che cosa è accaduto per rendere così audaci i leader sudamericani che, pur di "sinistra-sinistra", finora non si erano spinti a tali sgarbi nei confronti degli Usa? Semplice, dopo la vicenda georgiana il mondo sembra essere tornato bipolare. Con la Federazione Russa che esibisce i muscoli, è tutto un fiorire di provocazioni e prese di distanza dalla White House.
Del resto, il quadro si era complicato molto per gli Stati Uniti già da mesi. L'investimento venezuelano di 4 miliardi di dollari in armi russe non era certo un bel segnale per Washington. Come non lo erano l'invito ufficiale di Caracas a Mosca ad aprire basi militari in Venezuela, il ritorno (non confermato, ma assai plausibile) dei Mig russi a Cuba e l'annuncio di manovre navali congiunte fra Russia e Venezuela in acque venezuelane fra il 2 ed il 14 novembre.
Ora, dulcis in fundo, arriva il clamoroso e del tutto inatteso riconoscimento diplomatico del Nicaragua dell'ex sandinista Daniel Ortega ad Ossezia del Sud e Abkhazia. Davvero il "cortile di casa" sta rapidamente sfuggendo di mano agli Stati Uniti. Manca solo un presidente di sinistra a Bogotà (il mandato del conservatore Alvaro Uribe scadrà nel 2010, ma tutto è possibile nella Colombia di oggi) e a Foggy Bottom (il soprannome con cui i diplomatici americani chiamano l'edificio che ospita sulla riva ...
BREAKING NEWS - L'autoproclamatosi presidente dell'Ossezia del Sud, Eduard Kokoity, ha fatto una clamorosa marcia indietro in merito all'adesione del suo microstato alla Federazione Russa, annunciata appena ieri. Kokoity è a Soci per un meeting del cosiddetto Gruppo di Valdai, il think-tank voluto da Vladimir Putin. A margine dei lavori, ha dichiarato all'agenzia di stampa russa Interfax di essere stato molto probabilmente frainteso.
L'Ossezia del Sud, afferma oggi il suo presidente (ma chissà che cosa affermerà domani), non ha intenzione di rinunciare ad una indipendenza che ha pagato con il sangue di tanta gente. Per ora, quindi, nessuna volontà di entrare a far parte della Federazione Russa, anche se il dibattito sull'eventuale riunificazione con l'Ossezia del Nord è assai sentito dalla popolazione. Kokoity si è ovviamente detto grato alla Russia per aver salvato la fragile Repubblica dall'aggressione della Georgia ed intenzionato a costruire con Mosca rapporti strettissimi.
Ma che cosa è accaduto? Perché questa vistosa marcia indietro di Kokoity? Molto probabilmente, il leader sud-osseto, è stato richiamato all'ordine da Putin, che aveva già chiarito di non volere inglobare le due Repubbliche ribelli georgiane (riconosciute come indipendenti solo da Mosca).
Ossezia del Sud ed Abkhazia devono restare entità autonome, perché come tali sono più utili alla Russia che come parti del suo territorio. Semplice. In ogni caso, un po' più di comunicazione interna non sarebbe male nel campo panrusso. Altrimenti si rischia di far sfociare in farsa una vicenda che è fin troppo tragica ...
BREAKING NEWS - Il presidente dell'autoproclamatasi Repubblica dell'Ossezia del Sud, Eduard Kokoity, ha appena dichiarato che il suo microstato, riconosciuto solo da Mosca, è in procinto di fondersi con la Repubblica dell'Ossezia del Nord e, conseguentemente, di entrare a far parte della Federazione Russa. Questo sembrerebbe quindi essere l'esito del conflitto georgiano, incautamente scatenato il 7 agosto scorso da Mikhail Saakashvili. Resta inoltre come entità statale autonoma, sempre riconosciuta solo da Mosca, l'Abkhazia, altra dolente spina nel fianco di Tbilisi.
Al momento è Vladmir Putin il vincitore della partita georgiana. Anche se non è da far passare in secondo piano il probema che una Ossezia riunita potrebbe rappresentare per la Russia nel prossimo futuro.
Gli osseti sono di religione ortodossa, ma nella regione vi è una minoranza islamica consistente (circa un 20%). Serve ricordare che una delle pagine più sanguinose del terrorismo contemporaneo, la strage di bambini in una scuola di Beslan, nel settembre del 2004, si è proprio consumata in Ossezia del Nord?
Il Cremlino ha dato quindi ordine alle Forze Armate di stabilire delle basi militari permanenti della Federazione Russa sia in Ossezia del Sud che in Abkhazia, le due entità separatiste che hanno abbandonato la Georgia costituendosi in Stati indipendenti riconosciuti solo da Mosca. Dietro la notizia si intravede (come se vi fosse stato ulteriore bisogno di conferma) la volontà granitica di Putin e Medvedev di non allentare assolutamente la presa sulla Georgia.
A questo punto vi è da chiedersi chi sia il vincitore (se ve ne sono) del conflitto scoppiato il 7-8 agosto. Tbilisi è uscita - ovviamente - umiliata sul campo. E deve solo ringraziare per non avere avuto danni più gravi. Ma il suo presidente Saakashvili è forse riuscito ad accelerare il processo di adesione alla Nato del suo Paese. Forse.
Da canto suo, la Russia ha perso l'ennesima occasione di riavvicinarsi all'Europa ed agli Usa, alleati che in vista di un innalzamento del livello della minaccia islamica nel Caucaso ed a Mosca sarebbero potuti essere utilissimi.
Ma ormai la strategia di Putin è palesemente diversa: il controllo delle risorse petrolifere e delle aree di flusso di gas e greggio è la priorità di Mosca. Il petrolio. Ovunque. In Siberia (e non solo) oggi, nell'Artico domani ... Sullo sfondo le pipeline ed il tentativo di boicottare/controllare quelle non russe. Tutta qui la chiave della vicenda georgiana.
Quanto al problema rappresentato dalla Cecenia e da al-Qaeda, Putin ritiene che la Russia possa fare da sola. A mio avviso, nel lungo periodo tale scelta si rivelerà tragicamente illusoria. E sarà pagata a caro prezzo dai "sudditi" del nuovo Zar.
Mi permetto di riportare per intero un articolo tratto dal quotidiano spagnolo El País perché mi sembra finora, da quando è scoppiato il conflitto georgiano, l'analisi più equilibrata e lungimirante che abbia letto. Purtroppo non ho il tempo di tradurlo in italiano, ma con un po' di sforzo credo che si possa capire.
Reportaje: El conflicto del Cáucaso
Rusia busca un nuevo orden mundial
El pulso de Moscú a Occidente tiene un objetivo, cambiar las reglas de juego
Pilar Bonet
Al reconocer la independencia de Osetia del Sur y Abjazia, Rusia se arriesga a un cierto nivel de aislamiento internacional. Pero encastillarse en la soledad no es el fin de la política ejercida por el tándem Dmitri Medvédev-Vladímir Putin. Con pasos como éste o como la suspensión del tratado de armas convencionales en Europa (Cfe), lo que Rusia pretende es redefinir las reglas de su relación con Occidente; algo así como rebobinar el tiempo y corregir hábitos de comportamiento arraigados en los años noventa.
La propuesta del presidente Medvédev de convocar una conferencia de seguridad paneuropea se inscribe en ese contexto. A su manera, Rusia trata de recuperar las ideas que flotaban en la atmósfera de 1990 cuando los países de la Osce afirmaron en la Carta de París que "la era de la confrontación y la división de Europa ha terminado". Para que tal cosa sea posible, y también por si no lo es, Moscú aspira a las mismas licencias en el derecho internacional que los norteamericanos se atribuyeron en los Balcanes y en Irak.
Moscú confía en sus recursos para capear el temporal de críticas. Además de hidrocarburos y materias primas, Rusia ofrece a Occidente la colaboración en la lucha antiterrorista en Afganistán, y por eso mantiene abierto el corredor de tránsito para la Alianza Atlántica. Rusia está interesada en el éxito de la operación antiterrorista ...
BREAKING NEWS - Il presidente russo Medvedev ha appena annunciato che Mosca riconosce l'indipendenza di Ossezia del Sud e Abkhazia. A questo punto, come era evidente dai primi venti di guerra, lo scenario georgiano si complica notevolmente, con due nuove entità statali filorusse, per quanto al momento riconosciute solo dalla Federazione, che Tbilisi non può certo accettare ai suoi confini.
Sullo sfondo, l'immobilismo di Washington e la scarsa incisività dell'Europa, con Bruxelles sempre ingessata e Parigi da sola a dare la linea, grazie al redivivo Sarkozy. Il tutto, poi, compicato dalla minaccia russa di rompere qualsiasi rapporto con la Nato. Insomma, non sarà Guerra Fredda, ma per essere agosto un po' freschetto fa ...
Il Senato ieri e la Duma oggi hanno approvato all'unanimità una risoluzione per il riconoscimento dell'indipendenza delle due regioni separatiste georgiane, Ossezia del Sud e Abkhazia.Una sessione straordinaria del Parlamento russo era stata infatti indetta in seguito alla richiesta del presidente dell'Ossezia del Sud, Eduard Kokoity.
Com'era facilmente prevedibile, quindi, la crisi georgiana rischia di incanalarsi verso la costituzione di una nuova entità statale filorussa confinante con la Georgia (se non di due distinte). Il che sarebbe davvero il trionfo di Vladmir Putin.
L'uno settembre, intanto, si riunirà il Consiglio europeo per discutere della crisi nel Caucaso. Con calma, tanto, ormai, la vittoria russa e lo smacco occidentale sono consolidati.
Ragionando sulle ultime, drammatiche vicende caucasiche mi viene in mente un parallelo ardito, quello fra l'odierna Georgia di Mikhail Saakashvili e l'Iraq di Saddam Hussein del 1991. Intendiamoci, non voglio assolutamente dare del dittatore al presidente georgiano, anche se a me, personalmente, non ha mai ispirato molta fiducia. Quando nel novembre del 2003, al culmine di un'aspra crisi interna, prese il posto dell'illuminato Eduard Shevardnadze, già ministro degli Esteri dell'Unione Sovietica a guida Gorbaciov, dissi (e scrissi? Non ricordo, mi pare di sì, ma non vorrei sbagliare ...) che non mi sembrava l'uomo più adatto a comandare a Tbilisi. Le sue recentissime "leggerezze" mi sembra confermino in pieno le mie perplessità di allora.
Il parallelo con Saddam Hussein è presto spiegato: entrambi hanno per tempo avvertito Washington delle proprie intenzioni ed hanno interpretato il silenzio della Casa Bianca quale forma di assenso nei confronti dei propri progetti bellici. Ed entrambi hanno alla fine scelto di compiere un passo rivelatosi - anche se per motivi diversi - ben più lungo della propria gamba ...
Nella primavera del 1990 il satrapo mesopotamico parlò a lungo con l'ambasciatore Usa a Baghdad - April Glaspie, una arabista di talento, prima donna americana a ricoprire l'incarico di capo missione in un Paese arabo - ma il diplomatico non comprese bene le intenzioni di Hussein e le riportò blandamente a Bush sr. L'Iraq, fino ad allora in buoni rapporti con gli Stati Uniti, si ritenne quindi "autorizzato" ad invadere il Kuwait, cosa che fece nell'agosto del 1990. Da lì in avanti le ripetute guerre e crisi nell'area, fino alla capitolazione definitiva del regime degli Hussein nel marzo del 2003.
A Saakashvili deve più o meno essere accaduta la stessa cosa, nel senso che un certo atteggiamento Usa è stato senza dubbio (male?) interpretato dal presidente georgiano come promessa di un consistente appoggio (anche bellico?) americano nel caso in ...
Eduard Shevardnadze, uomo di grandissima esperienza diplomatica, ha condannato l'avventatezza di Saakashvili, suo successore a fine 2003 sulla poltrona di presidente georgiano. «La Georgia - ha dichiarato Shevardnadze - ha commesso un grave errore ad invadere l'Ossezia del Sud e gli Stati Uniti stanno spingendo il mondo verso una nuova Guerra Fredda con il loro progetto di installare in Europa uno scudo anti-missile basato in Polonia e Repubblica Ceca».
Già il "contagio" si è esteso all'Abkhazia. La Russia nella notte ha continuato a bombardare l'altra regione separatista della Georgia. Secondo fonti del governo di Tbilisi, l'aviazione di Mosca sta sganciando bombe sulle gole di Kodori, l'unica parte della regione sotto controllo georgiano, e sull'area di Zugdidi. Ormai è palese la volontà di Putin di chiudere una volta per tutte la partita con Saakashvili, che, nel frattempo, parrebbe aver ritirato le truppe dall'Ossezia del Sud (ma la Russia smentisce).
In ogni caso, i soldati di Mosca hanno già ripreso il controllo della capitale osseta Tskhinvali.
Pare che le vittime della guerra fra la Russia e la Georgia siano già oltre le 2.000. In appena 48 ore di conflitto aperto, sottolineo. Un conflitto così impari da lasciare sbalorditi gli osservatori per la davvero folle mancanza di cautela del presidente georgiano Mikhail Saakashvili, lanciatosi qualche giorno fa nell'incauta mossa di tentare di recuperare l'Ossezia del Sud, quasi una No Man's Land e di fatto indipendente dai primi anni Novanta.
Le truppe di Tbilisi hanno conquistato per un pugno di ore Tskhinvali, capitale della repubblica separatista, ma ad un prezzo altissimo. Subito sono intervenuti gli uomini della 58ª armata russa, di stanza poco distante, a Vladikavkaz, nell'Ossezia del Nord, territorio della Federazione. E l'ordine è stato riportato in brevissimo tempo, dando l'occasione al premier russo Vladmir Putin di "sanare" il vecchio conto con la Georgia. Tbilisi è stata pesantemente bombardata e piegata in poche ore ed a questo punto l'Ossezia del Sud, guidata da leader separatista Eduard Kokoity, o diverrà una microrepubblica indipendente o sarà annessa alla Federazione Russa.
In ogni caso, per la Russia del presidente Dimitri Medvedev, simulacro del potentissimo Putin, vi sarà la possibilità di far sentire la propria ingombrante presenza lungo il tracciato dell'oleodotto Btc, l'unico che collega i giacimenti petroliferi del Mar Caspio alle coste della Turchia, bypassando la Federazione. Il che, per inciso, è il vero motivo del conflitto in corso ...
Questo, intanto, rischia di allargarsi, coinvolgendo l'Abkhazia. La speranza è che non degeneri in una guerra pan-caucasica, in un tutti contro tutti che minerebbe la stabilità dell'intera area e preoccuperebbe enormemente Europa, Usa ed i relativi mercati.