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Com'era nelle previsioni, è Ayman al-Zawahiri il nuovo capo di al-Qaeda. Lo ha reso noto la tv al-Arabiya, amplificando un comunicato jihadista diffuso via Internet. Il medico egiziano è stato a lungo il vice di Osama bin Laden, ucciso il 2 maggio in un blitz delle forze speciali americane ad Abbotabad, non lontano da Islamabad, in Pakistan. Appena qualche giorno fa, aveva registrato una ulteriore dichiarazione di odio nei confronti dell'Occidente, giurando di portare avanti la lotta contro gli Stati Uniti e i loro alleati nel mondo musulmano.
«Il comando generale di al-Qaeda annuncia, dopo consultazioni, la designazione dello sciecco Ayman al-Zawahiri alla guida dell'organizzazione», si legge nel comunicato pubblicato su alcuni siti Web islamisti. Nel testo si riafferma che il network del terrore fondamentalista porterà avanti la Jihad, la guerra santa contro Stati Uniti e Israele, colpendo anche gli alleati degli "infedeli", specie in Arabia Saudita.
Ayman al-Zawahiri
Sarebbe un ex membro delle forze speciali egiziani, tale Saif al-Adel, il successore di Osama Bin Laden quale capo, almeno "ad interim", di al-Qaeda. Lo sostiene Noman Benotman, un libico jihadista "pentito" (un fenomeno, questo, che è in crescita, a riprova di come il ripensamento critico della propria esistenza possa coinvolgere anche chi nella vita ha compiuto scelte radicalissime).
In un'intervista rilasciata alla Cnn, Benotman, attento osservatore di quanto viene scritto sul Web nei tanti forum islamisti esistenti, ha riferito che al-Adel, conosciuto pure come Muhamad Ibrahim Makkawi, non sarebbe stato scelto dal Consiglio (Shura) di al-Qaeda per il semplice motivo che è per ora impossibile organizzarlo, ma da un gruppo ristretto di circa 6-8 leader del movimento delle aree tribali tra Afghanistan e Pakistan.
Saif al-Adel
Si colora di tinte sempre più gialle la ricostruzione del blitz americano in Pakistan che ha condotto alla morte del fondatore di al-Qaeda Osama bin Laden. Ormai è infatti chiaro che, a differenza da come si pensava dopo le prime ricostruzioni, le forze speciali di Islamabad non hanno coadiuvato i Seals nell'impresa, che è stata condotta da cima a fondo solo da Washington, senza nemmeno informare i pachistani. Il che fa cadere qualsivoglia ragionamento sul ruolo di Zardari, casualmente in carica come presidente proprio al momento della morte di bin Laden appunto in territorio pachistano.
Senza neanche tentare di prendersi meriti non suoi (troppi i rischi), il presidente pachistano Asif Ali Zardari, in un intervento pubblicato sul Washington Post, ha ammesso schiettamente che i pachistani non hanno collaborato all'operazione che ha condotto all'uccisione di bin Laden. Zardari si è limitato a dire che il suo Paese avrebbe contribuito all'individuazione del corriere del leader jihadista che ha condotto gli americani al covo ultrablindato di Abbottabad. Ma Zardari ha anche voluto replicare a chi ha sostenuto che il Pakistan abbia fatto poco contro i terroristi presenti sul suo territorio, rivendicando gli ultimi dieci anni di collaborazione con gli Usa. Collaborazione - è bene sottolinearlo - voluta dal predecessore Musharraf, non certo da Zardari.
Leggiamo quanto il presidente pachistano ha scritto sull'influente quotidiano statunitense: «Sebbene i fatti di domenica non siano stati un'operazione congiunta, un decennio di cooperazione e partenariato fra gli Stati Uniti e il Pakistan ha portato all'eliminazione di Osama bin Laden in quanto minaccia costante al mondo civilizzato [...] Noi pachistani traiamo una certa soddisfazione dal fatto che il nostro aiuto per identificare un corriere di bin Laden ha condotto in fin dei conti agli eventi di questa giornata [...] Qualcuno nella stampa Usa ha suggerito che i pachistani abbiano mancato di ...
Questa sarebbe (ma è già stata ufficialmente dichiarata falsa) la prima foto disponibile del cadavere di Osama bin Laden. Viene mostrato il volto tumefatto del capo di al-Qaeda ucciso durante un'operazione congiunta Usa-Pakistan poche ore fa nei dintorni di Islamabad. L'immagine è di pessima qualità e a questo punto possiamo dire con certezza che si tratta di un montaggio. Il governo americano ha comunque garantito che a breve saranno disponibili dettagliate foto del corpo di bin Laden.
Per una chiara esigenza di sicurezza globale, diciamo così, è bene che le immagini del terrorista morto siano diffuse, in maniera da stroncare sul nascere speculazioni varie ed eventuali e dietrologie da salotto che già sul Web non mancano. Dopo quelle su Jim Morrison ed Elvis Presley davvero non si sente l'esigenza di un'ennesima leggenda metropolitana, stavolta con un bin Laden ritenuto vivo e sempre in agguato nell'ombra.
Osama bin Laden morto
Per anni ho desiderato scrivere questa notizia: Osama bin Laden è morto. Lo ha annunciato il presidente statunitense Barack Obama. Il leader di al-Qaeda è stato ucciso da un commando americano in cooperazione con le Forze Armate pakistane parrebbe con una pallottola alla testa mentre era in una villa/fortezza ad Abbotabad, a circa 50 chilometri da Islamabad, appunto in Pakistan. Insieme al grumo di Male responsabile dell'eccidio dell'Undici Settembre sono stati uccisi anche altri membri della famiglia bin Laden.
Queste le prime parole del presidente americano: «L'operazione è durata mesi, ho ordinato oggi l'intervento quando abbiamo avuto abbastanza informazioni di Intelligence. È il risultato più importante nella nostra lotta ad al-Qaeda. La battaglia non è finita, rimaniamo vigili. Ma la nostra guerra non è contro l'Islam».
E così quel che Bill Clinton non ha voluto fare, quel che George Walker Bush non ha saputo fare è riuscito a Barack Obama, che in pochi attimi ha riscattato una politica estera condotta fin qui in modo abbastanza deludente. Paradossalmente, lo stesso si può dire per i presidenti pakistani. L'ottimo Pervez Musharraf per anni ed anni ha dato la caccia al capo di al-Qaeda senza quella fortuna avuta oggi dal suo ambiguo successore, Asif Ali Zardari, marito di Benazir Bhutto.
Washington ha dichiarato che l'identità di bin Laden è provata oltre ogni ragionevole dubbio. Il corpo del burattinaio del terrorismo internazionale è in possesso degli americani, che a breve dovrebbero mostrarne le immagini al mondo intero per fugare ogni eventuale dubbio sull'operazione.
Ora il mondo è un posto più sicuro? Presto per dirlo. L'hydra qaedista potrebbe reagire furiosamente alla morte del leader, ma nel medio periodo l'internazionale del terrore islamista sentirà nel profondo la perdita della sua figura di riferimento più carismatica.
Certo, al-Qaeda è ormai da tempo una sorta di franchising del terrorismo e non ha bisogno ...
Molto nervosismo nei giorni scorsi per le temutissime (anche troppo) rivelazioni di WikiLeaks, il sito creato dall'australiano Julian Assange che riesce ad ottenere documenti riservati e notizie sensibili sulle strategie e le scelte dei governi del mondo per immetterle on line. Sulla moralità di simili operazioni ogni dubbio è lecito, visto che in determinati casi è stata seriamente messa a repentaglio la vita di soldati ed agenti occidentali impegnati in incandescenti scenari di guerra, ma certo su quest'ultima massiccia fuga di notizie è stata l'esagerazione a farla da padrona assoluta. Perché a ben leggere la marea di documenti riservati delle Ambasciate statunitensi con la quale l'irresponsabile Assange ha inondato le redazioni dell'intero pianeta vi sono infatti molte ovvietà e pochi scoop. Insomma, altro che «11 settembre della diplomazia», come - un po' troppo ansiosamente - il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha definito la giornata di ieri. Tutto sommato una tempesta in un bicchier d'acqua. Anzi, vista l'isteria collettiva scatenatasi, in una tazzina di caffè ...
Ma proviamo a fare un piccolo elenco delle rivelazioni più banali e di quelle di contro più inedite e interessanti pubblicate da WikiLeaks.
BanalityLeaks
1) Da anni si poteva notare una (neanche tanto) vaga rassomiglianza fra Gheddafi e Michael Jackson (tutte le facce "plastificate" un po' hanno qualcosa in comune). Che il leader libico faccia uso di butulino antirughe è quindi una notizia, oltre che inutile in sé, di una ovvietà assoluta, probabilmente la più esilarante fra quelle diffuse da Assange.
2) Non è che si potesse mai pensare ad una profonda stima della corrente amministrazione americana nei confronti del premier italiano Berlusconi, sostanzialmente considerato un incapace. Quando uno parte con il piede sbagliato (l'infelicissima frase sull'Obama «abbronzato» pronunciata durante la campagna 2008 per la Casa Bianca) poi è difficile assai recuperare. Ovvio che i giudizi tranchant ...
Mentre le truppe Usa si accingono ad abbandonare l'Iraq, giungono pessime notizie da Afghanistan e Pakistan. Oggi un commando talebano ha attaccato una base Nato a Kandahar, segno che i guerriglieri del moullah Omar ormai non temono più il nemico e non pongono limiti ai loro obiettivi. Nel contempo, il Pakistan, sconvolto da una alluvione che ha fatto già oltre 1.300 vittime, deve gestire quotidiane proteste, sempre più violente.
È quindi comprensibile come il presidente pakistano Ali Zardari, il vedovo di Benazir Bhutto, in visita in Europa (ha già incontrato Sarkozy e sta per vedersi con Cameron) abbia dichiarato al quotidiano parigino Le Monde che «la comunità internazionale sta per perdere la guerra contro i talebani».
Mi chiedo: l'accoppiata McCain/Palin alla Casa Bianca avrebbe fatto meglio? Non so. Di certo so che il ticket Obama/Biden sta facendo correre all'Occidente intero il rischio di vivere in un mondo con una zona nevralgica come il Centro Asia di nuovo nelle mani di mostri islamisti dalla visione primitiva. Senza neanche essere riusciti a governare bene la crisi economica ...
[caption id="attachment_8723" align="aligncenter" width="304" caption="Talebani in assetto di guerra"][/caption]
Il direttore della Cia, il calabro-americano Leon Panetta, ha scelto il nuovo responsabile del National Clandestine Service (Ncs), diramazione dell'Agenzia per le operazioni meno limpide. Si tratta di John D. Bennett, un civile ex marine, già direttore della Special Activities Division della Cia, la branca che si occupa delle occupazioni più segrete e inconfessabili dell'Intelligence statunitense.
Bennett è un convinto sostenitore dell'utilizzo dei drone, gli aerei senza pilota che operano soprattutto al confine fra Pakistan e Afghanistan, ma è anche stato vicedirettore della Humint, la divisione dei servizi che si occupa di rinvenire le tradizionali informazioni sul campo.
Nelle ultime due settimane gli Stati Uniti hanno lanciato nel nordovest del Pakistan un numero di missili senza precedenti. Nell'ultimo raid, avvenuto ieri, i droni statunitensi hanno ucciso dieci presunti miliziani asserragliati in un'ex scuola coranica. I talebani pachistani hanno però negato che tra le vittime ci sia il leader Hakimullah Meshud.
Nel contempo, in Yemen - Paese per il quale il presidente statunitense Barack Obama starebbe studiando alcune modalità d'intervento, dai bombardamenti aerei ad un robusto sostegno pratico alle Forze Armate locali - gli ulema (ossia i teologi islamici) hanno autorizzato la Jihad in caso di intervento militare straniero entro i propri confini.
[caption id="attachment_7435" align="aligncenter" width="350" caption="Mappa dello Yemen"][/caption]
35.000 mila soldati in più in Afghanistan per 18 mesi (il ritiro delle truppe dal Paese sarebbe previsto per il 2011, anche se nulla è certo attorno a tale eventualità), 30.000 americani e 5.000 alleati. Così ha deciso martedì 1 dicembre il presidente statunitense Barack Obama, giustamente convintosi di come la stabilità del Centro-Sud Asia (incluso il Pakistan) sia fondamentale per la stabilità del pianeta tout court.
È questa la novità più importante della settimana. Che il "leader del mondo libero", come si diceva una volta, abbia preso coscienza di quanto delicato sia il crogiuolo paki-afghano è un buon segnale. Di certo il ticket McCain-Palin non avrebbe avuto bisogno di così tanto tempo per prenderne atto, ma la progressiva acquisizione di realismo di Obama è comunque da accogliere come fatto positivo. Peccato che gli errori commessi dai leader internazionali nei momenti di eccessivo idealismo in genere si paghino per anni ed anni con migliaia di vittime innocenti ...
In Italia, la notizia della settimana è certamente il definitivo sfaldamento dei rapporti fra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. Le ormai stranote dichiarazioni "fuori onda" di Fini sul premier hanno scavato un solco anche personale fra i due. Fini persegue, ormai è evidente, un proprio disegno "privato" e non perde occasione per smarcarsi dal Cav. Si capirà nei prossimi mesi la bontà o meno della sua strategia.
In Sicilia, clamoroso è l'avvicinamento fra l'Mpa del presidente Raffaele Lombardo e settori del Partito Democratico isolano. In un momento in cui la maggioranza di centrodestra all'Ars è letteralmente a pezzi, una ventina di consiglieri regionali democratici (su 29 complessivi) sembra possano rendersi disponibili a sostenere il governo Lombardo.
La notizia ha suscitato le ire di molti altri esponenti siciliani del Pd, nonché della base, assai restia ad eventuali aperture nel confronti degli autonomisti.
[caption id="attachment_6830" align="aligncenter" width="350" caption="Mappa etnolinguistica ...
La notizia fra gli esperti di politica internazionale girava da anni, ma senza prove. Nel dicembre del 2001, Osama Bin Laden sarebbe stato accerchiato dalle truppe statunitensi in Afghanistan, molto vicine alle sua cattura. Il numero uno di al-Qaeda si sarebbe trovato a Tora Bora, in quei giorni sommersa dai bombardamenti alleati, ma alla fine i vertici militari (ovvero George Walker Bush e Donald Rumsfeld, allora rispettivamente presidente americano e segretario alla Difesa) avrebbero preso la decisione di non sferrare l'attacco finale al suo presunto rifugio.
Questi retroscena sono stati rivelati da un rapporto che il Committee on Foreign Relations (Comitato per le Relazioni Estere) ha svolto per conto del Senato statunitense. Già il titolo scelto per lo studio la dice lunga: How we failed to get bin Laden and Why it matters today (Come abbiamo fallito nel catturare bin Laden e perché oggi questo ciò è importante).
Nel rapporto, pubblicato già da qualche giorno sul sito Web del Senato, dove è stato presentato ieri dal suo principale relatore, John Kerry, l'ex sfidante di Bush jr alle presidenziali 2004, si può leggere che il fallimento nella cattura del leader di al-Qaida appena tre mesi dopo l'attacco alle Twin Towers nel lungo periodo ha avuto gravissime conseguenze e, specialmente, ha creato le condizioni per l'odierna rinascita della guerriglia talebana in Afghanistan e per i tanti conflitti interni che mettono a rischio la sicurezza del Pakistan («Quando siamo andati in guerra meno di un mese dopo gli attacchi dell'11 settembre, l'obiettivo era quello di distruggere al-Qaeda e uccidere o catturare il suo leader, Osama Bin Laden e altri importanti personaggi. La nostra incapacità di concludere il lavoro alla fine del 2001 ha contribuito al conflitto di oggi che mette a rischio non solo le nostre truppe e quelle dei nostri alleati, ma la stabilità ...
BREAKING NEWS - Grave attentato stamattina in Iran contro i vertici dei Pasdaran, i famigerati e tumuti Guardiani della Rivoluzione. Il capo del battaglione Al Qods dei Pasdaran, vicecomandante delle operazioni di terra del corpo, il generale Nour-Ali Shushtari, è rimasto ucciso stamane durante un attacco di uomini armati nel sud-est del Paese. Morti anche numerosi altri membri di alto lignaggio dei Guardiani nella provincia meridionale del Sistan-Baluchistan, nella regione di Pishin, al confine con il Pakistan.
«In una azione terroristica sono stati uccisi il generale Nour-Ali Shoushtari, il vicecomandante dell’esercito dei Guardiani della Rivoluzione, generale Mohammad-Zadeh, il comandante dei Guardiani della Rivoluzione del Sistan-Baluchistan, il comandante dei Guardiani per la città di Iranshahr e il comandante dell’unità Amir-al Momenin», si può leggere in un lancio dell'agenzia Fars News. Da canto suo, il presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani, ha confermato in Parlamento la morte degli alti ufficiali. In assoluto è l’attentato più grave mai compiuto contro il corpo d’elite, da circa trent'anni la più potente Forza Armata del Paese.
I quattro alti comandanti erano in un'auto, diretti ad un incontro con alcuni leader tribali dell'area, sciiti e sunniti, quando un attentatore suicida si è fatto esplodere. L'Irna, l'agenzia stampa di Stato iraniana, aveva in un primo tempo parlato di 60 militari colpiti, fra deceduti e feriti, ma la stima è subito apparsa troppo ottimistica. I morti sarebbero infatti almeno 49.
Le autorità iraniane hanno accusato Stati Uniti, Gran Bretagna e Pakistan della strage, che rischia ora di bloccare il dialogo appena appena accennato fra Teheran e Washington.
Negli anni, il Sistan-Baluchistan, che si trova proprio al confine con Pakistan e Afghanistan, è stato teatro di frequenti scontri a fuoco fra le forze di sicurezza della Repubblica Islamica, i ribelli sunniti presenti nella zona ed i numerosi trafficanti di droga che infestano la regione.
Una bomba sganciata per errore da un caccia militare fa rischiare un'ecatombe nel Rajasthan.
Un Mirage 2000 dell'aviazione indiana ha infatti sfiorato la catastrofe durante una esercitazione non lontano dal confine con il Pakistan, sganciando una ordigno che è andato ad esplodere a 30 metri dal canale "Indira Gandhi", una infrastruttura vitale per l'area, che, se colpita, avrebbe riversato immense quantità di acqua inondando diverse città del Rajasthan occidentale.
Il clamoroso errore del pilota indiano è stato ricostruito dal quotidiano The Times of India, che ha evidenziato come il canale "Indira Gandhi" sia un'opera mastodontica ideata per irrigare una grande zona altrimenti desertica.
Lunedì 14 il caccia è decollato dalla base aerea di Gwalior per una esercitazione di routine. L'ordigno sganciato accidentalmente è caduto a 12 chilometri da Mohangarh, cittadina del distretto di Jaisalmer, creando un cratere profondo ben otto metri e danneggiando pericolosamente gli argini del canale, mentre il reale obiettivo dell'esercitazione era Chandan Range, distante 25 chilometri dal luogo colpito.
Di sicuro tale assurdo errore pone qualche dubbio sull'effettiva capacità di Paesi come India, Pakistan o Corea del Nord di gestire un arsenale nucleare. L'India, in via di rapidissimo sviluppo, non può certo permettersi simili ombre che mettano in dubbio il know how delle proprie Forze Armate.