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Numbers di Sicilia: nuovo sondaggio Demopolis sulle correnti preferenze politiche nell’Isola

Scritto da: il 14.11.11 — 1 Commento
È stata diffusa la nuova ricerca denominata Barometro Politico dell’Istituto di indagini demoscopiche Demopolis. I dati attengono le intenzioni di voto nazionale se si votasse oggi in Sicilia.  Intanto è bene evidenziare come per il 71% dei siciliani le dimissioni di Silvio Berlusconi dalla sua carica di premier siano state opportune. Per quanto  riguarda le intenzioni di voto per le politiche, il Popolo della Libertà si attesta al 25% dei consensi, il Partito Democratico al 20%, il Movimento per le Autonomie al 14%, l'Unione di Centro al 9.5%. Come sempre, il primo "partito" dell'Isola rimane quello degli indecisi. Il 71% dei siciliani ritiene quindi che siano state opportune le dimissioni di Silvio Berlusconi, nella convinzione - ribadita da circa i tre quarti dei cittadini interpellati - che il Governo non sia stato in grado di gestire la gravissima emergenza finanziaria, né di varare negli ultimi mesi misure significative in grado di rilanciare seriamente la crescita economica del nostro Paese e del Sud in particolare. «L'opinione pubblica siciliana - afferma il direttore dell'Istituto Demopolis Pietro Vento - condivide, in larga maggioranza, la prospettiva, prescelta dal presidente Napolitano, di un Governo di larghe intese, guidato da una personalità super partes come Mario Monti: il 65% dei siciliani ribadisce l’urgenza di un piano, credibile e socialmente equo, per la crescita economica del Paese e la riduzione del debito pubblico, nella convinzione che l’Italia non possa permettersi adesso i tempi di una campagna elettorale. Il nuovo Governo dovrebbe anche, secondo gli intervistati, cambiare la legge elettorale, restituendo agli italiani la possibilità di scegliere, con le preferenze o i collegi uninominali, i propri rappresentanti in Parlamento». Mentre a livello nazionale, pur non avendo ancora costruito una coalizione credibile agli occhi degli elettori, il centrosinistra – se unito – otterrebbe la maggioranza relativa nel Paese, staccando nettamente il centrodestra, ...

Il fattore G

Scritto da: il 18.10.11 — 6 Commenti
Chiamiamolo fattore Grillo o Cinque Stelle, il prodotto finale non cambia. Il movimento antipolitico ed anticasta creato dal genovese Beppe Grillo ha condizionato e condizionerà sempre più i risultati elettorali del centrosinistra italiano, che già di suo negli ultimi anni non si è certo mostrato ai simpatizzanti quale corazzata invincibile. La riconferma ieri del pidiellino Angelo Iorio alla guida del Molise con uno scarto dello 0.79% dei voti rispetto al competitor democratico Paolo Di Laura Frattura la dice lunga in merito. Con il supporto di quel 5.60% dei suffragi andati al grillino Antonio Federico, il candidato del centrosinistra avrebbe vinto senz'altro. Ma intanto l'uomo di Grillo c'era ed il Pdl ha mantenuto la Regione Molise, così come nel 2010 il leghista Roberto Cota era riuscito, sempre grazie alla presenza di un candidato grillino, a battere Mercedes Bresso, presidente uscente del Piemonte con il centrosinistra. Assodato come Grillo tolga volta al centrosinistra e non certo al centrodestra, i timori in casa democratica a questo punto si fanno pesanti. Se si dovesse andare a votare per le legislative con l'attuale legge elettorale, infatti, soprattutto al Senato il Movimento Cinque Stelle potrebbe causare un gravissimo danno al Partito Democratico. Insomma, urge trovare un accordo con Grillo, ma l'impresa sembra impossibile. Nato per demolire un sistema politico bloccato, a torto o a ragione considerato irriformabile, il Movimento Cinque Stelle difficilmente addiverrà a patti. Con il risultato di dare una grossa mano al Pdl. I sondaggi danno il berlusconismo in forte calo, ma il fattore Grillo davvero potrebbe venire in suo aiuto in maniera consistente. Pier Luigi Bersani lo sa, ma ha davvero ben poco da fare per impedirlo. Grillo oggi ha il potere di un kingmaker unito alla determinazione assoluta a non usarlo. Da qualsiasi parte si guardi la vicenda, l'esito sarà un grosso danno ...

V(u)oto di scambio: il caso Lombardo e il silenzio della politica siciliana

Scritto da: il 19.09.11 — 0 Commenti
Al momento la mega inchiesta della Procura di Catania su mafia e politica sembrerebbe essere finita quasi in una bolla di sapone. Per l’indagato eccellente, il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, l’accusa è stata derubricata da concorso esterno in associazione mafiosa a voto di scambio. Per carità, non si tratta di una bazzecola, ma l’ipotesi iniziale degli inquirenti era certo assai più pesante ed il leader autonomista può per ora tirare un bel sospiro di sollievo. Quel che succederà in futuro non è dato sapere (molto dipenderà da chi diverrà nuovo procuratore capo di Catania), ma per il momento il presidente può stare (relativamente) tranquillo e tornare ad occuparsi di quel che meglio gli riesce, ovvero fare politica. Ecco, proprio qui sta il punto, però, nella politica. Che è la grande assente del dibattito degli ultimi giorni. Data la notizia sulla rimodulazione dell’accusa a suo carico e comunicato financo il giorno in cui (il prossimo 14 dicembre) Lombardo dovrà comparire davanti al giudice monocratico, un particolare non può non saltare all’occhio: a parte alcune voci isolate, come quella del senatore democratico Enzo Bianco, dell’europarlamentare Rita Borsellino, sempre del Pd, e della sua collega a Strasburgo Sonia Alfano (Idv), sostanzialmente nessun big della politica isolana è intervenuto. Non una parola su di un fatto, Lombardo a giudizio per voto di scambio, che forse qualche ragionamento lo meriterebbe. Del resto, è da fine marzo 2010, quando la Repubblica ha informato gli italiani dell’indagine in corso su Lombardo, che il Pdl interviene poco sulla vicenda. Vuoi perché il leader nazionale, Silvio Berlusconi, si ritiene un perseguitato dalla Magistratura e quindi di riflesso vede Lombardo come un “collega di sventura”, vuoi per incapacità congenita a capitalizzare le contingenze positive, vuoi perché l’inchiesta Iblis si è rivelata particolarmente ostica da comprendere e “maneggiare”. Risultato: afasìa quasi ...

Russo for President?

Scritto da: il 03.08.11 — 8 Commenti
Sono sempre più incalzanti le voci che danno Massimo Russo, attuale assessore siciliano alla Salute, quale prossimo candidato alla presidenza della Regione in luogo di Raffaele Lombardo, capo incontrastato del Movimento per le Autonomie. Addirittura, fonti autorevoli hanno parlato di Russo come del possibile leader di una sua formazione politica, con tanto di logo e slogan (“La Sicilia ai siciliani”?) già pronti. In alternativa, potrebbe creare una corrente interna all’Mpa, fermo restando che al movimento lombardiano, da quel che si sa, tecnicamente Russo non avrebbe mai aderito. Ora, a prescindere da come la si pensi sulla sua riforma della Sanità o sulla trasformazione del 118 regionale da lui voluta, Massimo Russo, già pm antimafia a Palermo prima di accettare l’incarico di assessore, è un uomo perbene, la cui diretta discesa in campo in politica dovrebbe rassicurare i tanti che reputano, pienamente a ragione, la legalità centrale nell’amministrazione della cosa pubblica. Un magistrato alla guida della Sicilia sarebbe un segnale inequivocabile di cambiamento, una svolta epocale. Come lo sarebbe anche un imprenditore fortemente caratterizzato per il suo impegno antimafia. O una donna con le caratteristiche giuste. Insomma, per chi ha dubbi sull’eticità dell’agire del Raffaele Lombardo pre trionfo 2008, Russo dovrebbe in qualche modo rappresentare una buona garanzia. A torto o a ragione, Lombardo viene ormai da molti considerato una anomalia troppo grande nel panorama politico siciliano. Una candidatura alla presidenza della Regione di Russo in sua vece la risolverebbe in maniera non traumatica. E qui veniamo al nocciolo della questione. L’ipotesi di Massimo Russo a Palazzo d’Orléans quale successore di Raffaele Lombardo quanto è “digeribile” per il leader autonomista? Entro che limiti è una “sua” ipotesi? E in che misura, invece, è una mossa indispensabile sì, ma comunque da lui subita? Insomma, Lombardo non è uomo da fare passi indietro a cuor leggero. Vero ...

Sondaggio Demopolis, in Sicilia stravince l’astensione

Scritto da: il 02.08.11 — 0 Commenti
Il dato ha del clamoroso, anche se a pensarci bene più di tanto non stupisce: 3 siciliani su 10, se si votasse oggi per il rinnovo del Parlamento nazionale, non andrebbero alle urne. Risulta infatti molto elevato nell’Isola il consenso al cosiddetto partito del “non voto”, ossia di quanti, incerti o delusi, preferirebbero astenersi, penalizzando in tal modo soprattutto le formazioni maggiori (Pdl, Pd ed Mpa). È quel che emerge dal Barometro Politico regionale dell’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis, in un contesto che rende ancora più imprevedibili dell'usuale le dinamiche del consenso in Sicilia, deviate da tante incognite magari altrove sconosciute. Pesa sulle opzioni correnti la crescente sfiducia dei cittadini nel Parlamento nazionale, nei partiti di maggioranza e di opposizione, nelle istituzioni politiche nazionali e regionali. Ma soprattutto è in aumento la percezione di una grave disattenzione della classe politica italiana nel suo complesso verso i problemi concreti del Sud e della Sicilia in particolare. «L’incertezza del quadro politico nazionale – afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento – rende oggi decisive, ancora una volta, le scelte dei siciliani per il futuro politico del Paese, soprattutto in relazione al possibile premio di maggioranza al Senato. La fotografia del voto, scattata da Demopolis agli inizi di un mese di agosto che si preannuncia politicamente caldissimo nei palazzi romani, appare destinata a modificarsi nelle prossime settimane, sulla base dell’evoluzione degli scenari nazionali e regionali». Il Pdl, che è in cerca di un futuro dopo Silvio Berlusconi e che davvero non si sa che forma possa prendere nel medio periodo, si attesta oggi nell'Isola al 27.2% dei consensi, che gli darebbero circa 730 mila voti. Salta all'occhio immediatamente la differenza con il 46% del 2008, ma è ovvio che a questi numeri va sommato il dato della scissione "meridiana" di Micciché (8%). Anche il Pd, 19%, ...

Pdl: ed è subito scontro

Scritto da: il 09.07.11 — 2 Commenti
Davvero in casa Pdl (come pure in casa Pd, per carità) l'autolesionismo è la regola ... Nemmeno il tempo di nominare il (politicamente) giovane Angelino Alfano segretario del Popolo della Libertà che già arrivano i primi siluri nella sua direzione, lanciati da Roberto Formigoni. Il presidente della Regione Lombardia in rapida successione ha chiesto più attenzione per il centro quale alleato nel 2013, ha (conseguentemente) incontrato il leader dell'Udc Casini ed ha parlato con forza di primarie per il ruolo di candidato premier post era Berlusconi. Il che suona un po' (tanto) come una vera e propria delegittimazione di Alfano, che il Cav. ha pubblicamente scelto quale suo successore per la corsa a Palazzo Chigi. Dal canto suo, anche Angelino Alfano, obtorto collo, si è detto d'accordo per le primarie, ma è chiaro che non gradisce le mosse di Formigoni, un uomo che ormai da anni studia da premier, avendo anche alle spalle un "popolo" (Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere) in grado di sostenere le sue ambizioni. Ovvio che il neosegretario lo veda come un pericoloso competitor personale. Quali contromisure adotterà Alfano? Vedremo. Anzi, considerato il clima interno al Pdl, ne vedremo delle belle. Certo, però, che, da parte dei suoi, un minimo di pace almeno all'inizio dell'incarico non sarebbe stato stato male concedergliela. Angelino Alfano e Roberto Formigoni

Sicilia, si ricompatta la sinistra

Scritto da: il 28.06.11 — 2 Commenti
Alcuni punti fermi assolutamente irrinunciabili, ossia: legalità e lotta alla mafia, lavoro, accoglienza ai migranti, una sanità pubblica veramente al servizio dei cittadini e che non sia bacino elettorale e centro di smistamento di clientele, tutela dell'ambiente. Eppoi i compagni di strada con cui perseguire gli obiettivi, a cominciare da chi si è mobilitato per i referenda, ma anche le associazioni, in primo luogo quelle antimafia,  e i partiti o "pezzi" di partiti, cioè quelle tante persone che ancora sono dentro il Pd e che non gradiscono proprio la scelta di stare al governo con Raffaele Lombardo.  È stato questo il senso dell'assemblea “Il vento cambia anche in Sicilia? Costruiamo l’alternativa a Lombardo e al centrodestra”, svoltasi ieri al Centro Culturale Zo di Catania e promossa dalla Federazione della Sinistra per ragionare su un possibile mutamento/mutazione anche in Sicilia, alla luce dei risultati elettorali delle recenti amministrative. Se è successo a Napoli può accadere anche in Sicilia ed ovunque è prioritaria la lotta alla criminalità organizzata. E infatti all'incontro della Federazione della Sinistra c'erano l'Arci, Libera, Un'altra storia, i vari movimenti per l'acqua pubblica e tante altre realtà dell'associazionismo, a confrontarsi con gli esponenti dei partiti, Rifondazione Comunista FdS, Comunisti italiani-FdS, Socialismo 2000-FdS, Lavoro e Solidarietà, ma anche Italia dei Valori, Sel e, appunto, quella parte del Pd che non si rassegna ad essere subalterna a Raffaele Lombardo e che su di un punto preciso non ha dubbi: con i mafiosi non soltanto non si devono fare affari, ma nemmeno incontrarli. Dunque, da una parte i dati - quelli autorevoli della Banca d'Italia e degli istituti di ricerca - che parlano di una Sicilia allo stremo, dove non si fanno investimenti, dove più del 40% delle famiglie è sulla soglia della povertà e da dove i giovani sono costretti ad andare via, ...

Vento rosso sulla Sicilia?

Scritto da: il 27.06.11 — 0 Commenti
Dopo Milano, Napoli, Cagliari e molte altre città italiane in cui è soffiato forte un vento di cambiamento (a Napoli una vera e propria tempesta), dopo il clamoroso risultato dei referenda, è possibile che qualcosina inizi non dico a mutare, ma almeno a muoversi (leggermente/lentamente, per carità ...) anche in Sicilia? Per ragionare su tale interrogativo, oggi la Federazione della Sinistra siciliana ha organizzato a Catania un dibattito pubblico dal titolo “Il vento cambia anche in Sicilia? Costruiamo l’alternativa a Lombardo e al centrodestra” (Centro Culturale Zo di piazzale Asia 6, accanto a Le Ciminiere, ore 17.30). All’incontro prenderanno parte Carmela Cappa (Associazione “Un’altra storia”), Mimmo Cosentino (Comitato politico nazionale Prc), Renato Costa (segretario regionale Cgil medici), Lillo Fasciana (segretario regionale Flc Cgil), Fabio Giambrone (segretario regionale Idv), Maria Giovanna Italia (presidente Arci Catania), Orazio Licandro (segreteria nazionale Pdci), Antonio Marotta (segretario regionale Prc), Valerio Marletta (consigliere provinciale Prc), Erasmo Palazzotto (segretario regionale Sel), Salvatore Petrucci (segretario regionale Pdci), Franco Pignataro (sindaco Pd di Caltagirone), Concetto Scivoletto (coordinatore regionale Socialismo 2000) e Giuseppe Strazzulla (presidente Libera Catania).

Quasi resurrezione dei comunisti in una Italia politica a pezzi

Scritto da: il 17.05.11 — 1 Commento
Confrontando il risultato complessivo di queste amministrative 2011 con le politiche 2008 il dato che emerge è di una crudezza impressionante per i 2 partiti egemoni nel Paese: in appena 3 anni il Pdl ha perso mediamente il 20% dei suoi voti e il Pd i consensi li ha addirittura dimezzati. Una fascia sempre più larga di elettorato sembra quasi avere il disgusto delle formazioni (fin qui) maggioritarie e premia i movimenti di forte rottura, se non sociale, almeno con l'establishment. Il grande vincitore di ieri, questo è incontrovertibile, è l'ex giudice inquirente Luigi De Magistris, membro dell'Italia dei Valori non troppo simpatico al fondatore Antonio Di Pietro, candidatosi a sindaco di Napoli insieme alla Federazione della Sinistra (Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista) ed al Partito del Sud (una pulce che vale più per il brand pressoché perfetto in un'ottica meridionalista che per il peso in sé). A prescindere dalle alleanze dichiarate che si intrecceranno, sul ballottaggio a Napoli occorre fare un ragionamento. La vittoria di De Magistris non è impossibile, ma neanche semplice. C'è da porsi una precisa domanda: l'ex giudice garantirebbe o disintegrerebbe il sistema di potere che nel capoluogo campano negli anni il Pd ha costruito? Ovviamente lo disintegrerebbe. E Giovanni Lettieri? Forse che sì, forse che no. Insomma, magari il Pd ufficialmente non potrà non appoggiare De Magistris, ma è facile capire come i suoi interessi pratici a Napoli siano più tutelati dall'avversario ipergarantista Pdl che dall'alleato giustizialista Idv. Fossi in De Magistris non conterei molto sul supporto democratico nei prossimi 15 giorni. Ma passiamo oltre. Futuro e Libertà letteralmente si squaglia, l'Udc in alcune aree tiene in altre no (il Pid erode, altro che). Nell'insieme, il cosiddetto Terzo Polo fa flop, riuscendo a divenire ago della bilancia a Napoli, ma fallendo la medesima missione altrove. Quanto al Movimento 5 ...

L’anomalia Pd e il futuro dell’Italia (passando dalla Sicilia): intervista a Orazio Licandro

Scritto da: il 20.04.11 — 1 Commento
L'Italia è una grave anomalia nel corrente panorama politico internazionale. Al suo interno opera la parallela anomalia rappresentata dal Partito Democratico, ancora più singolare in Sicilia, dove metà del Pd appoggia una giunta presieduta dall'autonomista Raffaele Lombardo, uomo dalla storia personale e dalla tradizione politica certo ben lontane da quelle che hanno condotto alla nascita della formazione democratica. Di tutto ciò ho parlato a lungo con Orazio Licandro, già deputato nazionale ed oggi dirigente dei Comunisti Italiani e della Federazione della Sinistra, acuto analista dei fatti non solo siciliani. Il risultato è questa intervista, che viene pubblicata in esclusiva su The Lo Re Report. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, un po’ tardivamente si è accorto della stranezza del caso siciliano ed ha finalmente messo in dubbio l’appoggio del suo partito al presidente della Regione Raffaele Lombardo, inquisito per concorso esterno in associazione mafiosa … Ciò che sta accadendo nel Pd non solo è grave, ma è soprattutto surreale. Che tutto ciò succeda in Sicilia sotto l’egida della nouvelle vague antimafia è poi uno di quei paradossi della politica che lascia di stucco, ma con un amarissimo sapore in bocca. Ricordo come venissero sempre lanciati, e giustamente, inviti alla prudenza, alla circospezione rispetto a personaggi spregiudicati seppure in condizioni francamente risibili rispetto a quelle in cui, a leggere le carte dell'inchiesta "Iblis", verserebbe Raffaele Lombardo. Migliaia di pagine del Ros dei Carabinieri, un’inchiesta durata lunghi anni, decine e decine di personaggi coinvolti, dal mondo della politica, a quello delle professioni, dell’imprenditoria e della mafia in senso stretto. A prescindere dalle vicende giudiziarie che si dipaneranno, soltanto alcuni esponenti del Pd, penso per esempio ai senatori Enzo Bianco ed Ignazio Marino o al deputato Giovanni Burtone, hanno assunto una posizione chiara. E allora, dinanzi a tutto ciò, come è possibile che siano ...

Il bello addormentato nel bosco (Bersani e il caso Lombardo)

Scritto da: il 14.04.11 — 1 Commento
Con la dura presa di posizione di Pier Luigi Bersani sul caso Sicilia - una sorta di risveglio del bello addormentato nel bosco potremmo dire - l'Isola ha vissuto ieri pomeriggio il suo ennessimo quarto d'ora adrenalinico. È troppo maligno ipotizzare che, calcolati per bene - seppur in mostruoso ritardo - i (pochi) pro e i (tanti) contro dell'allenza siciliana fra Pd ed Mpa, Bersani abbia preteso da Giuseppe Lupo la firma della nota congiunta in cui si afferma essere necessario un ripensamento dell'intesa? Comunque siano andate le cose, ormai il problema politico è stato posto pesantemente e gli organi regionali del partito, alla presenza del segretario nazionale, dovranno in pochi giorni decidere se confermare o togliere l'appoggio alla giunta Lombardo. Su quel che poi realmente accadrà in casa Pd non si può ipotizzare nulla di certo. Ad occhio è lecito supporre che Bersani tenterà di imporre la sua linea (basta col fare da stampella/zerbino al presidente autonomista inquisito per concorso esterno in associazione mafiosa), ma già Antonello Cracolici ha fatto sapere che ingerenze extrasiciliane sono poco gradite. Insomma, se ieri sera tutti davano per assodata la volontà del Pd di "sfilarsi", già oggi hanno ripreso quota le azioni di chi sostiene che il partito deciderà di proseguire nella suicida strategia di appoggio a Lombardo, almeno fino all'eventuale rinvio a giudizio. Se poi questo non dovesse arrivare, sarebbe la vittoria assoluta di Lumia & Co. Ma se, di contro, il rinvio giungesse dopo un'ennesima prova di forza vinta dai democratici di rito lombardiano sarebbe la fine per il partito in Sicilia. Perché un dato che probabilmente importa poco agli alleati del leader autonomista, ma assai di più ai militanti di base ed ai simpatizzanti, è quello che il Pd ormai è in caduta libera nei sondaggi. I più benevoli fra gli analisti ...

Bersani richiama all’ordine Lupo, il Pd siciliano verso l’addio a Lombardo

Scritto da: il 13.04.11 — 0 Commenti
«I provvedimenti della procura della Repubblica di Catania, recentemente assunti nell'ambito dell'inchiesta denominata "Iblis", suscitano preoccupanti interrogativi che, al di là degli sviluppi giudiziari, investono il ruolo istituzionale del presidente della Regione Siciliana. Questi fatti richiedono una riconsiderazione della situazione politica nel governo della Regione e della iniziativa del Pd. A tal fine saranno convocati a breve gli organismi dirigenti siciliani con la partecipazione della segreteria nazionale». Lo affermano in una nota congiunta il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, ed il segretario regionale siciliano, l'"opussiano" Giuseppe Lupo. Ovviamente, la notizia (di fatto nota da più di un anno, ma ufficializzata dalla Procura con l'avviso di conclusione delle indagini soltanto sabato scorso) che il presidente siciliano Raffaele Lombardo - a capo di una giunta tecnica sostenuta da Pd, Mpa, Udc, Fli e Api - è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa non poteva non scuotere un galantuomo come Bersani. Che certo però avrebbe fatto meglio a pensarci prima, riconducendo per tempo all'ordine i vertici regionali del suo partito. Insomma, considerato come l'innaturale alleanza fra democratici ed autonomisti abbia eroso in maniera significativa i già scarni consensi del Pd, la decisione (se arriverà, ma sembra certo) di togliere l'appoggio al governo Lombardo appare davvero troppo tardiva. Ormai il danno d'immagine per il Pd siciliano è gravissimo e la compagine di centrosinistra alle prossime elezioni regionali, a questo punto imminenti, sarà sicuramente punita con estrema durezza dall'elettorato. Quanto agli equilibri interni al Pd regionale, a questo punto è ovvia la vittoria della linea di coerenza e fermezza di Enzo Bianco, da sempre radicalmente contrario all'"abbraccio" con Raffaele Lombardo. Nelle prossime ore sarà interessante sentire il giudizio in merito alla presa di posizione di Bersani di Giuseppe Lumia, il grande sostenitore del presidente siciliano fra le fila dei democratici. Pier Luigi Bersani ...

Sondaggi dolorosi (e fortemente emorragici) anche per il Pdl siciliano

Scritto da: il 09.04.11 — 0 Commenti
Dopo il sondaggio che lo scorso fine settimana ha turbato la tranquillità nel Pd siciliano è arrivato il turno del Pdl dell'Isola. Se infatti si tenessero oggi le consultazioni politiche, la formazione berlusconiana otterrebbe in Sicilia il 28% dei consensi, perdendo ben 18 punti percentuali (oltre 500 mila voti) rispetto alle elezioni del 2008. Il tracollo risulta da un'indagine sui flussi elettorali e le intenzioni di voto realizzata dall'istituto Demopolis, specializzato nelle rilevazioni in Sicilia, secondo il quale pesa nel trend non solo un potenziale incremento dell'astensione, ma anche la scissione di Futuro e Libertà e la nascita di Forza del Sud, il movimento meridionalista di Gianfranco Micciché. Siamo quindi ormai assai lontani dall'osannato 61 a 0 del 2001, quando Forza Italia fece il pieno di seggi alle legislative, conquistando tutti i collegi dell'Isola. Per la verità, i consensi elettorali del Pdl in Sicilia sono in calo progressivo da qualche tempo. Passati dal 46.5% del 2008 al 36.5% delle europee del 2009, sino al 29% del settembre 2010 (rottura fra Berlusconi e Fini). Per Demopolis, il punto più basso si è poi toccato con il 25% nel novembre 2011, dopo la scissione pilotata (più che altro uno spin off) di Forza del Sud, nata per evitare che il progetto del Partito del Sud (per ora abortito) potesse vedere il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo in posizione di vantaggio. La votazione di fiducia del 14 dicembre 2010 alla Camera ha però leggermente (e temporaneamente) invertito la tendenza, portando il Pdl all'attuale 28% (circa 750 mila voti) nelle simpatie dei siciliani. A questo dato ha fatto da contraltare il progressivo ridimensionamento dei consensi per Fli, formazione che dopo un primo momento di esplosione nei sondaggi si è ridimensionata parecchio. Dando uno sguardo un po' più da vicino ai nuovi numeri forniti da Demopolis, ci ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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