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Se gli italiani si recassero ora a votare per il rinnovo del Parlamento, il Partito Democratico si confermerebbe, con il 32% dei consensi, la prima forza politica del Paese, con un aumento di oltre 5 punti percentuali in due mesi. È uno dei dati più importanti che emergono dal Barometro Politico di dicembre dell’Istituto Demopolis.
Senza essere riusciti nell'intera legislatura a mettere mano alla pessima legge elettorale in vigore (si voterà quindi con il solito "Porcellum"), si registra una altissima richiesta di rinnovamento. Nel dettaglio, nonostante una lieve flessione, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo si attesta, con il 19%, al secondo posto, con un elettorato potenziale che premia, nonostante i controversi casi di espulsione di militanti critici, l’assoluta contrapposizione del leader agli schemi tradizionali della politica tricolore.
Doppiato nelle stime elettorali dal Pd, il Popolo della Libertà (seppur diviso al suo interno al limite della scissione), ottiene il 16%, recuperando circa 2 punti dopo il ritorno al centro della scena mediatica di Silvio Berlusconi. Sono invece tendenzialmente stabili l’Udc di Pier Ferdinando Casini (6.1%) e Sel di Nichi Vendola (6%). In lieve ripresa appare la Lega Nord di Roberto Maroni (5.2%), mentre le altre liste classiche sono tutte sotto il 3%.
Fra le novità, si posiziona attorno al 4% il movimento Verso la terza Repubblica (che include Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo, formazione che qualche mese fa era data al 20% da alcuni sondaggi), nato in attesa che il premier decida in merito a un suo diretto impegno in campagna elettorale. Nonostante le perplessità su molte delle scelte del governo, la fiducia degli italiani in Mario Monti resta piuttosto alta.
«Risulta complesso valutare oggi con esattezza», afferma il direttore dell’Istituto Demopolis, Pietro Vento, «il possibile impatto elettorale di una ampia coalizione di centro che supporti politicamente il progetto di un ritorno ...
Risulta assai incerto il quadro odierno delle intenzioni di voto degli italiani. Il Barometro Politico di aprile dell’istituto di ricerche Demopolis fotografa infatti una disaffezione dell’opinione pubblica verso la classe politica che risulta ulteriormente cresciuta rispetto al mese precedente: se ci si recasse alle urne ora per le elezioni politiche, 3 italiani su 10 resterebbero a casa e il 22% non saprebbe per chi votare.
Andando nel dettaglio, il Partito Democratico di Pier Luigi Bersani, pur restando primo partito d'Italia con il 26% dei consensi, perde circa un punto percentuale. Il Popolo della Libertà di Angelino Alfano si attesta oggi al 23%. L’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro sfiora il 9%, mentre l’Unione di Centro di Pier ferdinando Casini si posiziona all’8.3%. Cresce molto, di circa 3 punti, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che va al 7.5%.
Ovviamente travolto dallo scandalo Belsito, la Lega Nord appare in crisi e crolla nei consensi al 7%, con oltre l’80% del suo elettorato, da mesi insofferente, che chiede un profondo rinnovamento dei vertici di partito. Il Barometro Politico di Demopolis registra un evidente flusso in uscita dal partito di Umberto Bossi: un segmento significativo, circa un terzo degli elettori leghisti, confluisce nell’area grigia del non voto, si dichiara deluso, potenziale astensionista: un’area di grande appeal per i nuovi scenari che sembrano ridisegnarsi in Italia in vista delle Politiche del 2013. La Lega viene quindi scavalcata nei sondaggi da Sinistra Ecologia e Libertà, al 7.2% dei consensi, mentre la Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani) è al 2%. Insieme le due formazioni comuniste sono oltre il 9% dei consensi, segno che resiste nel Paese uno zoccolo duro di elettori di sinistra estrema in cerca di rappresentanza parlamentare.
«L’appuntamento elettorale del 6 e 7 maggio – afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento ...
Il Partito della Nazione dovrebbe a breve prendere il posto dell’Udc. In realtà se ne parla da anni ed ancora non si vede nulla di concreto in merito, ma ormai i tempi sembrano davvero maturi per la metamorfosi. Segno inequivocabile ne è l'azzeramento dei vertici compiuto venerdì scorso dal segretario nazionale Lorenzo Cesa, negli anni fedele esecutore dei desiderata casiniani. Insomma, è alle porte un partito dei moderati che potrà accogliere cattolici e liberali, strizzando l’occhio (considerato il brand) anche ai patrioti vari orfani di Alleanza Nazionale.
Intendiamoci, Pier Ferdinando Casini l’idea del Pdn non l’ama tanto. Soprattutto perché non è sua, ma di Bruno Tabacci, un ex Udc fuggito via dall’Unione ai primissimi del 2008 per approdare successivamente nell’Api di Francesco Rutelli. In ogni caso, il progetto è fra i più validi della recente politica italiana e Casini ormai pare intenzionato a condurlo in porto. A questo punto, non resta che attendere l'evoluzione del Pdl. Angelino Alfano ha parlato di una imminente «iniziativa politica clamorosa». Per non restare troppo dietro Casini. Ed anche per tentare di capitalizzare i guai giudiziari della Lega Nord.
Da genio del marketing qual è, Berlusconi potrebbe ancora stupire l'Italia con un prodotto politico innovativo. Ma gli italiani, questo è certo, non sono più quelli del 2008. L'Italia dei Valori, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e la Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista più Comunisti Italiani) stanno crescendo molto nei sondaggi. Invertire il trend che vede il centrodestra italiano in disarmo non sarà facile nemmeno per l'illusionista di Arcore.
[caption id="attachment_11938" align="aligncenter" width="300" caption="Pier Ferdinando Casini"][/caption]
Rimane davvero molto incerto il quadro delle intenzioni di voto dei siciliani. La nuova "fotografia" del peso dei partiti nell’Isola, fatta da Demopolis, appare ancora più condizionata che in passato dal numero crescente di indecisi, delusi ed incerti, ma anche di quanti, in caso di elezioni politiche anticipate, non si recherebbero alle urne per l’eventuale rinnovo di Camera e Senato.
«Si respira sempre più nell’Isola un diffuso disincanto politico che – afferma il direttore di Demopolis, Pietro Vento – sta erodendo il residuo consenso dei siciliani nei confronti delle istituzioni democratiche. Gli ultimi mesi della vita politica nazionale e regionale hanno visto quasi dimezzarsi la fiducia degli elettori nel Parlamento, nell’Ars, nei partiti, il cui peso effettivo appare fra l’altro ridimensionato, agli occhi dei cittadini, in una fase di “commissariamento”, come quella attuale caratterizzata dalla nascita del governo Monti».
Se si votasse oggi per le politiche, a 2 mesi dalla fine del governo Berlusconi, il Pdl si attesterebbe in Sicilia al 23%, subendo una perdita tutto sommato contenuta (circa 2 punti): un valore che però risulta clamorosamente dimezzato se lo si raffronta agli oceanici consensi della primavera 2008. Per la prima volta, poi, il Barometro Politico Demopolis registra un lieve arretramento anche per Grande Sud di Gianfranco Micciché, oggi al 7.5%, sul cui elettorato rischia di pesare, in prospettiva, la prolungata distanza dalle (usuali, direi io) dimensioni di governo. Si fermano invece sotto sotto la soglia del 2% il Pid di Saverio Romano e La Destra di Nello Musumeci.
Sempre secondo l’analisi effettuata da Demopolis, torna negativo, almeno a livello regionale siciliano, il trend del Pd che alle Politiche otterrebbe oggi il 18.5%. Un punto e mezzo in meno rispetto a due mesi fa, proprio in un frangente nel quale la formazione di Bersani diviene invece, a livello nazionale, primo partito del Paese ...
È stata diffusa la nuova ricerca denominata Barometro Politico dell’Istituto di indagini demoscopiche Demopolis. I dati attengono le intenzioni di voto nazionale se si votasse oggi in Sicilia. Intanto è bene evidenziare come per il 71% dei siciliani le dimissioni di Silvio Berlusconi dalla sua carica di premier siano state opportune. Per quanto riguarda le intenzioni di voto per le politiche, il Popolo della Libertà si attesta al 25% dei consensi, il Partito Democratico al 20%, il Movimento per le Autonomie al 14%, l'Unione di Centro al 9.5%. Come sempre, il primo "partito" dell'Isola rimane quello degli indecisi.
Il 71% dei siciliani ritiene quindi che siano state opportune le dimissioni di Silvio Berlusconi, nella convinzione - ribadita da circa i tre quarti dei cittadini interpellati - che il Governo non sia stato in grado di gestire la gravissima emergenza finanziaria, né di varare negli ultimi mesi misure significative in grado di rilanciare seriamente la crescita economica del nostro Paese e del Sud in particolare.
«L'opinione pubblica siciliana - afferma il direttore dell'Istituto Demopolis Pietro Vento - condivide, in larga maggioranza, la prospettiva, prescelta dal presidente Napolitano, di un Governo di larghe intese, guidato da una personalità super partes come Mario Monti: il 65% dei siciliani ribadisce l’urgenza di un piano, credibile e socialmente equo, per la crescita economica del Paese e la riduzione del debito pubblico, nella convinzione che l’Italia non possa permettersi adesso i tempi di una campagna elettorale. Il nuovo Governo dovrebbe anche, secondo gli intervistati, cambiare la legge elettorale, restituendo agli italiani la possibilità di scegliere, con le preferenze o i collegi uninominali, i propri rappresentanti in Parlamento».
Mentre a livello nazionale, pur non avendo ancora costruito una coalizione credibile agli occhi degli elettori, il centrosinistra – se unito – otterrebbe la maggioranza relativa nel Paese, staccando nettamente il centrodestra, ...
Il dato ha del clamoroso, anche se a pensarci bene più di tanto non stupisce: 3 siciliani su 10, se si votasse oggi per il rinnovo del Parlamento nazionale, non andrebbero alle urne. Risulta infatti molto elevato nell’Isola il consenso al cosiddetto partito del “non voto”, ossia di quanti, incerti o delusi, preferirebbero astenersi, penalizzando in tal modo soprattutto le formazioni maggiori (Pdl, Pd ed Mpa).
È quel che emerge dal Barometro Politico regionale dell’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis, in un contesto che rende ancora più imprevedibili dell'usuale le dinamiche del consenso in Sicilia, deviate da tante incognite magari altrove sconosciute. Pesa sulle opzioni correnti la crescente sfiducia dei cittadini nel Parlamento nazionale, nei partiti di maggioranza e di opposizione, nelle istituzioni politiche nazionali e regionali. Ma soprattutto è in aumento la percezione di una grave disattenzione della classe politica italiana nel suo complesso verso i problemi concreti del Sud e della Sicilia in particolare.
«L’incertezza del quadro politico nazionale – afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento – rende oggi decisive, ancora una volta, le scelte dei siciliani per il futuro politico del Paese, soprattutto in relazione al possibile premio di maggioranza al Senato. La fotografia del voto, scattata da Demopolis agli inizi di un mese di agosto che si preannuncia politicamente caldissimo nei palazzi romani, appare destinata a modificarsi nelle prossime settimane, sulla base dell’evoluzione degli scenari nazionali e regionali».
Il Pdl, che è in cerca di un futuro dopo Silvio Berlusconi e che davvero non si sa che forma possa prendere nel medio periodo, si attesta oggi nell'Isola al 27.2% dei consensi, che gli darebbero circa 730 mila voti. Salta all'occhio immediatamente la differenza con il 46% del 2008, ma è ovvio che a questi numeri va sommato il dato della scissione "meridiana" di Micciché (8%).
Anche il Pd, 19%, ...
Davvero in casa Pdl (come pure in casa Pd, per carità) l'autolesionismo è la regola ... Nemmeno il tempo di nominare il (politicamente) giovane Angelino Alfano segretario del Popolo della Libertà che già arrivano i primi siluri nella sua direzione, lanciati da Roberto Formigoni. Il presidente della Regione Lombardia in rapida successione ha chiesto più attenzione per il centro quale alleato nel 2013, ha (conseguentemente) incontrato il leader dell'Udc Casini ed ha parlato con forza di primarie per il ruolo di candidato premier post era Berlusconi. Il che suona un po' (tanto) come una vera e propria delegittimazione di Alfano, che il Cav. ha pubblicamente scelto quale suo successore per la corsa a Palazzo Chigi.
Dal canto suo, anche Angelino Alfano, obtorto collo, si è detto d'accordo per le primarie, ma è chiaro che non gradisce le mosse di Formigoni, un uomo che ormai da anni studia da premier, avendo anche alle spalle un "popolo" (Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere) in grado di sostenere le sue ambizioni. Ovvio che il neosegretario lo veda come un pericoloso competitor personale. Quali contromisure adotterà Alfano? Vedremo. Anzi, considerato il clima interno al Pdl, ne vedremo delle belle. Certo, però, che, da parte dei suoi, un minimo di pace almeno all'inizio dell'incarico non sarebbe stato stato male concedergliela.
Angelino Alfano e Roberto Formigoni
L'attuale crisi di governo sembra ormai essere andata oltre l'usuale teatrino della politica tricolore. Ma ad osservare bene l'accapigliarsi di ex alleati (perché questo sono Berlusconi, Fini e Casini) degli ultimi mesi viene da sospettare che, volendo, in tanti anni qualcosa sarebbe anche potuto mutare nel sistema Italia, gravemente deficitario sotto ogni punto di vista. Se non è accaduto, non sarà perché, neanche tanto in profondità, a tutti un certo "indirizzo nazionale", per così dire, va bene? Non sarà perché un po' tutti ne traggono vantaggio?
Pensiamo, ad esempio, alla personalizzazione spinta dei partiti, un dato ormai tristemente acquisito da tempo. Pier Ferdinando Casini è il leader eterno dell'Udc. Umberto Bossi, pur in precarie condizioni di salute, è il leader eterno della Lega Nord. Gianfranco Fini è stato il leader eterno di Alleanza Nazionale e lo sarà di Futuro e Libertà. Lo stesso dicasi di Antonio Di Pietro con l'Italia dei Valori e, ovviamente, di Silvio Berlusconi, prima con Forza Italia e ora con il Pdl. Almeno un tempo, durante la cosiddetta Prima Repubblica, partiti come la Dc, il Pci, il Psi o l'Msi, per quanto giurassici potessero apparire, avevano delle dinamiche interne vivacissime, tali da consentire congressi autentici con colpi di scena e cambi al vertice oggi semplicemente impensabili.
Sì, non c'è dubbio, conviene a tutti che nulla cambi in Italia. Come conviene a tutti l'ignobile legge elettorale in vigore. Indecente a detta di molti, ma in grado di consentire ad ogni segretario nazionale di "nominare" i parlamentari alla stregua di un despota antico.
E volendo, c'è una considerazione ancora più amara da fare: tutto sommato oggi è già un miracolo che un Paese moralmente allo stremo come il nostro esprima leader come Casini o Fini, il cui spessore può certo lasciarci perplessi se si guarda ad Andreotti, a La Malfa senior, ...
Il polo (sedicente) ultrariformista è ormai una realtà. Come vado scrivendo da anni, l'asse Fini-Lombardo-Rutelli addizionata di Casini lavora sempre più alacremente per scavare il terreno sotto ai piedi del premier Berlusconi. Lo stesso D'Alema, maestro di realpolitik, potrebbe vedere con favore un simile rassemblement. Del resto, è notoria la (reciproca) simpatia che lo lega al presidente della Camera.
A questo punto, il 14 dicembre Fini & Co. avranno un'occasione d'oro per pesarsi in Parlamento e capire e far capire il proprio peso specifico. Parte quindi il conto alla rovescia verso la mozione di sfiducia presentata dall'Udc. Nel frattempo, la Camera è chiusa e il Paese è bloccato. Ma tanto, con il Pil frizzante che abbiamo, possiamo anche permettercelo ...
Francesco Rutelli, Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini
Nel mentre il dibattito interno al Partito Democratico sulla propria identità ed il proprio futuro giunge al limite rappresentato dal (bel) saggio di uno dei suoi padri fondatori, Sergio Chiamparino, sindaco di Torino - già nel titolo (La sfida. Oltre il Pd per tornare a vincere, edito da Einaudi) un vero e proprio programma politico - in casa Pdl la tentazione di innovare/oltrepassare è la medesima. Silvio Berlusconi starebbe infatti accarezzando l'ipotesi di un nuovo movimento che superi il Popolo della Libertà.
Sono anni che evidenzio quando posso il fatto che la rapidità della vita postmoderna fa invecchiare velocemente anche i soggetti ed i brand politici più azzeccati. È successo con Alleanza Nazionale e sta accadendo sia con il Pdl che con il Pd, "armate" elettorali oggi in affanno. E così Gianfranco Fini riprova a indovinare la fortunata formula di An varando il Fli, Futuro e Libertà per l'Italia. Giocoforza anche i competitor devono attrezzarsi.
Su tutti, è in vantaggio Casini, con il suo Udc che alla tradizionale denominazione ha già aggiunto "verso il Partito della Nazione". Secondo molti analisti, la nascita del Pdn riuscirà a svecchiare un brand comunque di successo come Udc, recuperando con elettori nuovi (magari sensibili al termine "nazione", che ha sempre un certo appeal elettorale) l'emorragia dovuta alla scissione del Pid, i Popolari di Italia Domani forti soprattutto in Sicilia, finora il più capiente serbatoio di voti per la formazione centrista.
Insomma, Pd e Pdl (sul cui simbolo il premier ed il presidente della Camera sembra che si fronteggeranno in tribunale) sono già sigle usurate. I leader lo sanno e cercano di correre ai ripari. La curiosità a questo punto è puntata su quel genio del marketing che è Berlusconi. Avrà il coraggio di archiviare il Pdl? E, nel caso, che novità tirerà fuori dal cilindro stavolta?
Al punto in cui è la politica italiana oggi, molti analisti scommettono sull'eventualità di elezioni legislative anticipate in primavera. Un fresco sondaggio Swg (realizzato con metodologia C.a.t.i.-C.a.w.i. su di un campione rappresentativo della popolazione italiana con diritto di voto di 2.000 persone) tratteggia un quadro di grande instabilità, con la possibile vittoria del centrodestra, ma senza raggiungere la maggioranza al Senato, e l'alleanza Pdl-Lega Nord-La Destra che si fermerebbe a quota 140 seggi (il quorum è a 159).
Nel dettaglio, il Popolo della Libertà sarebbe tra il 26 ed il 28%, assai debole rispetto al recente passato, mentre la Lega Nord, in potente crescita nelle simpatie degli italiani, sarebbe tra il 12 e 13%, un trend che a mio avviso ha ancora ottimi margini di miglioramento. Una simile percentuale significherebbe una Lega primo partito in Veneto, anche oltre il dato delle ultime elezioni regionali, ed al pari del Pdl in Lombardia. Secondo il sondaggio, il Carroccio salirebbe poi nelle preferenze anche in 3 classiche regioni "rosse", la Toscana, l'Umbria e le Marche.
L'idea che ci si può fare degli odierni equilibri politici in Italia è sostanzialmente quella di una crescita generalizzata a scapito della (ormai ex) corazzata Pdl. Perché nel sondaggio non perde il centrodestra in generale, ma è debole proprio la creatura di Silvio Berlusconi, con i suoi voti che comunque non vanno tutti alla Lega di Umberto Bossi (La Destra di Francesco Storace e Nello Musumeci, ad esempio, è al 2%). In ogni caso, il totale della coalizione liberalconservatrice sarebbe oggi tra il 40 ed il 43%, con maggioranza assoluta alla Camera dei Deputati, ma non al Senato.
Quanto al centro dell'asse politico italiano, Futuro e Libertà di Gianfranco Fini si collocherebbe tra il 6 e il 7%, superando l'Udc di Pier Ferdinando Casini (che ha di recente perso il "granaio" ...
Il Lombardo quater, ossia il nuovo governo siciliano presentato nel pomeriggio di martedì, sembra già essere in difficoltà, con alcune incompatibilità che pare siano emerse per gli incarichi degli assessori Sparma e Di Liberti. In ogni caso, il voto sul nuovo esecutivo è atteso per martedì 28. Il governatore si è detto sicuro di poter contare su almeno 50 voti. Analizziamoli.
Il Pd garantisce 26 voti su 27 parlamentari (perché il cislino Giovanni Barbagallo, molto vicino ad Enzo Bianco, ha annunciato il suo no assoluto). Ovviamente, i 13 consiglieri/deputati dell’Mpa, nonostante qualche dissidio interno, voteranno compatti. L’Udc di fede casiniana porterà 3 voti, gli stessi 3 dell’Api di Francesco Rutelli. A questi, vanno ad aggiungersi 4 voti dei finiani. Totale 49 voti. Ai quali si potrebbero però aggiungere i sì di quei deputati del Pdl Sicilia che non hanno intenzione di seguire Gianfranco Micciché nel costituendo Partito del Popolo Siciliano. Potrebbero essere in 3, ovvero Giulia Adamo, Giovanni Greco e Toni Scilla. E quindi Lombardo salirebbe a quota 52.
Quanto all’ala di Dore Misuraca, sempre nel Pdl Sicilia, a lungo si è paventata l'ipotesi che potesse rimanere all'interno della maggioranza, magari transitando al momento nel gruppo misto. Sarebbero altri 4 (Santo Catalano, Giovanni Cristaudo, Raffaele Nicotra e Guglielmo Scammacca della Bruca ). Ma ad oggi risulta che Misuraca ha del tutto rotto con Lombardo. Nel caso, si arriverebbe a 56.
Di certo non voteranno per la nuova giunta i 10 deputati dell’Udc fedeli a Totò Cuffaro ed al segretario regionale Saverio Romano, oggi in rotta con i leader nazionali Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa. A conti fatti, quindi, la soglia massima cui Lombardo può aspirare al momento sembra essere di 52-53 voti. Vedremo che cosa accadrà martedì.
[caption id="attachment_8988" align="aligncenter" width="230" caption="Raffaele Lombardo"][/caption]
Proviamo a fare una sorta di breve who's who del nuovo governo regionale siciliano, il cosiddetto Lombardo quater, cercando soprattutto di capire "chi è di chi", ovvero in quota a quale partito è stato nominato ogni assessore.
La nuova giunta inaugura le prove di Terzo polo in Sicilia e in Italia, con il Partito Democratico, i finiani (anche se non è mancato il "giallo" dell'ultim'ora, quando ieri pomeriggio una nota di Fabio Granata da Roma dava Fli fuori dall'esperimento), l'Api di Rutelli e una pezzo dell’Udc, quello più vicino ai leader nazionali Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa.
La nota politica di rilievo è che per la prima volta negli ultimi dieci anni circa la formazione facente capo a Silvio Berlusconi, pur se largamente maggioritaria nell'Isola, è fuori dal governo regionale. Come pure quella parte di Udc legata a Totò Cuffaro e Saverio Romano, ormai in rotta assoluta con Casini e Cesa.
Ma vediamo chi sono gli assessori del Lombardo quater. Oltre ai tecnicissimi Massimo Russo e Caterina Chinnici, oltremodo graditi al presidente, la nuova giunta regionale vede confermati i tre tecnici in quota Pd già presenti nel Lombardo ter, ossia Mario Centorrino, Marco Venturi e Pier Carmelo Russo. I democratici hanno poi pressato per avere un quarto tecnico, l’ex prefetto di Palermo, nonché attuale commissario nazionale antiracket, Giosué Marino, fortemente voluto da Giuseppe Lumia, il grande tessitore della tela democratico-autonomista, per così dire.
Per l'Api di Francesco Rutelli va a Palazzo d’Orléans il docente universitario Sebastiano Messineo, detto Uccio, che all'Università dell'Aquila insegna Marketing. Si tratta di un esperto di Internet e nuove tecnologie che è anche stato consulente della Luiss e della Bocconi.
L’Udc di Casini e Cesa, che all’Ars hanno appena tre deputati fedeli (Giovanni Ardizzone, Marco Forzese e Giuseppe Lo Giudice) contro i dieci di Cuffaro e Romano, ha indicato e ...