Tutti gli articoli su Pier Luigi Bersani
I ballottaggi di ieri hanno sancito un dato politico nazionale importante: dopo quello del Pdl due settimane fa, è stato certificato il collasso della Lega Nord e lo stato di salute non certo esaltante del Pd. In Sicilia, poi, tranne in rari casi, che vedremo, il Pd si è sciolto come neve al Sole (basti condiderare i pochi consiglieri ottenuti in una città importante come Palermo). Di contro, escono di molto rafforzati da queste amministrative l'Idv, l'M5S e la sinistra comunista di Fds.
La voglia di cambiamento è tanta fra gli italiani. Che, per esempio, hanno bocciato 7 candidati leghisti su 7 ai ballottaggi. Uno smacco terribile per il partito federalista. Che paga non solo gli scandali di casa Bossi, ma anche l'appiattimento di anni ed anni sulle perniciose politiche berlusconiane. Ma non è che Pdl e Pd stiano poi tanto meglio. Il Paese, complice l'illogico rigore fiscale di Mario Monti, oggi è fortemente orientato a premiare le formazioni di Di Pietro e Grillo. Se ne facciano una ragione tutti i loro avversari. Se Pizzarotti (a proposito, non che vi sarebbe qualcosa di male, per carità, ma vi è per caso qualche parentela con l'omonimo gruppo imprenditoriale noto per le autostrade che realizza?) governerà bene Parma, nel 2013 Grillo sarà l'uomo da battere.
Quanto alla Sicilia, come sempre qui il discorso è più complesso. Al netto dell'astensionismo (quasi la metà degli aventi diritti non ha votato), vi sono risultati eclatanti ed assai indicativi. Come il trionfo di Orlando a Palermo, che con il 72.43% delle preferenze ha umiliato l'antagonista Ferrandelli ed il Pd di marca lombardiana che lo ha sostenuto.
Ed eccoci al cuore della questione politica siciliana: l'eterna anomalia Pd. Un partito spaccato su due fronti contrapposti impossibili da ricompattare, quello filo Raffaele Lombardo (Antonello Cracolici e Giuseppe Lumia, ma non solo) ...
Risulta assai incerto il quadro odierno delle intenzioni di voto degli italiani. Il Barometro Politico di aprile dell’istituto di ricerche Demopolis fotografa infatti una disaffezione dell’opinione pubblica verso la classe politica che risulta ulteriormente cresciuta rispetto al mese precedente: se ci si recasse alle urne ora per le elezioni politiche, 3 italiani su 10 resterebbero a casa e il 22% non saprebbe per chi votare.
Andando nel dettaglio, il Partito Democratico di Pier Luigi Bersani, pur restando primo partito d'Italia con il 26% dei consensi, perde circa un punto percentuale. Il Popolo della Libertà di Angelino Alfano si attesta oggi al 23%. L’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro sfiora il 9%, mentre l’Unione di Centro di Pier ferdinando Casini si posiziona all’8.3%. Cresce molto, di circa 3 punti, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che va al 7.5%.
Ovviamente travolto dallo scandalo Belsito, la Lega Nord appare in crisi e crolla nei consensi al 7%, con oltre l’80% del suo elettorato, da mesi insofferente, che chiede un profondo rinnovamento dei vertici di partito. Il Barometro Politico di Demopolis registra un evidente flusso in uscita dal partito di Umberto Bossi: un segmento significativo, circa un terzo degli elettori leghisti, confluisce nell’area grigia del non voto, si dichiara deluso, potenziale astensionista: un’area di grande appeal per i nuovi scenari che sembrano ridisegnarsi in Italia in vista delle Politiche del 2013. La Lega viene quindi scavalcata nei sondaggi da Sinistra Ecologia e Libertà, al 7.2% dei consensi, mentre la Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani) è al 2%. Insieme le due formazioni comuniste sono oltre il 9% dei consensi, segno che resiste nel Paese uno zoccolo duro di elettori di sinistra estrema in cerca di rappresentanza parlamentare.
«L’appuntamento elettorale del 6 e 7 maggio – afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento ...
Sono trascorsi un po' di giorni dall'entrata in carica del governo Monti. La situazione complessiva dell'economia italiana ed europea non mi pare migliorata di molto, ma sicuramente la credibilità internazionale del nostro Paese sta rapidamente crescendo (un premier presentabile è certo assai meglio di uno impresentabile). In parallelo con la preoccupazione degli italiani per le intenzioni del nuovo presidente del consiglio, che certamente dovrà incidere non poco sulle finanze dei cittadini per tentare di (ri)far quadrare i conti. Cosa che né Angelino Alfano, né Roberto Formigoni o Pier Luigi Bersani potrebbero fare senza assassinare nella culla le proprie aspirazioni future. Una riflessione/domanda sorge quindi spontanea: non sarà che ciclicamente, diciamo ogni quindicina d'anni circa, serva ad uno Stato una direzione tecnica che compia un certo tipo di lavoro che renderebbe troppo impopolari i politici?
Insomma, tagli alla già esigua spesa pubblica e l'aumento di una pressione fiscale già assai alta devono necessariamente passare per un esecutivo fatto da uomini che non hanno ulteriori ambizioni politiche e che sono disposti a catalizzare su di sé le inevitabili antipatie dei cittadini, evitando che l'immagine dei politici di professione venga troppo inficiata da una stagione di "lacrime e sangue". Bersani ed Alfano appoggiano sì Monti, ma nell'immaginario comune non saranno immediatamente associati all'ex rettore della Bocconi. Se le cose andranno bene, quindi, anche loro incasseranno il dividendo politico dell'operazione Monti. Se questa, viceversa, si rivelerà essere soltanto un gioco al massacro dei cittadini potranno sempre tirarsi indietro e, in ogni caso, non vi avranno mai messo direttamente la faccia. Una sorta di "giocata a cavallo" governativa dove chi perde è solo la gente comune.
[caption id="attachment_11352" align="aligncenter" width="300" caption="Foto di gruppo del governo Monti con al centro il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed il premier"][/caption]
È stata diffusa la nuova ricerca denominata Barometro Politico dell’Istituto di indagini demoscopiche Demopolis. I dati attengono le intenzioni di voto nazionale se si votasse oggi in Sicilia. Intanto è bene evidenziare come per il 71% dei siciliani le dimissioni di Silvio Berlusconi dalla sua carica di premier siano state opportune. Per quanto riguarda le intenzioni di voto per le politiche, il Popolo della Libertà si attesta al 25% dei consensi, il Partito Democratico al 20%, il Movimento per le Autonomie al 14%, l'Unione di Centro al 9.5%. Come sempre, il primo "partito" dell'Isola rimane quello degli indecisi.
Il 71% dei siciliani ritiene quindi che siano state opportune le dimissioni di Silvio Berlusconi, nella convinzione - ribadita da circa i tre quarti dei cittadini interpellati - che il Governo non sia stato in grado di gestire la gravissima emergenza finanziaria, né di varare negli ultimi mesi misure significative in grado di rilanciare seriamente la crescita economica del nostro Paese e del Sud in particolare.
«L'opinione pubblica siciliana - afferma il direttore dell'Istituto Demopolis Pietro Vento - condivide, in larga maggioranza, la prospettiva, prescelta dal presidente Napolitano, di un Governo di larghe intese, guidato da una personalità super partes come Mario Monti: il 65% dei siciliani ribadisce l’urgenza di un piano, credibile e socialmente equo, per la crescita economica del Paese e la riduzione del debito pubblico, nella convinzione che l’Italia non possa permettersi adesso i tempi di una campagna elettorale. Il nuovo Governo dovrebbe anche, secondo gli intervistati, cambiare la legge elettorale, restituendo agli italiani la possibilità di scegliere, con le preferenze o i collegi uninominali, i propri rappresentanti in Parlamento».
Mentre a livello nazionale, pur non avendo ancora costruito una coalizione credibile agli occhi degli elettori, il centrosinistra – se unito – otterrebbe la maggioranza relativa nel Paese, staccando nettamente il centrodestra, ...
Anche oggi i mercati internazionali hanno perso terreno in maniera considerevole. Ha dominato l'effetto Grecia in tutta l'eurozona, con la Borsa di Milano sprofondata (ha ceduto il 6.8%, una delle peggiori sedute dal tracollo della Lehmann Broters nel settembre del 2008, pari a 22 miliardi di euro bruciati) e con Parigi e Francoforte che hanno perso rispettivamente il 5.38% ed il 5%. Spread Btp-Bund a 459, ma sotto pressione anche i titoli bancari, con Unicredit e Intesa-San Paolo a lungo sospesi per eccesso di ribasso (alla fine, -14.22% per UniCredit e -15.65% per Intesa). Insomma, è stato l'ennesimo giorno di (ormai) ordinaria follia sui mercati. È utile chiedersi ancora perché?
Posto che la responsabilità di quanto sta accadendo non è possibile addossarla per intero alla speculazione internazionale (che ha un suo ruolo sì, ma entro certi limiti), è evidente come la situazione corrente sia l'esito di una serie di concause. Probabilmente, oltre 20'anni dopo il crollo del cosiddetto socialismo reale, il capitalismo è anch'esso a fine ciclo. Il che sta accadendo anche - coincidenza terribile - in un momento di leadership nazionali e globali non all'altezza della situazione. Obama non è Clinton, Sarkozy non è Mitterrand, Berlusconi non è Spadolini, la Merkel non è Kohl, Barroso non è Delors. Bisogna prenderne atto.
Ovvio che ormai i problemi delle città italiane sono irrisolvibili se non a livello centrale a Roma, così come i problemi italiani sono irrisolvibili se non a livello centrale a Bruxelles e quelli europei sono irrisolvibili se non a livello globale. Detto questo, è chiaro che il nostro Paese, lo scrivo da mesi e mesi, paga sempre più una crisi di credibilità senza precedenti per l'Italia repubblicana. Ma non è che Europa ed Usa stiano poi tanto meglio.
Ad esempio, vien da chiedersi che senso abbia aver istituito la figura di ...
Chiamiamolo fattore Grillo o Cinque Stelle, il prodotto finale non cambia. Il movimento antipolitico ed anticasta creato dal genovese Beppe Grillo ha condizionato e condizionerà sempre più i risultati elettorali del centrosinistra italiano, che già di suo negli ultimi anni non si è certo mostrato ai simpatizzanti quale corazzata invincibile. La riconferma ieri del pidiellino Angelo Iorio alla guida del Molise con uno scarto dello 0.79% dei voti rispetto al competitor democratico Paolo Di Laura Frattura la dice lunga in merito. Con il supporto di quel 5.60% dei suffragi andati al grillino Antonio Federico, il candidato del centrosinistra avrebbe vinto senz'altro. Ma intanto l'uomo di Grillo c'era ed il Pdl ha mantenuto la Regione Molise, così come nel 2010 il leghista Roberto Cota era riuscito, sempre grazie alla presenza di un candidato grillino, a battere Mercedes Bresso, presidente uscente del Piemonte con il centrosinistra.
Assodato come Grillo tolga volta al centrosinistra e non certo al centrodestra, i timori in casa democratica a questo punto si fanno pesanti. Se si dovesse andare a votare per le legislative con l'attuale legge elettorale, infatti, soprattutto al Senato il Movimento Cinque Stelle potrebbe causare un gravissimo danno al Partito Democratico. Insomma, urge trovare un accordo con Grillo, ma l'impresa sembra impossibile. Nato per demolire un sistema politico bloccato, a torto o a ragione considerato irriformabile, il Movimento Cinque Stelle difficilmente addiverrà a patti. Con il risultato di dare una grossa mano al Pdl. I sondaggi danno il berlusconismo in forte calo, ma il fattore Grillo davvero potrebbe venire in suo aiuto in maniera consistente. Pier Luigi Bersani lo sa, ma ha davvero ben poco da fare per impedirlo. Grillo oggi ha il potere di un kingmaker unito alla determinazione assoluta a non usarlo. Da qualsiasi parte si guardi la vicenda, l'esito sarà un grosso danno ...
Il dato ha del clamoroso, anche se a pensarci bene più di tanto non stupisce: 3 siciliani su 10, se si votasse oggi per il rinnovo del Parlamento nazionale, non andrebbero alle urne. Risulta infatti molto elevato nell’Isola il consenso al cosiddetto partito del “non voto”, ossia di quanti, incerti o delusi, preferirebbero astenersi, penalizzando in tal modo soprattutto le formazioni maggiori (Pdl, Pd ed Mpa).
È quel che emerge dal Barometro Politico regionale dell’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis, in un contesto che rende ancora più imprevedibili dell'usuale le dinamiche del consenso in Sicilia, deviate da tante incognite magari altrove sconosciute. Pesa sulle opzioni correnti la crescente sfiducia dei cittadini nel Parlamento nazionale, nei partiti di maggioranza e di opposizione, nelle istituzioni politiche nazionali e regionali. Ma soprattutto è in aumento la percezione di una grave disattenzione della classe politica italiana nel suo complesso verso i problemi concreti del Sud e della Sicilia in particolare.
«L’incertezza del quadro politico nazionale – afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento – rende oggi decisive, ancora una volta, le scelte dei siciliani per il futuro politico del Paese, soprattutto in relazione al possibile premio di maggioranza al Senato. La fotografia del voto, scattata da Demopolis agli inizi di un mese di agosto che si preannuncia politicamente caldissimo nei palazzi romani, appare destinata a modificarsi nelle prossime settimane, sulla base dell’evoluzione degli scenari nazionali e regionali».
Il Pdl, che è in cerca di un futuro dopo Silvio Berlusconi e che davvero non si sa che forma possa prendere nel medio periodo, si attesta oggi nell'Isola al 27.2% dei consensi, che gli darebbero circa 730 mila voti. Salta all'occhio immediatamente la differenza con il 46% del 2008, ma è ovvio che a questi numeri va sommato il dato della scissione "meridiana" di Micciché (8%).
Anche il Pd, 19%, ...
L'Italia è una grave anomalia nel corrente panorama politico internazionale. Al suo interno opera la parallela anomalia rappresentata dal Partito Democratico, ancora più singolare in Sicilia, dove metà del Pd appoggia una giunta presieduta dall'autonomista Raffaele Lombardo, uomo dalla storia personale e dalla tradizione politica certo ben lontane da quelle che hanno condotto alla nascita della formazione democratica. Di tutto ciò ho parlato a lungo con Orazio Licandro, già deputato nazionale ed oggi dirigente dei Comunisti Italiani e della Federazione della Sinistra, acuto analista dei fatti non solo siciliani. Il risultato è questa intervista, che viene pubblicata in esclusiva su The Lo Re Report.
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, un po’ tardivamente si è accorto della stranezza del caso siciliano ed ha finalmente messo in dubbio l’appoggio del suo partito al presidente della Regione Raffaele Lombardo, inquisito per concorso esterno in associazione mafiosa …
Ciò che sta accadendo nel Pd non solo è grave, ma è soprattutto surreale. Che tutto ciò succeda in Sicilia sotto l’egida della nouvelle vague antimafia è poi uno di quei paradossi della politica che lascia di stucco, ma con un amarissimo sapore in bocca. Ricordo come venissero sempre lanciati, e giustamente, inviti alla prudenza, alla circospezione rispetto a personaggi spregiudicati seppure in condizioni francamente risibili rispetto a quelle in cui, a leggere le carte dell'inchiesta "Iblis", verserebbe Raffaele Lombardo. Migliaia di pagine del Ros dei Carabinieri, un’inchiesta durata lunghi anni, decine e decine di personaggi coinvolti, dal mondo della politica, a quello delle professioni, dell’imprenditoria e della mafia in senso stretto. A prescindere dalle vicende giudiziarie che si dipaneranno, soltanto alcuni esponenti del Pd, penso per esempio ai senatori Enzo Bianco ed Ignazio Marino o al deputato Giovanni Burtone, hanno assunto una posizione chiara. E allora, dinanzi a tutto ciò, come è possibile che siano ...
Con la dura presa di posizione di Pier Luigi Bersani sul caso Sicilia - una sorta di risveglio del bello addormentato nel bosco potremmo dire - l'Isola ha vissuto ieri pomeriggio il suo ennessimo quarto d'ora adrenalinico. È troppo maligno ipotizzare che, calcolati per bene - seppur in mostruoso ritardo - i (pochi) pro e i (tanti) contro dell'allenza siciliana fra Pd ed Mpa, Bersani abbia preteso da Giuseppe Lupo la firma della nota congiunta in cui si afferma essere necessario un ripensamento dell'intesa? Comunque siano andate le cose, ormai il problema politico è stato posto pesantemente e gli organi regionali del partito, alla presenza del segretario nazionale, dovranno in pochi giorni decidere se confermare o togliere l'appoggio alla giunta Lombardo.
Su quel che poi realmente accadrà in casa Pd non si può ipotizzare nulla di certo. Ad occhio è lecito supporre che Bersani tenterà di imporre la sua linea (basta col fare da stampella/zerbino al presidente autonomista inquisito per concorso esterno in associazione mafiosa), ma già Antonello Cracolici ha fatto sapere che ingerenze extrasiciliane sono poco gradite. Insomma, se ieri sera tutti davano per assodata la volontà del Pd di "sfilarsi", già oggi hanno ripreso quota le azioni di chi sostiene che il partito deciderà di proseguire nella suicida strategia di appoggio a Lombardo, almeno fino all'eventuale rinvio a giudizio. Se poi questo non dovesse arrivare, sarebbe la vittoria assoluta di Lumia & Co. Ma se, di contro, il rinvio giungesse dopo un'ennesima prova di forza vinta dai democratici di rito lombardiano sarebbe la fine per il partito in Sicilia.
Perché un dato che probabilmente importa poco agli alleati del leader autonomista, ma assai di più ai militanti di base ed ai simpatizzanti, è quello che il Pd ormai è in caduta libera nei sondaggi. I più benevoli fra gli analisti ...
«I provvedimenti della procura della Repubblica di Catania, recentemente assunti nell'ambito dell'inchiesta denominata "Iblis", suscitano preoccupanti interrogativi che, al di là degli sviluppi giudiziari, investono il ruolo istituzionale del presidente della Regione Siciliana. Questi fatti richiedono una riconsiderazione della situazione politica nel governo della Regione e della iniziativa del Pd. A tal fine saranno convocati a breve gli organismi dirigenti siciliani con la partecipazione della segreteria nazionale». Lo affermano in una nota congiunta il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, ed il segretario regionale siciliano, l'"opussiano" Giuseppe Lupo.
Ovviamente, la notizia (di fatto nota da più di un anno, ma ufficializzata dalla Procura con l'avviso di conclusione delle indagini soltanto sabato scorso) che il presidente siciliano Raffaele Lombardo - a capo di una giunta tecnica sostenuta da Pd, Mpa, Udc, Fli e Api - è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa non poteva non scuotere un galantuomo come Bersani. Che certo però avrebbe fatto meglio a pensarci prima, riconducendo per tempo all'ordine i vertici regionali del suo partito.
Insomma, considerato come l'innaturale alleanza fra democratici ed autonomisti abbia eroso in maniera significativa i già scarni consensi del Pd, la decisione (se arriverà, ma sembra certo) di togliere l'appoggio al governo Lombardo appare davvero troppo tardiva. Ormai il danno d'immagine per il Pd siciliano è gravissimo e la compagine di centrosinistra alle prossime elezioni regionali, a questo punto imminenti, sarà sicuramente punita con estrema durezza dall'elettorato.
Quanto agli equilibri interni al Pd regionale, a questo punto è ovvia la vittoria della linea di coerenza e fermezza di Enzo Bianco, da sempre radicalmente contrario all'"abbraccio" con Raffaele Lombardo. Nelle prossime ore sarà interessante sentire il giudizio in merito alla presa di posizione di Bersani di Giuseppe Lumia, il grande sostenitore del presidente siciliano fra le fila dei democratici.
Pier Luigi Bersani ...
In origine il Partito Democratico era, in linea teorica, la migliore idea politica mai emersa nell'Italia repubblicana. Oggi, dopo anni di discutibile gestione (da quella - a mio avviso pessima - di Walter Veltroni a quella - discreta, ma comunque deludente rispetto alle aspettative - di Pier Luigi Bersani) è divenuta un'anomalia. Anche grave. A livello nazionale e segnatamente a livello siciliano. Non suscita nessuno stupore, quindi, il risultato del recente sondaggio Demopolis che vede un crollo di consensi del Pd in Sicilia.
Se vi fossero oggi delle nuove elezioni legislative, il Partito Democratico nell'Isola riuscirebbe a malapena a raggiungere il 18% dei consensi, perdendo 250 mila voti (quasi l'8%) rispetto alle consultazioni politiche del 2008. Chiara la spiegazione di Pietro Vento, il direttore di Demopolis: «Il Partito di Bersani paga nell’Isola, più che nel resto del Paese, le prolungate divisioni interne, nei programmi, nella leadership, nelle alleanze. Ma anche e soprattutto [...] le incertezze strategiche nella decisione di appoggiare dall’esterno il Governo regionale guidato da Raffaele Lombardo. Un sostegno senza peso effettivo e riconoscibile, almeno nella percezione degli elettori del Pd, sulle scelte reali della politica regionale».
Come si può poi vedere dai dettagli del sondaggio, interessante è l'erosione di consensi che il Pd subisce proprio dall'alleato al governo regionale, il Movimento per l'Autonomia di Lombardo. Ben 16 elettori su 100 che hanno votato Pd nel 2008 oggi voterebbero Mpa. A riprova del fatto che, se un partito diventa la copia sbiadita di un altro o, comunque, viene percepito come eccessivamente appiattito sulle posizioni di un altro, l'elettorato tende sempre a premiare l'originale.
Certo, davvero fa specie che solo 5 su 100 degli elettori democratici voterebbero Sinistra, Ecologia e Libertà, mentre non vi è traccia della Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista e Partito dei Comunisti Italiani) nelle risposte degli intervistati, tanto da ...
Diciamolo chiaro, a prescindere dalla fondatezza o meno delle argomentazioni avanzate da Luigi de Magistris, Sonia Alfano e Giulio Cavalli nella lettera aperta al leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, per invitarlo ad affrontare la questione morale dentro il partito, la mossa in sé e per sé è pessima da un punto di vista di marketing elettorale. Vero è che i sondaggi sull'Idv hanno tradizionalmente un andamento assai sinusoidale, ma la sortita di de Magistris & Co., supportati da Paolo Flores d'Arcais e MicroMega, è probabilmente caduta in un momento di simpatie crescenti attorno al movimento giustizialista, certo pregiudicandone il trend positivo. Il tutto, sostanzialmente a ridosso delle elezioni politiche e, per alcune aree d'Italia dove la sicura caduta del governo Berlusconi sarà particolarmente avvertita, anche amministrative.
L'Italia dei Valori alle consultazioni europee del 2009 ha ottenuti circa l'8% dei voti. I sondaggi lungo il corso del 2010 sono invece stati meno generosi. In ogni caso, però, non sono mai stati costanti. Si è andati, infatti, dal 5.3% al 7% inoltrato. Un po' per la scarsa affidabilità del mezzo in sé, un po' per l'"ondivaghezza" tipica dell'elettore italiano (specie in tempi di grande confusione come questi) ed un po' ancora per l'oggettivo scarso spessore della classe dirigente Idv (de Magistris non è che abbia tutti i torti ...), la formazione dipietrista non sta riuscendo a capitalizzare appieno la decomposizione in atto del Partito Democratico.
A ben vedere, però, questo ragionamento non è del tutto corretto. Quanto meno non lo è ovunque. Su scala nazionale, infatti, i consensi in fuga dal Pd l'Idv in qualche modo li intercetta, anche se certo non è aiutato dalle polemiche interne. Come, pare, li intercetti anche in Sicilia, regione le cui dinamiche politiche spesso anticipano quelle del resto del Paese. Nell'Isola, si vocifera di sondaggi "privatissimi" commissionati da ...
In questi giorni Walter Veltroni sta duramente attaccando il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, tanto da far temere una scissione.
Mi chiedo ... Nel 2008, grazie ad una assurda legge elettorale da lui voluta insieme a Silvio Berlusconi, il kennediano di ferro ha coronato il suo personalissimo sogno di un Parlamento italiano senza comunisti e socialisti. Che punti ora alle Camere senza democratici?