Tutti gli articoli su Popolo della Libertà

Esplosione Pdl e saggezza popolare: ovvero la rivolta di Dudù

Scritto da: il 16.11.13 — 0 Commenti
La scissione del Popolo della Libertà cui si assiste in queste ore si può in estrema sintesi spiegare con un celebre detto della romanità: se volevi a gratitudine te pijiavi 'n'cane. Eppure nei decenni Silvio Berlusconi c'ha pure provato a circondarsi solo ed esclusivamente di yes men dalla fedeltà canina. Ma non è bastato. Al dunque (ossia di fronte alla necessità - per il Cav. - di abbandonare i comodi strapuntini offerti dal governo delle larghe intese) non tutti hanno obbedito. Chi per classico attaccamento alla poltrona, chi per un suo vero convincimento politico, molti non hanno aderito alla richiesta di Berlusconi di uscire dalla maggioranza del governo Letta, dando vita alla neonata formazione politica Nuovo Centrodestra (brand si spera provvisorio, onde evitare che Pino Tatarella si rivolti a tempo indeterminato nella tomba). Certo che agli occhi dell'uomo di Arcore lo strappo consumato da Angelino Alfano deve essere parso più strano che ricevere un morso da Dudù, il noto pet di casa Berlusconi. Ma intanto l'ormai ex fedelissimo il coraggio di rompere con il suo padre politico lo ha trovato ed è un fatto che oggi pesa nello scenario italiano. Domani non è detto, ma oggi pesa. Resta da ragionare appunto sulle possibilità future della nuova formazione, soprattutto alla prova (che prima o poi verrà) delle urne. Che Alfano ritenga praticabile "eternare" la politica delle larghe intese è da fantascienza. E allora? A meno di un possente spostamento verso il centrosinistra, sempre con Berlusconi dovrà trattare e da una posizione per lui del tutto inedita, dopo 20'anni di sinergia assoluta. Che Chaos ... Francamente, continuo a preferire il mito greco di Urano, Kronos e Zeus. [caption id="attachment_12528" align="aligncenter" width="300"] Silvio Berlusconi e Angelino Alfano[/caption]

Ultimo sondaggio Demopolis prima del black out: Lombardia e Sicilia fondamentali

Scritto da: il 08.02.13 — 0 Commenti
Anche se in calo rispetto alle settimane scorse, il livello di astensionismo e di indecisione resta piuttosto alto fra gli italiani. Se ci recasse oggi alle urne, circa 11 milioni e mezzo di elettori, ossia il 24% degli aventi diritto, restarebbe a casa. Ma sul voto del 24 e 25 febbraio pesa anche il numero degli indecisi: oltre 7 milioni di elettori non hanno infatti ancora compiuto una scelta chiara. Sono questi i dati che emergono dall’ultima indagine condotta dall’Istituto Demopolis per il programma Otto e Mezzo de La7, prima del black out previsto dalla legge elettorale. «A dare il segno dell’instabilità del mercato elettorale, in presenza di un’offerta politica non più bipolare come nel 2006 e nel 2008, è anche - sostiene il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento - il numero di quanti dichiarano che nei prossimi giorni potrebbero cambiare idea: oltre un quinto degli elettori ammette di prendere oggi in considerazione più di una lista. A rendere più evanescente il consenso contribuisce anche il Porcellum, la legge elettorale in vigore con le liste bloccate: il 47% dei cittadini orienterà la sua scelta prevalentemente sul candidato premier o leader della coalizione, poco più di un terzo sceglierà il partito, meno di un elettore su cinque deciderà il suo voto in base ai candidati in lista per la Camera o il Senato a livello locale». Demopolis ha analizzato il consenso attuale e potenziale alle 2 principali coalizioni: a 16 giorni dal voto, il centro-sinistra si attesterebbe al 33.6%, il centro-destra al 28.5%. Molto significativo appare anche il bacino potenziale dei due schieramenti, che raggiunge il 40% per la coalizione di Bersani e il 34% per quella di Berlusconi-Alfano. «Nell’analisi dei flussi elettorali, principale argine alla rimonta del centro-destra è il Movimento 5 Stelle che - afferma Vento - otterrebbe oggi il 18,1%, con ...

Sondaggio Demopolis: il Pd ormai ha doppiato il Pdl

Scritto da: il 20.12.12 — 0 Commenti
Se gli italiani si recassero ora a votare per il rinnovo del Parlamento, il Partito Democratico si confermerebbe, con il 32% dei consensi, la prima forza politica del Paese, con un aumento di oltre 5 punti percentuali in due mesi. È uno dei dati più importanti che emergono dal Barometro Politico di dicembre dell’Istituto Demopolis. Senza essere riusciti nell'intera legislatura a mettere mano alla pessima legge elettorale in vigore (si voterà quindi con il solito "Porcellum"), si registra una altissima richiesta di rinnovamento. Nel dettaglio, nonostante una lieve flessione, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo si attesta, con il 19%, al secondo posto, con un elettorato potenziale che premia, nonostante i controversi casi di espulsione di militanti critici, l’assoluta contrapposizione del leader agli schemi tradizionali della politica tricolore. Doppiato nelle stime elettorali dal Pd, il Popolo della Libertà (seppur diviso al suo interno al limite della scissione), ottiene il 16%, recuperando  circa 2 punti dopo il ritorno al centro della scena mediatica di Silvio Berlusconi. Sono invece tendenzialmente stabili l’Udc di Pier Ferdinando Casini (6.1%) e Sel di Nichi Vendola (6%). In lieve ripresa appare la Lega Nord di Roberto Maroni (5.2%), mentre le altre liste classiche sono tutte sotto il 3%. Fra le novità, si posiziona attorno al 4% il movimento Verso la terza Repubblica (che include Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo, formazione che qualche mese fa era data al 20% da alcuni sondaggi), nato in attesa che il premier decida in merito a un suo diretto impegno in campagna elettorale. Nonostante le perplessità su molte delle scelte del governo, la fiducia degli italiani in Mario Monti resta piuttosto alta. «Risulta complesso valutare oggi con esattezza», afferma il direttore dell’Istituto Demopolis, Pietro Vento, «il possibile impatto elettorale di una ampia coalizione di centro che supporti politicamente il progetto di un ritorno ...

Predonismo autonomista versus decisionismo schmittiano: la candidatura Musumeci oltre le logiche stantie della politica siciliana

Scritto da: il 28.08.12 — 8 Commenti
Nelle ultime ore non stanno mancando i problemi e gli ostacoli attorno alla candidatura di Nello Musumeci a presidente della Regione Sicilia. Mpa/Pds e Grande Sud hanno sostanzialmente rotto le trattative, togliendo il proprio appoggio a Musumeci, accusato di non aver voluto abbracciare il loro progetto sicilianista. Proverò a ragionare sul quadro che si sta delineando, magari con l'aiuto di qualche retroscena, utile a meglio comprendere quel che sta accadendo. In via preliminare, corre l'obbligo di osservare come vi sia una quota parte di cittadini dell'Isola - probabilmente anche maggioritaria - che non si sente per nulla sicilianista. Non occorre, infatti, essere statalisti e centralisti tetragoni come chi scrive per ritrovarsi ben diffidenti e prendere preventivamente le distanze dall'autonomismo inconcludente e parolaio stile Mpa. E soprattutto, nonostante taluni sondaggi ad usum delphini tentino di dimostrare l'indimostrabile, non esiste in Sicilia un diffuso sentire indipendentista. L'idea che l'Isola diventi Stato a sé è e rimane un irrealizzabile sogno (rectius: incubo) di ambienti mafiosi e paramafiosi o di ambienti pseudo culturali assolutamente minoritari. Per carità, del tutto slegati da quelli criminali, ma non meno velleitari. In entrambi i casi, si tratta di posizioni a dir poco disancorate dalla realtà. Quanto alla pretesa grottesca di chiedere a Nello Musumeci chissà quale patente di sicilianità, è bene ricordare che Musumeci uscì nel 2005 da Alleanza Nazionale, fondando Alleanza Siciliana, proprio perché l'allora leader di An, Gianfranco Fini, risultava essere sordo alle esigenze dei territori. L'impegno politico di Nello Musumeci è stato incontrovertibilmente segnato, ab initio, da una seria attenzione ai tanti problemi del Sud e della Sicilia e nessuno nell'Mpa/Pds può chiedere all'esponente de La Destra chissà quale certificazione di meridionalità o, tantomeno, arrogarsi il diritto di rilasciargliela o no. E veniamo ora ad alcuni retroscena che possono aiutarci a capire più a fondo i convulsi giorni ...

Sicilia: per le regionali è tutti contro tutti, ma dal caos lentamente emerge un accenno di cosmos

Scritto da: il 20.08.12 — 2 Commenti
Mentre ancora la Regione tarda a indire i comizi elettorali, il risiko delle alleanze e delle candidature in Sicilia è in pieno svolgimento. Nel centrosinistra la divisione impera, con almeno 3 candidati certi (Rosario Crocetta, sostenuto dal Pd filo Lombardo, Claudio Fava, di Sel, ed il grillino Giancarlo Cancelleri, del Movimento 5 Stelle) ed un altro probabile (di Idv e Fds). Ma è la lotta interna al centrodestra il vero fulcro della politica isolana di queste settimane, perché dallo scontro in corso potrebbe uscire il futuro inquilino di Palazzo d'Orléans, atteso che la frammentazione è per la sinistra un handicap al momento troppo grande per poter parlare di sue possibilità di vittoria. Posto, infatti, che il presidente della Regione sarà eletto con grossomodo il 30% dei consensi, è ovvio che il polo che andrà alle urne meno diviso avrà assai più chance di portare a casa il risultato. Perché con un sistema elettorale che non prevede ballottaggio, il cartello più coeso ha sicuramente maggiori opportunità di successo. In quest'ottica, è chiaro che le possibilità di vittoria di Crocetta, candidato di un'area eccessivamente frammentata, dipendono dalla speculare frammentazione del centrodestra. Se questo arriverà alla presentazione delle liste spaccato, l'ex sindaco di Gela potrà ritenersi con la vittoria in tasca. Ma se il centrodestra dovesse ricompattarsi, ben difficilmente l'europarlamentare democratico potrebbe spuntarla. La partita fondamentale, quindi, la si gioca in campo conservatore. Proviamo allora a capire come stanno andando le trattative, soprattutto quelle che ruotano attorno a Gianfranco Micciché. Da oltre un mese l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha rotto gli indugi, buttando sulla bilancia il peso della sua candidatura. Di fronte al niet forte del Pdl, però, Micciché sembrerebbe tentato di attivare il cosiddetto piano B, appoggiando o Nello Musumeci o Stefania Prestigiacomo, due nomi assolutamente autorevoli sui quali i coordinatori regionali ...

Sicilia, il futuro è nel destracentro?

Scritto da: il 16.06.12 — 8 Commenti
Pomeriggio intenso e ricco di spunti, proposte e novità come non si vedeva da tempo quello di ieri per la politica siciliana. Proverò a farne una cronaca, fermo restando che su Twitter e Facebook ho "postato" le news in tempo reale, man mano che venivano fuori. La notizia più importante è certo l'endorsement di Adolfo Urso a Nello Musumeci. Il leader di Fareitalia ha infatti proposto la candidatura di Musumeci, vicesegretario nazionale de La Destra e indimenticato coprotagonista della cosiddetta Primavera di Catania, alla presidenza della Regione Sicilia. L'occasione è stato il meeting "Dal territorio una nuova alleanza per la Sicilia", evento di presentazione da parte di Fareitalia di Alleanzasicilia, al Palazzo della Cultura di Catania, con il sindaco di Ragusa, Nello Di Pasquale (che ha lanciato la sua nuova sigla, Territorio), il presidente della Provincia di Enna, Giuseppe Monaco, il coordinatore regionale di Fareitalia, Giuseppe Scalia, quello provinciale etneo, Fabio Fatuzzo, e - ovviamente - lo stesso Musumeci. Ragionando sulle prossime elezioni regionali di fine ottobre, Urso ha parlato di «un nuovo rassemblement civico che promuova un governo di emergenza con un programma di riforme radicali che faccia risorgere la Sicilia dal baratro in cui è precipitata. Nello Musumeci può essere un candidato capace di interpretare l'esigenza di buon governo e di cambiamento: buoni amministratori e società civile, buona politica e impresa. Devono scendere in campo le energie migliori a prescindere dagli schieramenti». Ben consapevole di come le sigle partitiche degli ultimi anni siano del tutto usurate, Urso ha puntato l'attenzione sull'opportunità di costituire una lista civica «aperta a tutti, anche se non sarà una scialuppa di salvataggio. Non candideremo nessuno dei deputati uscenti e ovviamente nessun indagato. Liste pulite fatte di giovani, donne e uomini liberi e forti». Dal canto suo, Nello Musumeci sulla proprosta di Urso ha semplicemente replicato che ...

Sondaggio Demopolis: 10 milioni di elettori in fuga da Pdl e Lega

Scritto da: il 01.06.12 — 2 Commenti
Erano in 16 milioni e 700 mila gli elettori che nel 2008 avevano votato Pdl e Lega Nord, decretando un successo strepitoso per il centrodestra italiano, ma ora solo circa 7 milioni confermerebbero tale scelta in caso di elezioni politiche. Questo è il risultato di una indagine di Demopolis svolta per il settimanale l’Espresso in edicola da stamattina. «Sono oggi quasi 10 milioni - afferma il direttore dell’istituto, Pietro Vento - gli “esuli” di Pdl e Lega: 38 su 100, tra quanti non confermerebbero il voto del 2008, resterebbero oggi a casa; 33 si dichiarano indecisi sulla scelta da compiere, probabilmente in attesa di una proposta politica convincente, del tutto differente da quelle del passato. Oltre un quinto opterebbe per il Movimento 5 Stelle di Grillo; il 7% per altri partiti». Com'è comprensibile, la crisi dell’asse di centrodestra e la crescita davvero esponenziale dell’astensionismo hanno creato un bacino potenziale di estremo appeal politico, soprattutto per l’area moderata. Il 12% dei cittadini si dichiara infatti interessato a votare per un eventuale partito di centro. Una percentuale ben più rilevante, però, sempre secondo Demopolis, manifesta una disponibilità potenziale, ma solo a condizione che si tratti di una forza politica con volti realmente nuovi e competenti. «È ovviamente troppo presto per misurare il consenso elettorale ad un eventuale nuovo partito moderato di Monti o di Montezemolo. L'espressione concreta del voto – conclude il direttore di Demopolis - dipenderà infatti dalla sua collocazione, dal sistema elettorale con cui si tornerà alle urne, ma soprattutto dall'effettiva novità percepita del progetto politico». Ed in tal senso l'M5S sembra proprio non avere rivali.

Elezioni amministrative: trionfa Grillo, collassano Lega Nord, Pdl e (un po’ anche il) Pd

Scritto da: il 22.05.12 — 2 Commenti
I ballottaggi di ieri hanno sancito un dato politico nazionale importante: dopo quello del Pdl due settimane fa, è stato certificato il collasso della Lega Nord e lo stato di salute non certo esaltante del Pd. In Sicilia, poi, tranne in rari casi, che vedremo, il Pd si è sciolto come neve al Sole (basti condiderare i pochi consiglieri ottenuti in una città importante come Palermo). Di contro, escono di molto rafforzati da queste amministrative l'Idv, l'M5S e la sinistra comunista di Fds. La voglia di cambiamento è tanta fra gli italiani. Che, per esempio, hanno bocciato 7 candidati leghisti su 7 ai ballottaggi. Uno smacco terribile per il partito federalista. Che paga non solo gli scandali di casa Bossi, ma anche l'appiattimento di anni ed anni sulle perniciose politiche berlusconiane. Ma non è che Pdl e Pd stiano poi tanto meglio. Il Paese, complice l'illogico rigore fiscale di Mario Monti, oggi è fortemente orientato a premiare le formazioni di Di Pietro e Grillo. Se ne facciano una ragione tutti i loro avversari. Se Pizzarotti (a proposito, non che vi sarebbe qualcosa di male, per carità, ma vi è per caso qualche parentela con l'omonimo gruppo imprenditoriale noto per le autostrade che realizza?) governerà bene Parma, nel 2013 Grillo sarà l'uomo da battere. Quanto alla Sicilia, come sempre qui il discorso è più complesso. Al netto dell'astensionismo (quasi la metà degli aventi diritti non ha votato), vi sono risultati eclatanti ed assai indicativi. Come il trionfo di Orlando a Palermo, che con il 72.43% delle preferenze ha umiliato l'antagonista Ferrandelli ed il Pd di marca lombardiana che lo ha sostenuto. Ed eccoci al cuore della questione politica siciliana: l'eterna anomalia Pd. Un partito spaccato su due fronti contrapposti impossibili da ricompattare, quello filo Raffaele Lombardo (Antonello Cracolici e Giuseppe Lumia, ma non solo) ...

Sondaggi, Grillo al 12% (quasi 4 milioni di potenziali elettori)

Scritto da: il 18.05.12 — 2 Commenti
Più di 7 italiani su 10 oggi si sentono poco o per niente rappresentati dal partito che hanno votato alle elezioni politiche del 2008. E la crescente insofferenza verso i partiti politici che hanno (s)governato il Paese negli ultimi anni sta avendo come corollario la notevole crescita del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che – secondo il Barometro Politico dell’Istituto Demopolis – passa dal 2.4% del giugno 2010 al 7.8% dell’aprile scorso, per attestarsi oggi al 12%. «È l’effetto, anche emulativo, della risonanza mediatica che ha seguito il recente successo alle amministrative - afferma il direttore dell’Istituto di ricerche Pietro Vento - di fronte all’assenza di concreti e percepibili segnali di rinnovamento da parte dei partiti tradizionali, il movimento di Grillo diviene oggi, virtualmente, la terza forza politica nel Paese, con un bacino potenziale che tocca il 20%: un italiano su cinque prenderebbe in considerazione l’ipotesi di un voto al movimento del comico genovese. Il 43% di chi voterebbe oggi il Movimento 5 Stelle attribuisce la propria scelta all’esigenza di contribuire ad un radicale cambiamento della classe politica; il 28% perché non si sente più rappresentato da alcun altro partito, il 19% per dire “basta” alla politica economica dell’Unione Europea e del Governo Monti». Significative sono però le differenze nella penetrazione territoriale dei "grillini" registrate da Demopolis. Il movimento appare infatti in ulteriore crescita al Nord, dove raggiunge il 16%, e nelle regioni del Centro, mentre si posiziona intorno al 6% al Sud e nelle Isole. Segno di come ancora nel Meridione d'Italia il voto sia legato a dinamiche clientelari difficili da modificare. Cinque Stelle sembrerebbe avere il suo bacino più forte nell’elettorato sotto i 50 anni, ottenendo consensi superiori alla media tra i laureati e soprattutto tra i navigatori abituali della Rete (21%). 1 su 5, se ci recasse ora alle ...

Palermo, qualche considerazione a spoglio in corso

Scritto da: il 07.05.12 — 3 Commenti
Quel che in queste ore sta accadendo a Palermo, metropoli cosmopolita colta e raffinata convertita in discarica a cielo aperto da un'allegra banda di incapaci, è assai semplice: è stata seppellita dagli elettori della capitale siciliana la follia del Partito Democratico pro Raffaele Lombardo. Con il candidato imposto dagli oltranzisti dell'accordo con l'Mpa - il giovane Fabrizio Ferrandelli, ex Idv folgorato sulla via di Grammichele vincitore di caotiche primarie contro l'ottima candidata Rita Borsellino - che esce incredibilmente ridimensionato rispetto alle (fin troppo generose) previsioni. Per inciso, davvero patetico il tentativo di qualcuno dei maggiorenti Pd di saltare sul carro del vincitore a spoglio appena iniziato. Proprio nullo il senso del ridicolo di questi signori, viene da vergognarsi per loro: un po' di dignità, suvvia! Ed anche di capacità di capire quando restare in silenzio ... Che non guasta mai.. Probabilmente Orlando non vincerà al primo turno (anche se ancora tutto è da vedere), ma è ovvio che al secondo si imporrà, tornando a sedere a Palazzo delle Aquile. Chiaro segno che in Sicilia la gente è arcistufa della criminale volontà sottosviluppista di una certa politica. Lo accettino gli esponenti del Pdl, in liquefazione in giro per l'Italia, e dell'Udc, partiti che dell'Mpa sono stati per anni colpevoli alleati. E lo accettino soprattutto quegli esponenti democratici siciliani che in questi anni hanno anteposto i propri interessi di corrente al bene comune (che non è difficile da individuare a queste latitudini: semplicemente è una seria, convinta, radicale lotta al crimine organizzato ed ai link che lo fortificano) appoggiando ricette politico-economiche stanno portando allo sbando l'Isola. Ora c'è da rifondare tutto, a Palermo come nel resto della Sicilia. Dalla capitale fra quindici giorni può partire la liberazione dell'Isola dal manipolo di incompetenti che, facendo dell'ignoranza la propria orgogliosa bandiera, stanno portando alla disperazione milioni ...

Nuovo sondaggio Demopolis, esplode il non voto

Scritto da: il 23.04.12 — 0 Commenti
Risulta assai incerto il quadro odierno delle intenzioni di voto degli italiani. Il Barometro Politico di aprile dell’istituto di ricerche Demopolis fotografa infatti una disaffezione dell’opinione pubblica verso la classe politica che risulta ulteriormente cresciuta rispetto al mese precedente: se ci si recasse alle urne ora per le elezioni politiche, 3 italiani su 10 resterebbero a casa e il 22% non saprebbe per chi votare. Andando nel dettaglio, il Partito Democratico di Pier Luigi Bersani, pur restando primo partito d'Italia con il 26% dei consensi, perde circa un punto percentuale. Il Popolo della Libertà di Angelino Alfano si attesta oggi al 23%. L’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro sfiora il 9%, mentre l’Unione di Centro di Pier ferdinando Casini si posiziona all’8.3%. Cresce molto, di circa 3 punti, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che va al 7.5%. Ovviamente travolto dallo scandalo Belsito, la Lega Nord appare in crisi e crolla nei consensi al 7%, con oltre l’80% del suo elettorato, da mesi insofferente, che chiede un profondo rinnovamento dei vertici di partito. Il Barometro Politico di Demopolis registra un evidente flusso in uscita dal partito di Umberto Bossi: un segmento significativo, circa un terzo degli elettori leghisti, confluisce nell’area grigia del non voto, si dichiara deluso, potenziale astensionista: un’area di grande appeal per i nuovi scenari che sembrano ridisegnarsi in Italia in vista delle Politiche del 2013. La Lega viene quindi scavalcata nei sondaggi da Sinistra Ecologia e Libertà, al 7.2% dei consensi, mentre la Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani) è al 2%. Insieme le due formazioni comuniste sono oltre il 9% dei consensi, segno che resiste nel Paese uno zoccolo duro di elettori di sinistra estrema in cerca di rappresentanza parlamentare. «L’appuntamento elettorale del 6 e 7 maggio – afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento ...

Sondaggio Demopolis, crescono incerti e sinistra

Scritto da: il 01.03.12 — 2 Commenti
Assai incerto l'umore politico degli italiani e il conseguente quadro delle loro intenzioni di voto dopo oltre 100 giorni dal varo dell'esecutivo guidato da Mario Monti. Secondo il Barometro Politico dell’Istituto Demopolis, infatti, ben il 60% degli elettori non si sentirebbe più rappresentato dal partito votato alle ultime consultazioni politiche, senza sostanziali differenze tra gli opposti schieramenti. «La disaffezione dell’opinione pubblica – ha affermato il direttore di Demopolis, Pietro Vento - risulta ulteriormente cresciuta nelle ultime settimane: si avverte un diffuso disincanto che sta erodendo il residuo consenso nei confronti dei partiti, il cui peso effettivo, agli occhi dei cittadini, appare oggi decisamente ridimensionato dal Governo dei Professori. In vista delle elezioni del 2013, gli italiani sollecitano maggiore trasparenza nei bilanci dei partiti e tagli concreti dei costi della politica, ma anche una nuova legge elettorale, che restituisca loro la possibilità di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento». Se ci si recasse oggi alle urne per il rinnovo del Parlamento, più di un italiano su 4 resterebbe a casa e il 23% non saprebbe per chi votare. A risultare maggiormente penalizzati, secondo la fotografia fatta da Demopolis, sono le due forze principali. Il Partito Democratico, pur restando primo partito del Paese con il 27%, perderebbe circa 2 punti in cento giorni, mentre il Popolo della Libertà passerebbe dal 24% al 21%, il valore più basso della sua storia. «Pesano in modo consistente - ha spiegato Vento - gli indecisi, i delusi, i potenziali astensionisti: un’area di grande appeal per i nuovi scenari che, in questi primi mesi di governo Monti, sembrano ridisegnarsi in Italia in vista delle Politiche del 2013». Secondo l’indagine dell’istituto, restano stabili l’Udc (8%) e l’area di centro (con Fli al 3.9%, Api all’1% ed Mpa all’1.1%), mentre si rafforzano nel complesso i partiti a sinistra, critici verso alcune scelte dell’esecutivo: ...

L’evoluzione del Pdl può attendere, per ora bastano le liste civiche

Scritto da: il 21.02.12 — 2 Commenti
La reale incognita della politica italiana è ormai da mesi il futuro del Popolo della Libertà. Lo sanno tutti gli addetti ai lavori, ma il punto fatica ad entrare nell'agenda di Silvio Berlusconi e fors'anche in quella di Angelino Alfano. Ieri, ad esempio, si è svolto un incontro dello stato maggiore del movimento e il Cav. ha tenuto a ribadire che il simbolo del Pdl sarà presente nelle prossime elezioni amministrative. Si tratta di «voci fantasiose», a sentire Berlusconi, quelle che lo danno come in via di rottamazione. «Eventuali liste civiche - ha precisato l'ex premier - saranno valutate zona per zona, ma solo come supporto al Pdl, mai in sua sostituzione». Si allontana quindi la trasformazione del Pdl in qualcos'altro, senza considerare (il che è strano per un esperto di marketing come Berlusconi) che ormai in Italia, eccezion fatta per la Lega Nord, un brand politico, anche in migliore, è deperibilissimo ed ha una durata di pochi anni. Gli scandali personali del Cav. ed alcune gestioni locali non brillantissime hanno poi appannato ulteriormente il marchio Pdl, che deve essere sostituito, pena una batosta elettorale da ricordarsela per il centrodestra italiano. I Moderati (anche senza l'articolo, ma una piccola formazione così denominata esiste già e si porrebbe il problema del copyright) potrebbe essere un discreto brand, ma con buona probabilità Berlusconi vuole testare un'ultima volta la sigla Pdl in questa tornata elettorale amministrativa (dove molti giochi sono sostanzialmente fatti a favore del centrosinistra) per capire quanto sia logora da un lato ed evitare di bruciare troppo presta l'idea che sicuramente già gli frulla in mente dall'altro. Perché, a conoscerlo bene, è chiaro che il nome, il logo ed il colori del nuovo movimento sono già in via di definizione e saranno prontissimi per le politiche 2013.  
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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