Tutti gli articoli su premier

Strana coppia? No, è l’unica alleanza possibile

Scritto da: il 23.03.14 — 0 Commenti
Il giovin premier ha usato la simpatica definizione di «strana coppia» per indicare la convergenza di (diffidenti) posizioni della leader della Cgil, Susanna Camusso, e del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, sulle riforme annunciate dal governo. A ben vedere, però, che il sindacato italiano più posizionato a sinistra e la principale unione degli imprenditori la pensino allo stesso modo su questioni politico-economiche non è né una novità, né una singolarità. Nell'Italia degli ultimi decenni, la crescita (un falso mito nel quale personalmente credo poco, ma che comunque, nel contesto di iperliberismo in cui è oggi immerso il mondo intero, permane un indicatore in qualche modo utile per comprendere il livello di benessere di un Paese) si è ridotta (rectius: è stata ridotta) ai minimi termini, con esiti letali sull'occupazione. Gli unici a proporre soluzioni concrete che guardino avanti sono stati i più realisti nella variegata mini galassia comunista e l'organizzazione degli industriali, forte di un ufficio studi che tradizionalmente pone grande attenzione verso i mutamenti - in corso e/o prevedibili - e di diffuse teste pensanti. Inoltre, in un (ormai lungo) frangente storico in cui il capitalismo finanziario sta squassando il pianeta, l'alleanza fra forza lavoro e forza produttiva è forse una delle poche mosse possibili. Ben vengano, dunque, similarità di giudizio e convergenze di analisi fra Cgil e Confindustria. Il nemico comune è una finanziarizzazione del tutto fuori controllo dell'economia. L'obiettivo, anch'esso comune, il progresso di un Paese oggi decenni indietro rispetto al Nord Europa.

Sondaggio Demopolis: il Pd ormai ha doppiato il Pdl

Scritto da: il 20.12.12 — 0 Commenti
Se gli italiani si recassero ora a votare per il rinnovo del Parlamento, il Partito Democratico si confermerebbe, con il 32% dei consensi, la prima forza politica del Paese, con un aumento di oltre 5 punti percentuali in due mesi. È uno dei dati più importanti che emergono dal Barometro Politico di dicembre dell’Istituto Demopolis. Senza essere riusciti nell'intera legislatura a mettere mano alla pessima legge elettorale in vigore (si voterà quindi con il solito "Porcellum"), si registra una altissima richiesta di rinnovamento. Nel dettaglio, nonostante una lieve flessione, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo si attesta, con il 19%, al secondo posto, con un elettorato potenziale che premia, nonostante i controversi casi di espulsione di militanti critici, l’assoluta contrapposizione del leader agli schemi tradizionali della politica tricolore. Doppiato nelle stime elettorali dal Pd, il Popolo della Libertà (seppur diviso al suo interno al limite della scissione), ottiene il 16%, recuperando  circa 2 punti dopo il ritorno al centro della scena mediatica di Silvio Berlusconi. Sono invece tendenzialmente stabili l’Udc di Pier Ferdinando Casini (6.1%) e Sel di Nichi Vendola (6%). In lieve ripresa appare la Lega Nord di Roberto Maroni (5.2%), mentre le altre liste classiche sono tutte sotto il 3%. Fra le novità, si posiziona attorno al 4% il movimento Verso la terza Repubblica (che include Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo, formazione che qualche mese fa era data al 20% da alcuni sondaggi), nato in attesa che il premier decida in merito a un suo diretto impegno in campagna elettorale. Nonostante le perplessità su molte delle scelte del governo, la fiducia degli italiani in Mario Monti resta piuttosto alta. «Risulta complesso valutare oggi con esattezza», afferma il direttore dell’Istituto Demopolis, Pietro Vento, «il possibile impatto elettorale di una ampia coalizione di centro che supporti politicamente il progetto di un ritorno ...

Elezioni in Olanda, vince l’Europa

Scritto da: il 13.09.12 — 0 Commenti
Sempre grazie a Odino, l'ultradestra populista di Geert Wilders (Pvv) è venuta fuori bastonata dalle elezioni politiche anticipate olandesi. A vincere sono stati i due partiti filo europei, quello dei liberali (Vvd) del premier uscente Mark Rutte e i laburisti (PvdA) di Diederik Samsom, sotto di appena 2 seggi. Rutte ora formerà il nuovo governo ed è certo che proporrà un'alleanza proprio ai laburisti. In liberali hanno conquistato 41 seggi (ne avevano 31), mentre i laburisti sono arrivati a 39 (ne avevano 30). Insieme i due partiti possono quindi contare su 80 seggi su 150 complessivi della Camera olandese e, per quanto molto diversi, possono comunque pensare ad una convergenza filo Unione europea. Tracollo, invece, per l'ultradestra populista di Wilders, che in aprile aveva fatto cadere il governo sperando in una virata antieuropeista degli olandesi, che però non è arrivata. I populisti sono drasticamente scesi da 24 a 15 seggi. Sconfitta anche per i cristianodemocratici (da 21 a 13 seggi), tradizionali alleati dei liberali, ovviamente penalizzati dalla loro recente sinergia con Wilders. Nulla di mutato per i socialisti di Emile Roemer (Sp), stabili a 15 seggi. Insomma, ha vinto l'Europa.

Sulla ciclica utilità (per i partiti) di un governo tecnico in democrazia

Scritto da: il 24.11.11 — 5 Commenti
Sono trascorsi un po' di giorni dall'entrata in carica del governo Monti. La situazione complessiva dell'economia italiana ed europea non mi pare migliorata di molto, ma sicuramente la credibilità internazionale del nostro Paese sta rapidamente crescendo (un premier presentabile è certo assai meglio di uno impresentabile). In parallelo con la preoccupazione degli italiani per le intenzioni del nuovo presidente del consiglio, che certamente dovrà incidere non poco sulle finanze dei cittadini per tentare di (ri)far quadrare i conti. Cosa che né Angelino Alfano, né Roberto Formigoni o Pier Luigi Bersani potrebbero fare senza assassinare nella culla le proprie aspirazioni future. Una riflessione/domanda sorge quindi spontanea: non sarà che ciclicamente, diciamo ogni quindicina d'anni circa, serva ad uno Stato una direzione tecnica che compia un certo tipo di lavoro che renderebbe troppo impopolari i politici? Insomma, tagli alla già esigua spesa pubblica e l'aumento di una pressione fiscale già assai alta devono necessariamente passare per un esecutivo fatto da uomini che non hanno ulteriori ambizioni politiche e che sono disposti a catalizzare su di sé le inevitabili antipatie dei cittadini, evitando che l'immagine dei politici di professione venga troppo inficiata da una stagione di "lacrime e sangue". Bersani ed Alfano appoggiano sì Monti, ma nell'immaginario comune non saranno immediatamente associati all'ex rettore della Bocconi. Se le cose andranno bene, quindi, anche loro incasseranno il dividendo politico dell'operazione Monti. Se questa, viceversa, si rivelerà essere soltanto un gioco al massacro dei cittadini potranno sempre tirarsi indietro e, in ogni caso, non vi avranno mai messo direttamente la faccia. Una sorta di "giocata a cavallo" governativa dove chi perde è solo la gente comune. [caption id="attachment_11352" align="aligncenter" width="300" caption="Foto di gruppo del governo Monti con al centro il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed il premier"][/caption]

Numbers di Sicilia: nuovo sondaggio Demopolis sulle correnti preferenze politiche nell’Isola

Scritto da: il 14.11.11 — 1 Commento
È stata diffusa la nuova ricerca denominata Barometro Politico dell’Istituto di indagini demoscopiche Demopolis. I dati attengono le intenzioni di voto nazionale se si votasse oggi in Sicilia.  Intanto è bene evidenziare come per il 71% dei siciliani le dimissioni di Silvio Berlusconi dalla sua carica di premier siano state opportune. Per quanto  riguarda le intenzioni di voto per le politiche, il Popolo della Libertà si attesta al 25% dei consensi, il Partito Democratico al 20%, il Movimento per le Autonomie al 14%, l'Unione di Centro al 9.5%. Come sempre, il primo "partito" dell'Isola rimane quello degli indecisi. Il 71% dei siciliani ritiene quindi che siano state opportune le dimissioni di Silvio Berlusconi, nella convinzione - ribadita da circa i tre quarti dei cittadini interpellati - che il Governo non sia stato in grado di gestire la gravissima emergenza finanziaria, né di varare negli ultimi mesi misure significative in grado di rilanciare seriamente la crescita economica del nostro Paese e del Sud in particolare. «L'opinione pubblica siciliana - afferma il direttore dell'Istituto Demopolis Pietro Vento - condivide, in larga maggioranza, la prospettiva, prescelta dal presidente Napolitano, di un Governo di larghe intese, guidato da una personalità super partes come Mario Monti: il 65% dei siciliani ribadisce l’urgenza di un piano, credibile e socialmente equo, per la crescita economica del Paese e la riduzione del debito pubblico, nella convinzione che l’Italia non possa permettersi adesso i tempi di una campagna elettorale. Il nuovo Governo dovrebbe anche, secondo gli intervistati, cambiare la legge elettorale, restituendo agli italiani la possibilità di scegliere, con le preferenze o i collegi uninominali, i propri rappresentanti in Parlamento». Mentre a livello nazionale, pur non avendo ancora costruito una coalizione credibile agli occhi degli elettori, il centrosinistra – se unito – otterrebbe la maggioranza relativa nel Paese, staccando nettamente il centrodestra, ...

Che Formigoni abbia azzeccato la strategia giusta?

Scritto da: il 10.10.11 — 0 Commenti
Fra chi nel Pdl difende a spada tratta Silvio Berlusconi (Angelino Alfano) e chi ne prende le distanze (Roberto Formigoni), chi starà portando avanti la strategia vincente? Di certo al momento, con una quota sempre crescente di simpatizzanti pidiellini disgustati, come il resto degli italiani, dai comportamenti privati del premier, la mossa di Formigoni sembrerebbe quella giusta. Ma c'è un piccolo problema: se si va la voto senza prima cambiare legge elettorale, Berlusconi deciderà personalmente ogni candidatura/nomina del suo Pdl, premiando ovviamente gli uomini a lui più fedeli. È tutta una scommessa sulla nuova legge elettorale, quindi. Se questa per il momento non vedrà la luce, avrà avuto ragione Alfano a non volersi smarcare da Berlusconi. Se, di contro, si riuscirà - o in Parlamento o con il referendum - a cambiare legge elettorale, aumenteranno le chance di Formigoni di conquistare il partito. Del resto, l'uomo forte di Comunione e Liberazione e della Compagnia delle Opere attende questo momento da decenni. E, a ben vedere, come leader dei moderati forse forse è davvero il politico più indicato. [caption id="attachment_11206" align="aligncenter" width="300" caption="Silvio Berlusconi e Roberto Formigoni"][/caption]

Marchionne centra perfettamente il problema: il dramma dell’Italia è la credibilità zero degli ultimi anni

Scritto da: il 28.09.11 — 9 Commenti
«La cosa importante è riacquistare credibilità a livello internazionale. Questo è essenziale, altrimenti è inutile parlare di crescita». Parole sacrosante quelle dell'amministratore delegato del Fiat Group, Sergio Marchionne, un uomo che lo scenario mondiale lo conosce più che bene, facendone autorevolmente parte da parecchio tempo. Marchionne ha perfettamente centrato il punto: la drammatica crisi di credibilità internazionale del nostro Paese da almeno un paio d'anni in qua, una crisi di credibilità che i grotteschi scandali a sfondo sessuale in cui è incappato il premier Berlusconi hanno amplificato, ma non certo creato. Per carità, la crisi è globale, la speculazione è sempre un rischio reale, tanti Stati, anche membri Ue, sono messi molto peggio di noi, ma mai l'Italia, dal secondo dopoguerra in avanti, è stata così isolata sullo scacchiere internazionale. A parte uno sparuto gruppo di ministri che hanno un loro appeal personale, il corrente governo italiano viene scarsamente consultato dai partner europei, per non dire ignorato, e di fatto by-passato nelle decisioni importanti da prendere nel consesso internazionale. Ed ancora stiamo a perdere tempo elaborando "ricette" di crescita e manifesti per uscire dalla crisi? [caption id="attachment_11146" align="aligncenter" width="300" caption="Sergio Marchionne"][/caption]

Oslo sotto attacco

Scritto da: il 22.07.11 — 2 Commenti
La capitale dello Stato più progredito del pianeta è sotto attacco. Una fortissima esplosione è infatti avvenuta oggi, verso le 15.30, dietro l'edificio del governo. Il primo ministro norvegese, il laburista Jens Stoltenberg, non è rimasto coinvolto, ma il suo ufficio è stato danneggiato. Al momento si registrano 7 morti ed alcuni feriti, mentre nell'isola di Utoya, a 30 chilometri da Oslo, un meeting giovanile laburista è stato interrotto da alcune raffiche di mitra che pare abbiano causato molte vittime (ben oltre 30 per un testimone). In questo caso, un arresto è già stato effettuato: si tratterebbe di un uomo travestito da poliziotto. La polizia norvegese ha già confermato la natura terroristica dell'attentato, eseguito tramite un'autobomba collocata nel cuore del quartiere del potere di Oslo. Probabile, ma non certa, al momento la matrice islamista del gesto. Dopo gli attacchi a Copenhagen e Stoccolma di qualche mese fa, fortunatamente senza vittime, il terrore reazionario colpisce duramente il centro di gravità del progesso umano.

Pdl: ed è subito scontro

Scritto da: il 09.07.11 — 2 Commenti
Davvero in casa Pdl (come pure in casa Pd, per carità) l'autolesionismo è la regola ... Nemmeno il tempo di nominare il (politicamente) giovane Angelino Alfano segretario del Popolo della Libertà che già arrivano i primi siluri nella sua direzione, lanciati da Roberto Formigoni. Il presidente della Regione Lombardia in rapida successione ha chiesto più attenzione per il centro quale alleato nel 2013, ha (conseguentemente) incontrato il leader dell'Udc Casini ed ha parlato con forza di primarie per il ruolo di candidato premier post era Berlusconi. Il che suona un po' (tanto) come una vera e propria delegittimazione di Alfano, che il Cav. ha pubblicamente scelto quale suo successore per la corsa a Palazzo Chigi. Dal canto suo, anche Angelino Alfano, obtorto collo, si è detto d'accordo per le primarie, ma è chiaro che non gradisce le mosse di Formigoni, un uomo che ormai da anni studia da premier, avendo anche alle spalle un "popolo" (Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere) in grado di sostenere le sue ambizioni. Ovvio che il neosegretario lo veda come un pericoloso competitor personale. Quali contromisure adotterà Alfano? Vedremo. Anzi, considerato il clima interno al Pdl, ne vedremo delle belle. Certo, però, che, da parte dei suoi, un minimo di pace almeno all'inizio dell'incarico non sarebbe stato stato male concedergliela. Angelino Alfano e Roberto Formigoni

P4, il Grande Assente

Scritto da: il 21.06.11 — 1 Commento
Dall'affaire Bisignani emerge un dato che dovrebbe inquietare non poco il premier in carica Silvio Berlusconi: nella vasta, vastissima rete di potere del Bisignani non c'è proprio lui, il Cav., che in linea (molto) teorica dovrebbe essere l'uomo più potente d'Italia. Dalle intercettazioni e dai verbali dell'inchiesta saltano fuori tanti nomi, uno su tutto quello di Gianni Letta (fino all'emergere di quest'ennesimo scandalo italico un papabile per il Quirinale, anche se qualche bene informato da mesi lo dava in rotta con Berlusconi), ma non figura proprio il presidente del Consiglio. Insomma, la ragnatela di amicizie costruita dal lobbysta milanese non include Berlusconi, un campanello d'allarme molto grave per il leader del Pdl. Segno evidente che il potere dell'ex re Mida della politica italiana è in crollo verticale da tempo. Solo lui non se ne è accorto. Speriamo che le sberle delle amministrative ed il calcione dei referenda lo riporti ad un minimo di aderenza alla realtà. Nel mentre, gli alleati lo stanno cuocendo a fuoco lento, con i Responsabili a chiedere di tutto - nel disperato tentativo di capitalizzare una potere di condizionamento che mai più nessuno di loro avrà nella vita - e la Lega Nord ad alzare il tiro, puntando palesemente ad una rottura pilotata che consenta ad Umberto Bossi di affrontare le urne con serenità. A questo punto, fa quasi tenerezza il Cav. Abituato ad essere al centro di ogni richiesta e di ogni attenzione, che un giornalista/giallista/economista/lobbysta come il Bisignani lo abbia snobbato, tessendo una tela complessa che lo ha del tutto bypassato, è difficile da digerire. Vero che almeno per una volta esce indenne da uno scandalo, ma certo accorgersi d'essere il Grande Assente dall'inchiesta P4 non sarà stato il massimo per la sua vanità. Luigi Bisignani

Il Paese dei referenda (contro qualcuno)

Scritto da: il 06.04.11 — 1 Commento
In Italia tutto il dibattito politico ormai da anni è ridotto ad un sempiterno referendum pro o contro il premier Silvio Berlusconi. In Sicilia la "consultazione" perenne è pro o contro il presidente della Regione Raffaele Lombardo. Nel suo piccolo, anche Catania è vittima della stessa "sindrome". Mi accorgo che qualsiasi dichiarazione, qualsiasi scelta politica, qualsiasi opzione - anche su problemi asettici e concreti - viene ricondotta al posizionamento di ognuno nei confronti del sindaco Raffaele Stancanelli. Ovvio che tutto ciò è innaturale. E produce effetti perversi. Perché vedere i mille e più problemi di una nazione, di una regione, di una città solo ed esclusivamente attraverso le lenti deformanti dello scontro (per non dire dell'odio) politico non può certo condurre né al buon governo, nè ad una buona (ed efficace) opposizione. Se lo Stato di cui sono (comunque fiero) cittadino, la Regione che (mio malgrado) mi amministra e la città in cui (incautamente) sono nato si trovano, pur con le ovvie differenze, sul baratro che tutti possono vedere, probabilmente è anche per questa strana vocazione "referendaria" del Paese.

La maggioranza è ormai cortocircuitata

Scritto da: il 01.04.11 — 0 Commenti
Davvero ieri la maggioranza di governo è andata in corto circuito, scompigliando il sensibilissimo castello di carte della difesa politico/processuale del presidente del Consiglio. Silvio Berlusconi, ormai è evidente, è sempre più prigioniero di veti incrociati, di un numero di voti insufficiente per farlo stare sereno e di litigi interni al governo (neanche tanto fomentati dall'inerte opposizione, figuriamoci se questa facesse bene il suo mestiere). Insomma, il Pdl ed i suoi alleati, notoriamente non troppo addentro ai meccanismi ed ai regolamenti della clasa discutidora, per dirla con Juan Donoso Cortés, hanno preso due cantonate regolamentari, appunto, inceppando di brutto il ruolino di marcia deciso dal premier, ossia approvare entra questa settimana la cosiddetta norma Paniz (che rende innocui due dei quattro processi in cui Berlusconi è implicato, soprattutto il Mills). Il premier avrebbe preferito (e di molto) andare lunedì a Milano in Tribunale per l'udienza Mediatrade con la prescrizione breve sostanzialmente quasi approvata, almeno alla Camera. Ed invece la norma Paniz è slittata alla prossima settimana, con grave danno per il premier, che davvero non si può fidare delle capacità dei suoi uomini. Confusi, sotto assedio, troppo poco avvezzi ai regolamenti per comprendere come serve quelli - invero arzigogolati - della Camera. Una vecchia veduta di Piazza Montecitorio (1890 circa)

Pasticcio libico/3 Sul chi deve comandare l’operazione ormai siamo alla farsa

Scritto da: il 22.03.11 — 1 Commento
Davvero è avvilente vedere come, mentre in Libia si vive la tragedia di una guerra civile spaventosa, in Europa si respiri sull'argomento un clima da farsa, con divisioni su tutto. L'Italia non gradisce la guida di Francia e Gran Bretagna e chiede che la Odissey Dawn sia gestita dalla Nato. Nella Nato il socio Turchia è (con una serie di comprensibili ragioni) contrario all'operazione. Il premier italiano Berlusconi si dice addolorato per Gheddafi (che forse nei bombardamenti ha prerso un figlio ... Forse ...) e manda in missione aerei che non bombardano. Davvero c'è da rotolarsi per terra dal ridere. Ma un caccia che parte dall'Italia ed arriva in Libia che fa se non tira missili? Evidentemente le istruzioni per il pilota sono di dare un'occhiata giù, fare "ciao" con la manina e rientrare alla base. Nel mentre, in Russia litigano fra di loro il premier (ex presidente) Putin ed il suo (ormai ex?) delfino (oggi presidente) Medvedev: il potentissimo ex agente del Kgb minaccia fuoco e fulmini sulla vicenda libica e parla di «crociata medievale» e l'inquilino (molto) pro tempore del Cremlino lo frena indignato. L'unica presa di posizione seria viene (come sempre) da un Paese nordico (che, per inciso, non fa parte dell'Unione Europea). La Norvegia, membro Nato, ha chiaramente detto che in questa confusione lascerà a terra i suoi caccia fino a quando non sarà deciso a chi affidare il comando delle operazioni. Roma quasi sta per fare la stessa cosa. Sola che prima ci siamo coperti di ridicolo. Muhammar Gheddafi
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