Tutti gli articoli su Premio Nobel
Non si vince il premio Nobel a caso, sia chiaro. In genere accade perché si è dei geni (a meno che non sia quello per la Letteratura o la Pace, ma è un altro discorso ...) e si è dato davvero tanto alla propria disciplina. Una settimana fa, Milano Finanza (2 luglio 2011, p. 9) ha pubblicato una bella intervista a Kenneth Arrow, economista che il premio voluto dalla Banca di Svezia lo ha avuto assegnato nel 1972. Arrow, a 90'anni suonati un vero patriarca degli studi economici, dice delle cose di grande interesse, alcune condivisibili, altre meno.
Intanto, per l'anziano newyorkese, Grecia, Portogallo e Irlanda sono Stati così piccoli nello scacchiere globale che il loro eventuale default o la loro eventuale uscita dalla zona euro (sulla cui possibilità tecnica c'è comunque da ragionare) influirebbero ben poco sugli equilibri europei. Mi permetto di non condividere. A mio avviso sarebbe un rischio troppo alto per tutti i Paese dell'Unione far fallire Atene e/o Lisbona e/o Dublino. Quindi occorre fare di tutti affinché uno scenario simile non si realizzi.
Ma sempre su Milano Finanza Arrow sostiene anche un'altro concetto, assai valido, che proprio oggi assume una particolare luce profetica: se una banca centrale spinge i tassi troppo in alto taglia le gambe alla ripresa. Bene, giovedì 7, con una decisione presa all'unanimità, la Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di interesse dello 0.25%, portando il saggio di riferimento dall’1.25% all’1.5%. I risultati non si sono fatti attendere, con un vero e proprio venerdì nero delle Borse che ha soprattutto penalizzato l'Italia.
Ora, si potrà con più o meno legittimità parlare di speculazione e di attacco mirato, ma una cosa è certa: essere nella zona euro garantisce tutti i Paesi aderenti dalle sortire Soros style dei decenni scorsi. Quindi, se proprio si deve indicare un ...
L'anno che va a chiudersi è stato senza dubbio un pessimo anno. La crisi finanziaria esplosa a settembre 2008 è proseguita e, a mio avviso, i timidi cenni di ripresa che alcuni vedrebbero semplicemente non ci sono. L'economia reale è in forte affanno in tutto l'Occidente. E, cosa incredibile, i megamanager un po' ovunque hanno ricominciato a distribuirsi di nuovo bonus da capogiro, senza timore o vergogna. Insomma, per quanto il mio amato modello scandinavo testimoni il contrario, francamente l'idea che il Capitalismo sia irriformabile ogni tanto, credo comprensibilmente, fa capolino ...
Il 2009 si conclude con un'allerta dovuta alla minaccia terroristica come non si riscontrava da anni. Il fallito attentato della vigilia di Natale sul volo Amsterdam-Detroit della Delta Airlines ha palesato nuove modalità di attacco di al-Qaeda ed urgono quindi delle contromosse, anche per ovviare all'ennesimo fallimento dell'Intelligence americana. Si è appena saputo, infatti, che sia dallo Yemen che dalla Nigeria erano state fornite informazioni dettagliate sull'eventualità di un attentato ad opera di un giovane nigeriano. Mesi fa, addirittura, il padre del ragazzo, un ex ministro, disperato, aveva denunciato alla Cia le idee radicali del figlio.
Nonostante simili indicazioni, però, Cia ed Fbi non hanno saputo prevenire l'attacco e solo per miracolo non si è verificata una strage. Segno che qualcosa ancora non è a posto nel meccanismo di difesa antiterroristica americano. Segno che la Sigint (Signals Intelligence) sta nuovamente prendendo il sopravvento sulla Humint (Human Intelligence), condizione, questa, che ha portato alla tragedia dell'Undici Settembre.
Oltre alla progressiva nuova espansione del potere talebano in Afghanistan, dove le forze alleate perdono sempre più il controllo del territorio anche nella capitale Kabul, per anni unica area davvero pacificata del Paese, nel 2009 è da segnalare la rinascita dell'opposizione iraniana, a seguito delle farsesche elezioni presidenziali che hanno visto confermato quale Capo dello ...
Nel mentre a Copenhagen si attende l'intervento di Barack Obama alla Conferenza Onu sui mutamenti climatici, Al Gore gioca d'anticipo e lancia l’ennesimo (inascolato?) allarme sul cosiddetto riscaldamento globale. «Perché il cambiamento è già in atto - ha detto senza mezzi termini l'ex vicepresidente statunitense davanti alle telecamere della sua avveniristica Current Tv - e la calotta polare artica potrebbe addirittura scomparire durante il periodo estivo, già fra 5 o 7 anni». La percentuale che tale scenario si possa verificare? «Ben il 75%», secondo Gore.
Durante l'intervista, delle nuove ricerche sono state illustrate dall'esponente democratico, che giustamente considera il Polo Nord una delle aree più a rischio del mondo, con temperature che secondo taluni esperti stanno salendo con una rapidità doppia rispetto alla media.
Dopo An Inconvenient Truth, che ha vinto l'Oscar nel 2007 come miglior documentario, Gore si ripropone quindi quale teorico di punta dell'ambientalismo con il suo ultimo saggio, La scelta (in Italia edito da Rizzoli), tentando di dare nuove risposte sul riscaldamento globale.
«Fra gli Stati che stanno facendo di più per salvare il pianeta - sostiene Gore - di certo vi è la Svezia, ma tutti i Paesi scandinavi si stanno comportando bene ed anche la Gran Bretagna è tra i Paesi virtuosi. Del resto, i Paesi scandinavi fanno bene un sacco di cose, forse perché le loro società si sono sviluppate in una regione così fredda ed hanno quindi sviluppato un'etica diversa del lavoro».
«Il futuro della civiltà mondiale, nota Gore, dipende da uno sforzo globale per ridurre drasticamente l'inquinamento che conduce al riscaldamento globale». I passi da compiere? «Lo sviluppo di fonti rinnovabili di energia, di una agricoltura sostenibile e la riduzione della deforestazione. Perché l'alternativa è la catastrofe. Spesso si fa l'errore di confondere ciò che non è mai accaduto con qualcosa d'improbabile, ma sono proprio le ...
La settimana che si va a concludere è stata in qualche modo monopolizzata da due grossi eventi internazionali, la cerimonia di apertura della (ad oggi più che sterile) Conferenza Onu sui cambiamenti climatici a Copenhagen e la consegna del Premio Nobel per la Pace al presidente Usa Barack Obama, che, per uno di quei strani casi del destino, ha anche coinciso con l'ennesimo flop delle Forze Armate russe.
Ad Oslo, mentre i media norvegesi e mondiali si interrogavano su un singolare fenomeno luminoso poi rivelatosi essere la scia di un fallito test missilistico di Mosca, Obama ha tenuto un discorso davvero bello, di fatto inaugurando una sua vera e propria dottrina (a tal proposito invito a leggere l'analisi di oggi su Il Foglio di Giuliano Ferrara). La guerra non si può eliminare ed allora che almeno serva a costruire il più possibile un mondo pacificato, dall'Afghanistan all'Iraq, passando anche per gli altri scenari di devastazione del pianeta.
Un realismo quasi alla Carl Schmitt, mi verrebbe da dire. Di errori Obama ne ha fatti e ne farà, è chiaro, ma, per essere un presidente americano, ha lampi di genio talvolta pure in politica estera.
Anche le strane luci che hanno inquietato gli abitanti di Tromsø, nel Nord della Norvegia, ai confini con la Lapponia, hanno un certo rilievo internazionale. Sono infatti l'emblema del fallimento (definitivo)? del missile mare-aria Bulava (8.000 km di gittata), che nelle intenzioni sarebbe dovuto essere il fiore all'occhiello della Marina Militare russa, ma che nei fatti ha fallito molti dei test di prova (pare ben 9 su 13).
A questo punto, la domanda da porsi è: la Russia è davvero ancora una temibile potenza atomica?
Si sa che l'arsenale ereditato dall'Unione Sovietica già alla fine del periodo di presidenza Eltsin era obsoleto e malandato, non in grado di funzionare alla bisogna, insomma. ...
L'idea di un premio internazionale di grande valore, in breve divenuto il più importante sul pianeta, venne ad Alfred Nobel sul finire della sua umana avventura e fu istituito in seguito appunto alle ultime volontà dello scienziato svedese, inventore della dinamite, firmate al Club Svedese-Norvegese il 27 novembre 1895 a Parigi.
La prima assegnazione dei premi risale al 1901 (Nobel era nel frattempo morto, per l'esattezza il 10 dicembre del 1896), quando venne assegnato il premio per la Pace, per la Letteratura, per la Chimica, per la Medicina e per la Fisica. Dal 1969 si assegna anche il premio per l'Economia, che tecnicamente non è un vero e proprio Nobel. La sua corretta denominazione è infatti Bank of Sweden Prize in Memory of Alfred Nobel (Premio della Banca di Svezia in Memoria di Alfred Nobel).
L'importanza del riconoscimento è indiscussa ed indiscutibile. Ma ciò non può garantire i membri del comitato che sceglie i premiati da critiche, a volte non del tutto sterili.
Anche quest'anno, ad esempio, il premio per la Letteratura è andato ad un autore sconosciuto ai più e fors'anche ai meno. L'opera di Herta Müller, scrittrice romena di lingua tedesca, può infatti avere un grande valore simbolico, ma da un punto di vista squisitamente stilistico non è e non sarà mai fra i classici dell'umanità.
Insomma, ancora una volta gli accademici di Svezia hanno compiuto una scelta basata più su di un punto di vista politico che stilistico. Liberissimi di farlo. Ma libero anche chi non condivide tale impostazione di criticarla.
Per inciso, appare ormai davvero troppo asfittica la chiusura agli scrittori statunitensi mostrata dagli svedesi. Philip Roth o Cormac McCarthy avrebbero meritato il Premio Nobel mille volte più della Müller, di Jean-Marie Gustave Le Clézio o di Dario Fo, per citare alcune delle scelte più chiacchierate dell'ultima dozzina d'anni. E che ...
I Paesi che hanno un arsenale nucleare potrebbero essere una ventina nel giro di pochi anni. Lo ha dichiarato al Guardian Mohamed el-Baradei, ancora per poco direttore generale dell'International Atomic Energy Agency (Iaea), che ha gestito per 11 anni, attraversando alcuni momenti di gravissima tensione globale.
El-Baradei, che ha vinto il Premio Nobel per la Pace, con Bush jr aveva pessimi rapporti, non avendo voluto confermare mai la presenza in Iraq di armi di distruzione di massa. Con Barack Obama le relazioni sono certo migliori (il presidente democratico ha cominciato dei colloqui con Mosca per la riduzione dei rispettivi arsenali nucleari), ma tanto ormai el-Baradei sta andando via. E, neanche a dirsi, gia è in corso una vera e propria battaglia diplomatica per indicare il suo successore.
Al Guardian el-Baradei fa notare come ormai vi siano molti Stati con il know how necessario per arrichire l'uranio ed in grado di assemblare una bomba nucleare nel volgere di qualche mese. E non si tratta solo dell'Iran, ma di un po' tutto il Medio Oriente.
Il pericolo più grande, però, viene sempre dal terrorismo islamista, come si sta vedendo in questi giorni con la guerra di fatto combattuta in Pakistan contro i talebani. Qualora i seguaci del moullah Omar riuscissero ad impadronirsi dell'arsenale nucleare di Islamabad, le conseguenze sarebbero terribili per l'Occidente intero.
È però singolare come per el-Baradei la prima cosa da fare sia «ridurre le 27mila testate nucleari oggi esistenti, il 95% delle quali è in Russia e negli Stati Uniti». E come la mettiamo con chi l'atomica la sta tenacemente inseguendo da anni? «Si tratta di usare molta capacità diplomatica - afferma el-Baradei - nel convincere i potenziali Stati nucleari ad abbandonare i propri programmi in cambio di vantaggi economici».
Davvero utopico ... Proprio non si vuole capire la portata dello scontro in atto e la vera posta in gioco: innanzitutto la distruzione di Israele e, ...
Le autorità del regime dittatoriale birmano, il più longevo sul pianeta, "inaugurato" nel 1952, hanno oggi incriminato Aung San Suu Kyi per violazione degli obblighi legati agli arresti domiciliari. La leader dell'opposizione democratica è stata prelevata dalla sua casa di Rangoon, dove ha passato la maggior parte degli ultimi 19 anni, ed è stata trasferita in un carcere in attesa del processo.
Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace per il suo impegno nonviolento per la libertà del popolo birmano, è accusata di aver ospitato e nascosto un uomo di nazionalità statunitense che qualche giorno fa aveva raggiunto a nuoto la sua abitazione, attraversando un laghetto posteriore che la isola parzialmente.
L'uomo, John Yettaw, è stato arrestato durante la "traversata" di ritorno ed è in attesa di processo.
La nuova accusa ad Aung San Suu Kyi giunge a pochi giorni dalla scadenza del termine per i suoi arresti domiciliari. Secondo diversi osservatori, la strana vicenda dell'"ospite americano" sarebbe solo un modo per neutralizzarla in vista delle elezioni del 2010, che in caso di svolgimento davvero regolare e libero la vedrebbero stravincere.
Aung San Suu Kyi
È morto ieri sera a Frosinone, dove viveva da decenni, lo scrittore e poeta di Mineo Giuseppe Bonaviri. 84enne, era stato più volte candidato al Premio Nobel per la Letteratura. Fra i suoi titoli più di successo, Il vicolo blu (con cui vinse numerosi premi, fra i quali il Vittorini), Il sarto della stradalunga e L'infinito lunare.
Proprio giovedì scorso si era tenuto a Catania un convegno in suo onore, per introdurre una mostra al Palazzo della Cultura. L'anziano scrittore era atteso per l'evento, ma all'ultimo era stato costretto a dare forfait.
[caption id="attachment_3286" align="aligncenter" width="211" caption="Giuseppe Bonaviri"][/caption]
Il fresco Premio Nobel per l'Economia Paul Krugman ha bocciato senza mezzi termini sul New York Times il piano di rilancio economico ideato dal presidente eletto Barack Obama.
La ricetta del democratico, a detta dell'economista, «è insufficiente e comporta sgravi fiscali troppo significativi. Gli Stati Uniti si trovano di fronte a due grandi squilibri economici, lo squilibrio tra il potenziale dell'economia e la sua probabile prestazione, e lo squilibrio tra la severa retorica economica di Obama ed il suo piano un po' deludente». Una cosa è sicura, Krugman non ha certo peli sulla lingua ...
Paul Krugman
Il premio Nobel per l'Economia è stato assegnato allo statunitense Paul Krugman per i suoi studi sui modelli di commercio e sulla localizzazione ottimale delle attività economiche. Krugman, 55enne, è un neokeynesiano, insegna all'Università di Princeton ed è famoso quale columnist del New York Times.
Fra i maggiori critici delle scelte di Bush jr in economia ed in politica estera, è stato spesso durissimo contro taluni eccessi ultraliberisti della Casa Bianca.
Durante la crisi della Enron, in un editoriale pubblicato sul New York Times, Krugman scrisse che lo scandalo di Houston da un punto di vista storico avrebbe avuto più incidenza dell'attacco alle Twin Towers del settembre 2001. Non mi sembra esattissima come analisi, ma la crisi di queste settimane di certo un po' ragione gli dà.
In ogni caso, il Nobel a Krugman è importante perché finalmente si premia qualcuno che ha dedicato la carriera allo studio dell'economia produttiva e del commercio, soprattutto in un momento storico che vede franare i principi base dell'impalpabile finanza internazionale.
BREAKING NEWS - Il Premio Nobel per la pace 2008 è stato assegnato dal comitato di Oslo a Martti Athisaari, ex presidente finlandese. Il negoziatore nordico, socialdemocratico, è stato premiato per la sua incessante attività di mediatore in numerosi conflitti in giro per il mondo, specie nei Balcani (già la Serbia e la Russia protestano).
Fra i suoi successi, l'accordo del 2005 tra l'Indonesia ed i ribelli di Aceh.
Nella motivazione ufficiale si legge che il premio è stato assegnato ad Athisaari «per i suoi importanti sforzi, in diversi continenti e per oltre trent'anni, per la risoluzione dei conflitti».