Tutti gli articoli su presidente

Strana coppia? No, è l’unica alleanza possibile

Scritto da: il 23.03.14 — 0 Commenti
Il giovin premier ha usato la simpatica definizione di «strana coppia» per indicare la convergenza di (diffidenti) posizioni della leader della Cgil, Susanna Camusso, e del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, sulle riforme annunciate dal governo. A ben vedere, però, che il sindacato italiano più posizionato a sinistra e la principale unione degli imprenditori la pensino allo stesso modo su questioni politico-economiche non è né una novità, né una singolarità. Nell'Italia degli ultimi decenni, la crescita (un falso mito nel quale personalmente credo poco, ma che comunque, nel contesto di iperliberismo in cui è oggi immerso il mondo intero, permane un indicatore in qualche modo utile per comprendere il livello di benessere di un Paese) si è ridotta (rectius: è stata ridotta) ai minimi termini, con esiti letali sull'occupazione. Gli unici a proporre soluzioni concrete che guardino avanti sono stati i più realisti nella variegata mini galassia comunista e l'organizzazione degli industriali, forte di un ufficio studi che tradizionalmente pone grande attenzione verso i mutamenti - in corso e/o prevedibili - e di diffuse teste pensanti. Inoltre, in un (ormai lungo) frangente storico in cui il capitalismo finanziario sta squassando il pianeta, l'alleanza fra forza lavoro e forza produttiva è forse una delle poche mosse possibili. Ben vengano, dunque, similarità di giudizio e convergenze di analisi fra Cgil e Confindustria. Il nemico comune è una finanziarizzazione del tutto fuori controllo dell'economia. L'obiettivo, anch'esso comune, il progresso di un Paese oggi decenni indietro rispetto al Nord Europa.

Il miracolato della Storia. Vita di Gerald Ford, “presidente per caso”, ma mica male

Scritto da: il 14.07.13 — 0 Commenti
Oggi sono 100 anni dalla nascita di Gerald Ford, personaggio storico a mio avviso di rilievo, giunto alla Casa Bianca dopo una serie di coincidenze strane, ma anche significative, per dirla con Giorgio Galli. Ho pensato di riproporre nel mio blog un articolo scritto anni fa per ricostruire il suo singolare percorso. La battuta per la quale è stato messo per anni alla berlina oggettivamente non fu delle più riuscite, lo ammettiamo, ma in qualche modo evidenziava la modestia dell’uomo: «sono una Ford, non una Lincoln». Intendeva con ciò sottolineare d’essere una persona semplice, al pari della più che popolare automobile della casa di Detroit. Non venne capito. E passò alla Storia come un terribile gaffeur. Di certo giunse alla presidenza per tutta una serie di fortunate circostanze davvero difficili da concepirsi. Ford era il leader della minoranza repubblicana alla Camera dei Rappresentanti quando avvenne l’imponderabile. In un simbolico preludio di quel che sarebbe accaduto nemmeno un anno dopo al principale inquilino della Casa Bianca, il 10 ottobre 1973 il vicepresidente Spiro Agnew fu costretto a dimettersi, pressato da pesanti accuse di evasione fiscale. Grazie al venticinquesimo emendamento alla Costituzione, introdotto nel 1965, Gerald Ford venne quindi scelto da Nixon come nuovo vicepresidente. Con Nixon, il deputato del Michigan aveva sempre avuti dei rapporti sereni, avendone prima sostenuto tutte le scelte belliche, quali i blitz in Laos ed in Cambogia, i bombardamenti sul Vietnam del Nord e, successivamente, gli sforzi diplomatici per giungere ad un dignitoso accordo di pace. Ad onor del vero, quando Agnew si dimise, Nixon in prima battuta pensò di sostituirlo con il democratico John Connally, ma venne poi persuaso a scegliere Gerald Ford, opzione certo più accettabile dall’establishment repubblicano. Sarebbe bastato questo inaudito colpo di fortuna a coronare una carriera politica tutto sommato in chiaroscuro. Ma il Destino era ancora ...

Caos Quirinale

Scritto da: il 23.04.13 — 0 Commenti
Dal caos vissuto nei giorni scorsi dalla politica italiana per giungere alla scelta di un secondo mandato di Giorgio Napolitano al Quirinale emerge una realtà precisa e dolorosa: oggi il Paese è radicalmente spaccato, diviso il fazioni che si odiano. Concordo in pieno con chi ha evidenziato che, come da Costituzione, il presidente della Repubblica dovrebbe essere il garante della medesima e il rappresentante di tutti gli italiani, ma purtroppo in questo momento è difficilissimo che a chiunque possano venire riconosciute tali caratteristiche. Sul perché, poi, si sia giunti a odiarci c'è da interrogarsi profondamente, a destra come a sinistra. Con mente aperta e coscienza in mano. Ora, sulla rielezione di Napolitano alcuni hanno parlato e scritto di pagina più nera della nostra Repubblica. A prescindere dall'altissimo valore in sé di Napolitano come uomo e come presidente, non condivido affatto: questo Paese ha vissuto pagine e notti ben più nere. Nel week end quirinalizio, chiamiamolo così, vi sono state (e ancora vi sono) tensioni, rancori, parole grosse, ma, alla fine, nessuno è morto, non vi sono state violenze. Siamo, grazie a Dio, lontani anni luce dai tempi delle Brigate rosse o del terrorismo nero, dai giorni dell'attentato quotidiano o delle bombe. Siamo lontani anche dai momenti terribili della strategia stragista di Cosa Nostra. Contestualizziamo il tutto e riconduciamo l'insolita vicenda del Quirinale nell'alveo della solita anomalia italiana. Ben altre sono le pagine nere di un popolo. Quanto ai democratici, sono riusciti a trasformare l'elezione del presidente della Repubblica in un violentissimo congresso del Pd sotto forma (come loro solito) di psicodramma nazionale. Il sospetto (che personalmente ho da anni) che sia proprio il Pd l'anomalia più grande del Paese a questo punto comincia ad avere diritto di cittadinanza. [caption id="attachment_12472" align="aligncenter" width="300"] Quirinale, Roma[/caption]

“‘Mburugghia peri”, il nuovo gioco di società dei catanesi

Scritto da: il 08.02.13 — 6 Commenti
Da qualche mese, con l'avvicinarsi delle elezioni amministrative, si è diffuso a Catania un gioco di società che alcuni (ma comprensibilmente non tutti) considerano assai simpatico: insieme a taluni amici l'ho battezzato 'mburugghia peri, ossia "lega piedi", da 'mburugghiari, che in catanese vuol dire, appunto, ingarbugliare, legare e, per traslato, ostacolare. In che cosa consiste? Semplice, individuato un candidato forte di uno schieramento per le prossime amministrative, dalla sua area di appartenenza si lanciano (o vengono lanciati) altri candidati con l'unico scopo di dare fastidio al rivale (+/-) interno. E così, da tempo, essendo nota l'intenzione di Enzo Bianco, senatore Pd di un certo peso politico, di correre per il ruolo di primo cittadino etneo, hanno cominciato a scaldare i motori Giuseppe Berretta (deputato nazionale democratico, cui va comunque dato atto di accarezzare da anni, almeno dal 2009, il sogno di una candidatura a Palazzo degli Elefanti), Maurizio Caserta (ordinario di Economia politica in città, validissimo tecnico che da sindaco studia da circa un anno e mezzo) e, new entry di qualche mese fa, Marisa Acagnino (magistrato, vicina al presidente delle Regione Siciliana, Rosario Crocetta). Tutti palesi 'mburugghiaperi di Enzo Bianco. Ma non si creda che a destra non vi sia la medesima passione ludica. C'è, c'è ... L'incumbent Raffaele Stancanelli (amico dal liceo di Raffaele Lombardo) da tempo guerreggia con la nomenklatura del Pdl siciliano e catanese (fieramente avversa a Lombardo, salvo non muovere un dito per impedire lo scempio dell'accordo Pdl-Mpa che porterà al Senato l'ex presidente della Regione, imputato coatto per concorso esterno in associazione di stampo mafiosa). Dopo la sconfitta alle elezioni regionali sono volate parole grosse fra Stancanelli e Firrarello/Castiglione e ora che il sindaco (ex senatore) ha lasciato il Popolo della Libertà per Fratelli d'Italia l'occasione è ghiotta per 'mburugghiari i peri anche a lui, complicandogli ...

Ecce Sac: nuovo cda per l’aeroporto di Catania

Scritto da: il 06.09.12 — 5 Commenti
Poco prima delle 20.00 è stato eletto il nuovo consiglio d'amministrazione della Sac, la società di gestione dell'aeroporto di Catania. Il neo presidente è Giuseppe Giannone, modicano, ex direttore generale di Conad Sicilia, designato dalla Camera di Commercio di Ragusa, mentre l' amministratore delegato, designato dalla Camera di Commercio di Catania e dall' Irsap (l'ex Asi), è Domenico Torrisi, esponente di Federalberghi. Il segretario generale della Camera di Commercio di Catania, Alfio Pagliaro, è stato invece eletto consigliere, insieme a Giuseppe Consoli, anch'egli voluto dall' ente camerale catanese, e a Giovanni Mazzone, designato invece dalla Provincia regionale di Siracusa. Si è così concluso (per ora, ma nei prossimi giorni non sono da escludersi sorprese) il lungo braccio di ferro per il controllo dello scalo etneo che per mesi ha quasi monopolizzato il dibattito politico-economico a Catania e causato asperrimi scontri nel mondo delle associazioni di categoria. Ancora è presto per dire chi sia uscito vincitore e chi sconfitto dalla sfibrante battaglia, certo che i vertici eletti oggi non sembrano brillare per particolari competenze in campo aeronautico. [caption id="attachment_12243" align="aligncenter" width="300"] Aeroporto di Catania, scorcio degli interni[/caption]

Predonismo autonomista versus decisionismo schmittiano: la candidatura Musumeci oltre le logiche stantie della politica siciliana

Scritto da: il 28.08.12 — 8 Commenti
Nelle ultime ore non stanno mancando i problemi e gli ostacoli attorno alla candidatura di Nello Musumeci a presidente della Regione Sicilia. Mpa/Pds e Grande Sud hanno sostanzialmente rotto le trattative, togliendo il proprio appoggio a Musumeci, accusato di non aver voluto abbracciare il loro progetto sicilianista. Proverò a ragionare sul quadro che si sta delineando, magari con l'aiuto di qualche retroscena, utile a meglio comprendere quel che sta accadendo. In via preliminare, corre l'obbligo di osservare come vi sia una quota parte di cittadini dell'Isola - probabilmente anche maggioritaria - che non si sente per nulla sicilianista. Non occorre, infatti, essere statalisti e centralisti tetragoni come chi scrive per ritrovarsi ben diffidenti e prendere preventivamente le distanze dall'autonomismo inconcludente e parolaio stile Mpa. E soprattutto, nonostante taluni sondaggi ad usum delphini tentino di dimostrare l'indimostrabile, non esiste in Sicilia un diffuso sentire indipendentista. L'idea che l'Isola diventi Stato a sé è e rimane un irrealizzabile sogno (rectius: incubo) di ambienti mafiosi e paramafiosi o di ambienti pseudo culturali assolutamente minoritari. Per carità, del tutto slegati da quelli criminali, ma non meno velleitari. In entrambi i casi, si tratta di posizioni a dir poco disancorate dalla realtà. Quanto alla pretesa grottesca di chiedere a Nello Musumeci chissà quale patente di sicilianità, è bene ricordare che Musumeci uscì nel 2005 da Alleanza Nazionale, fondando Alleanza Siciliana, proprio perché l'allora leader di An, Gianfranco Fini, risultava essere sordo alle esigenze dei territori. L'impegno politico di Nello Musumeci è stato incontrovertibilmente segnato, ab initio, da una seria attenzione ai tanti problemi del Sud e della Sicilia e nessuno nell'Mpa/Pds può chiedere all'esponente de La Destra chissà quale certificazione di meridionalità o, tantomeno, arrogarsi il diritto di rilasciargliela o no. E veniamo ora ad alcuni retroscena che possono aiutarci a capire più a fondo i convulsi giorni ...

Regionali siciliane, sondaggio Demopolis: grande frammentazione e balzo in avanti di M5S

Scritto da: il 02.08.12 — 7 Commenti
Novità di rilievo per la politica siciliana dall'ultimo sondaggio Demopolis, appena reso noto. Intanto, preseguendo in un trend ormai lungo mesi e mesi, se si votasse oggi, appena il 61% degli elettori dell'Isola si recherebbe alle urne per l’elezione del nuovo presidente della Regione e per il rinnovo dell’Ars. 4 elettori su 10 resterebbero a casa, a conferma di una crescente insofferenza verso la classe politica nel suo insieme: la fiducia dei siciliani nei partiti è infatti crollata dal 22% del 2006 al miserrimo 4% odierno. A tutto vantaggio della cosiddetta "antipolitica". «All’indomani delle dimissioni di Raffaele Lombardo – ha affermato il direttore dell’Istituto Demopolis, Pietro Vento – il quadro delle intenzioni di voto dei siciliani appare decisamente confuso e frammentato: al dato dell’astensione dichiarata va aggiunto il numero di quanti non saprebbero per chi votare: il 28% dell’elettorato non esprime oggi una specifica intenzione di voto». Da notare come, a meno di tre mesi dalle elezioni di fine ottobre, i quattro principali partiti non abbiano ancora deciso con chi allearsi. E neppure hanno identificato un loro candidato per Palazzo d’Orléans. Fattori che, accanto al numero altissimo di indecisi e potenziali astensionisti, incidono significativamente sulle stime di voto degli elettori. Secondo il Barometro Politico Demopolis, se ci si recasse oggi alle urne per le elezioni regionali, l’Mpa del presidente uscente otterrebbe il 16%, appena sopra i due principali partiti nazionali, che pagano più degli altri in Sicilia l’astensionismo e l’onda nazionale dell’antipolitica, ma anche le proprie incertezze e le troppe divisioni interne: il Pd si posiziona infatti al 15.2%, mentre il Pdl (brand che probabilmente a fine ottobre in Sicilia avrà la sua ultima apparizione alle urne, prima di essere archiviato) al 15%. Appare stabile al 7.5% Grande Sud di Gianfranco Micciché, dato comunque destinato a mutare durante la campagna elettorale. In crescita, al ...

Sicilia, il futuro è nel destracentro?

Scritto da: il 16.06.12 — 8 Commenti
Pomeriggio intenso e ricco di spunti, proposte e novità come non si vedeva da tempo quello di ieri per la politica siciliana. Proverò a farne una cronaca, fermo restando che su Twitter e Facebook ho "postato" le news in tempo reale, man mano che venivano fuori. La notizia più importante è certo l'endorsement di Adolfo Urso a Nello Musumeci. Il leader di Fareitalia ha infatti proposto la candidatura di Musumeci, vicesegretario nazionale de La Destra e indimenticato coprotagonista della cosiddetta Primavera di Catania, alla presidenza della Regione Sicilia. L'occasione è stato il meeting "Dal territorio una nuova alleanza per la Sicilia", evento di presentazione da parte di Fareitalia di Alleanzasicilia, al Palazzo della Cultura di Catania, con il sindaco di Ragusa, Nello Di Pasquale (che ha lanciato la sua nuova sigla, Territorio), il presidente della Provincia di Enna, Giuseppe Monaco, il coordinatore regionale di Fareitalia, Giuseppe Scalia, quello provinciale etneo, Fabio Fatuzzo, e - ovviamente - lo stesso Musumeci. Ragionando sulle prossime elezioni regionali di fine ottobre, Urso ha parlato di «un nuovo rassemblement civico che promuova un governo di emergenza con un programma di riforme radicali che faccia risorgere la Sicilia dal baratro in cui è precipitata. Nello Musumeci può essere un candidato capace di interpretare l'esigenza di buon governo e di cambiamento: buoni amministratori e società civile, buona politica e impresa. Devono scendere in campo le energie migliori a prescindere dagli schieramenti». Ben consapevole di come le sigle partitiche degli ultimi anni siano del tutto usurate, Urso ha puntato l'attenzione sull'opportunità di costituire una lista civica «aperta a tutti, anche se non sarà una scialuppa di salvataggio. Non candideremo nessuno dei deputati uscenti e ovviamente nessun indagato. Liste pulite fatte di giovani, donne e uomini liberi e forti». Dal canto suo, Nello Musumeci sulla proprosta di Urso ha semplicemente replicato che ...

Squinzi a Catania: «quella della pubblica amministrazione è la madre di tutte le riforme»

Scritto da: il 30.05.12 — 0 Commenti
Stamattina il neopresidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, è intervenuto all'86° assemblea dei soci di Assindustria Catania, fornendo tutta una serie di interessanti spunti di riflessione sulla realtà politico-economica italiana di oggi (chi fosse interessato può leggere la mia diretta Twitter: twitter@CarloLoRe). Nell’analisi di Squinzi, in Italia la bassa crescita è sostanzialmente dovuta al fatto che è sempre più difficile fare impresa, anche per una pressione fiscale sempre più forte. «Occorre fermare l’emorragia e ritrovare la fiducia», ha dichiarato il leader degli industriali, «credendo fortemente in quel che facciamo, al Nord come al Sud». Squinzi ha anche espresso un concetto abbastanza in controtendenza rispetto al comun sentire degli ultimi mesi, a proposito dell’Europa, che alcuni oggi avvertono quasi come un problema: «è chiaro che l'Europa “impatta” moltissimo sull'Italia ed anche sul Mezzogiorno», ha spiegato, «ma noi dell’Europa abbiamo bisogno, perché è la leva d’Archimede per il futuro. Come abbiamo bisogno di infrastrutture, ma concrete, non le megainfrastrutture spesso pensate e mai realizzate». Che sia stata una frecciatina contro l'ossessione di alcuni, dalle parti di Palazzo d'Orléans, attorno al Ponte di Messina? Il presidente di Confindustria ha poi toccato il delicato tema della riforma della pubblica amministrazione, «la madre di tutte le riforme da fare in Italia, dove servono subito sburocratizzazione, semplificazione ed un quadro normativo più favorevole per le aziende. In sintesi, un modello più trasparente e responsabile di PA, insieme a un fisco stabile ed omogeneo, che consenta ai migliori di avere la possibilità di vincere, non ai più furbi». Parole sante. Con una valenza ancora maggiore perché dette in una terra dove molti, credendo di essere furbissimi, hanno contribuito a lasciare alle nuove generazioni un deserto di povertà e sottosviluppo. [caption id="attachment_12077" align="aligncenter" width="290" caption="Giorgio Squinzi"][/caption]

La Finlandia s’è destra

Scritto da: il 06.02.12 — 0 Commenti
Il conservatore (ma convinto europeista) Sauli Niinisto è il nuovo presidente della Finlandia. Il 63enne sopravvissuto allo tsunami del 2004 (era in vacanza in Thailandia con la famiglia) ha vinto il ballottaggio con Pekka Haavisto, ex ministro dell'Ambiente dei Verdi, ottenendo il 62.8% dei voti (aveva avuto poco più del 35% al primo turno) contro il 37.2% dell'avversario (poco meno del 19% due settimane fa). La sua primissima dichiarazione è stata di grande civiltà politica: «Il presidente in Finlandia deve comprendere che ci sono molti pensieri e opinioni diverse e che devono essere tenute in considerazione, perché deve essere presidente di tutta la nazione». Niinisto, ministro delle Finanze nel 2002, l'anno dell'entrata in vigore dell'euro, è il primo capo di Stato proveniente dalle fila del Partito della Coalizione Nazionale (il Kokoomus, il partito conservatore finnico) dal lontano 1956, nonché il primo presidente non socialdemocratico in 30 anni. I suoi colleghi di partito sostengono l'ingresso del Paese nella Nato, ma Niinisto ha già chiarito che non presserà sull'argomento (del resto, i sondaggi danno la maggior parte dei cittadini finlandesi contro tale ipotesi). Il suo antagonista, Pekka Haavisto, attivista gay e leader del movimento ambientalista, è stato probabilmente giudicato dall'elettorato un personaggio troppo "estremo", soprattutto, lo si evince dalle dichiarazioni di molti elettori intervistati al riguardo, a causa delle proprie scelte private. Triste dover constatare come anche nell'avanzatissima Finlandia essere omosessuale venga ancora considerato un handicap per la carriera pubblica, ma, del resto, l'ex presidente Martti Ahtisaari in passato è stato spesso indegnamente ridicolizzato dagli avversari per i suoi chili di troppo, quindi ... Niinisto prenderà il posto della ex presidente Tarja Halonen, amatissima dai cittadini, che è stata in carica per due mandati di sei anni. Sebbene quello di presidente in Finlandia sia un ruolo per lo più simbolico, in realtà il capo di ...

Demopolis: in Sicilia aumenta la sfiducia nei partiti

Scritto da: il 21.01.12 — 0 Commenti
Rimane davvero molto incerto il quadro delle intenzioni di voto dei siciliani. La nuova "fotografia" del peso dei partiti nell’Isola, fatta da Demopolis, appare ancora più condizionata che in passato dal numero crescente di indecisi, delusi ed incerti, ma anche di quanti, in caso di elezioni politiche anticipate, non si recherebbero alle urne per l’eventuale rinnovo di Camera e Senato. «Si respira sempre più nell’Isola un diffuso disincanto politico che – afferma il direttore di Demopolis, Pietro Vento – sta erodendo il residuo consenso dei siciliani nei confronti delle istituzioni democratiche. Gli ultimi mesi della vita politica nazionale e regionale hanno visto quasi dimezzarsi la fiducia degli elettori nel Parlamento, nell’Ars, nei partiti, il cui peso effettivo appare fra l’altro ridimensionato, agli occhi dei cittadini, in una fase di “commissariamento”, come quella attuale caratterizzata dalla nascita del governo Monti». Se si votasse oggi per le politiche, a 2 mesi dalla fine del governo Berlusconi, il Pdl si attesterebbe in Sicilia al 23%, subendo una perdita tutto sommato contenuta (circa 2 punti): un valore che però risulta clamorosamente dimezzato se lo si raffronta agli oceanici consensi della primavera 2008. Per la prima volta, poi, il Barometro Politico Demopolis registra un lieve arretramento anche per Grande Sud di Gianfranco Micciché, oggi al 7.5%, sul cui elettorato rischia di pesare, in prospettiva, la prolungata distanza dalle (usuali, direi io) dimensioni di governo. Si fermano invece sotto sotto la soglia del 2% il Pid di Saverio Romano e La Destra di Nello Musumeci. Sempre secondo l’analisi effettuata da Demopolis, torna negativo, almeno a livello regionale siciliano, il trend del Pd che alle Politiche otterrebbe oggi il 18.5%. Un punto e mezzo in meno rispetto a due mesi fa, proprio in un frangente nel quale la formazione di Bersani diviene invece, a livello nazionale, primo partito del Paese ...

Romney vince nettamente in New Hampshire. Ron Paul per ora è lo sfidante, ma non può reggere a lungo

Scritto da: il 11.01.12 — 0 Commenti
Dopo l’Iowa Mitt Romney ha conquistato con il voto di stanotte anche il New Hampshire, avvicinandosi alla nomination repubblicana per la Casa Bianca. Ma se in Iowa l'economista mormone aveva battuto Rick Santorum per soli 8 striminziti voti, in New Hampshire ha prevalso in maniera netta: 39% davanti al 24% del libertario Ron Paul ed al 17% di Jon Hunstman, con Newt Gingrich e l'ultraconservatore Rick Santorum ad appena il 9% e Rick Perry in fondo con appena l’1%. Romney ha festeggiato la vittoria con un possente attacco a Barack Obama: «Il presidente vuole radicalmente trasformare l’America, mentre io voglio restaurarla, lui si ispira alle capitali europee io alle città della nostra nazione, lui ha aumentato il debito io pareggerò il bilancio, lui ha perso la tripla AAA io la riprenderò, è il momento di batterci per l’America che amiamo». Un proclama che davanti ad una platea osannante è stato facile fare, ma che il presidente in carica, negli eventuali futuri confronti televisivi, non faticherà troppo a smontare. Ora si passa in South Carolina, per il turno di primarie del 21 gennaio. Favoriti potrebbero essere i più conservatori, ma ovvio che se Romney dovesse cominciare a vincere anche a Sud avrebbe la nomination in tasca. A ben ragionare, comunque, nonostante l'attuale secondo posto, Ron Paul non è il vero competitor del mormone. Ha sicuramente ragione Ari Fleischer, ex portavoce di George W. Bush, quando afferma che «l’unico che ancora può ostacolare la corsa di Romney è Newt Gingrich». L'ex speaker della Camera ha tanta esperienza. Ed è l'unico vero politico di caratura nazionale oltre al favorito. Outsider assoluti come Santorum e Paul non possono reggere a lungo la sfida, nemmeno economicamente, ed alla fine la corsa sarà a due.

Iowa, pari fra Romney e Santorum

Scritto da: il 04.01.12 — 0 Commenti
Finisce sostanzialmente in parità fra Mitt Romney (25% dei consensi, con appena 8 voti in più del rivale) e Rick Santorum il caucus dell'Iowa. Il primo round delle primarie repubblicane vede di fatto appaiati il ricchissimo economista mormone, ex governatore di successo del Massachusetts, e l'estremista cattolico, ex senatore della Pennsylvania. Insomma, si è sì assistito ad una straordinaria performance di Santorum, finora ignorato dagli analisti, ma a ben vedere questa è assai normale in uno Stato noto per le idee di destra religiosa della maggioranza della sua popolazione. Di sicuro, però, c'è da dire che il discorso pronunciato da Santorum, di origini italiane, è stato più appassionato, di timbro obamiano direi quasi. Romney, di contro, non è sembrato trascinare le masse con il suo eloquio. La domanda a questo punto è: quanta strada potrà percorrere Santorum? Di certo i conservatori tenteranno di fare quadrato attorno a lui per sconfiggere il laico e liberale Romney, ma ciò significherebbe condannare alla sconfitta il Grand Old Party, essendo Romney l'unico dei candidati repubblicani in grado di impensierire il presidente in carica Obama. Quanto agli altri, tranne che per Ron Paul (21%) e Newt Gingrich (circa il 13%), i giochi sembrano già conclusi. Rick Perry (10%) pare quasi sicuro che abbandonerà la campagna. E Michele Bachmann, repubblicana di origini norvegesi, assai vicina al Tea Party, con uno striminziato 5%, è davvero lontanissima dalle aspettative. Anche la sua corsa potrebbe finire qui. Inutile bruciare altro denaro in una impresa disperata. [caption id="attachment_11497" align="aligncenter" width="300" caption="Rick Santorum"][/caption]  
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | Hosted by MediaTemple