Tutti gli articoli su Presidenziali Usa 2008

A Vision of History

Scritto da: il 21.04.09 — 0 Commenti
Il New York Times ha vinto ieri 5 Premi Pulitzer. Uno, quello per la migliore fotografia, è andato a Damon Winter, autore del reportage per immagini A Vision of History, durante il quale ha seguito la trionfale campagna elettorale di Barack Obama. A questo link  http://www.nytimes.com/packages/html/politics/2009-damon-pulitzer/index.html è possibile vedere le bellissime foto di Winter. Soprattutto la prima, con Obama in giubbotto di pelle e ricoperto di pioggia, gli ha fatto vincere il prestigioso premio. Davvero un capolavoro.

Il discorso di Barack Obama a Chicago

Scritto da: il 06.11.08 — 30 Commenti
Quello che segue è il testo, tradotto in italiano da Maria Enrico, del discorso che Barack Obama ha tenuto a Chicago appena certo della vittoria. Mi è giunto con la splendida Letter from Washington dell'amico Oscar Bartoli, che puntualmente ci invia le sue attente analisi dagli States. Avrei voluto mettere direttamente un link al suo blog (che trovate nella sezione "Siti e blog amici" a sinistra in basso), ma la piattaforma fa le bizze e comunque lì il discorso non compare, quindi lo riporto fedelmente qui sotto. Barack Obama, Chicago, notte del 4 novembre 2008 Se c'è qualcuno lì fuori che ancora dubita che l'America sia un posto dove tutto è possibile; che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è vivo ai nostri tempi; che ancora mette il dubbio il potere della nostra democrazia: questa notte è la vostra risposta. È la risposta delle code che si allungavano intorno alle scuole e alle chiese in numeri che questa nazione non aveva mai visto, della gente che ha aspettato tre e quattro ore, molti per la prima volta nella vita, perché credevano che questa volta dovesse essere diverso, che le loro voci potessero fare la differenza. È la risposta che viene dai giovani e dai vecchi, dai ricchi e dai poveri, democratici e repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, indigeni americani, gay, eterosessuali, disabili e no. Gli americani hanno mandato un messaggio al mondo: non siamo mai stati solo una lista di individui o una lista di Stati rossi e Stati blu. Siamo, e sempre saremo, gli Stati Uniti d'America. È la risposta che ha guidato quelli che si sono sentiti dire per tanto tempo di essere cinici e spaventati e dubbiosi su quello che possiamo ottenere, mettendo le loro mani sull'arco della storia e piegandolo una volta di più alla speranza di ...

Per inciso, “Il Foglio” l’aveva (pre)detto 4 anni fa …

Scritto da: il 05.11.08 — 24 Commenti
A questo punto, smaltita la sbornia/stanchezza pre e post elettorale, corre l'obbligo di inchinarsi per l'ennesima volta dinanzi alla lungimiranza di Giuliano Ferrara, che su Il Foglio del 4 dicembre 2004 dedicò una pagina intera all'allora sconosciuto senatore dell'Illinois, titolando Obama, il prossimo presidente. Chiaramente, Ferrara avrebbe gradito la Pro-Life Palin alla Casa Bianca, ma gli va dato atto che da anni segue con grande attenzione l'ascesa di Obama.

Obama, un mutamento di grande valenza simbolica

Scritto da: il 05.11.08 — 31 Commenti
Di certo la vittoria di Barack Obama rappresenta un immenso cambiamento, soprattutto da un punto di vista simbolico (che è poi quello che a me personalmente più sta a cuore). Il democratico è indubbiamente uomo di rottuta, ma il sistema - lo si è visto bene con Bill Clinton - è assai resistente. Obama ha promesso molto, soprattutto ha promesso, come Clinton durante la sua prima campagna elettorale, di dare agli Usa una sanità pubblica degna di questo nome. Clinton fu fatto bersaglio di un tiro incrociato che lo ridusse a più miti consigli per anni, trasformando un presidente arrivato alla Casa Bianca con una discreta aura liberal e bei sogni di cambiamento in un centrista assoluto. Ma Obama ha più coraggio rispetto a Clinton e meno vizi privati che possano renderlo ricattabile. Ora capiremo se realmente l'America è in grado di cambiare o se il Paese dell'ultracapitalismo è irriformabile. La svolta potrebbe essere profonda. A ben leggere il sogno di Obama, il nuovo inquilino della White House ha in mente un'America quasi vicina alle socialdemocrazie europee. Vedremo ... Scardinare comportamenti diffusi, tipo l'antisindacalismo imperante, e la diffidenza secolare nei confronti dell'idea di Stato non sarà facile. Per inciso, Obama avrà molti più nemici rispetto a tutti i suoi predecessori. I folli suprematisti bianchi che vorranno ucciderlo. Le lobby delle multinazionali che tentaranno in ogni modo di frenare la sua spinta al cambiamento. Non avrà vita facile. Anzi, la sua vita sarà un quotidiano inferno ... E non invidio affatto chi dovrà garantire la sua sicurezza. Che sarà a rischio più di quella di qualsiasi altro presidente nella storia americana. Tornando alle prospettive politiche della nuova presidenza, nessuno si aspetta che gli Usa di Obama diventino come la Svezia di Olof Palme, ma che gli States comincino ad andare nella direzione dell'Europa occidentale, del cosiddetto modello renano ...

And the winner is: Barack Obama

Scritto da: il 05.11.08 — 2 Commenti
349 delegati per Barack Obama contro 163 per John McCain. Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America. Per inciso, ha avuto oltre ben numero di delegati indicato da Karl Rove (338), che comunque si riconferma un genio delle previsioni elettorali.

E le prime proiezioni danno McCain vincitore in Kentucky ed Indiana

Scritto da: il 05.11.08 — 0 Commenti
Le primissime proiezioni danno McCain vincitore in Kentucky ed Indiana. Ancora siamo ai primissimi seggi che comunicano i risultati, ma McCain parrebbe tenere più del previsto.

I primi exit poll danno McCain vincitore in Ohio

Scritto da: il 05.11.08 — 0 Commenti
L'emittente televisiva Fox News ha appena diffuso i primi exit poll, in base ai quali John McCain avrebbe vinto in Ohio, uno Stato chiave che in genere sceglie il presidente. Ad Obama andrebbe invece la Virginia.

Presidenziali Usa 2008, la diretta su Radio Luiss

Scritto da: il 04.11.08 — 0 Commenti
Per la prima volta nella sua storia (e probabilmente in quella delle emittenti studentesche italiane), una web radio universitaria (Radio Luiss) accenderà i microfoni oggi dopo la mezzanotte (vabbè, tecnicamente domani, preciso per i più pignoli!) per seguire minuto per minuto lo svolgimento delle operazioni di voto e di scrutinio che avranno luogo in quelle stesse ore dall'altra parte del mondo. Vincerà Barack Obama o John McCain? E chi sono veramente i due candidati in lizza per il titolo presidenziale più influente del mondo? Dall'apertura dei seggi alla loro chiusura, Radio Luiss ci racconterà tutto, in compagnia di illustri ospiti, nottambuli impenitenti o mattinieri incalliti, che aiuteranno gli ascoltatori a decifrare gli eventi e ad avere una panoramica dei fatti che sia la più completa ed aggiornata possibile. Fra gli ospiti, vi saranno Mario Adinolfi, Giovanni Boggero (il Riformista), Daniele Capezzone, l'editore Alberto Castelvecchi, il critico Roberto Cotroneo (direttore della Scuola di Giornalismo della Luiss), Alan Patarga (Il Foglio) e tante altre personalità del mondo politico e giornalistico. Interverranno anche il rettore della Luiss Massimo Egidi, il dg Pierluigi Celli, il suo vice Giovanni Lo Storto, i docenti Gregory Alegi, Federico Niglia ed Alberto Petrucci e molti altri accademici, presenti in studio o in collegamento telefonico. Inoltre vi sarà un collegamento dalla Commissione Europea, dove una inviata sonderà il terreno e saggerà le reazioni comunitarie agli avvenimenti, ed uno oltreoceano, con i professori e i giornalisti che, da varie parti d'America, aggiornernno sugli eventi e dipingeranno il contesto in base alla loro esperienza diretta. Le trasmissioni di Radio Luiss proseguiranno fino alle 08.00 della mattino, quando si avranno informazioni più concrete sulle preferenze espresse dagli elettori e si potranno commentare le prime proiezioni di voto attendibili o addirittura il verdetto finale della presidential race. Radio Luiss si può ascoltare il in streaming su http://www.radioluiss.it/it/home/, ma si può anche visitare negli studi di Viale Romania 32 ...

Il mercato dei future non lascia speranze a McCain: vincerà Obama

Scritto da: il 04.11.08 — 18 Commenti
Non ci sono solo i sondaggi per orientarsi nelle nebbie di una campagna elettorale complessa come quella americana. Uno strumento alternativo che molti ritengono più che affidabile è il mercato dei future dei candidati alla Casa Bianca (Iowa Political Market), creato nel 1988 dall'Università dell'Iowa. Una sorta di mercato politico telematico con gli investitori che si scambiano contratti future (oltre 100 mila solo ad ottobre) collegati alla vittoria finale di uno specifico candidato alla White House. Chi vince prende tutto è il criterio, basato sull'esito del voto popolare (che comunque, come nel caso di Al Gore nel 2000, può anche non coincidere con il reale vincitore dell'elezione). Ebbene, su questo mercato di accorti investitori (che rischiano il proprio denaro e quindi sono molto meno inclini a farsi sviare nell'analisi dalle convinzioni politiche rispetto a chi risponde alle domande di un sondaggio) Obama ha già stravinto, senza margine alcuno per McCain.

Obama/McCain: un sondaggio assai accurato li dà appaiati

Scritto da: il 03.11.08 — 0 Commenti
Nella marea di sondaggi che stanno arrivando dall'America ve ne è uno assai interessante che dà McCain al 44.6% ed Obama al 44.7%. Quindi, praticamente, appaiati. Verrebbe da sorridere se non fosse che si tratta di un rilevazione Idb-Tipp (Investor's Business Daily e TechnoMetrica Institute of Policy and Politics), che 4 anni fa predissero con precisione scientifica l'esito dello scontro per la Casa Bianca fra Bush jr e JFKerry, quando molti davano per vittorioso Kerry. Le speranze dei repubblicani, è ovvio, sono ormai ridotte al lumicino, ma un sondaggio meno disastroso di tutti gli altri è comunque un balsamo per gli strateghi di McCain. Che comunque, stiamone certi, renderà la vita durissima ad Obama fino all'ultimo.

National Popular Vote Bill

Scritto da: il 03.11.08 — 0 Commenti
Il tipo di stallo ipotizzato da chi suppone da parte del Caso una salomonica divisione dei delegati fra Obama e McCain è anche all'origine di un tentativo di riforma costituzionale che si sta portando avanti in America da qualche tempo. Trattasi di una sorta di accordo fra Stati per adottare un disegno di legge, il National Popular Vote Bill, che darebbe al vincitore in termini di voti popolari la vittoria finale. Al momento solo 4 Stati lo hanno adottato e sarà possibile estenderlo a tutti gli Usa solo in caso di adozione da parte di Stati con un totale complessivo di almeno 270 delegati per la presidential race. Difficile, se non impossibile, mettere così tanti governatori e rappresentanti d'accordo, per cui mi pare che la storica riforma sia più che altro da valutare come lodevole impegno innovativo, ma nulla più. Del resto, pur se a nostri occhi di europei il sistema elettorale americano può sembrare illogico, è lì da oltre 200 anni a regolare una democrazia imperfetta quanto vogliamo, ma che nell'ultimo secolo ha guidato il mondo. Probabilmente verso la catastrofe, verissimo. Ma qualcuno doveva pur ereditare il ruolo di una Europa alla paralisi (ieri, oggi, domani) ...

I sondaggi danno Obama stravincente, a McCain occorre un miracolo

Scritto da: il 03.11.08 — 0 Commenti
Gli ultimi sondaggi danno Barack Obama ad oltre 6 punti (Gallup) ed alcuni addirittura ad 11 su McCain. Zogby dà poi il candidato democratico alla Casa Bianca in vantaggio in 6 su 8 degli Stati chiave. A dar retta alle rilevazioni demoscopiche, insomma, non vi sarebbe storia in queste elezioni che si vanno a celebrare domani. Si va dunque verso Obama presidente degli Usa? Vedremo, tutto può accadere in America, ma è evidente come a McCain davvero serva un miracolo (intero, mica mezzo) per rimontare una situazione ormai nerissima ...

Una ipotesi da fantapolitica: e se finisse in pareggio?

Scritto da: il 03.11.08 — 2 Commenti
Nella ridda di ipotesi e analisi che la presidential race scatena ogni quattro anni è saltata fuori qualche giorno fa quella (a mio avviso assolutamente inverosimile) del pareggio fra Obama e McCain, una eventualità remotissima, ma tecnicamente possibile. Secondo alcuni statistici esiste infatti una possibilità su 100 che la sfida per la White House si possa concludere con 269 delegati a testa, con i voti del Maine e del Nebraska a fungere da ago della bilancia. Perché i due Stati non danno tutti i delegati ad uno dei candidati, ma li attribuiscono ad ogni vincitore del singolo collegio. Nell'eventualità - ripeto: da fantapolitica - di un 269 a 269, la scelta passerebbe alla Camera dei Rappresentanti, che, per inciso, sarà parzialmente rinnovata martedì (perché non si vota solo per la White House, ma anche per il Congresso, per qualche governatore e per dei referenda vari). Sarebbe una crisi storica del sistema elettorale americano, ma dubito fortemente che vi assisteremo. Con buona pace degli statistici, con un 1% di possibilità che un evento accada, questo è dai più considerato lontano anni luce.
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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