Tutti gli articoli su Raffaele Lombardo

“‘Mburugghia peri”, il nuovo gioco di società dei catanesi

Scritto da: il 08.02.13 — 6 Commenti
Da qualche mese, con l'avvicinarsi delle elezioni amministrative, si è diffuso a Catania un gioco di società che alcuni (ma comprensibilmente non tutti) considerano assai simpatico: insieme a taluni amici l'ho battezzato 'mburugghia peri, ossia "lega piedi", da 'mburugghiari, che in catanese vuol dire, appunto, ingarbugliare, legare e, per traslato, ostacolare. In che cosa consiste? Semplice, individuato un candidato forte di uno schieramento per le prossime amministrative, dalla sua area di appartenenza si lanciano (o vengono lanciati) altri candidati con l'unico scopo di dare fastidio al rivale (+/-) interno. E così, da tempo, essendo nota l'intenzione di Enzo Bianco, senatore Pd di un certo peso politico, di correre per il ruolo di primo cittadino etneo, hanno cominciato a scaldare i motori Giuseppe Berretta (deputato nazionale democratico, cui va comunque dato atto di accarezzare da anni, almeno dal 2009, il sogno di una candidatura a Palazzo degli Elefanti), Maurizio Caserta (ordinario di Economia politica in città, validissimo tecnico che da sindaco studia da circa un anno e mezzo) e, new entry di qualche mese fa, Marisa Acagnino (magistrato, vicina al presidente delle Regione Siciliana, Rosario Crocetta). Tutti palesi 'mburugghiaperi di Enzo Bianco. Ma non si creda che a destra non vi sia la medesima passione ludica. C'è, c'è ... L'incumbent Raffaele Stancanelli (amico dal liceo di Raffaele Lombardo) da tempo guerreggia con la nomenklatura del Pdl siciliano e catanese (fieramente avversa a Lombardo, salvo non muovere un dito per impedire lo scempio dell'accordo Pdl-Mpa che porterà al Senato l'ex presidente della Regione, imputato coatto per concorso esterno in associazione di stampo mafiosa). Dopo la sconfitta alle elezioni regionali sono volate parole grosse fra Stancanelli e Firrarello/Castiglione e ora che il sindaco (ex senatore) ha lasciato il Popolo della Libertà per Fratelli d'Italia l'occasione è ghiotta per 'mburugghiari i peri anche a lui, complicandogli ...

Predonismo autonomista versus decisionismo schmittiano: la candidatura Musumeci oltre le logiche stantie della politica siciliana

Scritto da: il 28.08.12 — 8 Commenti
Nelle ultime ore non stanno mancando i problemi e gli ostacoli attorno alla candidatura di Nello Musumeci a presidente della Regione Sicilia. Mpa/Pds e Grande Sud hanno sostanzialmente rotto le trattative, togliendo il proprio appoggio a Musumeci, accusato di non aver voluto abbracciare il loro progetto sicilianista. Proverò a ragionare sul quadro che si sta delineando, magari con l'aiuto di qualche retroscena, utile a meglio comprendere quel che sta accadendo. In via preliminare, corre l'obbligo di osservare come vi sia una quota parte di cittadini dell'Isola - probabilmente anche maggioritaria - che non si sente per nulla sicilianista. Non occorre, infatti, essere statalisti e centralisti tetragoni come chi scrive per ritrovarsi ben diffidenti e prendere preventivamente le distanze dall'autonomismo inconcludente e parolaio stile Mpa. E soprattutto, nonostante taluni sondaggi ad usum delphini tentino di dimostrare l'indimostrabile, non esiste in Sicilia un diffuso sentire indipendentista. L'idea che l'Isola diventi Stato a sé è e rimane un irrealizzabile sogno (rectius: incubo) di ambienti mafiosi e paramafiosi o di ambienti pseudo culturali assolutamente minoritari. Per carità, del tutto slegati da quelli criminali, ma non meno velleitari. In entrambi i casi, si tratta di posizioni a dir poco disancorate dalla realtà. Quanto alla pretesa grottesca di chiedere a Nello Musumeci chissà quale patente di sicilianità, è bene ricordare che Musumeci uscì nel 2005 da Alleanza Nazionale, fondando Alleanza Siciliana, proprio perché l'allora leader di An, Gianfranco Fini, risultava essere sordo alle esigenze dei territori. L'impegno politico di Nello Musumeci è stato incontrovertibilmente segnato, ab initio, da una seria attenzione ai tanti problemi del Sud e della Sicilia e nessuno nell'Mpa/Pds può chiedere all'esponente de La Destra chissà quale certificazione di meridionalità o, tantomeno, arrogarsi il diritto di rilasciargliela o no. E veniamo ora ad alcuni retroscena che possono aiutarci a capire più a fondo i convulsi giorni ...

Sicilia: per le regionali è tutti contro tutti, ma dal caos lentamente emerge un accenno di cosmos

Scritto da: il 20.08.12 — 2 Commenti
Mentre ancora la Regione tarda a indire i comizi elettorali, il risiko delle alleanze e delle candidature in Sicilia è in pieno svolgimento. Nel centrosinistra la divisione impera, con almeno 3 candidati certi (Rosario Crocetta, sostenuto dal Pd filo Lombardo, Claudio Fava, di Sel, ed il grillino Giancarlo Cancelleri, del Movimento 5 Stelle) ed un altro probabile (di Idv e Fds). Ma è la lotta interna al centrodestra il vero fulcro della politica isolana di queste settimane, perché dallo scontro in corso potrebbe uscire il futuro inquilino di Palazzo d'Orléans, atteso che la frammentazione è per la sinistra un handicap al momento troppo grande per poter parlare di sue possibilità di vittoria. Posto, infatti, che il presidente della Regione sarà eletto con grossomodo il 30% dei consensi, è ovvio che il polo che andrà alle urne meno diviso avrà assai più chance di portare a casa il risultato. Perché con un sistema elettorale che non prevede ballottaggio, il cartello più coeso ha sicuramente maggiori opportunità di successo. In quest'ottica, è chiaro che le possibilità di vittoria di Crocetta, candidato di un'area eccessivamente frammentata, dipendono dalla speculare frammentazione del centrodestra. Se questo arriverà alla presentazione delle liste spaccato, l'ex sindaco di Gela potrà ritenersi con la vittoria in tasca. Ma se il centrodestra dovesse ricompattarsi, ben difficilmente l'europarlamentare democratico potrebbe spuntarla. La partita fondamentale, quindi, la si gioca in campo conservatore. Proviamo allora a capire come stanno andando le trattative, soprattutto quelle che ruotano attorno a Gianfranco Micciché. Da oltre un mese l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha rotto gli indugi, buttando sulla bilancia il peso della sua candidatura. Di fronte al niet forte del Pdl, però, Micciché sembrerebbe tentato di attivare il cosiddetto piano B, appoggiando o Nello Musumeci o Stefania Prestigiacomo, due nomi assolutamente autorevoli sui quali i coordinatori regionali ...

Sac, ancora una fumata nera

Scritto da: il 04.08.12 — 1 Commento
Altra fumata nera ieri per la Sac, la società di gestione dell'aeroporto di Catania. Nessun accordo fra i soci per la nuova governance e, cosa ben più grave, nemmeno per il bilancio, che risulta ancora non approvato. Che continui la bagarre sulla presidenza, in tempi di campagna elettorale già furibonda, lo si può anche capire. Ma che non si abbia il minimo senso di responsabilità nei confronti della vitale questione bilancio mi sembra davvero inaudito. Ieri, per entrare nel merito dei diversi comportamenti in seno al cda, oltre all'ormai usuale bagarre sul futuro presidente ed al consueto stallo (4 voti contro 4) sui nomi proposti, alcuni soci (per l'esattezza le Camere di commercio di Siracusa e Ragusa e le Province di Siracusa e Catania) il bilancio lo hanno votato. Gli altri (Camera di commercio di Catania ed Asi di Catania, gestite da commissari non lontani da Raffaele Lombardo) no. Per la precisione e per la verità (micro)storica. A questo punto, davvero non è da escludersi un intervento del presidente dell'Enac, Vito Riggio. Che, di fronte alle palesi difficoltà appunto nell'approvare il bilancio, nonché di fronte allo spettacolo francamente poco edificante che la società sta dando nel gestire il rinnovo dei suoi vertici, potrebbe anche decidere di avviare l'iter per il ritiro della concessione quarantennale. Sarebbe un duro colpo per l'economia catanese. L'ennesimo dovuto alla peggiore classe politica che la Sicilia abbia mai avuto nella sua storia recente. [caption id="attachment_12167" align="aligncenter" width="300" caption="Interno dell'aeroporto di Catania Fontanarossa"][/caption]

Regionali siciliane, sondaggio Demopolis: grande frammentazione e balzo in avanti di M5S

Scritto da: il 02.08.12 — 7 Commenti
Novità di rilievo per la politica siciliana dall'ultimo sondaggio Demopolis, appena reso noto. Intanto, preseguendo in un trend ormai lungo mesi e mesi, se si votasse oggi, appena il 61% degli elettori dell'Isola si recherebbe alle urne per l’elezione del nuovo presidente della Regione e per il rinnovo dell’Ars. 4 elettori su 10 resterebbero a casa, a conferma di una crescente insofferenza verso la classe politica nel suo insieme: la fiducia dei siciliani nei partiti è infatti crollata dal 22% del 2006 al miserrimo 4% odierno. A tutto vantaggio della cosiddetta "antipolitica". «All’indomani delle dimissioni di Raffaele Lombardo – ha affermato il direttore dell’Istituto Demopolis, Pietro Vento – il quadro delle intenzioni di voto dei siciliani appare decisamente confuso e frammentato: al dato dell’astensione dichiarata va aggiunto il numero di quanti non saprebbero per chi votare: il 28% dell’elettorato non esprime oggi una specifica intenzione di voto». Da notare come, a meno di tre mesi dalle elezioni di fine ottobre, i quattro principali partiti non abbiano ancora deciso con chi allearsi. E neppure hanno identificato un loro candidato per Palazzo d’Orléans. Fattori che, accanto al numero altissimo di indecisi e potenziali astensionisti, incidono significativamente sulle stime di voto degli elettori. Secondo il Barometro Politico Demopolis, se ci si recasse oggi alle urne per le elezioni regionali, l’Mpa del presidente uscente otterrebbe il 16%, appena sopra i due principali partiti nazionali, che pagano più degli altri in Sicilia l’astensionismo e l’onda nazionale dell’antipolitica, ma anche le proprie incertezze e le troppe divisioni interne: il Pd si posiziona infatti al 15.2%, mentre il Pdl (brand che probabilmente a fine ottobre in Sicilia avrà la sua ultima apparizione alle urne, prima di essere archiviato) al 15%. Appare stabile al 7.5% Grande Sud di Gianfranco Micciché, dato comunque destinato a mutare durante la campagna elettorale. In crescita, al ...

Dall’Mpa al Partito dei Siciliani, la (pseudo) montagna ha partorito la pulcetta

Scritto da: il 10.07.12 — 2 Commenti
E così, in sordina, nel silenzio quasi anche dei media siciliani, si è conclusa la parabola dell'Mpa, quel Movimento per le Autonomie che nelle intenzioni dei fondatori avrebbe dovuto soppiantare la Lega Nord (che, peraltro, "si è soppiantata" da sola a forza di scandali economici), diffondendo in tutta Italia il verbo localista. Come dimenticare le ripetute inaugurazioni in pompa magna della sede milanese?!? E i congressi nazionali con folle oceaniche di famiglie (dai pupi in fasce ai nonni con Algasiv in valigia ...) "precettate" dall'inflessibile segreteria politica del líder máximo? Nulla di tutto ciò all'ultima (nel senso di definitiva, conclusiva, di sbaraccamento) assembla federale, tenutasi qualche giorno fa nell'odiata Roma. L'Mpa chiude, insomma. A riprova delle scarse capacità strategiche di Raffaele Lombardo (che, lo ripeto da anni, è un grande tattico della politica, ma manca di pensiero strategico di lungo periodo), il movimento autonomista non è riuscito a sfondare fuori dall'Isola e nella sua forma attuale - con un brand ormai naturaliter accostato all'inchiesta Iblis - è più un peso che altro. Ad un progetto politico oggettivamente molto debole agli occhi dell'elettore medio nazionale, si sostituirà, quindi, stando alle dichiarazioni ufficiali, il Partito dei Siciliani. Ossia un progetto politico che si rileverà molto probabilmente assai debole agli occhi dello stesso elettore medio regionale. Come sempre accade in siffatte vicende, la montagna, o pseudo tale, ha partorito il topolino. Anzi, di meno: la pulce. [caption id="attachment_12127" align="aligncenter" width="232" caption="Raffaele Lombardo"][/caption]

Sicilia, il futuro è nel destracentro?

Scritto da: il 16.06.12 — 8 Commenti
Pomeriggio intenso e ricco di spunti, proposte e novità come non si vedeva da tempo quello di ieri per la politica siciliana. Proverò a farne una cronaca, fermo restando che su Twitter e Facebook ho "postato" le news in tempo reale, man mano che venivano fuori. La notizia più importante è certo l'endorsement di Adolfo Urso a Nello Musumeci. Il leader di Fareitalia ha infatti proposto la candidatura di Musumeci, vicesegretario nazionale de La Destra e indimenticato coprotagonista della cosiddetta Primavera di Catania, alla presidenza della Regione Sicilia. L'occasione è stato il meeting "Dal territorio una nuova alleanza per la Sicilia", evento di presentazione da parte di Fareitalia di Alleanzasicilia, al Palazzo della Cultura di Catania, con il sindaco di Ragusa, Nello Di Pasquale (che ha lanciato la sua nuova sigla, Territorio), il presidente della Provincia di Enna, Giuseppe Monaco, il coordinatore regionale di Fareitalia, Giuseppe Scalia, quello provinciale etneo, Fabio Fatuzzo, e - ovviamente - lo stesso Musumeci. Ragionando sulle prossime elezioni regionali di fine ottobre, Urso ha parlato di «un nuovo rassemblement civico che promuova un governo di emergenza con un programma di riforme radicali che faccia risorgere la Sicilia dal baratro in cui è precipitata. Nello Musumeci può essere un candidato capace di interpretare l'esigenza di buon governo e di cambiamento: buoni amministratori e società civile, buona politica e impresa. Devono scendere in campo le energie migliori a prescindere dagli schieramenti». Ben consapevole di come le sigle partitiche degli ultimi anni siano del tutto usurate, Urso ha puntato l'attenzione sull'opportunità di costituire una lista civica «aperta a tutti, anche se non sarà una scialuppa di salvataggio. Non candideremo nessuno dei deputati uscenti e ovviamente nessun indagato. Liste pulite fatte di giovani, donne e uomini liberi e forti». Dal canto suo, Nello Musumeci sulla proprosta di Urso ha semplicemente replicato che ...

Pd siciliano, una proposta oltre il caos

Scritto da: il 28.05.12 — 0 Commenti
L'attesa, discussa, combattuta assemblea regionale del Partito Democratico siciliano ieri ha fornito uno spettacolo indegno di una formazione che, almeno nelle premesse, è il frutto della migliore idea politica mai sorta in Italia dal referendum che la volle Repubblica. Clima tesissimo, da vera e propria resa dei conti fra "bande" rivali, e soluzione finale di compromesso (il "direttorio" da affiancare al segretario Giuseppe Lupo) che confermano un chaos difficile da ricondurre a kosmos, davvero difficile. Perdura, quindi, l'anomalia Pd in Sicilia (oltre che nel resto del Paese, ma questo è un discorso diverso), che rischia di passare dal 7.75% alle recentissime elezioni per il Consiglio comunale di Palermo a un risultato inferiore al 5% che lo escluderebbe dall'Assemblea Regionale Siciliana. Uno scenario che non è fantapolitico, ma realistico, tanto che i democratici stanno già febbrilmente ragionando sulle alleanze possibili, onde garantirsi dal tracollo eventuale, dovuto (ormai non vi è ombra di dubbio in merito) all'innaturale appoggio alla giunta Lombardo, digerito malissimo dall'elettorato di riferimento. A questo punto, un caro amico catanese, di cui per motivi di privacy non faccio il nome, esponente della sinistra più razionale della città, ha avuto una idea che mi sento di rilanciare come proposta alla dirigenza regionale democratica. Per recuperare credibilità agli occhi dell'elettorato, al Pd serve una decisione drastica: impedire che alle prossime elezioni regionali si ricandidino nel partito gli attuali rappresentanti a Palazzo dei Normanni. Che saltino tutti "un giro", per così dire, i protagonisti del caos di questi anni, sia quelli pro che quelli contro il sostegno al governo Lombardo. Si otterrebbe l'immediato svecchiamento dei consiglieri ... pardon, deputati regionali, nonché un raffreddamento sicuro dello scontro interno e forse la possibilità (certo, evitando accuratamente di presentarsi ad ottobre alleati dell'Mpa) di recuperare il rapporto con l'elettorato. Si tratterebbe di una particolare forma di "rottamazione", non indolore, ...

L’escluso

Scritto da: il 24.05.12 — 0 Commenti
Aristotele, nella sua “Metafisica”, spiega diffusamente uno dei principi base della logica occidentale, quello del terzo escluso. Per quanto riguarda i laboratori politici in corso oggi in Italia, invece, potremmo parlare di chi ormai è dal Terzo (Polo) escluso. Il riferimento - maligno come sempre, lo ammetto - è a Raffaele Lombardo, che nel mentre snobba il progetto di trasformazione dell’Unione di Centro in Partito della Nazione («la cosa mi interessa molto poco, noi non ci saremo» è stata la sua lapidaria posizione, espressa in tempi non sospetti, ossia ben prima delle recenti amministrative) in realtà semplicemente cerca di metabolizzare il fatto che a Roma la sua presenza ai vertici del rassemblement centrista da tempo non sembra essere più gradita. Dopo il siluro di Massimo D’Alema qualche settimana fa («mi pare evidente che la Regione Sicilia non possa essere governata da chi è sotto processo, ma credo che di questo sia consapevole anche Lombardo»), è poi oltremodo chiaro come anche l’alleanza con il Partito Democratico sia alle battute finali (e il capogruppo Pd all’Ars, Antonello Cracolici, pur se a malincuore, sembra già aver iniziato le grandi manovre di smarcamento, anche in considerazione del tracollo elettorale del Pd alle amministrative palermitane). E così, non potendo fare la figura di chi pietisce alleanze e sponde romane, il leader autonomista tenta di sminuire un progetto politico della portata del Pdn, forse l’unica carta ormai disponibile ai terzopolisti dopo il mezzo flop di elezioni locali che davvero non hanno risparmiato nessuno quanto a delusioni. E noi, dopo Aristotele, siamo costretti a scomodare un altro grande greco dell’antichità: l’Esopo della volpe e l’uva … [caption id="attachment_12052" align="aligncenter" width="300" caption="Aristotele ritratto da Raffaello ne "La scuola di Atene""][/caption]

Sicilia, in articulo mortis la giunta Lombardo vorrebbe reintrodurre la Cassazione regionale

Scritto da: il 15.05.12 — 4 Commenti
Con l'occasione del 66° anniversario dello Statuto siciliano, la Regione ha presentato oggi lo schema di norme di attuazione dell'articolo 23 dello Statuto, appunto, quello che prevederebbe per gli organi giurisdizionali centrali delle rispettive sezioni in Sicilia. «Il consenso registrato sulla proposta testimonia l'attualità e la necessità di avere in Sicilia una sede della Corte di Cassazione», ha dichiarato l'assessore regionale per l'Economia, Gaetano Armao, al convegno di Villa Malfitano "Per la Corte di Cassazione in Sicilia". «Per questo motivo abbiamo formalizzato questa richiesta allo Stato, per il tramite della Commissione paritetica, che non comporta oneri aggiuntivi per la Sicilia e servirà per ridurre i costi di accesso alla giustizia che i siciliani devono sopportare per far valere le proprie ragioni alla Corte di Roma», ha proseguito Armao. Sarà, ma a me questo discorso proprio non convince. «L'istituzione delle sezioni della Cassazione in Sicilia», ha concluso l'amministrativista, «non può essere liquidata come mero rivendicazionismo o semplice nostalgia della Cassazione a Palermo che ha operato sino al 1923, ma va ricondotta alla richiesta di integrale attuazione dello Statuto che il Governo regionale sta portando avanti ed in ogni sede». Breve annotazione storica: l'abolizione nel marzo del 1923 della Cassazione a Palermo (insieme a quelle di Firenze, Napoli, Roma e Torino) fu uno dei primi atti di governo pesanti di Benito Mussolini. Fino ad allora, si badi bene, la Cassazione di Palermo aveva reso arduo qualsiasi serio contrasto al fenomeno mafioso. Davvero si sente il bisogno di tornare a tale modello deteriore? Andando nel dettaglio, il testo presentato prevederebbe l'istituzione in Sicilia delle due sezioni staccate della Corte di Cassazione, una per gli affari civili e una per quelli penali, con la denominazione di "Cassazione regionale della Sicilia". Ovviamente con sede a Palermo. Sarebbe previsto un presidente della sezione della Corte di Cassazione, con ...

Bossi e Lombardo, destini incrociati: finisce nel fango la parabola del federalismo italiano

Scritto da: il 07.04.12 — 2 Commenti
È davvero significativa la coincidenza delle dimissioni di Umberto Bossi da leader della Lega Nord e delle (annunciate) dimissioni di Raffaele Lombardo da presidente della Regione Sicilia. Il primo travolto da uno squallido scandalo finanziario che, da quanto fin qui emerso, vedrebbe coinvolto soprattutto il figlio Renzo, detto "il trota". Il secondo messo in grosse difficoltà - non solo giudiziarie, ma anche di relazione con gli alleati - da una inchiesta sui rapporti fra mafia e politica in Sicilia che da ormai oltre 2 anni lo stringe in una paralizzante gogna mediatica. In ogni caso, è possibile trarre una prima conclusione dai destini incrociati di Bossi e Lombardo: davvero sta finendo nel fango la parabola del federalismo italiano. Ossia di una pseudo idea politica che in Italia non avrebbe dovuto mai avere diritto di cittadinanza per quanto è scarsamente utile (per non dire sommamente dannosa), ma che si è per caso fortuito (e grave ignavia dei politici, Gianfranco Fini in primis) imposta, emergendo ormai una ventina di anni fa dalle macerie di Tangentopoli. La Lega Nord - nata da un uomo dalla scolarizzazione non elevatissima in perenne lotta con le buone maniere - non si è mai evoluta, rimanendo nel tempo ancorata ad una visione tribale della società e facendo ridere l'Europa intera con i personaggi pittoreschi che ne hanno veicolato l'immagine di formazione xenofoba e reazionaria indegna di una democrazia avanzata. Il Movimento per le Autonomie, per quanto fondato da un uomo raffinato (Lombardo è neuropsichiatra forense: per inciso, proprio psichiatria è la specializzazione di Slobodan Molosevic e Radovan Karadzic), si è in breve riempito di militanti dalla ben scarsa cultura e di un po' di simpatizzanti dai comportamenti al vaglio della Magistratura. Intendiamoci, con il momentaneo appannamento di Bossi e Lombardo l'Italia non si è liberata della Lega Nord e dell'Mpa, ...

Verso il Partito del Lavoro

Scritto da: il 27.01.12 — 0 Commenti
È partito da Catania, su iniziativa delle associazioni Lavoro e Solidarietà e Socialismo 2000, il movimento per la costituzione del Partito del Lavoro in Sicilia. Il modello europeo di riferimento è chiaramente la Linke tedesca dell'ex socialdemocratico Oskar Lafontaine. Per l'occasione si è tenuta ieri un'assemblea regionale aperta presso l'oltremodo suggestiva Cappella Bonajuto, presieduta da Mario Iraci di Lavoro-Solidarietà, con la partecipazione del coordinatore regionale di Socialismo 2000, Concetto Scivoletto. I lavori si sono svolti alla presenza di Cesare Salvi, presidente del Consiglio Nazionale della Federazione della Sinistra, e di molti rappresentanti delle forze politiche di sinistra e del centro sinistra, organizzazioni sindacali, rappresentanti di associazioni e movimenti operanti in Sicilia. Fra gli obiettivi fondamentali del movimento, ridare soggettività politica alla classe delle lavoratrici e dei lavoratori, affermare la centralità e la dignità del lavoro, puntare sul protagonismo dei lavoratori per uscire dalla crisi. Il movimento per la costituzione del Partito del Lavoro assume un particolare significato in Sicilia, dove i processi di disgregazione produttiva, i livelli allarmanti di disoccupazione, precarietà e povertà s’incrociano con il degrado morale della politica nell'Isola. La proposta di dar vita a un movimento per la costituzione del Partito del Lavoro si rivolge innanzitutto agli altri soggetti politici della Federazione della Sinistra – Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani – ma anche alle altre forze di sinistra e a tutti coloro che intendono partecipare a questo processo. Lucidi spunti di riflessione, com'era prevedibile, sono venuti da Cesare Salvi, per il quale «proprio il lavoro può essere il punto di riferimento unitario per la sinistra», invero troppo divisa negli ultimi 17-18 anni per potere essere realmente incisiva. Non sono poi mancate critiche al governo Monti («la crisi economica si intreccia oggi con la crisi della democrazia, che vuol dire che le decisioni che contano non vengono prese nei luoghi della democrazia, ...

Demopolis: in Sicilia aumenta la sfiducia nei partiti

Scritto da: il 21.01.12 — 0 Commenti
Rimane davvero molto incerto il quadro delle intenzioni di voto dei siciliani. La nuova "fotografia" del peso dei partiti nell’Isola, fatta da Demopolis, appare ancora più condizionata che in passato dal numero crescente di indecisi, delusi ed incerti, ma anche di quanti, in caso di elezioni politiche anticipate, non si recherebbero alle urne per l’eventuale rinnovo di Camera e Senato. «Si respira sempre più nell’Isola un diffuso disincanto politico che – afferma il direttore di Demopolis, Pietro Vento – sta erodendo il residuo consenso dei siciliani nei confronti delle istituzioni democratiche. Gli ultimi mesi della vita politica nazionale e regionale hanno visto quasi dimezzarsi la fiducia degli elettori nel Parlamento, nell’Ars, nei partiti, il cui peso effettivo appare fra l’altro ridimensionato, agli occhi dei cittadini, in una fase di “commissariamento”, come quella attuale caratterizzata dalla nascita del governo Monti». Se si votasse oggi per le politiche, a 2 mesi dalla fine del governo Berlusconi, il Pdl si attesterebbe in Sicilia al 23%, subendo una perdita tutto sommato contenuta (circa 2 punti): un valore che però risulta clamorosamente dimezzato se lo si raffronta agli oceanici consensi della primavera 2008. Per la prima volta, poi, il Barometro Politico Demopolis registra un lieve arretramento anche per Grande Sud di Gianfranco Micciché, oggi al 7.5%, sul cui elettorato rischia di pesare, in prospettiva, la prolungata distanza dalle (usuali, direi io) dimensioni di governo. Si fermano invece sotto sotto la soglia del 2% il Pid di Saverio Romano e La Destra di Nello Musumeci. Sempre secondo l’analisi effettuata da Demopolis, torna negativo, almeno a livello regionale siciliano, il trend del Pd che alle Politiche otterrebbe oggi il 18.5%. Un punto e mezzo in meno rispetto a due mesi fa, proprio in un frangente nel quale la formazione di Bersani diviene invece, a livello nazionale, primo partito del Paese ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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