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Grande davvero la potenza simbolica di questa foto. Io credo che l'immagine sia in agonia da anni ed anni, ma una simile fotografia ha una forza di testimonianza storica dirompente. Gli anni di piombo nordirlandesi - cui personalmente ho dedicato studio, fatica, riflessioni ed un viaggio giovanile indimenticabile - hanno prodotto oltre 3.000 morti e decine di migliaia di feriti e mutilati. Ma il '900 volge ormai al termine e con esso i suoi scontri, le sue faide sanguinarie, i suoi odii anche in piena Europa. La regina Elisabetta che stringe la mano a Martin McGuinness (oggi vice premier dell'Ulster, ieri fra i massimi capi militari dell'Ira) sancisce la fine di un secolo mica poi tanto breve, chiudendo un'era per il Regno Unito.
[caption id="attachment_12105" align="aligncenter" width="300" caption="Belfast, Lyric Theatre, 27 giugno 2012: la regina Elisabetta e il vice premier dell'Ulster, Martin McGuinness, si stringono la mano davanti a Peter Robin, primo ministro delle Sei Contee (Ansa/Paul Faith)"][/caption]
In vista dell'appuntamento più grosso, quello per il riconoscimento dell'Onu, ieri la Palestina ha incassato una storica vittoria, il riconoscimento dell'Unesco, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di cultura, di scienza, di patrimonio dell'Umanità. Si tratta della prima agenzia Onu a riconoscere come suo membro l'Autorità Nazionale Palestinese, senza dubbio un gesto simbolico di grande rilevanza. La notizia, in sé (geo)politica, è stata per me fonte di una riflessione tutta intima su come cambino gli uomini e le loro convinzioni, su come si evolvano o, se preferite, si involvano.
Anni fa, diciamo una quindicina di anni fa, avrei gioito a sapere della scelta dell'Unesco. Oggi sono profondamente perplesso. Nel tempo, è infatti mutata di molto la prospettiva da cui guardo le cose. Dallo Stato palestinese come priorità alla sicurezza di Israele come priorità assoluta. Attenzione, nessun no preconcetto a che l'Anp diventi uno Stato vero e proprio. Ma solo quando questo non rappresenterà un pericolo per Israele. Per inciso, tutto ciò mi pone in contrasto netto sullo specifico argomento con le forze politiche italiane ed europee a me più vicine per ideali e pensiero economico, lacerando scelte e prassi della mia quotidianità.
Tornando all'Unesco, una domanda è d'obbligo: la sua decisione è pericolosa per Israele? Il riconoscimento palestinese è arrivato al termine di un mese in cui erano già state fatte scelte pesanti contro Gerusalemme e la sua identità. L'agenzia dell'Onu ha infatti adottato una proposta araba che ha dichiarato «siti palestinesi» la cava dei patriarchi (la fortezza di Hevron di Erode, dove è situata la tomba dei padri d'Israele Abramo, Isacco e Giacobbe), la tomba di Rachele (luogo dove le donne ebree pregano per la propria fertilità) e quella di Giuseppe. Impossibile non vedere quanto sia grave e pericoloso il tentativo di cancellare la storia del popolo ebraico insito in ...
Davvero impietosi per i liberaldemocratici i risultati delle elezioni britanniche svoltesi giovedì appena divulgati ufficialmente. Una Waterloo su tutta la linea per il leader Nick Clegg, vicepremier del governo di David Cameron, che ha visto il suo partito tracollare nelle consultazioni per il rinnovo dei governi locali in Galles, Irlanda del Nord e Scozia, ma anche nelle amministrative che si tenevano in numerosi importanti centri del Regno. Inoltre, cosa ben più grave, i Lib-Dem hanno perso il referendum sul sistema elettorale, un referendum da loro fortissimamente voluto.
E così Clegg, vera e propria star mediatica della campagna elettorale per la general election dell'anno scorso, è passato in poche ore da astro nascente della politica britannica a meteora già velocemente passata, tanto che dentro il partito già si parla apertamente di successione.
Addirittura, in Scozia, i Lib-Dem sono crollati al 15%, favorendo il trionfo dello Scottish National Party di Alex Salmond, che ora vorrebbe un referendum sull'indipendenza da Londra. Una scissione del Regno a questo punto non è più ipotesi fantapolitica. Cameron, per inciso, ha subito chiarito che il governo centrale non si opporrebbe alla consultazione.
Vi saranno ora ripercussioni sull'esecutivo a Londra? Non è semplice dirlo. Il Labour Party, che rispetto all'anno scorso ha incrementato i suoi consensi, ha chiesto ai Lib-Dem di rompere l'alleanza con i conservatori, ma difficilmente ciò accadrà. La "strana coppia" Cameron-Clegg per il momento con buona probabilità proseguirà il suo cammino comune, più che altro per mancanza di alternative.
Quanto al referendum sul sistema elettorale, di fronte alla possibilità di modificarlo, tramutando il vecchio maggioritario uninominale in proporzionale, quasi il 70% dell'elettorato ha detto no. I britannici vogliono, com'è sempre stato nella loro storia, il bipartitismo, con un governo ed una opposizione nettamente identificabili. Va da sé che battersi per avere una specifica consultazione e perderla è davvero particolarmente ...
Com'era immaginabile, la Nokia ha annunciato drastici tagli all'occupazione. Un primo nefasto risultato del tardivo accordo con Microsoft per avere sui suoi smartphone il sistema operativo Windows Phone 7. La multinazionale finlandese, all'interno di un colossale piano di contrazione dei costi (ridurre di un miliardo di euro entro il 2013 le spese operative rispetto al 2010), taglierà 4.000 posti di lavoro entro la fine del 2012 (esulteranno i seguaci della profezia Maya ...), con licenziamenti soprattutto in Danimarca, Finlandia e Regno Unito. Le trattative con i sindacati sono già state avviate.
Ovviamente, brutte notizie sono giunte anche per chi lavora su Symbian, la piattaforma perdente di questi anni fin qui utilizzata da Nokia e che verrà sostituita da Windows Phone 7. Lo sviluppo del software, insieme ai relativi 3.000 dipendenti, verrà trasferito alla Accenture, in attesa di capire come poter riposizionare il personale. La collaborazione prevede anche che Accenture fornisca alla Nokia software per la mobilità, i servizi commerciali ed operativi anche per la piattaforma Windows Phone, divenendo di fatto il partner privilegiato per le attività di sviluppo degli smartphone, nonché primario fornitore di servizi.
Dopo i pessimi segnali dei mesi scorsi, analizzati a fondo su questo blog, simili mosse del colosso di Espoo erano scontate. Ora si tratta di salvaguardare quanti più lavoratori possibili, anche in previsione del fatto che non è da escludersi che il mercato punisca sempre più i prodotti di fascia alta Nokia, preferendo gli ormai indispensabili tablet. Per inciso, ancora in merito non pervengono segnali dai finnici. Che si stiano definitivamente arrendendo alla superiorità di Apple, Samsung e Rim?
E così, alla fine, la doppia anima dei LibDem britannici ha visto prevalere la componente liberale su quella socialdemocratica e l’accordo con i conservatori è stato raggiunto.
Certo, fa davvero uno strano effetto vedere un governo così variegato, ma l’alleanza, seppur innaturale, è stata siglata e quindi per un qualche tempo l’ircocervo Tory-Whig tenterà di governare il Regno Unito, in barba alla secolare reciproca avversione. Se vi riuscirà è troppo presto per dirlo. Perché da un lato vi è la serietà umana tipica dei politici britannici e che certo non fa difetto a David Cameron e Nick Clegg, ma dall’altro vi sono fondamentali differenze che non possono essere ignorate.
Non è semplice, ad esempio, per gli europeisti liberaldemocratici accettare il campione dell’euroscetticismo William Hague agli Esteri. E non sarà semplice mettere d’accordo le due componenti governative sulla strada da intraprendere per risanare il bilancio dello Stato, fortemente compromesso.
Insomma, l’intesa è stata sì raggiunta, ma sulla sua durata è meglio non mettere la mano sul fuoco.
[caption id="attachment_8387" align="aligncenter" width="300" caption="Nick Clegg e David Cameron"][/caption]
La fase di stallo della politica interna britannica continua dopo la vittoria senza maggioranza assoluta dei conservatori alle elezioni generali di giorno 6. Ora è il momento del dialogo con i rivali storici liberaldemocratici, gli eredi dei whig. Ma è realistico puntare su di un accordo fra due formazioni invero così distanti fra loro? Di seguito cercherò di analizzare i punti di contatto (pochi) e di distanza (molti e pesanti) fra David Cameron e Nick Clegg.
Intanto occorre preliminarmente evidenziare come i Liberal Democrats siano un partito radicale e progressista che lungo l'asse destra-sinistra di certo si colloca a sinistra, forse anche alla sinistra del New Labour. Detto questo, veniamo agli odierni punti di contatto con i conservatori, che sostanzialmente sono la passione ecologista e per le libertà civili, la riforma della scuola e l'idea di Stato leggero. Ma qui si fermano le convergenze. Ed iniziano le gravi divergenze, su questioni di assoluta importanza ideale.
Il primo punto di distanza è la riforma elettorale. I LibDem sono per un sistema elettorale proporzionale, i conservatori non ne vogliono nemmeno sentir parlare e difendono a spada tratta il classico maggioritario puro British style. Concedere il proporzionale a Clegg potrebbe rappresentare per Cameron il grande sacrificio da fare per chiudere l'accordo, ma la base capirebbe?
Vi è poi l'Europa a dividere i due in maniera radicale. Clegg è un convinto europeista e vorrebbe addirittura ragionale su di un ingresso del Regno Unito nell'eurozona, Cameron è contrario in maniera viscerale. Su questo terreno nessun accordo è neanche alla lontana ipotizzabile.
Anche sul deficit di bilancio le divergenze sono sostanziali. Per sostenere la ripresa economica i liberaldemocratici vorrebbero aspettare a tagliare, i conservatori invece sono per una immediata riduzione della spesa pubblica. Un terreno di intesa è possibile su questi temi, per carità, ma certamente non solidissimo.
Sulla difesa, poi, ...
Conservative seggi 305 (209 nel 2005, quindi +96)
Labour seggi 258 (349 nel 2005, -91)
Liberal Democrat seggi 57 (62 nel 2005, -5)
Democratic Unionist Party seggi 8 (9 nel 2005, -1)
(unionisti oltranzisti nordirlandesi)
Scottish National Party seggi 6 (6 nel 2005, stabile)
(nazionalisti scozzesi)
Sinn Fein seggi 5 (5 nel 2005, stabile)
(nazionalisti repubblicani nordirlandesi, a lungo braccio politico dell'Ira)
Plaid Cymru seggi 3 (2 nel 2005, +1)
(nazionalisti gallesi)
Social Democratic and Labour Party seggi 3 (3 nel 2005, stabile)
(cattolici nordirlandesi moderati)
Green seggi 1 (non era presente in Parlamento)
(Verdi)
Alliance seggi 1 (non era presente in Parlamento)
(partito interconfessionale nordirlandese moderato)
La maggioranza assoluta dei seggi è di 326, ai conservatori di David Cameron ne mancano quindi 21. Nel 2005, con lo stesso obiettivo di seggi, la maggioranza dei laburisti era di + 48.
Escono dal Parlamento Respect, Ulster Unionist Part, Independent Law e Independent Kidderminster Hospital and Health Concern. Avevano tutti un seggio.
Per un quadro d'insieme dei risultati, con tutti i confronti del caso, ottimo il sito della Bbc.
Archiviate con un grosso - e probabilmente anche insperato - successo le elezioni regionali di fine marzo, ecco riesplodere lo scontro di potere dentro il Pdl, con il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini divisi su tutto, ora anche sulle riforme istituzionali. All'accelerazione di Berlusconi sul presidenzialismo Fini risponde con una frenata e con la riproposizione del modello francese, anche come legge elettorale.
Per comprendere meglio le opzioni possibili, ecco sintetizzate le più diffuse forme istituzionali dell'Occidente.
Parlamentarismo italiano
In Italia vige un sistema parlamentare con un presidente del Consiglio che viene incaricato dal presidente della Repubblica (che è il capo dello Stato), riceve l'appoggio della maggioranza del Parlamento (formato dal Senato e dalla Camera dei Deputati) e governa il Paese appunto forte di tale appoggio. Il premier ha poteri sì esecutivi, ma limitati dai poteri anche di controllo, oltre che legislativi, del Parlamento. Il presidente della Repubblica ha funzioni di garanzia, rappresenta lo Stato, nomina il presidente del Consiglio del Ministro (il nostro premier) e promulga le leggi.
Cancellierato tedesco
Come nel nostro Paese, anche nel sistema parlamentare tedesco il presidente della Repubblica, eletto appunto dal Parlamento, è una carica di mera garanzia che deve solo assicurare l'equilibrio dei vari poteri e promulgare le leggi che il Bundestag approva.
La Germania è una federazione di Stati, in tedesco lender, ognuno con forte autonomia locale, dove il governo centrale, anche detto federale, è guidato da un cancelliere/primo ministro, che in genere è il leader del partito uscito vincente alle elezioni politiche.
Sempre come in Italia, però, il cancelliere è proposto dal presidente al Parlamento, che lo deve votare. In base alla Costituzione, il cancelliere detta l'azione di governo e fissa le direttive politiche generali. Anche in Germania, se il cancelliere non ha più i numeri per governare, è il presidente della Repubblica ...
Con un prevedibile 93.2% dei voti questo week end gli islandesi hanno detto "no" al rimborso a Gran Bretagna e Olanda dei debiti dalla banca di Reykjavik Icesave, travolta dalla crisi globale sul finire del 2008. La cifra non è da poco, soprattutto considerando che la popolazione dell'Isola è di circa 280mila abitanti: 3.8 miliardi di euro persi da chi aveva un conto con la banca online del gruppo Landsbanki, il secondo più importante dell’Islanda prima della catastrofe finanziaria scatenata nel mondo dal crollo di Lehman Brothers.
Londra e Den Haag hanno già provveduto al risarcimento dei propri cittadini e ora chiedono a Reykjavik di essere rimborsati. Addirittura, un agreement del 2009 tra i rispettivi governi aveva stabilito le modalità precise del pagamento, previsto in rate da saldare entro il 2024 e il parlamento islandese (il mitico Althing, fondato nel 930 e a ragione ritenuto il più antico al mondo) aveva approvato un progetto di legge in merito. Ma il presidente Olafur Ragnar Grimsson, spinto dalla volontà popolare, ha (giustamente!) rifiutato di promulgarlo.
Con il referendum gli islandesi hanno chiarito una cosa fondamentale: ritengono sommamente ingiusto il pagamento pubblico dei debiti di una banca privata e sperano che proseguendo nei negoziati si possa giungere ad un accordo più favorevole con Gran Bretagna e Olanda. Secondo Grimsson, che nei convulsi giorni del crac ha rischiato di morire per un infarto, si deve lavorare per un accordo equo, ossia il pagamento della sola quota di garanzia sui depositi, come previsto dalla legislazione internazionale.
Ma il referendum/plebiscito è stato anche l'occasione per gli islandesi, il cui reddito dal 2007 è crollato del 30%, di urlare la propria rabbia sia contro il sistema bancario, nazionale ed estero, che contro la propria classe politica, i reali responsabili della pesante situazione.
Dopo le dimissioni del pessimo premier Geir Haarde, un ...
Dopo L'uovo del serpente di Bergman (1977) ecco servito l'uovo della iena (1979 e dintorni). Da alcuni documenti governativi britannici riservati appena resi pubblici si apprende, infatti, che Margaret Thatcher arrivava a mangiare fino a 28 uova a settimana. Povero fegato ... Sarà stato questo il motivo del suo storico livore epatico-biliare?!?
[caption id="attachment_7617" align="aligncenter" width="320" caption="Margaret Thatcher"][/caption]
Nel giugno del 2008 gli irlandesi avevano bocciato il Trattato di Lisbona con un 53% di voti sfavorevoli. Ad un anno di distanza sembrano proprio aver cambiato idea, approvandolo con un sonoro 67.1% di sì. Che cosa è accaduto nel frattempo? Semplice, la crisi economica globale ed il conseguente "sboom" dell'Irlanda, che hanno fatto passare in secondo piano il timore di perdere la sovranità su temi importanti come l'aborto, la politica fiscale o la tradizionale neutralità del Paese. Un Paese colpito da una violentissima recessione, tanto che ha dovuto essere salvato dalla bancarotta dalla Banca Centrale Europea.
Il campo dei contrari all'accordo di Lisbona accusa il colpo, ma è ancora forte in Europa, a partire dalla Repubblica Ceca presieduta da Vaclav Klaus, campione supremo degli euroscettici.
In Gran Bretagna c'è poi in attesa David Cameron, leader di quei conservatori che sicuramente vinceranno le elezioni politiche previste in Uk nella prossima primavera. Cameron non solo da premier indirà un apposito referendum sul Trattato, ma addirittura è il leader di un partito la cui base in larga maggioranza è favorevole all'uscita del Paese dall'Unione
Ma che cosa dice l'accordo di Lisbona di così dirompente da suscitare simili levate di scudi? I suoi punti più importanti riguardano la nomina di un presidente dell'Unione che rimarrebbe in carica per due anni e mezzo e di un ministro degli Esteri con reali poteri di direzione. Inoltre, il Trattato prevede un netto aumento delle materie sulle quali il Consiglio Europeo potrà decidere a maggioranza e non più all'unanimità, dando all'Ue maggiori autorevolezza e governabilità.
Sul primo nome che andrebbe a ricoprire la carica di presidente europeo non mancano poi le tensioni già da ora. L'ex premier britannico Tony Blair, che dopo aver lasciato Downing Street si è anche convertito al cattolicesimo, è in pole position, sostenuto da Parigi, Berlino e ...
La sigla Real Ira, fino a quel momento ignota, si è imposta all'attenzione del mondo dopo il barbaro massacro di Omagh del 15 agosto 1998, che fece 28 morti ed oltre 220 feriti. Contrari agli accordi di pace della Pasqua di quell'anno ed allo smantellamento del poderoso arsenale dell'Ira, i dissidenti perseguono oggi lo scopo iniziale dell'Esercito Repubblicano Irlandese, ossia la secessione delle Sei Contee dal Regno Unito.
Dopo i fatti di Omagh e soprattutto dopo lo shock globale dell'Undici Settembre, sembrava che gli oltranzisti repubblicani avessero optato per una prudente ritirata strategica, ma oggi appare evidente che si trattava invece di una tattica attendista volta a riorganizzare le forze e ricostituire un serio arsenale.
Da un punto di vista ideologico, la Real Ira seguirebbe, ma il condizionale è d'obbligo, un marxismo assai filtrato dal classico nazionalismo repubblicano irlandese. Nei fatti, la prassi stragista la colloca nella nebulosa dei movimenti terroristi indipendentisti con venature neofasciste.
Sul gruppo è disponibile una letteratura ben scarna, quasi tutta prodotta a ridosso del massacro di Omagh. Si consigliano i seguenti interventi: Anthony McIntyre, Inside their minds. On the perverted logic of ‘Real Ira', in The Guardian International, 17 agosto 1998; John Mullin, Bloody Saturday may mark beginning of end for dissidents. The Real Ira, in ibidem; Eamonn McCann, The real deal, in ibidem; Alessio Altichieri, Cinquanta uomini super armati. Hanno appoggi anche negli Usa. Che cos'è la «Real Ira», in Corriere della Sera, 17 agosto 1998.
Sull'eventualità che militanti dell'Ira contrari al processo di pace possano progressivamente abbandonare l'organizzazione andando ad ingrossare le file di gruppi repubblicani radicali si veda l'analisi avanzata da Jonathan Carr-Brown e David McKittrick nell'intervento Hardliners split from Ira over peace deal, in The Indipendent on Sunday, 21 novembre 1999.
La strage di Omagh, realizzata dalla Real Ira il 15 agosto del 1998
Il futuro (forse più remoto che prossimo, a ben vedere) del pianeta sarà pure in riva allo Yangtze e al Gange, ma a tutt'oggi la creatività rimane una caratteristica se non occidentale, quantomeno appannaggio delle usuali regioni (anzi metropoli, per essere precisi) da decenni e decenni cuore del business mondiale.
Infatti, nonostante l'impetuoso sviluppo delle economie della Cina Popolare e dell'India, la cui "emersione rapida" è pure un dato consolidatissimo dell'economia integrata, ancora la maggior parte dei brevetti su scala globale (una quantità davvero enorme) vengono registrati in sole sei città, ossia, in rigoroso ordine alfabetico (e non certo di importanza geopolitica), Berlino, New York, Parigi, San Francisco, Taipei e Tokio.
Per Richard Florida, il sociologo statunitense noto quale teorico della classe creativa, la geografia dei talenti, per così dire, sta sì mutando, ma non tanto velocemente come si potrebbe credere.
Cina e India e le cosiddette tigri asiatiche (Corea del Sud, Malaysia, Singapore e Thailandia) producono a tutto spiano, ma scarseggiano di idee davvero originali. Magari conterà anche, come evidenziano alcuni maligni, che cinesi e indiani non ci tengono granché a registrare brevetti (anzi, copiano a mani basse di tutto e di più, mostrando una certa qual disaffezione per l'idea di copyright), ma un dato è certo, ancora le idee creative sono patrimonio dei soliti noti.
Insomma, Bangalore, ossia la cosiddetta Silicon Valley indiana, e Shanghai, l'immenso polo industriale/commerciale cinese, contribuiscono a creare e innovare in misura assai minore rispetto a quanto si immagini.
Non si tratta di scarse capacità (il talento creativo degli asiatici è storicamente provato), assolutamente no, ma di priorità diverse. Basti pensare come ancora la sola Università della California (la mitica Ucla) nel 2003 abbia registrato più brevetti che la Cina e l'India insieme.
Per non parlare dell'Ibm (il cui ramo d'azienda relativo alla produzione di personal computer è stato qualche anno fa ceduto ...