Tutti gli articoli su Romney

Super Tuesday: Romney vince, ma Santorum resiste

Scritto da: il 07.03.12 — 0 Commenti
L'economista miliardario puntava a un successo netto, al di là di ogni sospetto, ed invece è arrivata una vittoria non esaltante. L'unica nota positiva del Super Martedì per Romney è l'aver conquistato, pur se di stretta misura, l’Ohio, uno Stato chiave nel sistema delle primarie americane. Nello specifico, Romney ha vinto in Alaska, Idaho, Ohio, Massachusetts (dove è stato ottimo governatore), Vermont e Virginia, mentre a Rick Santorum sono andati North Dakota, Oklahoma e Tennessee. In Georgia, invece, ha vinto con un ampio margine Newt Gingrich, che, pur non avendo più alcuna chance di ottenere la nomination, rimarrà in corsa, togliendo a Santorum i consensi di una parte della destra religiosa (che non ama affatto il mormone laico Romney). Venendo ai numeri per la nomination, Romney è sempre più in vantaggio sugli altri, anche se ancora si è molto lontani dalla fine, essendo stati assegnati, Super Tuesday incluso, appena un terzo dei delegati. Gli Stati più popolosi, infatti, California, New York e Texas, voteranno soltanto a primavera inoltrata. Romney di fatto archivia la prima fase delle primarie, con quasi metà degli Stati (23) che hanno votato, con circa 350 delegati, contro i 130 di Santorum, mentre Gingrich è a quota 110 e Ron Paul a 64. Insomma, sono tutti lontanissimi dai 1.144 necessari per essere certi della vittoria alla convention repubblicana di Tampa prevista per fine agosto. A fare bene i calcoli, comunque, mentre Romney potrebbe ancora raggiungere quota 1.144, l’obiettivo è ormai sfumato per Santorum. Nelle prossime settimane andranno a votare altri Stati del Sud non grandissimi: Alabama, Kansas, Louisiana e Mississippi. Per Romney saranno ancora momenti terribili, in attesa di potersi misurare in California e a New York, Stati che con buona probabilità lo vedranno invece vincente. Sullo sfondo, un Barack Obama gongolante per la debolezza di tutti i candidati ...

Primarie in Arizona e Michigan: Romney allunga su Santorum

Scritto da: il 29.02.12 — 0 Commenti
Allunga il mormone laico Mitt Romney sul cattolico integralista Rick Santorum, che però in alcuni Stati sembra ormai riuscire a battersi ad armi quasi pari con il ricchissimo rivale in queste soporifere primarie repubblicane, non a caso definite dalla Cnn come una sorta di guerra al senso comune degli americani. In Michigan, dove è nato e dove il padre George Wilcken è stato governatore dal 1963 al 1969, Romney ha avuto il 41% dei voti contro il 38% di Santorum il 12% di Ron Paul e il 7% di Newt Gingrich (sempre più in difficoltà). In Arizona Romney ha invece vinto facilmente, raggiungendo il 48% dei consensi contro il 26% andato a Santorum, il 16% a Gingrich e 8% a Paul. A questo punto, è sempre più evidente che le sorti delle primarie si decideranno nel cosiddetto "supermartedì" del 6 marzo, con gli elettori di 10 Stati che si recheranno a votare per scegliere quale fra i candidati repubblicani sfiderà a novembre l'incumbent Obama. Santorum (la cui debolezza in materia di economia diventa ogni giorno che passa più imbarazzante, prova ne sia la disarmante dichiarazione di qualche giorno fa sulla crisi globale originata dall'aumento del prezzo della benzina) potrebbe anche recuperare su Romney e Gingrich tenterà il tutto per tutto per rimanere in corsa. Scarse le chance del libertario oltranzista Ron Paul, che farebbe bene a lasciare la corsa quanto prima, risparmiando qualche dollaro per la vecchiaia. [caption id="attachment_11743" align="aligncenter" width="300" caption="Rick Santorum e Mitt Romney"][/caption]

Maine, Romney torna a vincere davanti ad un redivivo Paul

Scritto da: il 12.02.12 — 0 Commenti
Mitt Romney ha vinto, anche se non largamente, le primarie repubblicane del Maine con il 39% delle preferenze, battendo Ron Paul, giunto ad un clamoroso 36%. Terzo Rick Santorum (18%) e quarto ed ultimo Newt Gingrich (con appena il 6%), probabilmente già proiettato al super-martedì del 6 marzo, quando si voterà in ben 10 Stati, molti al sud, dove l'ex speaker della Camera è ben radicato. Davvero un ottimo exploit quello del libertario texano Ron Paul, che comunque ha poche chance di successo finale e corre davvero solo per la gloria. Romney, intanto, mette altro "fieno in cascina", distanzia Santorum (il trionfatore di martedì scorso in 3 Stati su 3 nei quali si votava) e guarda con fiducia all'immediato futuro, anche lui in ogni caso assai attento soprattutto a non sbagliare il vitale appuntamento del 6 prossimo.

Primarie repubblicane, rimonta di Santorum

Scritto da: il 08.02.12 — 1 Commento
Grande rimonta di Rick Santorum nei tre caucus di stanotte (ora italiana) per la nomination repubblicana alle presidenziali Usa del 6 novembre prossimo. Dopo l'esordio vinto al fotofinish (e solo dopo un attento riconteggio) in Iowa il 3 gennaio, l'ultra conservatore di origini italiane era in difficoltà, ma con un brillante colpo di reni si è reimposto all'attenzione dei media e dell'elettorato, vincendo in Missouri, in Minnesota e in Colorado. L'ex senatore della Pennsylvania si è aggiudicato il 55% delle preferenze nel Missouri, dove Romney è arrivato al 25% e Ron Paul al 12% (qui Newt Gingrich non si è presentato). In questo Stato vi è da dire che l'esito dei caucus non è vincolante per l'assegnazione dei delegati, ma la schiacciante vittoria del cattolico di ferro ha comunque una grande valenza simbolica.  Nel Minnesota, Santorum ha avuto circa il 45% dei voti. Secondo Paul con il 27%, terzo Romney con un mortificante il 17% ed appena l'11% per Gingrich. In Colorado Santorum ha invece superato il 40% dei suffragi, con Romney quasi al 35%, terzo Gingrich con il 12.8% ed ultimo Paul con l'11.7%. La riscossa di Santorum è un chiaro segnale di come la destra religiosa americana si stia compattando attorno al candidato più affine ai suoi ideali. Ancora è presto per mettere in discussione sia la leadership di Romney che il ruolo di sfidante più accreditato di Gingrich, ma è certo che i telepredicatori degli States da questo momento in avanti faranno di tutto per promuovere Santorum, indifferenti di fronte alla considerazione che mai e poi mai potrebbe battere Barack Obama. [caption id="attachment_11687" align="aligncenter" width="300" caption="Rick Santorum accanto ad un manifesto con le parole chiave della sua campagna: fede, famiglia, libertà"][/caption]

Caucus del Nevada, Romney allunga

Scritto da: il 05.02.12 — 0 Commenti
Questa notte (per l'Italia) Mitt Romney ha stravinto in Nevada, compiendo un decisivo passo avanti verso la conquista della nomination repubblicana per la Casa Bianca. Il finanziere-governatore ha avuto il 43% delle preferenze, staccando l'ex speaker della Camera, New Gingrich, al secondo posto con il 26%. L'ultraliberista Ron Paul ha conquistato il 18% dei voti, mentre il conservatore cattolico Rick Santorum, il cui  appeal in uno Stato che vive di gioco d'azzardo è ovviamente assai scarso, è giunto ultimo con il 13%. Ora si attendono i risultati del Colorado, dove martedì 7 si terranno i caucus. Terza vittoria per l'ex governatore del Massachusetts in cinque Stati, quindi, dopo quelle in New Hampshire ed in Florida. Gingrich, dal canto suo, ha rassicurato i propri supporter in merito alla sua volontà di continuare la corsa. Ancora ottimisti (ma non troppo), Paul e Santorum, anche loro per il momento intenzionati a proseguire, mossa utile soprattutto a Santorum per acquisire una visibilità complessiva che finora nella sua carriera gli è mancata.

La Florida premia Romney

Scritto da: il 01.02.12 — 0 Commenti
Nella corsa alle primarie repubblicane la Florida stanotte è andata a Mitt Romney, con il 46.4% dei voti. «Sono pronto a guidare il partito e gli Stati Uniti - ha dichiarato il magnate - sta finendo l’era di Obama e sta cominciando un’era di prosperità: leadership vuol dire assunzione di responsabilità, non accampare sempre delle scuse». In ogni caso, il suo avversario più temibile non molla. «La partita è tutt’altro che conclusa», ha dichiarato Newt Gingrich. E i numeri potrebbero anche dargli ragione. A ben vedere, infatti, una metà buona dell’elettorato repubblicano è assai al di là della classica moderazione di Romney, considerato dai più un elegante miliardario del Massachusetts e poco altro. Ora, se Romney in Florida ha avuto il 46.4% dei consensi, mettendo assieme il suo 31.9% di Gingrich ed il 13.4 di Santorum si ha un 45.3% che fotografa un Grand Old Party davvero diviso a metà. Certo, le prossime tappe delle primarie, a cominciare dal Nevada sabato 4, sono sulla carta più favorevoli a Mitt Romney (tranne che negli Stati del Sud), ma il voto della destra religiosa, finora appannaggio del cattolico Rick Santorum, spostandosi su Gingrich potrebbe fare la differenza e riaprire una partita che Romney per prima sa bene essere ancora lunga.

Il South Carolina affonda Romney

Scritto da: il 22.01.12 — 1 Commento
Fiammata per Newt Gingrich, brutto colpo per Mitt Romney alle primarie repubblicane in South Carolina, dove l'ex speaker della Camera ha battuto senza sconti l'ormai ex favorito tra i candidati del Grand Old Party, staccandolo di 12 punti percenutali ed incassando il 40% delle preferenze contro il 28% del rivale. A questo punto, la corsa per la nomination presidenziale nel Grand Old Party è riaperta. Di certo di ciò è contento Barack Obama, che vede indebolirsi l'unico candidato che alla Casa Bianca viene considerato in grado di impensierire il presidente in carica, appunto l'ex governatore del Massachusetts Romney, ottimo esperto di economia. Tutti i sondaggi, infatti, in caso di sfida Obama-Gingrich, danno l'incumbent nettamente vincente. Ora il "circo" repubblicano si sposta in Florida, il prossimo Stato dove si voterà per le primarie (il 31 gennaio), il primo Stato di grandi dimensioni ad esprimersi. Romney parla ancora da frontrunner, ma anche Gingrich sta cominciando a parlare come se avesse vicina la nomination, alzando i toni anche troppo sopra le righe contro il presidente. «Sono pronto a sfidare Obama - afferma -  anche perché dopo il disastro compiuto finora pensate quanto potrebbe essere radicale, ancora più a sinistra, Barack Obama se venisse rieletto per un secondo mandato». Vanno male le cose sia per l'ultracattolico di orgini italiane Rick Santorum, terzo con il 17% dei voti nonostante la "propulsione" della vittoria al riconteggio in Iowa (altro colpo non da poco per Romney), che per l'ultralibertario Ron Paul, quarto ed ultimo con il 13% delle preferenze. Entrambi non pare intendano ritirarsi dalla corsa (soprattutto Santorum, che è politicamente giovane ed ha bisogno di farsi conoscere per le future campagne), ma il voto in South Carolina sembra aver sancito come il reale avversario di Romney sia Gingrich e non gli altri due "superstiti". [caption id="attachment_11603" align="aligncenter" width="300" caption="Newt ...

Romney vince nettamente in New Hampshire. Ron Paul per ora è lo sfidante, ma non può reggere a lungo

Scritto da: il 11.01.12 — 0 Commenti
Dopo l’Iowa Mitt Romney ha conquistato con il voto di stanotte anche il New Hampshire, avvicinandosi alla nomination repubblicana per la Casa Bianca. Ma se in Iowa l'economista mormone aveva battuto Rick Santorum per soli 8 striminziti voti, in New Hampshire ha prevalso in maniera netta: 39% davanti al 24% del libertario Ron Paul ed al 17% di Jon Hunstman, con Newt Gingrich e l'ultraconservatore Rick Santorum ad appena il 9% e Rick Perry in fondo con appena l’1%. Romney ha festeggiato la vittoria con un possente attacco a Barack Obama: «Il presidente vuole radicalmente trasformare l’America, mentre io voglio restaurarla, lui si ispira alle capitali europee io alle città della nostra nazione, lui ha aumentato il debito io pareggerò il bilancio, lui ha perso la tripla AAA io la riprenderò, è il momento di batterci per l’America che amiamo». Un proclama che davanti ad una platea osannante è stato facile fare, ma che il presidente in carica, negli eventuali futuri confronti televisivi, non faticherà troppo a smontare. Ora si passa in South Carolina, per il turno di primarie del 21 gennaio. Favoriti potrebbero essere i più conservatori, ma ovvio che se Romney dovesse cominciare a vincere anche a Sud avrebbe la nomination in tasca. A ben ragionare, comunque, nonostante l'attuale secondo posto, Ron Paul non è il vero competitor del mormone. Ha sicuramente ragione Ari Fleischer, ex portavoce di George W. Bush, quando afferma che «l’unico che ancora può ostacolare la corsa di Romney è Newt Gingrich». L'ex speaker della Camera ha tanta esperienza. Ed è l'unico vero politico di caratura nazionale oltre al favorito. Outsider assoluti come Santorum e Paul non possono reggere a lungo la sfida, nemmeno economicamente, ed alla fine la corsa sarà a due.

Alcune (altre) considerazioni su Sarah Palin

Scritto da: il 08.09.08 — 10 Commenti
Confesso che davvero non ho una idea ben chiara sulla Sarah Palin. Rimbalzo fra l'ammirazione per talune sue posizioni forti ed il disappunto per alcune scelte private che ritengo ben opinabili (chi porta a termine una gravidanza sapendo che il proprio figlio sarà affetto dalla sindrome down è coraggioso o incosciente, un eroe o un criminale?) e, soprattutto, per quest'aura da "orgoglio coatto" che ormai le stanno incollando addosso. In effetti finora i Palin sono sembrati parecchio garbati tutti, ma aver accettato in famiglia un ragazzino che non si vergogna di definirsi un redneck, anzi caldeggiare il matrimonio della giovane figlia incinta con siffatto virgulto mi sembra davvero inappropriato. Scelte private, per carità, ma le scelte private di chi pretende di governare il mondo sono un po' meno private delle nostre, sia chiaro. Non foss'altro per l'effetto emulazione che possono avere. Venendo a questioni più squisitamente politiche, a me la Palin piace, sono sincero. Avrei preferito Romney, l'ho detto e scritto più volte, ma a me questa governatrice di uno Stato di frontiera a pelle piace proprio. Non ritengo sposterà molti voti a favore di McCain (ripeto, la destra religiosa voterebbe comunque compatta McCain contro Obama), ma ritengo che possa essere una buona vicepresidente. Magari risulterà essere un grande oratore stracciando Biden nei confronti tv (ed allora sì che di voti a McCain ne porterebbe), ma ad oggi credo che il suo apporto "numerico" sia irrilevante. In ogni caso ha carisma, è indubbio ... La Palin viene dal mondo pressoché sconosciuto del northern exposure, un luogo estremo dove davvero l'ambiente tempra il fisico e forma il carattere e la psiche. Ossia l'anima ... È sicuramente una combattente, una classica donna di frontiera chiamata due anni fa a governare l'Alaska (la cui capitale non è Anchorage, come molti erroneamente credono, ma Juneau, poco più di 30mila abitanti, raggiungibile solo ...

Sarah, Sarah, tu ti inquieti e ti affanni per mille cose …

Scritto da: il 30.08.08 — 34 Commenti
... mentre una sola è quella che vale: il numero dei voti elettorali (3 per l'Alaska)! Sarah Palin è dal 2006 governatore, appunto, dell'Alaska, il primo donna. Madre di ben cinque figli, sposata con un inuit (Todd, che però tutto sembra tranne che un eschimese), è nata 44 anni fa nell'Idaho. Ha la tessera della National Rifle Association (la potentissima lobby delle armi che qualcuno definisce la più grande organizzazione terroristica al mondo) e corre la maratona. Inoltre, è presidente dell'Alaska Oil and Gas Conservation Commission. Premettendo la mia simpatia "tecnica" (ossia li avrei considerati molto più utili al candidato repubblicano nella sua corsa per la White House) per Romney e Giuliani, mi pongo una domanda precisa: perché la Palin? Certo la sua carriera politica è degna di nota, ma neanche di quelle al fulmicotone: da giovane fa molto sport e partecipa a concorsi di belleza, a 30 anni è sindaco della cittadina di Wasilia e nel 2006 vince la corsa a governatore dell'Alaska sconfiggendo a sorpresa alle primarie repubblicane Frank Murkowsky, che era in carica, ma che la Palin aveva accusato di numerose scorrettezze nella gestione del patrimonio petrolifero del gelido Stato ai confini dell'Universo. Certo, la Palin ha un tasso di gradimento del 90%, il che ne fa teoricamente uno dei governatori più popolari degli States. Ma di fatto è una sconosciuta. Ed allora, perchè la scelta di McCain? Intanto, crediamo, per la giovane età, in maniera da rassicurare in merito al principale problema che la gente avverte nei confronti di McCain, ossia i suoi 72 anni compiuti proprio ieri. Inoltre, la Palin garantisce al ticket repubblicano una posizione solida su tutti quei temi che stanno a cuore ai conservatori ed alla destra religiosa Usa. Perché la lady che viene dal ghiaccio è contro l'aborto (ha anche un figlio down) e contro i matrimoni gay. Ed è favorevole alla pena di morte ed al ...

McCain, Sarah Palin è la vice

Scritto da: il 29.08.08 — 12 Commenti
BREAKING NEWS - Il candidato repubblicano alla Casa Bianca ha scelto come suo vice Sarah Palin, governatrice dell'Alaska, 44 anni, madre di 5 figli, stella nascente della destra religiosa americana nonché assai vicina alla lobby Usa delle armi. La Palin è la seconda donna candidata alla vicepresidenza nella storia Usa. La prima fu Geraldine Ferraro, che venne scelta nel 1984 dal candidato democratico Walter Mondale. I due vennero umiliati dall'incumbent Ronald Reagan, che si aggiudicò la bellezza di 49 Stati su 50 (praticamente tutti eccetto il Minnesota da cui proveniva l'avversario e Washington DC). Il nome della Palin è emerso a sorpresa, quando ormai quasi tutti i commentatori davano McCain ad un passo dallo scegliere l'ex governatore del Massachusetts Mitt Romney, l'ex sindaco di New York Rudy Giuliani o il governatore del Minnesota Tim Pawlenty. Ma a dire il vero, in Italia Giuliano Ferrara, su Il Foglio, da circa sei mesi fa il nome della Palin quale "papabile" vicepresidente di McCain. Insomma, onore all'"elefantino", che piazza un altro grande colpo giornalistico, dopo aver dato Bush jr per vincente su Kerry quando tutti gli exit poll davano avanti il democratico e dopo aver previsto l'elezione di Joseph Ratzinger al soglio pontificio e parecchie altri eventi (al confronto) di minore importanza. A riprova che la realtà dà sempre segnali e chi sa interpretarli meglio ha una marcia in più nel comprendere dove va il mondo ...

McCain “Seven Houses”

Scritto da: il 25.08.08 — 12 Commenti
Per tutta una serie di ragioni non credo che il ticket Obama-Biden a novembre possa vincere contro McCain-Romney, in primo luogo per il peso ancora considerevolissimo che ha nelle urne l'America profonda e rurale, che ben difficilmente accetterà un presidente (quasi) di colore e per di più con i cromosomi culturali così cosmopoliti come Obama. In ogni caso, credo che la vicenda, di per sé banalissima, del numero di case di sua proprietà (che il candidato repubblicano alla Casa Bianca non ha saputo quantificare a precisa domanda di un giornalista) possa divenire un boomerang pericoloso per McCain, che già è stato preso di mira da uno spot televisivo di Obama ed ora viene chiamato da Biden "McCain Sette Case". Un nomignolo così velenoso, dovesse attecchire fra la gente, potrebbe davvero causare guai grossi alla campagna dell'anziano reduce, proprio in un momento in cui i sondaggi sembravano esser tornati favorevoli. Del resto, non è che Obama-Biden abbiano molte carte da giocare. Sanno che - nonostante l'appoggio dell'opinione pubblica Usa liberal e dell'Europa progressista - la strada per Washington è in salita e giustamente tentano di incunearsi là dove possono, attaccando l'avversario sul piano personale. McCain di svarioni vari ed aventuali ne prende, se i democratici riescono a trasformarli in "tormentone" mediatico hanno chance di vittoria, altrimenti è ben difficile che Obama possa divenire presidente.

McCain avrebbe scelto Romney come vice

Scritto da: il 22.08.08 — 0 Commenti
BREAKING NEWS - Secondo il Time, il senatore dell'Arizona John McCain, candidato repubblicano alla Casa Bianca, avrebbe scelto l'ex governatore del Massachusetts, il mormone Mitt Romney, come candidato alla vicepresidenza. Ora si attende la conferma ufficiale, che McCain dovrebbe dare il 29 agosto, giorno del suo 72simo compleanno. Lo scoop sulla scelta di McCain è di Mike Halperin, una delle firme più prestigiose dello storico settimanale statunitense, che cita due anonimi esponenti del Partito repubblicano. Secondo altre fonti, invece, McCain potrebbe comunque sorprendere tutti con un nome a sorpresa, magari annunciato alla Convention repubblicana che si apre il primo settembre a St. Paul, in Minnesota. Di opinione opposta a quella del Time è il New York Times, che scrive di forti pressioni cui McCain sarebbe sottoposto da parte di alcuni stretti collaboratori per scegliere come vice il generale David Petraeus, il comandante delle forze americane in Iraq, personaggio notissimo negli States. La scelta di Romney potrebbe comunque rivelarsi azzeccatissima, in quanto consentirebbe a McCain di difendersi nel suo lato più che debole, l'economia.
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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