Tutti gli articoli su Rupert Murdoch

In America è proprio ora di un nuovo Tea Party

Scritto da: il 30.08.10 — 2 Commenti
Numericamente non è stata la marcia del milione di uomini che l'islamico Louis Farrakhan, predicatore peraltro politicamente assai sterile, fece convergere su Washington nel 1996. E non è stata - ovvio - nemmeno l'adunata oceanica organizzata da Martin Luther King il 28 agosto del 1963, il giorno del discorso “I have a dream” che mutò per sempre i destini dell'America. Di certo però la prova di forza del Tea Party al National Mall è stata stravinta dagli organizzatori, in primo luogo da quel Glenn Beck, giornalista star della tv di Rupert Murdoch Fox News, che è ormai l'anima del movimento anti tasse statunitense. Ma anche dalla Sarah Palin, ospite fissa alle “adunate” del Tea Party, che sta trovando fra le pieghe della giovane iniziativa un dinamismo ed una linfa vitale impossibili da rinvenire nel Grand Old Party. Dopo sabato, infatti, è chiaro che con questa nuovissima forza politica che preme potentemente dal basso il Partito Repubblicano deve fare i conti, pena serissimi guai elettorali. Già molti dei candidati tradizionali del Gop sono stati battuti alle recenti primarie per le elezioni di mid-term che si terranno il 2 di novembre. E lo stesso John McCain, icona trasversale classicamente repubblicana ma in grado di attrarre anche le simpatie dei democratici, ha scampato per poco la perdita della possibilità di poter concorrere ancora per il partito dell'elefante ad occupare il seggio senatoriale spettante all'Arizona. Alla fine McCain ha vinto le primarie repubblicane, ma ha dovuto mutare parecchio del suo tradizionale messaggio, puntando su argomenti a lui per nulla congeniali, come la sicurezza e la lotta all'immigrazione. In uno spot su questo tema, ad esempio, ha buttato alle ortiche 30 e passa anni di posizioni progressiste. Insomma, il Tea Party, che deve l'ironico nome alla rivolta del 1773 dei coloni americani contro le inique tasse della ...

Caso Van Jones: usque tandem, Barack?

Scritto da: il 09.09.09 — 2 Commenti
Lo scheletrino nell'armadio dello "zar" americano dell'Ambiente, Van Jones, dimessosi a seguito di alcune rivelazioni fatte dall'emittente conservatrice Fox News (la rete, di proprietà di Rupert Murdoch, che ha dimostrato come Jones abbia delle convinzioni eccentriche e complottistiche sui tragici eventi dell'Undici Settembre), palesa ancora una volta la scarsa capacità di Barack Obama di scegliere i suoi uomini. Ormai non si contano più gli errori fatti dal presidente democratico nel mettere insieme una squadra di governo che ha dovuto più volte cambiare per l'improponibilità di parecchi dei prescelti in prima battuta. Intendiamoci, per quanto a me non stiamo affatto simpatici gli ambientalisti, il green black Van Jones è un personaggio di altissimo profilo. Solo che è evidente come un uomo ai vertici dell'amministrazione dello Stato non possa avere tanta sfiducia nel medesimo da ritenerlo coinvolto nella più grande tragedia nella storia della Nazione americana. Insomma, presidente Obama, usque tandem continuerà con simili errori di giudizio? [caption id="attachment_5823" align="aligncenter" width="321" caption="Van Jones"][/caption]

La crisi di General Motors come quella di Citigroup, un’occasione per riflettere sulla “mergermania”

Scritto da: il 28.05.09 — 7 Commenti
Secondo Bloomberg, il gigante automobilistico statunitense General Motors potrebbe far ricorso alla procedura di amministrazione controllata già da lunedì prossimo e quindi vendere la maggior parte dei suoi asset alla nuova società che dovrebbe nascere dalla procedura fallimentare. La casa automobilistica riceverà i fondi di finanziamento dal Tesoro Usa. Nel mentre sarà impegnata nella cessione degli asset alla nuova Gm, che sarà a sua volta controllata dal governo americano. Il piano è nei documenti presentati all'autorità di controllo dei mercati Usa, la Sec. Il tracollo di GM ricorda molto da vicino la profondissima crisi che qualche mese fa colpì il colosso più colosso di tutti, Citigroup, la megabanca americana che a novembre annunciò la necessità di tagliare altri 52 mila posti di lavoro, oltre i 23 mila già tagliati qualche mese prima, e nonostante questo rischiò ugualmente di fallire. Sei mesi fa solo le perdite derivanti dalla crisi dei mutui immobiliari e del credito al consumo superarono i 50 miliardi di dollari ed il calo in Borsa in una settimana toccò il 60% (72% nel mese di novembre), facendo precipitare il titolo sotto i 4 dollari ad azione contro i 55 dell'anno prima. È oltremodo evidente come ai problemi comuni di questa congiuntura terribile per tutti si era aggiunto per Citigroup l'aggravante di una struttura elefantiaca sempre meno giustificabile. Tant'è che si è ragionato e si ragiona nell'ordine di 75 mila licenziamenti senza temere contraccolpi in termini di funzionalità. Il che vuol palesemente dire che la burocrazia è tanta dentro il gigante newyorkese e di molti funzionari si può anche fare a meno. La crisi di General Motors o Citigroup può quindi essere letta anche quale crisi di quel modello di sviluppo (bancario ma non solo, come appunto dimostra il caso GM) che ha puntato a dimensioni ipertrofiche trovandosi ora drammaticamente impantanato. Insomma, occorre una volta per tutte dire chiaro e tondo che ...

Pakistan, gli Usa pronti a sequestrare le atomiche

Scritto da: il 19.05.09 — 2 Commenti
La notizia era nota da anni, ma ormai stanno emergendo particolari sempre più precisi: gli Stati Uniti hanno un piano di pronto intervento per neutralizzare e portare altrove le atomiche pakistane qualora gli integralisti islamici dovessero prendere il sopravvento ad Islamabad. Per l'esattezza, vi è in Afghanistan un corpo speciale (composto da appartenenti alla Delta force dell'Esercito, ai Seals della Marina e alla Task Force Orange dell'Intelligence) pronto ad impossessarsi delle armi nucleari pakistane, a disattivarle ed a spostarle rapidamente in luoghi sicuri in caso i talebani e/o al-Qaeda raggiungano le leve del potere in Pakistan, ovvero anche solo tentino di impossessarsi fisicamente delle testate. Da anni la National Security Agency (Nsa) e la Central Intelligence Agency (Cia) seguono tramite i satelliti tutti gli spostamenti delle atomiche pakistane e delle rampe mobili di lancio lungo le linee ferrate del Paese. In possesso degli americani vi sono anche delle dettagliate mappe dei depositi nucleari di Islamabad, depositi dove in passato ufficiali e tecnici Usa hanno lavorato in tutta segretezza. Secondo la tv Fox di Rupert Murdoch, dopo varie esercitazione svoltesi nel deserto e nelle zone rocciose del Nevada, il corpo speciale americano sarebbe in grado di sequestrare quasi per intero l'arsenale atomico pakistano, che si troverebbe in prevalenza nell'area della capitale Islamabad, non lontana dall'Afghanistan. Ovviemente, quel "quasi" preoccupa non poco, perché basterebbe una sola testata in mano ai terroristi islamici per tenere sotto scacco l'Occidente. Ed appunto per eviatare una simile evenienza che i soldati statunitensi sarebbero già nelle aree di frontiera fra Pakistan ed Afghanistan per prevenire con operazioni fulminee ogni eventuale tentativo dei talebani d'impadronirsi delle testate. Emerge poi da un documento del Pentagono che nel 2004 il Pakistan possedeva 35 ordigni nucleari, ma oggi il loro numero è certo aumentato. Sempre secondo Fox Television, la recente nomina del generale Stanley McChrystal come capo sia delle forze americane che di quelle alleate in ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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