Tutti gli articoli su Russia

Siria, Assad prepara un micro Stato alawita

Scritto da: il 14.05.12 — 1 Commento
Sembra ormai sempre più evidente la strategia geopolitica di Bashar al-Assad. Fra un massacro di civili e l'altro, il presidente siriano sta lavorando, ed anche abbastanza velocemente, per creare un piccolo Stato che sia omogeneamente alawita dove potersi ritirare lui e i suoi fedelissimi nel caso (non improbabile) che la guerra civile dovesse volgere al peggio per il suo regime. Osservando con attenzione le mappe del Nord Ovest della Siria, l'area a più alta concentrazione di alawiti, specie nella catena montuosa Jabal al Nusariyyah (chiamata anche Jabal al Alawiyeen, in arabo "montagne degli alawiti" in ambedue i casi), che va da Nord a Sud dal confine turco fino alle colline che stanno sopra la pianura libanese di Akkar, se si traccia un segno verticale si toccano i centri di Tal Kala e Jisr al Shogur. Più giù Hama e Homs. Insomma, vi è qualche elemento per far pensare ad una vera e propria opera di pulizia etnica. L’obiettivo di Assad appare ovvio: creare una enclave sulla costa, una sorta di micro Stato al centro dei territori alawiti dove ritirarsi qualora dovesse perdere Damasco. Si badi bene: lo sbocco sul Mediterraneo sarebbe vitale nell'ottica di dover ricevere rifornimenti dalle uniche potenze su cui può ancora contare, ossia l’Iran e la Russia. Di più: un piccolo Stato alawita sarebbe null'altro che tornare agli anni Trenta. Pochi lo ricordano, ma, franato l'Impero ottomano, i dominatori francesi concessero alla minoranza alawita di organizzare una micro entità statale, con capitale Latakia, proprio sul mare. Ebbe vita breve, appena dal 1930 al 1937: 8 anni. Lo Stato di Assad potrebbe resistere 8 mesi o 80'anni. La zona si presta benissimo ad una difesa ad oltranza. Nonché a ricevere armi e cibo dagli alleati. Insomma, come ultima carta del regime, non sembra proprio bruttissima.

La corsa al riarmo di Vladmir Putin

Scritto da: il 21.02.12 — 0 Commenti
Oltremodo sicuro della sua (ri)elezione a presidente della Federazione Russa il prossimo 4 marzo, il premier Vladimir Putin, che non ha mai smesso di parlare da capo dello Stato, ha deciso di rispondere alla grande a quella che considera «la minaccia» dello scudo antimissile americano, ed ha annunciato il più imponente programma di riarmo russo dal crollo dell'Unione Sovietica nel dicembre del 1991. Nei prossimi 10 anni, infatti, Mosca spenderà 23.000 miliardi di rubli (ossia 773 miliardi di dollari) per acquisire oltre 400 missili balistici intercontinentali (Icbm), ovviamente dotati di testate nucleari, 8 sottomarini a propulsione e armamento atomici e 20 convenzionali, oltre a 600 aerei da guerra e 28 sistemi di difesa anti-aerea S-400. Il piano è stato reso noto dallo stesso Putin in un intervento a sua firma pubblicato sulla Rossiiskaya Gazeta, nel quale l'uomo forte di San Pietroburgo ha spiegato come la presunta debolezza russa potrebbe anche divenire una tentazione per qualcuno ed ha fatto un parallelo storico con le condizioni delle forze armate sovietiche all'inizio della II Guerra Mondiale. «Mai e in nessuna circostanza - ha sottolineato Putin - rinunceremo alla deterrenza del nostro potenziale strategico, anzi la rafforzeremo». La minacciosa corsa al riarmo del premier russo è certo una delusione per chi, all'indomani dei tragici fatti dell'Undici Settembre, aveva cominciato a considerare la Russia, che culturalmente è Europa tout court, come parte dell'Occidente. Evidentemente non bastano i petrorubli a fiumi, l'ingresso nel Wto e la comune minaccia islamista a fare abbandonare a Mosca i sogni di grandeur militare in funzione (per inciso, del tutto teorica) anti Washington. Chiamiamoli riflessi condizionati da Guerra Fredda. Difficili da controllare. [caption id="attachment_11709" align="aligncenter" width="300" caption="Vladmir Putin"][/caption]  

Kudrin vs Putin, una crepa in più nella Russia “sovietica”

Scritto da: il 27.09.11 — 0 Commenti
Aleksej Kudrin, ormai ex ministro delle Finanze ed ex vicepremier, è l'uomo della rinascita russa, il tecnico che ha portato la Federazione dallo scomodo ruolo di debitore internazionale (ricordiamoci della grave crisi del rublo del 1998) al terzo posto nel mondo per riserve in valuta. Non è facile capire che cosa cambierà nelle capacità di Mosca di tenere il passo con le altre realtà emergenti del globo, ma certo sarebbe stato meglio per il Cremlino se questa grana non fosse scoppiata. Molti osservatori non hanno mancato di evidenziare come le dimissioni di Kudrin, rassegnate dopo un brutto scontro frontale con il presidente Dmitrij Medvedev, siano assolutamente inusuali in terra russa, Paese nel quale nessuno più neanche tenta di opporsi allo strapotere dello "zar" Putin. Ebbene, Kudrin, che avrebbe voluto per sé il posto di primo ministro che Putin per il prossimo "giro di giostra" ha invece riservato a Medvedev, ha pubblicamente attaccato il Cremlino. E lo ha addirittura fatto da Washington, criticando le scelte del potentissimo ex agente del Kgb davanti al mondo intero. Insomma, un'altra brutta "crepa" si è aperta nella fortezza del potere putiniano, ma i liberaldemocratici duri e puri non si facciamo illusioni, Vladimir Putin si appresta a governare per altri dodici anni la Russia senza possibilità alcuna di reale opposisione. Sarà pure «una parodia dell'Unione Sovietica», come l'ha definita Mikhail Prokhorov, un imprenditore che ha tentato senza successo la strada della politica indipendente, ma la Russia di oggi è saldissimamente in mano a Putin e pure in forte crescita economica. Certo, c'è da chiedersi in che misura tale crescita sia stata merito di Aleksej Kudrin e quanto la sua rottura con la coppia Putin-Medvedev peserà sulla "efficienza direzionale" del governo russo. Rinvenire nella Federazione qualcuno all'altezza di Kudrin non sarà impresa facile (il neo nominato ad interim Anton Siluanov, ...

Verso un Polo Nord danese?

Scritto da: il 16.06.11 — 0 Commenti
La geopolitica del Polo Nord si è infiammata all'improvviso: la Danimarca, infatti, si prepara a rivendicare la sovranità sul Polo Nord che, grazie alle sue risorse naturali, con il progressivo scioglimento dei ghiacci in atto potrebbe diventa un unico immenso giacimento di idrocarburi. Copenhagen sembra voler affrettare di molto i tempi, anticipando gli Stati Uniti e, soprattutto, la Russia. Per questo motivo i danesi sarebbero già pronti a varare una strategia pensata insieme ai propri territori autonomi dell'Artico, ossia Groenlandia e isole Far Oer, sugli sviluppi che con buona probabilità interesseranno l'area nei prossimi dieci anni circa. Il quotidiano danese Information è entrato in possesso della bozza di un documento riservato con i dettagli del piano. Subito dopo il ministro degli Esteri di Copenhagen, Lene Espersen, ha confermato le indiscrezioni con un comunicato ufficiale in cui preannuncia che a breve la strategia del Paese nordico sull'Artico sarà ultimata e resa pubblica. La Espersen ha precisato che si sta cercando di seguire regole comuni sul piano internazionale: «Questo porta ad avanzare tutte le richieste possibili su quanto riteniamo di poter documentare ci appartenga. Lo stesso fanno del resto anche gli altri paesi dell'Artico». Nel documento citato da Information si legge che la Danimarca starebbe per chiedere alle Nazioni Unite la sovranità di «una piattaforma continentale che comprenda cinque aree intorno alle Far Oer e alla Groenlandia e fra queste anche lo stesso Polo Nord». La richiesta dovrebbe essere inviata alle Nazioni Uniti entro il 2014, il termine massimo in entro cui i cinque Paesi polari (oltre alla Danimarca il Canada, gli Stati Uniti, la Russia e la Norvegia) devono avanzare le loro eventuali richieste. Al momento nessuno può acquisire la sovranità sul Polo Nord, sebbene la Russia abbia già cercato di farlo, piazzando nel 2007 una propria bandiera sui fondali del Mare Artico, proprio ...

Pasticcio libico/3 Sul chi deve comandare l’operazione ormai siamo alla farsa

Scritto da: il 22.03.11 — 1 Commento
Davvero è avvilente vedere come, mentre in Libia si vive la tragedia di una guerra civile spaventosa, in Europa si respiri sull'argomento un clima da farsa, con divisioni su tutto. L'Italia non gradisce la guida di Francia e Gran Bretagna e chiede che la Odissey Dawn sia gestita dalla Nato. Nella Nato il socio Turchia è (con una serie di comprensibili ragioni) contrario all'operazione. Il premier italiano Berlusconi si dice addolorato per Gheddafi (che forse nei bombardamenti ha prerso un figlio ... Forse ...) e manda in missione aerei che non bombardano. Davvero c'è da rotolarsi per terra dal ridere. Ma un caccia che parte dall'Italia ed arriva in Libia che fa se non tira missili? Evidentemente le istruzioni per il pilota sono di dare un'occhiata giù, fare "ciao" con la manina e rientrare alla base. Nel mentre, in Russia litigano fra di loro il premier (ex presidente) Putin ed il suo (ormai ex?) delfino (oggi presidente) Medvedev: il potentissimo ex agente del Kgb minaccia fuoco e fulmini sulla vicenda libica e parla di «crociata medievale» e l'inquilino (molto) pro tempore del Cremlino lo frena indignato. L'unica presa di posizione seria viene (come sempre) da un Paese nordico (che, per inciso, non fa parte dell'Unione Europea). La Norvegia, membro Nato, ha chiaramente detto che in questa confusione lascerà a terra i suoi caccia fino a quando non sarà deciso a chi affidare il comando delle operazioni. Roma quasi sta per fare la stessa cosa. Sola che prima ci siamo coperti di ridicolo. Muhammar Gheddafi

«C’è da spostare un aereo!»: gli strani effetti dello slittamento dei poli magnetici

Scritto da: il 19.01.11 — 1 Commento
La pista principale dell'aeroporto di Tampa, in Florida, è stata chiusa per molti giorni per rifare la segnaletica. Potrebbe sembrare uno scherzo, ma è accaduto sul serio: lo scalo "è stato colpito" da uno spostamento del polo magnetico ed i suoi responsabili sono stati costretti a correre ai ripari, rimodulando la pista di atterraggio e di partenza. Sia gli aeroporti che le stesse rotte aeree, infatti, si basano su dei calcoli relativi alla longitudine ed alla latitudine, nonché sui poli magnetici. Sono queste coordinate che permettono di volare in tutta sicurezza, tant'è che si parla di aerovie et similia. Insomma, su nei cieli è un po' tipo giù con le autostrade, solo che i cartelli "stradali" sono invisibili (ma ci sono!) ... Ora, a Tampa lo spostamento è stato di tale serietà da costringere i gestori dell'aeroporto a rifare per intero la segnaletica della pista di atterraggio e di partenza, visto che longitudine e latitudine non corrispondevano più. Nello specifico, per le carte di navigazione l'aeroporto di Tampa non sarà più sotto le coordinate 18R/36L, ma sotto 19R/1L. I poli magnetici terrestri cambiano spesso e quando la variazione supera i 3 gradi è necessario cambiare la logistica delle piste aeroportuali. Più in generale, è bene rammentare come i poli magnetici non corrispondano ai due poli geografici, quello Nord e quello Sud che da sempre affascinano gli esploratori dell'estremo.  Anzi, nella realtà essi si trovano parecchio distanti. Proviamo a capirne un po' di più. Con il termine "polo" in astronomia si intende ognuno dei due punti sulla superficie della Terra, detti appunto Nord e Sud, verso i quali si orientano le estremità opposte dell'ago magnetico della bussola. Ad individuare per primo il polo nord magnetico (che per maggiore chiarezza scrivo con la minuscola, mentre per quelli geografici - Polo Nord e Polo Sud - ...

BREAKING NEWS – Precipita aereo in Russia, a bordo il presidente polacco

Scritto da: il 10.04.10 — 6 Commenti
BREAKING NEWS - Possiamo considerarlo l'ultimo atto, seppur del tutto accidentale, della secolare inimicizia russo-polacca. Un Tupolev 154 si è schiantato stamattina mentre stava atterrando nell'aeroporto russo di Smolensk. A bordo vi erano 132 persone, che sarebbero tutte morte. Fra le vittime anche, Lech Kaczynski, presidente polacco. Di fatto sono state decapitate le istituzioni della repubblica slava. Oltre al presidente e alla first lady, infatti, sull'aereo,  vi erano anche il capo di stato maggiore della Difesa, il governatore della banca centrale polacca ed il vice ministro degli Esteri. La delegazione diplomatica sarebbe dovuta atterrare nell'aeroporto di Smolensk per recarsi a Katyn a commemorare  le oltre 21.857 vittime polacche dell'eccidio ordinato da Stalin nel 1940.

Serve a poco la mano dura di Putin nel Caucaso, ennesima strage islamista a Mosca

Scritto da: il 29.03.10 — 0 Commenti
A Mosca, una doppia esplosione stamattina nella centralissima stazione metropolitana della Lubianka, ad un passo dalla sede dei servizi segreti russi, ha provocato almeno 30 vittime, anche se il bilancio finale potrebbe essere di centinaia. Fortissimi i sospetti sugli islamisti caucasici. La mano dura di Vladmir Putin, dettata dallo scarso realismo di un leader convinto di poter risolvere tutto con la potenza militare, negli anni non ha affatto fermato il terrorismo islamista-separatista ceceno, tutt'altro. Il premier, così duro con i "dissidenti" russi che si oppongono alle sue politiche, non ha trovato il modo di piegare i ceceni, che da fenomeno separatista e basta durante gli anni di potere dell'ex agente del Kgb hanno saldato i propri interessi con quelli dell'islamismo radicale stile al-Qaeda. Non c'è che dire, davvero un esito fallimentare quello della politica caucasica putiniana.

Ucraina, 5 anni dopo la “rivoluzione arancione” Yanukovic è presidente

Scritto da: il 09.02.10 — 0 Commenti
Sebbene con qualche sospetto di brogli, Victor Yanukovic era stato eletto presidente ucraino sul finire del 2004. Ma la cosiddetta “rivoluzione arancione”, finanziata da George Soros, da Washington e (sic!) da Tbilisi aveva cancellato l'esito di quel voto, consegnando il Paese al filo-occidentale Viktor Yuscenko. Negli anni, come era a mio avviso nelle premesse, il doppio sistema di potere "liberale" di Yuscenko e della premier Yulia Timoshenko non ha portato per nulla benefici all'Ucraina, conducendo il Paese a numerose crisi con la Russia, nonché sull'orlo del default. Ora, pur con un risicato 50% dei voti, ottenuto proprio contro la Timoshenko, Yanukovic, a più di 5 anni di distanza dalla sua prima reale vittoria, arriva alla guida dell’Ucraina. Classe 1950, il nuovo presidente è ingegnere ed economista. Leader del “Partito delle regioni”, è nato a Yenakiieve, nel profondo Est del Paese, ed è un convinto ortodosso. Nonché un convinto amico di Mosca. Yanukovic eredita una Ucraina a pezzi, sull'orlo del disastro. Gli "arancioni", forti dell'ingenuo sostegno occidentale,  ne hanno fatto un sol boccone. Vedremo se il potente alleato russo vorrà contribuire a risollevarne le sorti. In Europa converrebbe a tutti.

Nota sabatina/12

Scritto da: il 06.02.10 — 0 Commenti
Il sottotitolo di questa nota odierna potrebbe essere "le 2 rese". Dal macro al micro, da Kabul a Napoli (o Salerno o Caserta che dir si voglia), il dato saliente di questa ultima settimana mi sembra la bandiera bianca sventolata dai cosiddetti "buoni". Cominciamo dall'Afghanistan, dove ormai è assolutamente evidente come i Talebani stiano riconquistando terreno. Per anni di fatto gli alleati hanno avuto soltanto il controllo della capitale, ma ora sembra proprio che stiano perdendo anche questo. Il Paese è nel caos e il governo del pur ottimo presidente Hamid Karzai è stretto all'angolo. Considerando come il rischio di una vittoria finale talebana sia sempre più tangibile, il segretario generale della Nato, l'ex premier conservatore danese Anders Fogh Rasmussen, ha richiesto l'aiuto di Mosca e New Delhi. Ribadendo l’intenzione atlantica di inviare nel 2010 altri 39 mila soldati dagli effettivi di Stati Uniti e alleati europei, Rasmussen ha evidenziato come la sicurezza dell'area centroasiatica sia fondamentale non solo per il Paesi occidentali, ma anche per Cina, India e Russia, chiedendo ufficialmente alle ultime due un intervento a sostegno della missione già in atto. Una bella dichiarazione di impotenza, non c'è che dire. Speriamo che almeno l'appello non cada nel vuoto. Su Napoli, ovvero sulla questione del candidato alla presidenza della Regione Campania, la resa clamorosa è stata di Antonio Di Pietro, che dopo aver detto un no secco alla candidatura del sindaco Pd di Salerno Vincenzo De Luca (sotto processo), al congresso nazionale dell'Italia dei Valori, che si sta svolgendo a  Caserta, proprio oggi ha dato l'ok. Un compromesso che la sua base al congresso pare aver proprio gradito. Anche qui, una resa incondizionata alla "ragion di partito" che francamente non mi aspettavo dall'ex pm.

Abolizione degli studi di settore, ottima proposta del Pd

Scritto da: il 10.01.10 — 4 Commenti
Alla dichiarazione del premier Silvio Berlusconi sulla necessità, invero pressante, di una riforma fiscale per il nostro Paese (il Cav. avrebbe in mente una radicale semplificazione, con due sole aliquote Irpef al 23 e 33%) il Partito Democratico ha replicato parlando dell'esigenza di abolire gli studi di settore. Ottime entrambe le proposte. E, per inciso, è uno splendido segnale che i democratici si dicano favorevoli ad una assurda iniquità come gli studi di settore, che nemmeno uno statalista incallito come me riesce a difendere. Nel 2001, dopo un po' di riforme fiscali serie fatte dagli Stati baltici, la Russia di Putin ha stupito tutti adottando dall'oggi al domani una flat tax con aliquota al 13%, più bassa di ben 4 punti rispetto a quella suggerita nel 1996 dal miliardario candidato alla presidenza americana Steve Forbes. La proposta di Forbes di un'aliquota unica al 17% aveva a suo tempo suscitato molto scandalo, ma appena 5 anni dopo la riforma di Putin l'ha superata di gran lunga con buoni risultati, abbattendo l’evasione. [caption id="attachment_7359" align="aligncenter" width="370" caption="Steve Forbes"][/caption]

2009-2010: brutto bilancio, pessime prospettive

Scritto da: il 31.12.09 — 2 Commenti
L'anno che va a chiudersi è stato senza dubbio un pessimo anno. La crisi finanziaria esplosa a settembre 2008 è proseguita e, a mio avviso, i timidi cenni di ripresa che alcuni vedrebbero semplicemente non ci sono. L'economia reale è in forte affanno in tutto l'Occidente. E, cosa incredibile, i megamanager un po' ovunque hanno ricominciato a distribuirsi di nuovo bonus da capogiro, senza timore o vergogna. Insomma, per quanto il mio amato modello scandinavo testimoni il contrario, francamente l'idea che il Capitalismo sia irriformabile ogni tanto, credo comprensibilmente, fa capolino ... Il 2009 si conclude con un'allerta dovuta alla minaccia terroristica come non si riscontrava da anni. Il fallito attentato della vigilia di Natale sul volo Amsterdam-Detroit della Delta Airlines ha palesato nuove modalità di attacco di al-Qaeda ed urgono quindi delle contromosse, anche per ovviare all'ennesimo fallimento dell'Intelligence americana. Si è appena saputo, infatti, che sia dallo Yemen che dalla Nigeria erano state fornite informazioni dettagliate sull'eventualità di un attentato ad opera di un giovane nigeriano. Mesi fa, addirittura, il padre del  ragazzo, un ex ministro, disperato, aveva denunciato alla Cia le idee radicali del figlio. Nonostante simili indicazioni, però, Cia ed Fbi non hanno saputo prevenire l'attacco e solo per miracolo non si è verificata una strage. Segno che qualcosa ancora non è a posto nel meccanismo di difesa antiterroristica americano. Segno che la Sigint (Signals Intelligence) sta nuovamente prendendo il sopravvento sulla Humint (Human Intelligence), condizione, questa, che ha portato alla tragedia dell'Undici Settembre. Oltre alla progressiva nuova espansione del potere talebano in Afghanistan, dove le forze alleate perdono sempre più il controllo del territorio anche nella capitale Kabul, per anni unica area davvero pacificata del Paese, nel 2009 è da segnalare la rinascita dell'opposizione iraniana, a seguito delle farsesche elezioni presidenziali che hanno visto confermato quale Capo dello ...

Nota sabatina/4

Scritto da: il 12.12.09 — 0 Commenti
La settimana che si va a concludere è stata in qualche modo monopolizzata da due grossi eventi internazionali, la cerimonia di apertura della (ad oggi più che sterile) Conferenza Onu sui cambiamenti climatici a Copenhagen e la consegna del Premio Nobel per la Pace al presidente Usa Barack Obama, che, per uno di quei strani casi del destino, ha anche coinciso con l'ennesimo flop delle Forze Armate russe. Ad Oslo, mentre i media norvegesi e mondiali si interrogavano su un singolare fenomeno luminoso poi rivelatosi essere la scia di un fallito test missilistico di Mosca, Obama ha tenuto un discorso davvero bello, di fatto inaugurando una sua vera e propria dottrina (a tal proposito invito a leggere l'analisi di oggi su Il Foglio di Giuliano Ferrara). La guerra non si può eliminare ed allora che almeno serva a costruire il più possibile un mondo pacificato, dall'Afghanistan all'Iraq, passando anche per gli altri scenari di devastazione del pianeta. Un realismo quasi alla Carl Schmitt, mi verrebbe da dire. Di errori Obama ne ha fatti e ne farà, è chiaro, ma, per essere un presidente americano, ha lampi di genio talvolta pure in politica estera. Anche le strane luci che hanno inquietato gli abitanti di Tromsø, nel Nord della Norvegia, ai confini con la Lapponia, hanno un certo rilievo internazionale. Sono infatti l'emblema del fallimento (definitivo)? del missile mare-aria Bulava (8.000 km di gittata), che nelle intenzioni sarebbe dovuto essere il fiore all'occhiello della Marina Militare russa, ma che nei fatti ha fallito molti dei test di prova (pare ben 9 su 13). A questo punto, la domanda da porsi è: la Russia è davvero ancora una temibile potenza atomica? Si sa che l'arsenale ereditato dall'Unione Sovietica già alla fine del periodo di presidenza Eltsin era obsoleto e malandato, non in grado di funzionare alla bisogna, insomma. ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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