Da quando ho scoperto questa figura islandese quasi di mistico la sto studiando con passione. Non me ne abbiano i santi locali del Belpaese, ma san Thorlàk (Torlaco in italiano) ha per me un fascino irresistibile, in quanto uomo "artico" con un ovvio (almeno per me) il legame con le saghe norrene che amo tanto. Del resto il suo nome in islandese è Þorlákur e "lákur" è una parola arcaica appunto islandese, proveniente dal norvegese antico, che significa "gioco". Þorlákur significa quindi il gioco di Þór, ossia Thor, il figlio di Odino, padre degli dei nordici.
Figlio di Thorhall (in islandese Þórhallur, la roccia di Þór, dato che "hallur", sempre in antico islandese, significa "roccia"), Thorlàk nacque a Fljotshlio, in Islanda, nel 1133. A soli 19 anni ricevette l'ordinazione presbiterale e, volendosi dedicare alla teologia, nel 1154 si trasferì a Parigi, dove studiò con i canonici dell'abbazia di San Vittore, fondata nel 1108. Proseguì poi gli studi a Lincoln, in Inghilterra. Rientrato in patria, divenne rettore della chiesa di Kirkjubaer, dove in seguito fondò un monastero di canonichesse.
Essendo ancora sconosciuta in Islanda la riforma gregoriana, la famiglia di Thorlàk pensava che egli intendesse sposarsi, ma il nostro preferì invece entrare tra i canonici regolari di Sant'Agostino, divenendo primo priore del monastero di Thykkvabae, fondato nel 1168 da Thorkill. Due anni dopo Kloengur, vescovo di Skalholt, confermò Thorlàk nell'incarico, con tanto di benedizione abbaziale.
La cosiddetta “Thorlàks saga”, ossia la vita del santo scritta poco dopo la sua morte, narra dell'ingresso nel monastero di Thykkvabae sia di molti islandesi che di stranieri, tutti attratti dalla fama di santità che già in vita circondava l'abate.
Nel 1178 Thorlàk venne nominato successore di Kloengur, ricevendo l'ordinazione episcopale a Nidaros dall'arcivescovo Eystein. Quest'ultimo riuscì anche ad introdurre la riforma gregoriana in Islanda, guadagnando definitivamente al suo partito ...