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Recentemente in Sicilia è divampata una accesa polemica sul cardinale Law: presente alle celebrazioni di santa Lucia, l'invito ha scandalizzato molti fedeli della Chiesa aretusea e suscitato un duro dibattito. Credo non faccia male un po' di memoria storica in merito a questo complesso personaggio. Quando nel gennaio del 2002, ad appena quattro mesi dal terribile attacco di al-Qaeda a New York, l’autorevole quotidiano statunitense The Boston Globe fa esplodere il primo scandalo pedofilia inerente la Chiesa cattolica, il cardinale Bernard Francis Law, arcivescovo della più europea fra le città americane, è un “papabile” di assoluto rilievo. Le condizioni di salute di Giovanni Paolo II sono già molto precarie ed il conclave, che poi si sarebbe svolto nell’aprile del 2005, è da più parti considerato assai vicino.
In un concistoro dalla qualità certamente alta, Law, raffinato teologo, rappresenta una delle punte di eccellenza ed il suo nome già da tempo circola quale possibile successore del Papa polacco. Ipotesi rafforzata dall’ottimo intervento tenuto dal bostoniano qualche settimana dopo a Roma, su invito di Giovanni Paolo II, nella basilica di San Giovanni in Laterano, durante una commemorazione delle vittime dell’Undici Settembre voluta dalla Santa Sede. Law paragona i suoi sentimenti di fronte alle macerie fumanti delle Twin Towers a quelli suscitati dalla visita al campo di sterminio di Auschwitz, incanta i presenti e, sull’onda emotiva filoamericana di quei giorni, a molti sembra perfetto per il dopo Wojtyla.
Passa ancora qualche settimana ed arriva l’inchiesta del Globe, che ha le conseguenze di un’atomica sulla Chiesa yankee. Accusato di aver permesso a diversi preti indagati per abusi su minori di continuare ad operare in alcune parrocchie senza informare i fedeli delle denunce, Law è costretto a rassegnare le dimissioni da arcivescovo. Giovanni Paolo II prima le respinge e solo in un secondo momento le accetta, a ...
Il lunghissimo pontificato di Karol Wojtyla (il più lungo dopo quello di Pio IX) è coinciso con un periodo tragicamente convulso della Storia umana. Ma Giovanni Paolo II, che già alcuni chiamano Magno, è riuscito a non subire il flusso degli eventi, tutt’altro. Lo ha cavalcato e spesso gli ha dato forma.
La politica estera della Santa Sede nei ventisette anni di regno di Karol Wojtyla è stata portata avanti attraverso gesti concreti, in primo luogo i numerosissimi viaggi apostolici, ma anche attraverso le clamorose dichiarazioni e le richieste di perdono che tanto scalpore hanno suscitato.
L’era Wojtyla è stata inaugurata con il trionfale ritorno in Polonia, grande segnale di forza lanciato alle autorità del blocco comunista. Dal 2 al 10 giugno del 1979, appena otto mesi dopo l’elezione al soglio pontificio, Wojtyla rientrava nel suo martoriato Paese per ridare ai polacchi la speranza in un futuro di libertà. In una storica omelia in piazza della Vittoria, a Varsavia, afferma: “Non è possibile capire la storia della nazione polacca senza Cristo”. Sarà l’inizio della fine per l’intera galassia del socialismo reale.
Questo primo viaggio nella terra natale avviene in un frangente tragico per il suo popolo. Basta vedere il meraviglioso “Decalogo” del regista Krzysztof Kieslowki per rendersi conto dell’opprimente grigiore della Polonia di quegli anni. Una Polonia che, al pari degli altri Paesi del Patto di Varsavia, anelava alla libertà e sfioriva, moriva per la sua assenza. Perché non di solo pane ha bisogno l’uomo (e i polacchi ben sanno quanto allora mancasse il pane), ma soprattutto d’esser libero.
Con accanto il fedele assistente personale Stanislaw Dziwisz ed il segretario di Stato Agostino Casaroli, diplomatico di immensa caratura cui si devono molte delle scelte più lungimiranti della Santa Sede in campo internazionale, Karol Wojtyla ha quindi iniziato a smantellare l’immenso gulag che era l’Europa ...
Nel mezzo di una grave crisi diplomatica con le autorità belghe, autrici di un attacco alla Chiesa senza precedenti nel mondo post '89, incassato un pronunciamento sfavorevole della Corte Suprema americana che apre la strada alla richiesta di comparizione in tribunale fors'anche per Sua Santità, in Italia nel mirino della stampa anche per la discussa gestione del patrimonio immobiliare da parte della Propaganda Fide, la Santa Sede non trova di meglio da fare che mortificare l'arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schönborn, "reo" di avere ricordato qualche mese fa al cardinale Angelo Sodano, ex segretario di Stato e decano del collegio cardinalizio, la pessima gestione del cosiddetto caso Gröer, il predecessore di Schönborn alla guida dell'arcidiocesi viennese accusato di pedofilia.
Benedetto XVI ha consegnato una lettera al porporato austriaco, capo mondiale dei domenicani, nella quale, con buona probabilità, lo si biasima per le critiche a Sodano. Il contenuto della missiva è riservato, ma è fin troppo eloquente quello del comunicato stampa ufficiale diffuso dal Vaticano sull'incontro di ieri pomeriggio. Un comunicato che davvero lascia l'amaro in bocca.
Passi che Sua Santità evidenzi d'essere l'unico a poter criticare un cardinale, è nel suo pieno diritto sostenerlo, anche per evitare che i porporati guerreggino tra di loro, ma affermare che il termine "chiacchiericcio" usato da Sodano il giorno di Pasqua sia stato male intrepretato è un'offesa all'intelligenza di tutti, in primis di un teologo raffinato e acuto come Schönborn, in pole position per la successione a Benedetto XVI.
Sodano ha inteso quel giorno minimizzare lo scandalo pedofilia, che può anche avere numerose chiavi di lettura, financo geopolitiche, ma non può assolutamente essere declassato a "chiacchiericcio". Arrampicarsi su oleatissimi specchi semantici, prendendo le difese dell'indifendibile Sodano contro l'ottimo Schönborn è stata quindi una pessima mossa. Se continua tale gestione della vicenda, davvero lo scandalo pedofilia potrebbe ...
Francamente ho parecchi dubbi sulla nascita del Popolo della Libertà. Innanzitutto perché io rimango ancorato alla cosiddetta forma-partito ed il Pdl, nonostante il giudizio di alcuni suoi autorevoli esponenti, è un movimento. Tale lo considera il suo padre ideatore/fondatore. Conseguentemente, il dibattito in merito non è mai decollato e credo mai decollerà.
Poi, come sempre accade in politica, la somma di più forze non è mai una somma aritmetica. In politica, si sa, 1+1 non fa mai 2. È grasso che cola se fa 1.5. Ma spesso fa 1.3. Sbaglia, quindi, chi all'interno del Pdl ragiona sommando i migliori consensi della storia di Forza Italia ed Alleanza Nazionale ipotizzando numeri fantascientifici.
Sicuramente alle europee di giugno vi sarà un immenso successo del Pdl, magari di proporzioni colossali (i sondaggi parlano chiaro), ma nel medio periodo è impossibile che il movimento berlusconiano raggiunga e mantenga consensi superiori al 50% nazionale come si auspica il premier. Anche perché il Partito Democratico, dopo l'inevitabile tracollo (anche qui i sondaggi parlano chiarissimo) delle prossime consultazioni continentali, se non si disintegrerà, riuscirà di certo a riorganizzarsi.
Dario Franceschini come leader è assai più capace di Walter Veltroni. Ed a precindere dallo stesso Franceschini, vi sono nel Pd energie nuove davvero prorompenti. Se la Serracchiani non si rivelerà una meteora, ossia se la dirigenza nazionale Pd non la "strozzerà nella culla", da una donna così capace di logica linearità c'è davvero da aspettarsi di tutto, anche la resurrezione di un cadavere politico come l'attuale partito di centrosinistra.
Intendiamoci, da un punto di vista tecnico sono perfettamente consapevole di quanto sia potente la corazzata Pdl. Anzi, oltre un anno fa fui tra i primi ad "annusare" la grande vittoria che il centrodestra avrebbe registato ad aprile 2008 in Italia e le proporzioni da valanga che questa avrebbe assunto in Sicilia. Ma semplicemente credo ...
Riflettendo sulla fin qui ben riuscita avventura lunare di New delhi, notavo l'ormai pressante necessità, soprattutto da parte di India e Cina, di rintracciare ed eventualmente andare a prendere sul nostro satellite quelle risorse che sulla Terra sono ormai di sempre più difficile acquisizione.
La possiblità, che nei decenni futuri si rivelerà sempre più concreta, di inviare missioni robotiche o umane fuori dal nostro pianeta per prelevare minerali ed eventuali idrocarburi, nel lungo periodo sposterà quindi nello Spazio lo scontro geopolitico.
Già nei decenni scorsi avevamo assistito alla corsa di Usa e Urss alle stelle, ma era più che altro propaganda, tant'è che, arrivati per primi (ed unici) sulla Luna, gli americani, popolo giovane con notevoli difficoltà a pensare il lungo periodo (e talora anche il medio), mica hanno saputo bene che cosa fare del satellite "conquistato".
Avessero pensato nel 1969 all'eventualità di una colonia lunare oggi sarebbero quarant'anni avanti ai competitor. Ed invece faticano a rimettere in piedi un realistico programma lunare. Anche se, sia chiaro, sono pur sempre i migliori al mondo, con la Nasa che credo sia da considerare l'orgoglio supremo dell'intera specie umana.
Poi lo scontro si è spostato sul "terreno" del posizionamento dei satelliti, sia di quelli spia che di quelli eventualmente in grado d'essere rapidamente riprogrammati per colpire dall'alto dei bersagli.
Ora la competizione muta radicalmente natura e si ripropone quale corsa all'elio-3 (indispensabile per le centrali atomiche che India e Cina hanno in mente di creare nei prossimi anni) o, più in generale, quale corsa alle risorse sfruttabili, sulla Luna, su Marte e dove sarà progressivamente possibile arrivare.
Ovviamente, occorre lungimiranza e visione d'insieme per approntare programmi costosissimi che daranno frutti tangibili solo alle generazioni future di una Nazione. Non è un caso, quindi, che proprio quei Paesi (tipo Cina ed India) per tradizione più in grado di altri di guardare lontano e pianificare il Destino ...
A me sembra ieri che, bambino, guardavo la tv con le immagini di quel simpaticissimo straniero che si sforzava di parlare in italiano, ma sono passati trent'anni da quando Karol Wojty?a è stato eletto Papa. Il filosofo e poeta polacco, salito al soglio pontificio con il nome di Giovanni Paolo II, ha cambiato la Storia, non c'è dubbio. Ha rappresentato un elemento di accelerazione tale da far saltare schemi e previsioni di Intelligence.
Forse non sempre in politica estera ha compiuto le scelte giuste (soprattutto, a mio avviso, nella fase iniziale della crisi dei Balcani, con il frettoloso riconoscimento diplomatico della Santa Sede a Croazia e Slovenia), ma la sua figura giganteggia comunque e non ho timore a sbilanciarmi considerandolo l'uomo in assoluto più grande che abbia mai camminato sul pianeta. A parte il figlio del Principale, è chiaro ... : )
Perché l'immensità di Wojty?a sta tutta nella complessità della sua figura, unita ad una umanità disarmante, specie nell'ultima parte della sua avventura terrena. Il mondo ha avuto grandi pensatori, grandi poeti, grandi facitori di Storia. Ma Giovanni Paolo II ha riassunto in sé tutto ciò. Per questo credo sia davvero la summa di tutti noi ...
Sembrava un errore insuperabile ed invece l'ormai celebre discorso di Benedetto XVI a Ratisbona il 12 settembre 2006 ha aperto davvero, inaspettatamente, un nuovo corso nelle relazioni fra la Santa Sede ed il mondo islamico. A questo punto, considerati alcuni ultimi segnali, Joseph Ratzinger potrebbe essere il primo Papa a visitare la penisola arabica. Ai primi di luglio, infatti, il pontefice bavarese ha ricevuto un invito ufficiale dal re del Bahrein, Hamad. Ed un anno fa aveva ricevuto un analogo invito da parte del vicepremier del Qatar.
A queste aperture il Vaticano può sommare i mutati rapporti con l'Arabia Saudita, il cui re Abdullah è il custode dei luoghi sacri dell'Islam. Al recente forum interreligioso di Madrid, organizzato proprio da Abdullah, era presente il cardinale Jean-Louis Tauran, che ha avviato con la Casa Reale - in piena fase riformista - le trattative per la costruzione di una chiesa cattolica in Arabia Saudita.
Perché a Ratisbona, come nota Il Foglio di mercoledì scorso, Ratzinger «ha cambiato il paradigma islam-cristianesimo, passando da un modello di dialogo inefficace ad una diretta e rispettosa sfida. Ratisbona, infatti, ha modificato la dinamica del dialogo intereligioso e ha aperto un confronto dentro il mondo islamico, esattamente come era nelle intenzioni di Benedetto XVI».
Ratzinger ed Abdullah, si sono recentemente incontrati a Roma. Sarebbe splendido che si incontrassero di nuovo, stavolta alla Mecca. Perché di sicuro un simile viaggio papale scuoterebbe alle radici il fondamentalismo islamista. Magari nel breve periodo potrebbe attizzare gli animi dei più beceri fra gli integralisti, ma il dialogo fra Ryad e la Chiesa può solo avere esiti positivi per il mondo intero.