Nel caos odierno della politica italiana, sempre più mefitica, è quasi passata sotto silenzio una notizia che nel suo piccolo ha del clamoroso: il Partito Repubblicano Italiano ha sospeso e deferito ai probi viri Giorgio La Malfa, economista keynesiano, parlamentare di grande esperienza e capacità, fra le poche teste davvero pensanti rimaste ad una formazione storica purtroppo ormai ridotta a consensi da prefisso telefonico piemontese. La sua colpa? Non essersi uniformato alla linea dell'attuale leader dell'Edera, Francesco Nucara, da anni "organico" al premier Silvio Berlusconi, ed aver votato ieri (ma l'aveva preannunciato da giorni) la sfiducia al governo.
Negli anni, il figlio di Ugo La Malfa, uno dei Padri della Patria, ha sì trattato con formazioni di centro-destra e centro-sinistra, come impone la becera logica bipolare ormai imperante in Italia da quasi un ventennio, ma, fino a quando ne è stato segretario, non ha mai voluto svendere il glorioso simbolo del Pri, quell'Edera appunto che affonda le sue radici nel pensiero di Giuseppe Mazzini.
Tempo fa Massimo D'Alema suggerì a La Malfa lo scioglimento del Partito Repubblicano nell'Ulivo, ma La Malfa resistette, rischiando l'estinzione e spiegando poi l'alleanza con Berlusconi proprio partendo dal fatto che questi non avesse mai fatto una proposta sì indecente come quella di D'Alema. Per inciso, tale posizione a difesa della propria tradizione e della propria indipendenza è sempre stata apprezzata dai repubblicani. Ma oggi le cose sono ben diverse in Italia e nel clima oltremodo velenoso della crisi corrente l'uomo simbolo di un partito viene espulso perché non in sintonia con i vertici pro tempore. Scapperebbe da ridere se non si trattasse invece di una vicenda assai avvilente, specchio in sedicesimo delle rovinose condizioni complessive del Paese.
Di fronte a tale assurdità sarà allora bene aumentate la posta. E considerato come per certi versi sia già partita la ...
Archiviate con un grosso - e probabilmente anche insperato - successo le elezioni regionali di fine marzo, ecco riesplodere lo scontro di potere dentro il Pdl, con il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini divisi su tutto, ora anche sulle riforme istituzionali. All'accelerazione di Berlusconi sul presidenzialismo Fini risponde con una frenata e con la riproposizione del modello francese, anche come legge elettorale.
Per comprendere meglio le opzioni possibili, ecco sintetizzate le più diffuse forme istituzionali dell'Occidente.
Parlamentarismo italiano
In Italia vige un sistema parlamentare con un presidente del Consiglio che viene incaricato dal presidente della Repubblica (che è il capo dello Stato), riceve l'appoggio della maggioranza del Parlamento (formato dal Senato e dalla Camera dei Deputati) e governa il Paese appunto forte di tale appoggio. Il premier ha poteri sì esecutivi, ma limitati dai poteri anche di controllo, oltre che legislativi, del Parlamento. Il presidente della Repubblica ha funzioni di garanzia, rappresenta lo Stato, nomina il presidente del Consiglio del Ministro (il nostro premier) e promulga le leggi.
Cancellierato tedesco
Come nel nostro Paese, anche nel sistema parlamentare tedesco il presidente della Repubblica, eletto appunto dal Parlamento, è una carica di mera garanzia che deve solo assicurare l'equilibrio dei vari poteri e promulgare le leggi che il Bundestag approva.
La Germania è una federazione di Stati, in tedesco lender, ognuno con forte autonomia locale, dove il governo centrale, anche detto federale, è guidato da un cancelliere/primo ministro, che in genere è il leader del partito uscito vincente alle elezioni politiche.
Sempre come in Italia, però, il cancelliere è proposto dal presidente al Parlamento, che lo deve votare. In base alla Costituzione, il cancelliere detta l'azione di governo e fissa le direttive politiche generali. Anche in Germania, se il cancelliere non ha più i numeri per governare, è il presidente della Repubblica ...