Tutti gli articoli su Silvio Berlusconi

Sondaggio Demopolis: il Pd ormai ha doppiato il Pdl

Scritto da: il 20.12.12 — 0 Commenti
Se gli italiani si recassero ora a votare per il rinnovo del Parlamento, il Partito Democratico si confermerebbe, con il 32% dei consensi, la prima forza politica del Paese, con un aumento di oltre 5 punti percentuali in due mesi. È uno dei dati più importanti che emergono dal Barometro Politico di dicembre dell’Istituto Demopolis. Senza essere riusciti nell'intera legislatura a mettere mano alla pessima legge elettorale in vigore (si voterà quindi con il solito "Porcellum"), si registra una altissima richiesta di rinnovamento. Nel dettaglio, nonostante una lieve flessione, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo si attesta, con il 19%, al secondo posto, con un elettorato potenziale che premia, nonostante i controversi casi di espulsione di militanti critici, l’assoluta contrapposizione del leader agli schemi tradizionali della politica tricolore. Doppiato nelle stime elettorali dal Pd, il Popolo della Libertà (seppur diviso al suo interno al limite della scissione), ottiene il 16%, recuperando  circa 2 punti dopo il ritorno al centro della scena mediatica di Silvio Berlusconi. Sono invece tendenzialmente stabili l’Udc di Pier Ferdinando Casini (6.1%) e Sel di Nichi Vendola (6%). In lieve ripresa appare la Lega Nord di Roberto Maroni (5.2%), mentre le altre liste classiche sono tutte sotto il 3%. Fra le novità, si posiziona attorno al 4% il movimento Verso la terza Repubblica (che include Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo, formazione che qualche mese fa era data al 20% da alcuni sondaggi), nato in attesa che il premier decida in merito a un suo diretto impegno in campagna elettorale. Nonostante le perplessità su molte delle scelte del governo, la fiducia degli italiani in Mario Monti resta piuttosto alta. «Risulta complesso valutare oggi con esattezza», afferma il direttore dell’Istituto Demopolis, Pietro Vento, «il possibile impatto elettorale di una ampia coalizione di centro che supporti politicamente il progetto di un ritorno ...

Predonismo autonomista versus decisionismo schmittiano: la candidatura Musumeci oltre le logiche stantie della politica siciliana

Scritto da: il 28.08.12 — 8 Commenti
Nelle ultime ore non stanno mancando i problemi e gli ostacoli attorno alla candidatura di Nello Musumeci a presidente della Regione Sicilia. Mpa/Pds e Grande Sud hanno sostanzialmente rotto le trattative, togliendo il proprio appoggio a Musumeci, accusato di non aver voluto abbracciare il loro progetto sicilianista. Proverò a ragionare sul quadro che si sta delineando, magari con l'aiuto di qualche retroscena, utile a meglio comprendere quel che sta accadendo. In via preliminare, corre l'obbligo di osservare come vi sia una quota parte di cittadini dell'Isola - probabilmente anche maggioritaria - che non si sente per nulla sicilianista. Non occorre, infatti, essere statalisti e centralisti tetragoni come chi scrive per ritrovarsi ben diffidenti e prendere preventivamente le distanze dall'autonomismo inconcludente e parolaio stile Mpa. E soprattutto, nonostante taluni sondaggi ad usum delphini tentino di dimostrare l'indimostrabile, non esiste in Sicilia un diffuso sentire indipendentista. L'idea che l'Isola diventi Stato a sé è e rimane un irrealizzabile sogno (rectius: incubo) di ambienti mafiosi e paramafiosi o di ambienti pseudo culturali assolutamente minoritari. Per carità, del tutto slegati da quelli criminali, ma non meno velleitari. In entrambi i casi, si tratta di posizioni a dir poco disancorate dalla realtà. Quanto alla pretesa grottesca di chiedere a Nello Musumeci chissà quale patente di sicilianità, è bene ricordare che Musumeci uscì nel 2005 da Alleanza Nazionale, fondando Alleanza Siciliana, proprio perché l'allora leader di An, Gianfranco Fini, risultava essere sordo alle esigenze dei territori. L'impegno politico di Nello Musumeci è stato incontrovertibilmente segnato, ab initio, da una seria attenzione ai tanti problemi del Sud e della Sicilia e nessuno nell'Mpa/Pds può chiedere all'esponente de La Destra chissà quale certificazione di meridionalità o, tantomeno, arrogarsi il diritto di rilasciargliela o no. E veniamo ora ad alcuni retroscena che possono aiutarci a capire più a fondo i convulsi giorni ...

Arrivano il Partito della Nazione e il nuovo Pdl, ma gli italiani non sono più quelli del 2008

Scritto da: il 23.04.12 — 1 Commento
Il Partito della Nazione dovrebbe a breve prendere il posto dell’Udc. In realtà se ne parla da anni ed ancora non si vede nulla di concreto in merito, ma ormai i tempi sembrano davvero maturi per la metamorfosi. Segno inequivocabile ne è l'azzeramento dei vertici compiuto venerdì scorso dal segretario nazionale Lorenzo Cesa, negli anni fedele esecutore dei desiderata casiniani. Insomma, è alle porte un partito dei moderati che potrà accogliere cattolici e liberali, strizzando l’occhio (considerato il brand) anche ai patrioti vari orfani di Alleanza Nazionale. Intendiamoci, Pier Ferdinando Casini l’idea del Pdn non l’ama tanto. Soprattutto perché non è sua, ma di Bruno Tabacci, un ex Udc fuggito via dall’Unione ai primissimi del 2008 per approdare successivamente nell’Api di Francesco Rutelli. In ogni caso, il progetto è fra i più validi della recente politica italiana e Casini ormai pare intenzionato a condurlo in porto. A questo punto, non resta che attendere l'evoluzione del Pdl. Angelino Alfano ha parlato di una imminente «iniziativa politica clamorosa». Per non restare troppo dietro Casini. Ed anche per tentare di capitalizzare i guai giudiziari della Lega Nord. Da genio del marketing qual è, Berlusconi potrebbe ancora stupire l'Italia con un prodotto politico innovativo. Ma gli italiani, questo è certo, non sono più quelli del 2008. L'Italia dei Valori, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e la Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista più Comunisti Italiani) stanno crescendo molto nei sondaggi. Invertire il trend che vede il centrodestra italiano in disarmo non sarà facile nemmeno per l'illusionista di Arcore. [caption id="attachment_11938" align="aligncenter" width="300" caption="Pier Ferdinando Casini"][/caption]

L’evoluzione del Pdl può attendere, per ora bastano le liste civiche

Scritto da: il 21.02.12 — 2 Commenti
La reale incognita della politica italiana è ormai da mesi il futuro del Popolo della Libertà. Lo sanno tutti gli addetti ai lavori, ma il punto fatica ad entrare nell'agenda di Silvio Berlusconi e fors'anche in quella di Angelino Alfano. Ieri, ad esempio, si è svolto un incontro dello stato maggiore del movimento e il Cav. ha tenuto a ribadire che il simbolo del Pdl sarà presente nelle prossime elezioni amministrative. Si tratta di «voci fantasiose», a sentire Berlusconi, quelle che lo danno come in via di rottamazione. «Eventuali liste civiche - ha precisato l'ex premier - saranno valutate zona per zona, ma solo come supporto al Pdl, mai in sua sostituzione». Si allontana quindi la trasformazione del Pdl in qualcos'altro, senza considerare (il che è strano per un esperto di marketing come Berlusconi) che ormai in Italia, eccezion fatta per la Lega Nord, un brand politico, anche in migliore, è deperibilissimo ed ha una durata di pochi anni. Gli scandali personali del Cav. ed alcune gestioni locali non brillantissime hanno poi appannato ulteriormente il marchio Pdl, che deve essere sostituito, pena una batosta elettorale da ricordarsela per il centrodestra italiano. I Moderati (anche senza l'articolo, ma una piccola formazione così denominata esiste già e si porrebbe il problema del copyright) potrebbe essere un discreto brand, ma con buona probabilità Berlusconi vuole testare un'ultima volta la sigla Pdl in questa tornata elettorale amministrativa (dove molti giochi sono sostanzialmente fatti a favore del centrosinistra) per capire quanto sia logora da un lato ed evitare di bruciare troppo presta l'idea che sicuramente già gli frulla in mente dall'altro. Perché, a conoscerlo bene, è chiaro che il nome, il logo ed il colori del nuovo movimento sono già in via di definizione e saranno prontissimi per le politiche 2013.  

Monti contro le “corporazioni”, alcuni ragionamenti

Scritto da: il 09.01.12 — 6 Commenti
Il duro scontro che ormai da numerosi mesi sta avendo luogo nel nostro Paese intorno agli Ordini professionali (leggasi manifesta intenzione di abolirli) è forse da intendersi anche in una chiave un po’ diversa da quelle finora utilizzate. A prescindere dalla evidente valenza politica degli attacchi di Mario Monti contro le "corporazioni" (comunque nel 2005-2006 ne fece di più violenti), l’attuale querelle ha a mio sommesso avviso un contenuto prevalentemente simbolico. Infatti, è evidente come l’esito finale di tale scontro non possa solo essere l’introduzione del (sacrosanto) principio di libera concorrenza nel nostro sistema delle professioni. La sorta di equiparazione ormai apertamente proposta fra professioni intellettuali e impresa, premessa teorica delle innovazioni che si vorrebbero introdurre nel nostro sistema, riguarda di fatto una questione di portata davvero epocale. Semplicemente sta accadendo questo: l’identità delle professioni italiane è pesantemente posta in discussione e si cerca di modificarla, se non snaturarla, ignorando la fondamentale evidenza che essa è il risultato di un processo storico plurisecolare, per non dire millenario. E, soprattutto, ignorando l’immenso ruolo sociale che i professionisti svolgono nel nostro Paese. Da sempre. Senza scomodare le radici medievali delle moderne professioni, molte delle quali direttamente risalenti alle corporazioni, si può fare un ragionamento storico partendo da anni a noi più vicini. Infatti, la filosofia del nostro attuale sistema ordinistico è nata in epoca post-unitaria. Quella che possiamo in una certa maniera definire la natura protetta delle professioni cosiddette liberali (traduzione impropria dal francese, ma entrata da tempo nella nostra lingua) fu in prima battuta definita con una legge del 1874 e trovò compiuta espressione nell’istituto dell’Ordine professionale, la cui principale funzione consisteva e consiste a tutt’oggi da un lato nel dare rappresentanza ad una determinata categoria e dall’altro nel garantire lo specifico delle professioni intellettuali, ossia il fatto d’essere “mestiere” ad elevata utilità ...

La Champions League (che va cambiata!) metafora della crisi: una squadra svizzera elimina l’avanguardia (mediatica) della classe operaia inglese

Scritto da: il 08.12.11 — 1 Commento
Da sempre sostengo che lo sport è l'evoluzione della guerra tribale combattuta con altri mezzi e che il calcio è una grande metafora della vita. Ieri sera ho avuto piena conferma di ciò. Con il 2-1 casalingo il Basilea ha battuto ed eliminato il Manchester United. Ossia, una squadr(ett)a svizzera di una città nota al mondo per le sue banche e per aver dato il nome alle (più che stringenti) regole del mercato finanziario globale ha buttato fuori dal calcio continentale la squadra che negli ultimi venti e passa anni ha rappresentato nel mondo la metropoli simbolo della classe operaria inglese. Guidata da quel Ferguson di scozzesissime, umili (da ragazzo fece pure lo scaricatore di porto) e cattoliche origini divenuto poi sir Alex (uomo di intelligenza, equilibrio e saggezza introvabili nel disgustoso universo del calcio contemporaneo), il Manchester United negli anni è stato una bandiera anche dell'orgoglio operaio, con tifosi ovunque al mondo, specie nell'Irlanda repubblicana. Ora, da finalista dell'ultima edizione, si ritrova fuori dalla Champions ad opera di una marginalissima squadra svizzera. In tempi di crisi economica imperante, con le banche a governare di fatto le politiche degli Stati, l'accidente calcistico è inevitabile che diventi simbolo di altro. Ma un'ulteriore riflessione si impone. Dopo la serata di ieri è ovvio come la formula della Champions League vada rivista, cambiata, sostituita, abbattuta. Prima possibile. La trasformazione della Coppa dei Campioni in Champions League nel 1992 è stata l'inizio della degenerescenza assoluta del calcio, della sua trasformazione da sport bello ed avvincente in mero strumento del dio denaro, in follia collettiva senza ratio alcuna. Che alla Coppa Campioni possano partecipare squadre che non hanno vinto il proprio campionato nazionale, ad esempio, è semplicemente grottesco, una pazzia che andava rifiutata da subito. Certo, in quegli anni faceva comodo ai tanti magnati proprietari dei più importanti ...

La scelta di Raffaele

Scritto da: il 28.10.11 — 0 Commenti
Non me ne voglia il sindaco-senatore (la formula è valida ancora per poche ore, quindi non posso perdere l’occasione di utilizzarla un’ultima volta) di Catania, Stancanelli, se alla scelta di Raffaele preferisco La scelta di Sophie, struggente film del 1982 diretto da Alan Pakula e tratto dall’omonimo romanzo di William Styron. 5 premi Oscar, fra cui quello ad una strepitosa Meryl Streep quale miglior attrice protagonista, e una introspezione da brivido ne fanno sicuramente uno spettacolo più interessante di quello che ai catanesi riserverà questo venerdì sera del giorno 28 ottobre dell’Anno del Signore 2011. La Streep per interpretare quel delicato ruolo imparò il polacco. Si sarà adeguatamente preparato al momento il primo cittadino di Catania? Alle falde dell'Etna tutti gli occhi sono puntati su di lui, almeno qualche prova allo specchio con fogli in mano dovrebbe farla … Per che cosa opterà Stancanelli? Resterà sindaco? Resterà senatore? Rumors sempre più assordanti in una metropoli che vive di gossip politico-giudiziario dicono tutto e il contrario di tutto. Se si andasse per logica, Raffaele Stancanelli dovrebbe restare senatore e dimettersi da sindaco. Così gli ha chiesto di fare Silvio Berlusconi, soprattutto per impedire che il suo posto a Palazzo Madama venga occupato da Nino Strano, uomo di Gianfranco Fini, oggi all’opposizione. Fin qui il ragionamento logico. Ma siccome la politica ha anche una forte componente “alogica”, per non dire irrazionale, ecco che prende pesantemente corpo l’ipotesi che Stancanelli possa restare sindaco di Catania, una città che appare allo stremo delle forze anche a causa – diciamolo chiaro - di una guida che secondo molti non sarebbe all’altezza dei suoi gravissimi problemi. Che Stancanelli rimanga sindaco glielo ha espressamente consigliato Raffaele Lombardo, il presidente della Regione Sicilia, autonomista ormai in assoluta rottura con il Pdl, suo amico di vecchia data, nonché suo “grande elettore”. Lombardo, per ...

Che Formigoni abbia azzeccato la strategia giusta?

Scritto da: il 10.10.11 — 0 Commenti
Fra chi nel Pdl difende a spada tratta Silvio Berlusconi (Angelino Alfano) e chi ne prende le distanze (Roberto Formigoni), chi starà portando avanti la strategia vincente? Di certo al momento, con una quota sempre crescente di simpatizzanti pidiellini disgustati, come il resto degli italiani, dai comportamenti privati del premier, la mossa di Formigoni sembrerebbe quella giusta. Ma c'è un piccolo problema: se si va la voto senza prima cambiare legge elettorale, Berlusconi deciderà personalmente ogni candidatura/nomina del suo Pdl, premiando ovviamente gli uomini a lui più fedeli. È tutta una scommessa sulla nuova legge elettorale, quindi. Se questa per il momento non vedrà la luce, avrà avuto ragione Alfano a non volersi smarcare da Berlusconi. Se, di contro, si riuscirà - o in Parlamento o con il referendum - a cambiare legge elettorale, aumenteranno le chance di Formigoni di conquistare il partito. Del resto, l'uomo forte di Comunione e Liberazione e della Compagnia delle Opere attende questo momento da decenni. E, a ben vedere, come leader dei moderati forse forse è davvero il politico più indicato. [caption id="attachment_11206" align="aligncenter" width="300" caption="Silvio Berlusconi e Roberto Formigoni"][/caption]

Marchionne centra perfettamente il problema: il dramma dell’Italia è la credibilità zero degli ultimi anni

Scritto da: il 28.09.11 — 9 Commenti
«La cosa importante è riacquistare credibilità a livello internazionale. Questo è essenziale, altrimenti è inutile parlare di crescita». Parole sacrosante quelle dell'amministratore delegato del Fiat Group, Sergio Marchionne, un uomo che lo scenario mondiale lo conosce più che bene, facendone autorevolmente parte da parecchio tempo. Marchionne ha perfettamente centrato il punto: la drammatica crisi di credibilità internazionale del nostro Paese da almeno un paio d'anni in qua, una crisi di credibilità che i grotteschi scandali a sfondo sessuale in cui è incappato il premier Berlusconi hanno amplificato, ma non certo creato. Per carità, la crisi è globale, la speculazione è sempre un rischio reale, tanti Stati, anche membri Ue, sono messi molto peggio di noi, ma mai l'Italia, dal secondo dopoguerra in avanti, è stata così isolata sullo scacchiere internazionale. A parte uno sparuto gruppo di ministri che hanno un loro appeal personale, il corrente governo italiano viene scarsamente consultato dai partner europei, per non dire ignorato, e di fatto by-passato nelle decisioni importanti da prendere nel consesso internazionale. Ed ancora stiamo a perdere tempo elaborando "ricette" di crescita e manifesti per uscire dalla crisi? [caption id="attachment_11146" align="aligncenter" width="300" caption="Sergio Marchionne"][/caption]

V(u)oto di scambio: il caso Lombardo e il silenzio della politica siciliana

Scritto da: il 19.09.11 — 0 Commenti
Al momento la mega inchiesta della Procura di Catania su mafia e politica sembrerebbe essere finita quasi in una bolla di sapone. Per l’indagato eccellente, il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, l’accusa è stata derubricata da concorso esterno in associazione mafiosa a voto di scambio. Per carità, non si tratta di una bazzecola, ma l’ipotesi iniziale degli inquirenti era certo assai più pesante ed il leader autonomista può per ora tirare un bel sospiro di sollievo. Quel che succederà in futuro non è dato sapere (molto dipenderà da chi diverrà nuovo procuratore capo di Catania), ma per il momento il presidente può stare (relativamente) tranquillo e tornare ad occuparsi di quel che meglio gli riesce, ovvero fare politica. Ecco, proprio qui sta il punto, però, nella politica. Che è la grande assente del dibattito degli ultimi giorni. Data la notizia sulla rimodulazione dell’accusa a suo carico e comunicato financo il giorno in cui (il prossimo 14 dicembre) Lombardo dovrà comparire davanti al giudice monocratico, un particolare non può non saltare all’occhio: a parte alcune voci isolate, come quella del senatore democratico Enzo Bianco, dell’europarlamentare Rita Borsellino, sempre del Pd, e della sua collega a Strasburgo Sonia Alfano (Idv), sostanzialmente nessun big della politica isolana è intervenuto. Non una parola su di un fatto, Lombardo a giudizio per voto di scambio, che forse qualche ragionamento lo meriterebbe. Del resto, è da fine marzo 2010, quando la Repubblica ha informato gli italiani dell’indagine in corso su Lombardo, che il Pdl interviene poco sulla vicenda. Vuoi perché il leader nazionale, Silvio Berlusconi, si ritiene un perseguitato dalla Magistratura e quindi di riflesso vede Lombardo come un “collega di sventura”, vuoi per incapacità congenita a capitalizzare le contingenze positive, vuoi perché l’inchiesta Iblis si è rivelata particolarmente ostica da comprendere e “maneggiare”. Risultato: afasìa quasi ...

Sondaggio Demopolis, in Sicilia stravince l’astensione

Scritto da: il 02.08.11 — 0 Commenti
Il dato ha del clamoroso, anche se a pensarci bene più di tanto non stupisce: 3 siciliani su 10, se si votasse oggi per il rinnovo del Parlamento nazionale, non andrebbero alle urne. Risulta infatti molto elevato nell’Isola il consenso al cosiddetto partito del “non voto”, ossia di quanti, incerti o delusi, preferirebbero astenersi, penalizzando in tal modo soprattutto le formazioni maggiori (Pdl, Pd ed Mpa). È quel che emerge dal Barometro Politico regionale dell’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis, in un contesto che rende ancora più imprevedibili dell'usuale le dinamiche del consenso in Sicilia, deviate da tante incognite magari altrove sconosciute. Pesa sulle opzioni correnti la crescente sfiducia dei cittadini nel Parlamento nazionale, nei partiti di maggioranza e di opposizione, nelle istituzioni politiche nazionali e regionali. Ma soprattutto è in aumento la percezione di una grave disattenzione della classe politica italiana nel suo complesso verso i problemi concreti del Sud e della Sicilia in particolare. «L’incertezza del quadro politico nazionale – afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento – rende oggi decisive, ancora una volta, le scelte dei siciliani per il futuro politico del Paese, soprattutto in relazione al possibile premio di maggioranza al Senato. La fotografia del voto, scattata da Demopolis agli inizi di un mese di agosto che si preannuncia politicamente caldissimo nei palazzi romani, appare destinata a modificarsi nelle prossime settimane, sulla base dell’evoluzione degli scenari nazionali e regionali». Il Pdl, che è in cerca di un futuro dopo Silvio Berlusconi e che davvero non si sa che forma possa prendere nel medio periodo, si attesta oggi nell'Isola al 27.2% dei consensi, che gli darebbero circa 730 mila voti. Salta all'occhio immediatamente la differenza con il 46% del 2008, ma è ovvio che a questi numeri va sommato il dato della scissione "meridiana" di Micciché (8%). Anche il Pd, 19%, ...

Non esiste più l’elettorato di centrodestra (tranne in Sicilia)

Scritto da: il 30.05.11 — 2 Commenti
La lunga battaglia per le amministrative 2011 si è conclusa davvero male per Silvio Berlusconi. La perdita di Milano e Napoli (dove il candidato conservatore, Giovanni Lettieri, è stato letteralmente umiliato dall'outsider Luigi de Magistris) ha un altissimo valore simbolico, ma anche pratico. Altri gestiranno infatti il denaro dell'Expo 2015 e questo è sicuramente un brutto colpo per il sistema di potere del Cav. in Lombardia. Dire che lo scontento imperversa fra le fila del Pdl non rende l'idea di quel che sta accadendo all'interno del primo partito italiano e nei prossimi giorni il caos certamente sarà sommo. Che cosa è successo? Come già chiaro 15 giorni fa, l'elettorato è stanco dell'estremismo verbale del premier. Ed è stanco della sua ossessione per i giudici. La gente non ritiene affatto la riforma del nostro sistema giudiziario una priorità per il Paese. Tutt'altro. Più in generale, poi, c'è da osservare come si stia sciogliendo come neve al sole il blocco di consenso per il centrodestra. Detta altrimenti, c'è seriamente da chiedersi se in Italia esista ancora un elettorato di centrodestra. La stessa domanda - anche se oggi sicuramente in misura minore che qualche mese fa - è da porsi per il centrosinistra, mentre sinistra e centro sembrano stare oggi assai meglio in salute (di una destra reale in questo momento è ancora prematuro parlare, ma un serio tentativo di ri-crearla su solide basi è in atto, lo sappiamo). Unico odierno raggio di sole per Berlusconi è quindi l'ottimo risultato con il quale il candidato Pdl a sindaco di Ragusa (Nello Dipasquale, già in carica) ha vinto, confermando come l'Isola sia per il Cav. un vero e proprio "granaio". Ma attenzione, il dato di Ragusa è assai particolare, perché riguarda un uomo capace, molto amato in città in maniera trasversale e che ha amministrato benissimo ...

Italia, caos per nulla calmo

Scritto da: il 19.05.11 — 0 Commenti
Ieri il governo Berlusconi alla Camera dei Deputati è stato battuto 5 volte. "Latitanti" i Responsabili, che, del tutto incuranti del nome che si sono scelti, hanno dato prova di ben scarsa affidabilità. Dal canto suo, il Terzo Polo, mortificato dalle urne nelle sue ambizioni più audaci, ha dichiarato che ai ballottaggi non si schiererà, vanificando la possibilità, là dove questa è concreta, di fare da classico "ago della bilancia". Per inciso, unica ragione del "terzopolismo" in un sistema di fatto bipolare. Insomma, un'armata Brancaleone. Lo ha capito bene l'ex ministro delle Politiche Comunitarie Andrea Ronchi, che ha abbandonato Futuro e Libertà. La stessa scelta di non scegliere ha fatto il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che si rivela sempre più nella sua natura di soggetto antisistema e basta. Come dare torto a chi dice che sostenere i grillini è sprecare il proprio voto? Insomma, il caos politico in Italia è ormai ai livelli di guardia. Soprattutto perché Umberto Bossi pare proprio sull'orlo del perdere la pazienza. Il suo «non affondo con il Pdl» ha davvero il suono della campane a morto per il governo Berlusconi. Ovviamente nessuno prenderà decisioni drastiche fino ai ballottaggi, ma è chiaro che, se a fine mese il centrodestra dovesse perdere Milano, l'asse Lega Nord-Comunione e Liberazione (che esiste, nonostante le pur frequenti schermaglie di facciata fra i leghisti e Roberto Formigoni) andrebbe subito in cerca di teste da mozzare. Dalle parti di Arcore ... Umberto Bossi e Roberto Formigoni, i veri azionisti di maggioranza del governo Berlusconi
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