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Un barcone di lombardiani alla deriva è stato avvistato nel mare della politica italiana, fra le coste libiche, nel cuore di quel Mediterraneo da loro tanto mitizzato, e le valli orobiche degli ex alleati leghisti (insieme ai quali, ricordiamolo, si presentarono alle elezioni politiche del 2006, siglando una singolare alleanza che scontentò i militanti tutti alle latitudini tutte). Si attendono le reazioni della Libia, naturale referente geopolitico della Regione Siciliana sotto il regno di Raffaele Lombardo, e del sottosegretario alle Infrastruttre, già ministro della Giustizia, Roberto Castelli, che, a rigor di logica, se tanto mi dà tanto, su dei profughi (ancorché politici) ipermeridionali ed ultrameridionalisti dovrebbe desiderare di sganciare un'atomica.
Scherzi a parte, il tema del destino (politico, ma anche umano) di chi negli anni ha legato le sue fortune a Raffaele Lombardo è di grande attualità a Catania ed in Sicilia. Ovvio che chi può sta già facendo i suoi bravi preparativi di fuga, per dirla con Lars Gustafsson. E chi non può? Vi sono alcuni uomi dell'entourage lombardiano legati a triplo filo al leader e per costoro, ovviamente, il discorso è ben più arduo. Il tradimento fu possibile per Giuda, l'abiura riuscì agilmente a Pietro, ma certo Giovanni si sarebbe trovato assai più in difficoltà a passare con il "partito" romano.
E quindi? Dentro l'Mpa è ormai psicodramma. Timore e tremore (mi si perdoni l'ennesima citazione, stavolta da Kierkegaard) per l'esito finale dell'indagine "Iblis", paura per le voci ricorrenti di ulteriori inchieste che potrebbero (il condizionale è sempre assolutamente d'obbligo in questi casi) essere in corso sull'ambiente autonomista, terrore isterico nei giorni precedenti la distribuzione di ogni nuovo numero del mensile investigativo S e della free press Sud.
Classiche scene da fine impero, insomma. Nel frattempo, la Sicilia aspetta ancora il treno per una compiuta modernità, ferma ad un avvilente medioevo dello ...
Non è facile intervenire su di una vicenda così vicina a chi scrive, oltre che recente e dolente, come la traumatica rottura dei rapporti fra gli editori della free press investigativa Sud ed il già direttore della suddetta, Antonio Condorelli, amico che stimo e, nei limiti del possibile, cerco sempre di consigliare per il meglio. Ma siccome fare i giornalisti significa anche esporre asetticamente i fatti (si possono pure avanzare analisi, per carità - sarebbe la mia specializzazione - ma non è questo il caso in cui occorre farlo), necessita assolutamente mettere da parte sentimenti e simpatie e ricostruire gli accadimenti. In Sud abbiamo creduto in molti a Catania e la sua fase di stallo è certo un problema per la città, che dal nostro lavoro per sei mesi circa è stata informata in maniera trasversale ed inusuale, come difficilmente accade in Italia. Allo scopo, ho pensato che possa essere bene raccogliere qui tutti i comunicati stampa che gli editori e Condorelli hanno scritto negli ultimi giorni, proponendoli in ordine temporale a cominciare dal primo, quello dell'Associazione "Amici di Sud", casus belli alla radice della frattura.
Comunicato stampa - Catania, 8 febbraio 2011
L’Associazione “AMICI DI SUD”, costituitasi per sostenere le iniziative collaterali al giornale “SUD”, free-press di giornalismo investigativo stampato a Catania, ha scritto al Presidente della Repubblica ed al Presidente del CSM chiedendo l’intervento formale del Consiglio Superiore della Magistratura affinché rimuova la condizione inquietante venutasi a determinare presso l’Ufficio GIP di Catania.
Nell’esposto si denuncia la particolare posizione del Presidente dell’Ufficio GIP di Catania, la cui moglie, dr.ssa Rita Cinquegrani in Gari, è stata nominata in Giunta municipale dal Sindaco Raffaele Stancanelli ed altresì nominata Sovrintendente del Teatro Massimo “Bellini” dal Presidente della Regione Raffaele Lombardo.
Nell’esposto, si rappresenta che sia il Sindaco di Catania come anche il Presidente della Regione ...
Non accennano a placarsi le polemiche sullo scarso utilizzo dei fondi dell’Unione Europea da parte della Regione Siciliana. I numeri che circolano in merito spesso sono in assoluta libertà (addirittura c’è chi oggi “beatifica” la gestione di Totò Cuffaro, ritenuto un presidente in grado di spendere il denaro proveniente da Bruxelles, il che è francamente assai opinabile), ma certo c’è qualcosa che non va e deve pur esservi una ragione (incapacità ontologica?) nella storica scarsa propensione degli amministratori del Sud Italia a far tesoro delle opportunità comunitarie. Pensiamo, di contro, a come l’Irlanda abbia goduto per decenni di un fortissimo input allo sviluppo grazie ad una buona gestione dei fondi europei. O a come la Polonia stia cambiando rapidamente il suo volto, cogliendo al volo tutte le chance per ammodernare le vecchie infrastrutture e realizzarne di nuove.
In Sicilia, invece, nulla di tutto questo. Secondo talune fonti, vi sarebbero bloccati 1.7 miliardi di euro statali. Sui fondi Fas 2000-2006 stesso discorso. Da una ricognizione del Cipe, risultano spesi solo al 24%, a fronte di 4 miliardi a disposizione. Inoltre, sempre secondo dati ministeriali, il 50% degli impegni assunti sarebbe inerente progetti con spese inferiori al 10% del finanziamento. Andiamo al Por 2009, di cui non sarebbero stati spesi ben 360 milioni. Peggio ancora la situazione per il Por 2010, con un impegno del 7.2%, ossia appena 62 milioni su 872 disponibili. Comprensibile come Palazzo Chigi preferisca ormai puntare su altre regioni del Paese, nonostante la nota fedeltà elettorale dell’Isola al suo corrente inquilino.
Analoga situazione per quel che riguarda l’agricoltura, con la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) che da mesi lancia appelli inascoltati. In campo agricolo sono stati spesi 240.9 milioni (appena l’8.7%) su 2.7 miliardi del Psr (il Programma di Sviluppo Rurale dell’Unione Europea) 2007-2013. Questi quasi 3 miliardi di euro sono ...
La diagnosi di aneurisma dell’aorta per Raffaele Lombardo - emessa nel maggio 2010, appena cinque giorni dopo la notizia del suo possibile arresto diffusa il 12 da la Repubblica - ritenuta falsa dal primario che si è rifiutato di firmarla denunciando la singolare situazione alla Magistratura, poteva essere pubblicata. Lo afferma il Garante della Privacy che, su denuncia di Raffaele Lombardo, aveva avviato un’accurata istruttoria sul caso. Il documento del Garante della Privacy è questo: Garante Privacy su richiesta Lombardo.
Il servizio giornalistico «oggetto del reclamo - scrive il Garante - riporta un fatto che può ragionevolmente considerarsi di rilievo pubblico, in quanto riferisce di una denuncia di presunta falsificazione della cartella clinica dell’On. Lombardo presentata dal primario presso cui il reclamante ha effettuato gli accertamenti clinici; denuncia che ha determinato l’apertura di un’indagine da parte della Procura della Repubblica di Catania».
Sulla pelle dei tantissimi precari della pubblica amministrazione siciliana si sta in questi giorni giocando una partita che definire indecente è poco. Certo, si può dire che la vita di tutti i siciliani, di tutti i meridionali, eccezion fatta per pochi eletti, sia precaria, ma quella dei non garantiti della PA lo è forse un tantino di più. Perché negli anni ognuno di loro si è costruito una esistenza quanto più normale possibile, confidando in uno stipendio, certo non faraonico, che ha comunque consentito di sognare, sposarsi, comprare una casa, contrarre un mutuo, fare figli. Il tutto sempre sotto scacco. Il tutto sempre evanescente, sfumato, fuzzy, per dirla in termini radical chic. Il tutto sempre con la spada di Damocle del non rinnovo del contratto. Magari a 40 o 50 e passa anni di età. Robe da far venire i capelli bianchi ben prima della pensione.
Intendiamoci, non è che non sia evidente l’altra faccia del precariato pubblico, quella furbastra più che furbetta di chi con 1-2 anni di servizio da contrattista pretende la stabilizzazione solo perché ha avuto la fortuna di frequentare le giuste segreterie politiche, magari scavalcando chi è in attesa da decenni. Ma questo aspetto squallido della vicenda non deve far perdere di vista, appunto, il sacrosanto diritto alla serenità di chi è sfruttato a sangue da tempo immemore.
Certo, le cronache di questi giorni non aiutano affatto la causa di chi è nel giusto. Mesi fa il braccio di ferro sulla stabilizzazione di oltre ventimila precari della Regione Siciliana. Poi le polemiche sulle nuove assunzioni. 4.000 in campo sanitario, con tanto di (comprensibile) levata di scudi leghista. Eppoi il bando (ritirato? Forse che sì, forse che no …) pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale isolana per 8.400 stagisti da 500 euro al mese. Spesa complessiva 6.5 milioni di euro. Altra ...
Corsi e ricorsi storici. O forse a-storici ... Intersezioni, eredità raccolte, varchi di collegamento. Corridoi spazio-temporali. Catania, Townsville. Sicilia, Queensland. Grande barriera corallina. Grande barriera e basta ... Fattezze che sfumano una in quella di un'altro, nomi con cui giocare. Antoine Lassangelli ... Juliantonio Condorange ... Paralleli (non parallele). I centri commerciali La Tenutella e Porte di Catania che cominciano ad assumere il peso dell'affaire Garibaldi dei primi anni '90. La memoria che persiste. Passo indietro: Antonio Condorelli che raccoglie il testimone di Pippo Fava. Passo indietro ancora: Sud come I Siciliani. Passo avanti: Il sito di Sud come WikiLeaks. Questa è Catania oggi. O no?
Salvador Dalì, "La persistenza della memoria", 1931
Non è certo un buon momento per il sindaco di Catania, il senatore del Pdl Raffaele Stancanelli, sotto attacco da più parti sia per ragioni squisitamente politiche (i partiti che lo sostengono non sono più disposti a tollerare una giunta tecnica che li esclude tutti) che amministrative. E così, mentre una free press di giornalismo investigativo - “Sud”, da poco in vita ma già ricercatissima in città - dedica a Catania un numero monografico sollevando il velo su presunti concorsi truccati e stranezze varie ed eventuali nella gestione degli affari correnti (raccolta differenziata) e straordinari (riqualificazione di corso Martiri, Pua Playa ed altro ancora), ecco che esplode fra le mani del sindaco-senatore un’ulteriore grana di non facile gestione: un funzionario licenziato che, sono parole di un comunicato ufficiale dell’ente, avrebbe «carpito la buona fede» del sindaco inserendo in un progetto dell'amministrazione la trasformazione del suo servizio in direzione, ovvero «prefigurando, a vantaggio personale, il proprio aumento di grado e di stipendio».
Business as usual, si potrebbe dire memori di ben altri scandali che hanno coinvolto Palazzo degli Elefanti negli anni. Solo che stavolta l'accusa contestata al funzionario del servizio informatico del Comune, l'ingegnere Maurizio Consoli, ha condotto al licenziamento da parte di Raffaele Stancanelli, che ha accusato il Consoli di «slealtà».
Nel dettaglio, i fatti sarebbero andati così: in un progetto affidato a Consoli da realizzare con dei fondi della Regione Siciliana, Stancanelli aveva disposto che il servizio informatico del Comune non divenisse una vera e propria direzione. Il Consoli sarebbe quindi rimasto un semplice funzionario e non sarebbe stato promosso dirigente come in cuor suo sperava. A questo punto, al sindaco, evidentemente abituato a firmare senza prima leggere bene, sarebbero stati fatti approvare dei documenti che «surrettiziamente» promuovevano il funzionario. Resosi finalmente conto del raggiro subito, Stancanelli avrebbe bloccato la manovra, ...
“Voglio dedicare questo momento, uno dei più importanti da quando ho iniziato a scrivere, a Pippo Fava e Maria Grazia Cutuli. È un segnale positivo per Catania e per i siciliani”. Sono parole di Antonio Condorelli , direttore di Sud, free press di giornalismo investigativo che ha iniziato oggi la sua avventura con uno scoop "atomico" sul presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo.
“Finalmente - ha continuato Condorelli, che avrà “carta bianca” sui contenuti del magazine - cade il mito della carenza di imprenditori disposti a investire nel mondo dell’editoria in questa pericolosa città. Il percorso sarà difficile, ma siamo pronti alla sfida con la passione di sempre”.
La formula sarà molto sprint e innovativa: sedici pagine formato tabloid in quadricromia, foto in bianco e nero, poco testo (che bello!!!) e molti documenti pubblicati in formato reale, pronti per essere ritagliati e conservati.
Personalmente, avrei preferito che la testata si fosse chiamata Nord, North, Baltic, North Pole o qualcosa di simile, ma quanto il caro Antonio mi ha sbattuto in faccia a muso duro la patente facendomi leggere C-A-T-A-N-I-A come mio luogo di nascita, superato un primo momento di profonda sorpresa, mi sono fatto convincere ed ho accettato di collaborare ...
Che Odino ci assista ... A proteggerci basta Thor (almeno spero) ...