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«C’è da spostare un aereo!»: gli strani effetti dello slittamento dei poli magnetici

Scritto da: il 19.01.11 — 1 Commento
La pista principale dell'aeroporto di Tampa, in Florida, è stata chiusa per molti giorni per rifare la segnaletica. Potrebbe sembrare uno scherzo, ma è accaduto sul serio: lo scalo "è stato colpito" da uno spostamento del polo magnetico ed i suoi responsabili sono stati costretti a correre ai ripari, rimodulando la pista di atterraggio e di partenza. Sia gli aeroporti che le stesse rotte aeree, infatti, si basano su dei calcoli relativi alla longitudine ed alla latitudine, nonché sui poli magnetici. Sono queste coordinate che permettono di volare in tutta sicurezza, tant'è che si parla di aerovie et similia. Insomma, su nei cieli è un po' tipo giù con le autostrade, solo che i cartelli "stradali" sono invisibili (ma ci sono!) ... Ora, a Tampa lo spostamento è stato di tale serietà da costringere i gestori dell'aeroporto a rifare per intero la segnaletica della pista di atterraggio e di partenza, visto che longitudine e latitudine non corrispondevano più. Nello specifico, per le carte di navigazione l'aeroporto di Tampa non sarà più sotto le coordinate 18R/36L, ma sotto 19R/1L. I poli magnetici terrestri cambiano spesso e quando la variazione supera i 3 gradi è necessario cambiare la logistica delle piste aeroportuali. Più in generale, è bene rammentare come i poli magnetici non corrispondano ai due poli geografici, quello Nord e quello Sud che da sempre affascinano gli esploratori dell'estremo.  Anzi, nella realtà essi si trovano parecchio distanti. Proviamo a capirne un po' di più. Con il termine "polo" in astronomia si intende ognuno dei due punti sulla superficie della Terra, detti appunto Nord e Sud, verso i quali si orientano le estremità opposte dell'ago magnetico della bussola. Ad individuare per primo il polo nord magnetico (che per maggiore chiarezza scrivo con la minuscola, mentre per quelli geografici - Polo Nord e Polo Sud - ...

UK, il druidismo è religione ufficiale

Scritto da: il 06.10.10 — 2 Commenti
La notizia rappresenta una grandissima vittoria per tutti coloro i quali nel mondo si riconoscono in una spiritualità neopagana. Il druidismo è stato riconosciuto religione ufficiale praticabile in Gran Bretagna, molte migliaia di anni dopo l'arrivo dei culti celtici nell'Europa settentrionale ed a circa 1500 anni dall'affermazione del Cristianesimo. La Charity Commission, un ente pubblico di controllo delle pratiche religiose attive in UK, ha deciso di concedere agli eredi contemporanei dei druidi lo status di religione alla pari del Cristianesimo, dell'Ebraismo, dell'Islam e della altre confessioni i cui fedeli vivono nelle Isole. La Commissione ha riconosciuto il druidismo quale «antica religione pagana coerente e positiva» che venera la natura, il Sole e la Terra e che «promuove la fede religiosa svolgendo un benefico ruolo sociale». Esultano ovviamente alla The Druid Network, l'organizzazione che da anni si batteva per il riconoscimento del credo neopagano. Il movimento conta appena 350 membri ufficiali, ma a ben vedere i suoi seguaci sarebbero oltre diecimila, in crescita anche perché taluni punti del druidismo, tipo la venerazione della natura, sono assai in accordo con l'ideologia verde oggi molto diffusa. Interessante la posizione del sacerdote più in alto in grado, per così dire, del culto, un ex soldato inglese conosciuto con il nome di King Arthur Pendragon, che ha evidenziato come il druidismo «sia semplicemente la religione indigena di queste isole: non è un nuovo culto, ma una delle religioni più antiche in assoluto». [caption id="attachment_9055" align="aligncenter" width="300" caption="King Arthur Pendragon"][/caption]

Su Titano, un immenso lago di metano. E già si studia come andarlo a prendere

Scritto da: il 21.12.09 — 10 Commenti
La Nasa ha annunciato ufficialmente la presenza di un vastissimo lago su Titano, il più grande dei satelliti di Saturno. La scoperta, che già da qualche anno era nell'aria, è stata fatta grazie alle osservazioni della sonda Cassini posizionata a 200 mila chilometri di distanza. Il Kraken Mare, questo è il nome con il quale è stata battezzata la superficie liquida, con i suoi circa 400 mila chilometri quadrati è più grande del Mar Caspio, qui sulla Terra il più vasto lago esistente. Ma il particolare assolutamente rilevante è che il lago non è per nulla costituito da acqua, ma da qualcosa che sul nostro pianeta in natura esiste solo allo stato gassoso, il prezioso metano. Pare invece che su Titano le condizioni atmosferiche e di pressione siano tali per cui sia il metano che altri idrocarburi da noi volatili si trovino invece allo stato liquido. La scoperta, in realtà, non è propriamente targata Nasa. Sono stati infatti Katrin Stephan e Ralf Jaumann del Deutsches Zentrum für Luft und Raumfahrt (Dlr, l'Agenzia Spaziale Tedesca o German Aerospace Center in inglese) di Colonia a presentare a San Francisco, all'annuale conferenza dell'American Geophysical Union (Agu, Unione Geofisici Americani) i risultati di un loro accurato studio. Del resto, un anno fa la Nasa aveva reso noto come la Cassini avesse già osservato un lago di etano sull'emisfero meridionale di Titano, nel suo Polo Sud. Anche in questo caso, la sostanza sulla Terra si trova allo stato gassoso. Con 5.150 chilometri di diametro, Titano è il secondo satellite più grande del nostro sistema solare, la sola luna avvolta da una fitta atmosfera. Atmosfera che, essendo di azoto, presenta anche alcune similitudini con quella terrestre dei primordi. I ricercatori tedeschi non hanno osservato direttamente il lago, sempre coperto, appunto, da nubi di azoto. Grazie ai dati elaborati dallo spettometro a raggi ...

Mars Extreme: il Cnr testa lo stress per andare su Marte

Scritto da: il 07.05.09 — 0 Commenti
Un esperimento senza precedenti per misurare l'incidenza dello stress e le risposte - fisiche e psicologiche - dell'organismo umano al confinamento forzato in un ambiente ristretto. Chiusi negli spazi angusti della navicella spaziale Nek, sei astronauti russi simulano in queste ore il viaggio dalla Terra verso Marte: a studiarne gli effetti e valutarne le possibili applicazioni terapeutiche su vasta scala sono gli scienziati del Centro Extreme, team multidisciplinare composto da ricercatori della Scuola Superiore Sant'Anna, dell'Università di Pisa e dell'Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Ifc-Cnr). Condotto nell'ambito del progetto Mars 500, lo studio Ares (Astronauts Resistance Enhancement to Stress) ha già dato i suoi primi risultati: il team, infatti, è appena rientrato dalla Russia dove ha condotto una serie di esperimenti finalizzati a indagare i meccanismi biologici, psicologici e fisici che sono alla base della vulnerabilità individuale allo stress e a utilizzare i dati ottenuti per mettere a punto misure correttive. Della squadra fanno parte Angelo Gemignani, del Dipartimento di Scienze Fisiologiche dell'Università; Remo Bedini, Antonio Benassi e Alessandro Pingitore di Ifc-Cnr; Antonio L'Abbate, professore ordinario alla Scuola Superiore Sant'Anna e direttore del Centro Extreme. Grazie alle misure messe a punto dai ricercatori toscani in tre giorni e tre notti di intenso lavoro (test psicologici, esami del sangue, monitoraggio di parametri autonomici, elettroencefalogramma ad alta densità, ecc.), è stato possibile acquisire i dati relativi alle risposte, sia fisiche che psicologiche, dei sei uomini che dal 31 marzo scorso sono chiusi nel simulatore spaziale Nek: la navicella destinata, nel 2020, alla vera spedizione su Marte. Il monitoraggio proseguirà per tutti e cento i giorni del viaggio virtuale di andata verso il pianeta rosso. Il quadro che emergerà - oltre a costituire una premessa indispensabile per la spedizione - consentirà di saperne di più sulla reazione psicofisica dell'organismo umano allo ...

Polo Sud, il mistero delle Cascate di Sangue

Scritto da: il 23.04.09 — 0 Commenti
Potrebbe sembrare la trama di un film di fantascienza o spionaggio, invece è la semplice realtà. Nell'Antartide orientale, il ghiacciaio Taylor, di norma di un biancore accecante,  presenta delle visibilissime strisce rosse. Si tratta delle cosiddette Cascate di Sangue, delle fonti ricche di ferro e zolfo che dal ghiacciaio finiscono poi in mare. E proprio mentre ragionavano su tale anomalia della natura, alcuni scienziati della Montana State University e della Harvard University hanno scoperto un antichissimo ecosistema che per milioni di anni è rimasto di fatto isolato sotto la coltre del Polo Sud, riuscendo a sopravvivere per ere solo grazie alla metabolizzazione di composti di zolfo e ferro. La fonte in questione è alimentata da uno strabiliante lago salmastro sepolto sotto i ghiacci, le cui esatte dimensioni sono ancora da accertare per le difficoltà ad effettuare carotaggi dovute allo spessore della coltre ghiacciata. Per gli scienziati, capitanati da John Priscu, il bacino di alimentazione delle Cascate di Sangue, che sono note al mondo da circa un secolo, sarebbe costituito da quel che rimane di un antico mare che più o meno 1 milione e mezzo di anni fa è rimasto intrappolato fra i ghiacci. Per inciso, nel lago vi è vita batterica, il che fa emergere la domanda su come possa mai funzionare un ecosistema al di sotto di un ghiacciaio. Vi sono infatti dei microrganismi che sopravvivono in assenza di luce ed ossigeno, nonché in acque molto saline, con alte concentrazioni di zolfo e suoi composti, tanto che il lago è stato definito dai ricercatori «una sorta di capsula del tempo unica nella storia della Terra». Il Ghiacciaio Taylor

Encelado, von Balthasar e l’Uomo che non c’è

Scritto da: il 13.03.09 — 6 Commenti
Leggo un articolo di Scientific American (Le Scienze nella sua versione italiana) su Enceladus, una delle lune di Saturno. Mi sorprendo a pensare come bellissimo il luogo oltremodo desolato descritto. Poi rifletto meglio. Non c'è nessuno. A prescindere dall'assenza di aria per noi respirabile, semplicemente non c'è nessuno. Hans Urs von Balthasar, scrivendo dell'Inferno, ebbe a dire che, se esiste, è vuoto. Ecco, l'Inferno è il posto il cui non c'è l'Uomo. Praticamente, da quel che al momento sappiamo, ovunque tranne la Terra. Encelado

Polo Nord e Spazio, le nuove frontiere geopolitiche

Scritto da: il 01.01.09 — 22 Commenti
Riflettendo sulla fin qui ben riuscita avventura lunare di New delhi, notavo l'ormai pressante necessità, soprattutto da parte di India e Cina, di rintracciare ed eventualmente andare a prendere sul nostro satellite quelle risorse che sulla Terra sono ormai di sempre più difficile acquisizione. La possiblità, che nei decenni futuri si rivelerà sempre più concreta, di inviare missioni robotiche o umane fuori dal nostro pianeta per prelevare minerali ed eventuali idrocarburi, nel lungo periodo sposterà quindi nello Spazio lo scontro geopolitico. Già nei decenni scorsi avevamo assistito alla corsa di Usa e Urss alle stelle, ma era più che altro propaganda, tant'è che, arrivati per primi (ed unici) sulla Luna, gli americani, popolo giovane con notevoli difficoltà a pensare il lungo periodo (e talora anche il medio), mica hanno saputo bene che cosa fare del satellite "conquistato". Avessero pensato nel 1969 all'eventualità di una colonia lunare oggi sarebbero quarant'anni avanti ai competitor. Ed invece faticano a rimettere in piedi un realistico programma lunare. Anche se, sia chiaro, sono pur sempre i migliori al mondo, con la Nasa che credo sia da considerare l'orgoglio supremo dell'intera specie umana. Poi lo scontro si è spostato sul "terreno" del posizionamento dei satelliti, sia di quelli spia che di quelli eventualmente in grado d'essere rapidamente riprogrammati per colpire dall'alto dei bersagli. Ora la competizione muta radicalmente natura e si ripropone quale corsa all'elio-3 (indispensabile per le centrali atomiche che India e Cina hanno in mente di creare nei prossimi anni) o, più in generale, quale corsa alle risorse sfruttabili, sulla Luna, su Marte e dove sarà progressivamente possibile arrivare.  Ovviamente, occorre lungimiranza e visione d'insieme per approntare programmi costosissimi che daranno frutti tangibili solo alle generazioni future di una Nazione. Non è un caso, quindi, che proprio quei Paesi (tipo Cina ed India) per tradizione più in grado di altri di guardare lontano e pianificare il Destino ...

The Indian Side of the Moon

Scritto da: il 15.11.08 — 2 Commenti
Il modulo Moon Impact Probe (soprannominato Aditya), rilasciato 25 minuti prima dalla sonda indiana Chandrayaan-1, è giunto sulla Luna ieri alle 16.04 ora italiana. Chandrayaan-1 era stata lanciata lo scorso 22 ottobre dalla base di Srihakot, nello Stato indiano dell'Andra Pradesh, e dal 4 novembre era entrata nell'orbita lunare. Obiettivo ufficiale della missione dell'Indian Space Research Organisation (Isro) di Bangalore è sperimentare le tecniche di allunaggio su un punto predeterminato della superficie (in questo caso un cratere del Polo Sud lunare), oltre che analizzare per i prossimi due anni con uno spettrometro di massa la composizione sia dell'atmosfera che del suolo nel punto di impatto. Importantissima è poi è la ricerca di elio-3, che gli scienziati hanno motivo di pensare possa essere assai più abbondante sulla Luna che sul nostro pianeta. Com'è comprensibile, grande è stato l'entusiasmo al centro spaziale indiano di Bangalore per la perfetta riuscita (almeno finora) di una missione costata più o meno 80 milioni di dollari. L'India ha inaugurato il suo programma spaziale nel 1963 e con l'allunaggio di ieri entra a pieno titolo nel gotha dei pochi Paesi (Usa, Urss, Unione Europea ed ora, appunto, l'India) che hanno toccato il suolo del nostro satellite. La prossima tappa dell'Isro, a questo punto, dovrebbe essere una missione umana sulla Luna da condurre insieme ai russi.

Cheeeeeese … Fotografato il primo pianeta extrasolare

Scritto da: il 18.09.08 — 10 Commenti
Storica impresa di un gruppo di astronomi dell'Università di Toronto, che è riuscito a fotografare il primo pianeta al di fuori del nostro sistema solare. Fino ad oggi sono stati individuati, ma in maniera indiretta, oltre 300 pianeti extrasolari. Stavolta uno di essi è stato realmente fotografato grazie alla potenza del telescopio Gemini North, installato sull'isola di Mauna Kea, alle Hawaii. Il corpo celeste in questione è un gigante gassoso in qualche modo simile a Giove, ma con una massa otto volte maggiore ed assai più caldo. Il pianeta orbita intorno ad una stella tipo il Sole della nostra Via Lattea e si trova a 500 anni luce dalla Terra. Nonostante dall'analisi spettroscopica siano emerse tracce sia di acqua che anidride carbonica, il pianeta non sembra essere per nulla adatto alla vita. In ogni caso, l'astronomia ha compiuto un altro «passo da gigante per l'umanità», per citare le parole di Neil Armstrong mentre stava mettendo piede sulla Luna, vista la grande difficoltà a fotografare pianeti vicini a delle stelle, assai più luminose. Ma con questo pianeta l'operazione è stata possibile in quanto la sua orbita lo porta molto lontano dal suo sole, esattamente ad 11 volte la distanza di Nettuno dal nostro.

Il bosone di Dio

Scritto da: il 09.09.08 — 56 Commenti
Domani, 10 settembre, sarà il giorno di uno dei più audaci esperimenti scientifici della Storia: il Large Hadron Collider del Cern di Ginevra verrà messo in funzione. Dentro il super accelleratore di particelle viaggeranno delle nuvole di microscopici protoni, i quali, scontrandosi fra loro, scateneranno una immensa energia. Saranno così riprodotte le condizioni dell'universo ad appena 10 microsecondi dal Big Bang. Insomma, si tratterà di un plasma di quark e gluoni con una potenza di 14 teraelettronvolt (14 mila miliardi di elettronvolt), la più alta mai ottenuta. Per inciso, due cittadini statunitensi si sono rivolti (invano) ad un tribunale svizzero chiedendo che l'esperimento sia bloccato perché - dicono - potrebbe creare buchi neri distruttivi in grado di inghiottire nel Nulla la Svizzera se non l'intero pianeta Terra. In realtà, che ciò possa accadere è nell'ordine degli eventi impossibili. Ma quali sono gli obiettivi dell'Lhc? Anzi, qual è l'obiettivo? Quello primario sicuramente è la ricerca del bosone di Higgs. In fisica quantistica i bosoni, chiamati così in onore del fisico indiano Satyendra Nath Bose, sono una delle due classi fondamentali in cui si dividono le particelle, bosoni, appunto e fermioni. Il bosone di Higgs, che alcuni chiamano anche il bosone di Dio, sarebbe l'elemento finale della materia, una (ipotetica) particella elementare - l'unica a non essere stata mai osservata - prevista dal modello standard della fisica delle particelle. Insomma, al dunque, l'esperimento del Cern è altamente filosofico, anzi teologico: scoprire le Origini dell'Universo, l'Inizio di tutto quanto. Che possa sparire il mondo nel mentre l'uomo compie un simile tentativo davvero mi pare troppo ... O no?

Galactic Suite

Scritto da: il 22.08.08 — 2 Commenti
Sarà inaugurato nel 2012 (l'anno della fine del mondo per i Maya) il primo hotel spaziale, a 450 chilometri di distanza dalla Terra, e già ha 38 prenotazioni, nonostante i prezzi salatissimi. Una stanza costerà infatti ben 3 milioni di euro, comprese però 18 settimane ai Caraibi per preparare a dovere il turista delle stelle. Il nome dell'albergo (di fatto una vera e propria stazione spaziale) è già tutto un programma: Galactic Suite. Ideatore del progetto è lo spagnolo Xavier Claramunt. E i vacanzieri già prenotati? Ricconi da tutto il mondo, quattro spagnoli, otto americani, sette dagli Emirati Arabi, sei miliardari cinesi, cinque australiani, altri cinque dalla Russia e tre dal Sud America. Insomma, il modello della Virgin Galactic di Branson sembra fare scuola e diffondersi sempre più. A me ancora pare un po' una cosa folle, ma davvero quella dello Spazio sembra essere la nuova frontiera del turismo l'ultra élite ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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