Tutti gli articoli su Undici Settembre

Provaci ancora, Loki

Scritto da: il 25.04.12 — 2 Commenti
Finora il titolo più azzeccato fra i tanti articoli che ho letto sul film The Avengers è quello della rivista specializzata francese L'Écran Fantastique, che senza mezzi termini parla di Thérapie de groupe. Fra mostri interiori da tenere a bada (Hulk), segreti di una super spia (Nick Fury), difficoltà di adattamento dopo 70'anni di ibernazione (Capitan America), amore e odio verso un fratellastro (Thor), ego dilatato (Iron Man) ed incubi del classico passato che non passa (Vedova Nera), ce n'è d'avanzo per mandare l'improvvisato team dallo strizzacervelli, almeno per una chiacchierata ogni tanto. The Avengers, come tutti i film sui supereroi post 2008, non è il primo Iron Man. Inevitabilmente il capolavoro di Jon Favreau è negli anni divenuto il termine di paragone di ogni comic movie prodotto e nessuno fin qui si è nemmeno lontanamente avvicinato a quelle altezze, ma I Vendicatori di Joss Whedon è bello e curato nei minimi particolari. Peccato per le pessime interpretazioni di Chris Evans (Capitan America) e Chris Hemsworth (Thor), comunque riequilibrate dalle ottime prove di Robert Downey Jr (Iron Man), Tom Hiddleston (uno strepitoso Loki) e Samuel L. Jackson (Nick Fury), tutti e tre in vero stato di grazia. Tante le citazioni. Dalla mitologia scandinava (i mostri meccanici scatenati per i cieli di New York rammentano il serpente Jormungand, o Miðgarðsormr che dir si voglia, ma anche l'ancor più classico Uroboro), dalla storia del cinema (Loki circondato dagli agenti in assetto di massima sicurezza scortato alla sua cella sull'Helicarrier dello Shield ricorda il Darth Vader di Star Wars che cammina in mezzo ai soldati, quando poi gli tappano la bocca sembra tanto l'Hannibal Lecter de Il silenzio degli innocenti), dal fantasy (Iron Man che chiama Occhio di Falco "Legolas") e dai comics (ovviamente). Nel complesso, I Vendicatori è un film per certi versi anche colto, ...

La corsa al riarmo di Vladmir Putin

Scritto da: il 21.02.12 — 0 Commenti
Oltremodo sicuro della sua (ri)elezione a presidente della Federazione Russa il prossimo 4 marzo, il premier Vladimir Putin, che non ha mai smesso di parlare da capo dello Stato, ha deciso di rispondere alla grande a quella che considera «la minaccia» dello scudo antimissile americano, ed ha annunciato il più imponente programma di riarmo russo dal crollo dell'Unione Sovietica nel dicembre del 1991. Nei prossimi 10 anni, infatti, Mosca spenderà 23.000 miliardi di rubli (ossia 773 miliardi di dollari) per acquisire oltre 400 missili balistici intercontinentali (Icbm), ovviamente dotati di testate nucleari, 8 sottomarini a propulsione e armamento atomici e 20 convenzionali, oltre a 600 aerei da guerra e 28 sistemi di difesa anti-aerea S-400. Il piano è stato reso noto dallo stesso Putin in un intervento a sua firma pubblicato sulla Rossiiskaya Gazeta, nel quale l'uomo forte di San Pietroburgo ha spiegato come la presunta debolezza russa potrebbe anche divenire una tentazione per qualcuno ed ha fatto un parallelo storico con le condizioni delle forze armate sovietiche all'inizio della II Guerra Mondiale. «Mai e in nessuna circostanza - ha sottolineato Putin - rinunceremo alla deterrenza del nostro potenziale strategico, anzi la rafforzeremo». La minacciosa corsa al riarmo del premier russo è certo una delusione per chi, all'indomani dei tragici fatti dell'Undici Settembre, aveva cominciato a considerare la Russia, che culturalmente è Europa tout court, come parte dell'Occidente. Evidentemente non bastano i petrorubli a fiumi, l'ingresso nel Wto e la comune minaccia islamista a fare abbandonare a Mosca i sogni di grandeur militare in funzione (per inciso, del tutto teorica) anti Washington. Chiamiamoli riflessi condizionati da Guerra Fredda. Difficili da controllare. [caption id="attachment_11709" align="aligncenter" width="300" caption="Vladmir Putin"][/caption]  

Polemiche a Siracusa per la presenza dell’ex arcivescovo di Boston ai festeggiamenti per santa Lucia, eppure Law era fra gli eredi possibili di Wojtyla

Scritto da: il 19.12.11 — 3 Commenti
Recentemente in Sicilia è divampata una accesa polemica sul cardinale Law: presente alle celebrazioni di santa Lucia, l'invito ha scandalizzato molti fedeli della Chiesa aretusea e suscitato un duro dibattito. Credo non faccia male un po' di memoria storica in merito a questo complesso personaggio. Quando nel gennaio del 2002, ad appena quattro mesi dal terribile attacco di al-Qaeda a New York, l’autorevole quotidiano statunitense The Boston Globe  fa esplodere il primo scandalo pedofilia inerente la Chiesa cattolica, il cardinale Bernard Francis Law, arcivescovo della più europea fra le città americane, è un “papabile” di assoluto rilievo. Le condizioni di salute di Giovanni Paolo II sono già molto precarie ed il conclave, che poi si sarebbe svolto nell’aprile del 2005, è da più parti considerato assai vicino. In un concistoro dalla qualità certamente alta, Law, raffinato teologo, rappresenta una delle punte di eccellenza ed il suo nome già da tempo circola quale possibile successore del Papa polacco. Ipotesi rafforzata dall’ottimo intervento tenuto dal bostoniano qualche settimana dopo a Roma, su invito di Giovanni Paolo II, nella basilica di San Giovanni in Laterano, durante una commemorazione delle vittime dell’Undici Settembre voluta dalla Santa Sede. Law paragona i suoi sentimenti di fronte alle macerie fumanti delle Twin Towers a quelli suscitati dalla visita al campo di sterminio di Auschwitz, incanta i presenti e, sull’onda emotiva filoamericana di quei giorni, a molti sembra perfetto per il dopo Wojtyla. Passa ancora qualche settimana ed arriva l’inchiesta del Globe, che ha le conseguenze di un’atomica sulla Chiesa yankee. Accusato di aver permesso a diversi preti indagati per abusi su minori di continuare ad operare in alcune parrocchie senza informare i fedeli delle denunce, Law è costretto a rassegnare le dimissioni da arcivescovo. Giovanni Paolo II prima le respinge e solo in un secondo momento le accetta, a ...

La cabala del terrore

Scritto da: il 14.07.11 — 0 Commenti
Oggi The Times of India nota come il 13 e il 26 siano le due date scelte dai estremisti islamici per numerosi attacchi sferrati sul territorio dell'Unione, in particolare quelli attribuibili alla formazione Indian Mujahiddin, legata ai fondamentalisti pachistani. L'ipotesi del quotidiano è che dietro il triplice attentato di ieri a Mumbai (un tempo Bombay) vi potrebbe essere la medesima sigla. Sul perché della scelta di queste date, però, al momento non vi è spiegazione. L'Undici Settembre pare sia stato scelto in quanto martedì, ossia il giorno in cui, per i musulmani, Allah creò gli inferi. Ora pare che nella mente dei jihadisti indiani 13 e 26 abbiano un qualche oscuro significato di cui forse non si saprà mai nulla. Siamo alla cabala del terrore ... Mumbai, 13 luglio 2011

Morte di Osama, il (non) ruolo del Pakistan

Scritto da: il 04.05.11 — 2 Commenti
Si colora di tinte sempre più gialle la ricostruzione del blitz americano in Pakistan che ha condotto alla morte del fondatore di al-Qaeda Osama bin Laden. Ormai è infatti chiaro che, a differenza da come si pensava dopo le prime ricostruzioni, le forze speciali di Islamabad non hanno coadiuvato i Seals nell'impresa, che è stata condotta da cima a fondo solo da Washington, senza nemmeno informare i pachistani. Il che fa cadere qualsivoglia ragionamento sul ruolo di Zardari, casualmente in carica come presidente proprio al momento della morte di bin Laden appunto in territorio pachistano. Senza neanche tentare di prendersi meriti non suoi (troppi i rischi), il presidente pachistano Asif Ali Zardari, in un intervento pubblicato sul Washington Post, ha ammesso schiettamente che i pachistani non hanno collaborato all'operazione che ha condotto all'uccisione di bin Laden. Zardari si è limitato a dire che il suo Paese avrebbe contribuito all'individuazione del corriere del leader jihadista che ha condotto gli americani al covo ultrablindato di Abbottabad. Ma Zardari ha anche voluto replicare a chi ha sostenuto che il Pakistan abbia fatto poco contro i terroristi presenti sul suo territorio, rivendicando gli ultimi dieci anni di collaborazione con gli Usa. Collaborazione - è bene sottolinearlo - voluta dal predecessore Musharraf, non certo da Zardari. Leggiamo quanto il presidente pachistano ha scritto sull'influente quotidiano statunitense: «Sebbene i fatti di domenica non siano stati un'operazione congiunta, un decennio di cooperazione e partenariato fra gli Stati Uniti e il Pakistan ha portato all'eliminazione di Osama bin Laden in quanto minaccia costante al mondo civilizzato [...] Noi pachistani traiamo una certa soddisfazione dal fatto che il nostro aiuto per identificare un corriere di bin Laden ha condotto in fin dei conti agli eventi di questa giornata [...] Qualcuno nella stampa Usa ha suggerito che i pachistani abbiano mancato di ...

Osama bin Laden è morto

Scritto da: il 02.05.11 — 7 Commenti
Per anni ho desiderato scrivere questa notizia: Osama bin Laden è morto. Lo ha annunciato il presidente statunitense Barack Obama. Il leader di al-Qaeda è stato ucciso da un commando americano in cooperazione con le Forze Armate pakistane  parrebbe con una pallottola alla testa mentre era in una villa/fortezza ad Abbotabad, a circa 50 chilometri da Islamabad, appunto in Pakistan. Insieme al grumo di Male responsabile dell'eccidio dell'Undici Settembre sono stati uccisi anche altri membri della famiglia bin Laden. Queste le prime parole del presidente americano: «L'operazione è durata mesi, ho ordinato oggi l'intervento quando abbiamo avuto abbastanza informazioni di Intelligence. È il risultato più importante nella nostra lotta ad al-Qaeda. La battaglia non è finita, rimaniamo vigili. Ma la nostra guerra non è contro l'Islam». E così quel che Bill Clinton non ha voluto fare, quel che George Walker Bush non ha saputo fare è riuscito a Barack Obama, che in pochi attimi ha riscattato una politica estera condotta fin qui in modo abbastanza deludente. Paradossalmente, lo stesso si può dire per i presidenti pakistani. L'ottimo  Pervez Musharraf  per anni ed anni ha dato la caccia al capo di al-Qaeda senza quella fortuna avuta oggi dal suo ambiguo successore, Asif Ali Zardari, marito di Benazir Bhutto. Washington ha dichiarato che l'identità di bin Laden è provata oltre ogni ragionevole dubbio. Il corpo del burattinaio del terrorismo internazionale è in possesso degli americani, che a breve dovrebbero mostrarne le immagini al mondo intero per fugare ogni eventuale dubbio sull'operazione. Ora il mondo è un posto più sicuro? Presto per dirlo. L'hydra qaedista potrebbe reagire furiosamente alla morte del leader, ma nel medio periodo l'internazionale del terrore islamista sentirà nel profondo la perdita della sua figura di riferimento più carismatica. Certo, al-Qaeda è ormai da tempo una sorta di franchising del terrorismo e non ha bisogno ...

Disponiamo di dati infiniti, ma non abbiamo nessuna capacità di prevedere gli eventi

Scritto da: il 15.03.11 — 0 Commenti
L'esplosione di una parte di mondo arabo che ci ha così colti alla sprovvista impone una riflessione. Oggi disponiamo di una mole enorme mole di dati. Milioni di informazioni sono in circolazione sul Web e non solo. Abbiamo inoltre anche una discreta capacità di elaborare tali informazioni. Ma, al dunque, non abbiamo nessuna reale capacità previsionale. In sequenza, siamo stati sorpresi dalla repentina caduta del Muro di Berlino nel 1989, dall'attacco a New York l'11 settembre 2001, dal terribile crac della banca d'affari Lehman Brothers nel settembre del 2008 con la conseguente crisi economica globale ed ora dalle rivolte nel Maghreb e nel Medio Oriente. Perché nessuno di questi eventi - tranne la crisi economica, ma solo da qualche analista, inascoltato dai più - è stato previsto? A ben ragionare, il problema è che noi occidentali guardiamo il mondo con occhi vecchi di almeno 50'anni. Siamo ancora convinti che il baricentro del pianeta sia l'Occidente (Europa e Stati Uniti d'America), mentre il vero baricentro è altrove, in Asia. Pechino, Shanghai, Hong Kong, Seul, Tokio, Taipei sono città non meno importanti di Washington, New York, Boston, Londra, Amsterdam o Parigi. Ma noi ci ostiniamo ad ignorarlo. E mentre loro sanno tutto di noi, noi sappiamo pochissimo di loro. E se questo vale per gli assai attenti americani, non parliamo nemmeno dell'Europa. Mai come in questi giorni, infatti, con la crisi libica alle porte, è palese l'assenza non tanto e non solo di una politica europea, quanto l'assenza di un potere politico europeo. Basti fare l'esempio dell'immigrazione. Si cerca di affrontare/bloccare il fenomeno, senza fare nessuno sforzo di capirne le cause. Ovvio che se Bruxelles non riuscirà ad invertire il trend proprio a livello di atteggiamento, di approccio ai problemi, le conseguenze per noi saranno gravissime. Ma farlo capire ai politici è davvero impresa ardua.

“The Ghost Writer” di Polanski trionfa ai César

Scritto da: il 28.02.11 — 0 Commenti
Durante il weekend sono stati assegnati i César, i principali riconoscimenti del cinema francese, una sorta di Oscar europeo del cinema di qualità.  Come miglior film è stato premiato Uomini di Dio di Xavier Beauvois, mentre a Michael Lonsdale è andata la statuetta per il miglior attore non protagonista, sempre per il medesimo film, che ha pure vinto il premio per la fotografia. Ma è stato The Ghost Writer (L'uomo nell'ombra nella versione italiana) del regista polacco Roman Polanski a trionfare, con ben 4 riconoscimenti. A Polanski è infatti andato il premio come miglior regista e, insieme a Robert Harris, quello per la miglior sceneggiatura non originale. La musica di Alexandre Desplat per l'opera ha poi ottenuto il premio per la miglior colonna sonora. Ad Hervé de Luze è infine andato quello per il miglior montaggio. Il film del maestro polacco (una coproduzione Usa, Germania, Francia) è andato in sala ad aprile dell'anno scorso, ma certo il César gli darà nuova linfa. In ogni caso, è un'ottima occasione per parlarne ancora. La trama è avvincente, anche se in alcuni punti non originalissima. L'ex primo ministro britannico Adam Lang (dietro la cui figura in qualche modo potrebbe anche essere intravisto Tony Blair) vive più o meno in ritiro su di un'isola in America (il set è stato allestito a Martha's Vineyard, l'isola dei Kennedy, per così dire, ad undici chilometri dalle coste del Massachusetts, davvero lontana dal mondo reale), insieme alla consorte, alla sua segretaria e a una nutrita squadra di protezione. Alla minuscola comunità di aggiunge un giovane editor (Ewan McGregor), incaricato di riscrivere la sua autobiografia. Il ghost writer, del tutto ignorante in fatto di politica, va a sostituire un predecessore, scomparso (suicida?) cadendo da un traghetto in circostanze poco chiare. Non ci vuole molto per lo scrittore, per quanto ingenuo, a ...

Il mondo di Obama

Scritto da: il 19.08.10 — 8 Commenti
L'ultima brigata da combattimento statunitense sta abbandonando un Iraq in fiamme, dove la strage quotidiana miete ormai sistematicamente decine e decine di vittime. Gli Usa hanno scoperchiato un infernale vaso di Pandora con il repubblicano Bush jr e se ne vanno dal martoriato Paese mesopotanico con il democratico Obama, lasciando un cumulo di macerie e condizioni generali di vita ben peggiori di quelle, pur terribili, che vi erano durante il regime degli Hussein. Inflessibile Obama nel realizzare il suo progetto di disimpegno americano dai teatri caldi del mondo, divenuti incandescenti a causa delle cieche scelte del suo predecessore. Anche dall'Afghanistan - dove comunque, a differenza che in Iraq, la guerra di Bush ha avuto una sua ratio -  gli Usa andranno via. Del resto, i talebani stanno in ogni caso vincendo il lungo conflitto di logoramento, quindi per Washington è certo meglio tirarsi fuori il prima possibile da un pantano stile Vietnam. E che dire del sì del presidente democratico alla costruzione di una moschea a New York nei dintorni di Ground Zero? Barack Hussein Obama ha successivamente modificato il senso della sua iniziale dichiarazione, sostenendo - come un qualsiasi premier italiano! - d'essere stato frainteso, ma rimane come una rasoiata nei confronti delle vittime dell'Undici Settembre il suo appoggio ad un progetto assolutamente irrispettoso della memoria storica americana ed occidentale tout court. Il tutto mentre in America dall'inizio dell'anno ha appena chiuso la banca n. 110, chiaro segno che la crisi finanziaria, per arginare a quale Obama è stato preferito a John McCain, è tutt'altro che archiviata. Insomma, il mondo di Obama pare davvero essere abbastanza diverso da quel che sognavano le anime belle che lo hanno appoggiato a spada tratta durante la campagna elettorale. Ha un solo merito il presidente in carica: essere (quasi) di colore ed aver quindi seppellito l'idea oscena che ...

Nota sabatina/7

Scritto da: il 02.01.10 — 4 Commenti
Sostanzialmente 2 i fatti importanti della settimana che si conclude oggi, l'escalation della violenza di Stato in Iran e l'intensificarsi dell'allarme antiterrorismo nel globo intero. Ormai è chiaro che in Iran, come ho già scritto nel mio intervento sulle prospettive del 2010 appena iniziato, il regime degli ayatollah andrà via solo dopo un bagno di sangue. E purtroppo gli estremisti al potere a Teheran sono in grado di reggere a lungo, avendo a disposizione una trentennale struttura di potere difficile da scalfire. Difficile, ma non impossibile. Perché ormai è chiaro che la sete di democrazia degli iraniani, che in maggior parte sono giovani o giovanissimi, è semplicemente inarginabile. Quanto all'allarme gravissimo innescato dal fallito attentato islamista della note di Natale, è ovvio come questo sia giustificato. Le perverse menti di al-Qaeda stanno davvero raggiungendo alti livelli nella loro ricerca di sistemi che possano aggirare i controlli negli aeroporti. L'attacco sul volo Amsterdam-Detroit non è andato a buon segno per puro caso, ma ha evidenziato sia la fallacia del tipo di Intelligence che gli Usa si ostinano a privilegiare (ovvero l'Intelligence dei segnali elettronici a scapito di quella umana), sia l'immutata volontà dei folli islamisti di colpire l'Occidente, nonostante la scarsissima presa delle loro idee sulla stragrande maggioranza dei mussulmani. Insomma, se il nuovo millennio era stato aperto dall'imane tragedia dell'Undici Settembre, questi anni Dieci che cominciano si aprono con un "remind" di cui tenere assolutamente conto. La Guerra al Terrore di George Walker Bush ha (quasi del tutto) fallito ed il problema del terrorismo globale è ancora tutto da risolvere.

2009-2010: brutto bilancio, pessime prospettive

Scritto da: il 31.12.09 — 2 Commenti
L'anno che va a chiudersi è stato senza dubbio un pessimo anno. La crisi finanziaria esplosa a settembre 2008 è proseguita e, a mio avviso, i timidi cenni di ripresa che alcuni vedrebbero semplicemente non ci sono. L'economia reale è in forte affanno in tutto l'Occidente. E, cosa incredibile, i megamanager un po' ovunque hanno ricominciato a distribuirsi di nuovo bonus da capogiro, senza timore o vergogna. Insomma, per quanto il mio amato modello scandinavo testimoni il contrario, francamente l'idea che il Capitalismo sia irriformabile ogni tanto, credo comprensibilmente, fa capolino ... Il 2009 si conclude con un'allerta dovuta alla minaccia terroristica come non si riscontrava da anni. Il fallito attentato della vigilia di Natale sul volo Amsterdam-Detroit della Delta Airlines ha palesato nuove modalità di attacco di al-Qaeda ed urgono quindi delle contromosse, anche per ovviare all'ennesimo fallimento dell'Intelligence americana. Si è appena saputo, infatti, che sia dallo Yemen che dalla Nigeria erano state fornite informazioni dettagliate sull'eventualità di un attentato ad opera di un giovane nigeriano. Mesi fa, addirittura, il padre del  ragazzo, un ex ministro, disperato, aveva denunciato alla Cia le idee radicali del figlio. Nonostante simili indicazioni, però, Cia ed Fbi non hanno saputo prevenire l'attacco e solo per miracolo non si è verificata una strage. Segno che qualcosa ancora non è a posto nel meccanismo di difesa antiterroristica americano. Segno che la Sigint (Signals Intelligence) sta nuovamente prendendo il sopravvento sulla Humint (Human Intelligence), condizione, questa, che ha portato alla tragedia dell'Undici Settembre. Oltre alla progressiva nuova espansione del potere talebano in Afghanistan, dove le forze alleate perdono sempre più il controllo del territorio anche nella capitale Kabul, per anni unica area davvero pacificata del Paese, nel 2009 è da segnalare la rinascita dell'opposizione iraniana, a seguito delle farsesche elezioni presidenziali che hanno visto confermato quale Capo dello ...

Caso Van Jones: usque tandem, Barack?

Scritto da: il 09.09.09 — 2 Commenti
Lo scheletrino nell'armadio dello "zar" americano dell'Ambiente, Van Jones, dimessosi a seguito di alcune rivelazioni fatte dall'emittente conservatrice Fox News (la rete, di proprietà di Rupert Murdoch, che ha dimostrato come Jones abbia delle convinzioni eccentriche e complottistiche sui tragici eventi dell'Undici Settembre), palesa ancora una volta la scarsa capacità di Barack Obama di scegliere i suoi uomini. Ormai non si contano più gli errori fatti dal presidente democratico nel mettere insieme una squadra di governo che ha dovuto più volte cambiare per l'improponibilità di parecchi dei prescelti in prima battuta. Intendiamoci, per quanto a me non stiamo affatto simpatici gli ambientalisti, il green black Van Jones è un personaggio di altissimo profilo. Solo che è evidente come un uomo ai vertici dell'amministrazione dello Stato non possa avere tanta sfiducia nel medesimo da ritenerlo coinvolto nella più grande tragedia nella storia della Nazione americana. Insomma, presidente Obama, usque tandem continuerà con simili errori di giudizio? [caption id="attachment_5823" align="aligncenter" width="321" caption="Van Jones"][/caption]

«È il momento di un nuovo inizio»: il discorso di Obama al Cairo

Scritto da: il 05.06.09 — 0 Commenti
Sono onorato di essere nell'antichis­sima città del Cairo, ospite di due illu­stri istituzioni. Da circa mille anni al-Azhar rappresenta un faro di cultu­ra islamica e da più di un secolo l'Uni­versità del Cairo è fonte e stimolo di progresso per tutto l'Egitto. Insieme, queste due istitu­zioni incarnano un perfetto sodalizio tra sviluppo e tra­dizione. Vi ringrazio per la vostra ospitalità  e per l'accoglienza ricevuta dal popolo egiziano. E sono altresì orgoglioso d'essere latore di un messaggio di buona volon­tà da parte dell'intero popolo americano e di un saluto di pace da parte delle comunità musulmane del mio Pae­se: Assalaamu alaykum! (Che la pace sia con voi). Il nostro incontro cade in un periodo di tensione tra gli Stati Uniti ed i musulmani del mondo intero, una tensione generata da forze storiche che travalicano l'attuale dibattito poli­tico. Le relazioni tra l'Islam e l'Occidente si fondano su secoli di coesistenza e cooperazione, ma anche su conflitti e guerre di religione. In tem­pi recenti, le tensioni sono state provocate dal colonialismo, che ha negato diritti del tutto legittimi ed op­portunità di crescita a molti musulmani, e dalla Guerra Fredda, nel corso della quale i Paesi a maggioranza musulmana fin troppo spesso sono stati utilizzati alle stregua di pedine, senza tenere con­to delle loro aspirazioni. Inoltre, i cambiamen­ti profondi avviati dalla modernizzazione e dal­la globalizzazione hanno spinto non pochi mu­sulmani a vedere nell'Occidente un nemico delle tradizioni dell'Islam. La violenza estremista ha sfruttato a suo favore proprio queste tensioni all'interno di piccole ma potenti mi­noranze musulmane. Gli attacchi dell'11 set­tembre 2001 e le ripetute azioni sanguino­se di questi estremisti contro le popolazioni civili hanno spinto una parte del mio Paese a considerare l'Islam come inesorabilmente osti­le non soltanto all'America e ai Paesi occidentali, ma anche ai diritti umani. Da qui sono emerse nuove paure e nuove diffidenze. Ma fintanto che i nostri rapporti saranno fonda­ti su divergenze, daremo ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | Hosted by MediaTemple