Tutti gli articoli su UniCredit

Investire in derivati per proteggersi dal rischio Btp?

Scritto da: il 12.12.11 — 1 Commento
Le banche estere fuggono via dai Btp. Quelle italiane per ora sembra di no, ma cercano di coprire i rischi della massiccia presenza di titoli di Stato "nostrani" nei propri portafogli. Come? Teniamoci forte: per la European Banking Authority (Eba), che in merito ha condotto specifici stress test (sulla cui reale utilità i dubbi sono fondati), Intesa Sanpaolo ed Unicredit avrebbero raddoppiato la protezione sui titoli di Stato italiani con derivati per oltre un miliardo netto di euro ognuna. Insomma, per difendersi dal remoto rischio sui solidi titoli italiani le due più grosse banche del nostro Paese acquisiscono derivati, ossia lo strumento finanziario per antonomasia più pericoloso in circolazione. È o non è una follia? Sarà o non sarà che gli alchimisti della finanza globale davvero hanno capito poco o nulla di quello che è successo dal 2008 in avanti? Ancora con i derivati giocano? E con motivazioni così assurde? Di fronte a simili scelte davvero si è sempre più senza parole ...

Crisi, per uscirne occorre mettere l’uomo giusto al posto giusto a tutti i livelli

Scritto da: il 01.11.11 — 0 Commenti
Anche oggi i mercati internazionali hanno perso terreno in maniera considerevole. Ha dominato l'effetto Grecia in tutta l'eurozona, con la Borsa di Milano sprofondata (ha ceduto il 6.8%, una delle peggiori sedute dal tracollo della Lehmann Broters nel settembre del 2008, pari a 22 miliardi di euro bruciati) e con Parigi e Francoforte che hanno perso rispettivamente il 5.38% ed il 5%. Spread Btp-Bund a 459, ma sotto pressione anche i titoli bancari, con Unicredit e Intesa-San Paolo a lungo sospesi per eccesso di ribasso (alla fine, -14.22% per UniCredit e -15.65% per Intesa). Insomma, è stato l'ennesimo giorno di (ormai) ordinaria follia sui mercati. È utile chiedersi ancora perché? Posto che la responsabilità di quanto sta accadendo non è possibile addossarla per intero alla speculazione internazionale (che ha un suo ruolo sì, ma entro certi limiti), è evidente come la situazione corrente sia l'esito di una serie di concause. Probabilmente, oltre 20'anni dopo il crollo del cosiddetto socialismo reale, il capitalismo è anch'esso a fine ciclo. Il che sta accadendo anche - coincidenza terribile - in un momento di leadership nazionali e globali non all'altezza della situazione. Obama non è Clinton, Sarkozy non è Mitterrand, Berlusconi non è Spadolini, la Merkel non è Kohl, Barroso non è Delors. Bisogna prenderne atto. Ovvio che ormai i problemi delle città italiane sono irrisolvibili se non a livello centrale a Roma, così come i problemi italiani sono irrisolvibili se non a livello centrale a Bruxelles e quelli europei sono irrisolvibili se non a livello globale. Detto questo, è chiaro che il nostro Paese, lo scrivo da mesi e mesi, paga sempre più una crisi di credibilità senza precedenti per l'Italia repubblicana. Ma non è che Europa ed Usa stiano poi tanto meglio. Ad esempio, vien da chiedersi che senso abbia aver istituito la figura di ...

Libia, Profumo di svarione epocale

Scritto da: il 23.02.11 — 2 Commenti
Con il senno di poi, le perplessità di Dieter Rampl, presidente di UniCredit, sulle "relazioni pericolose" che l'ex amministratore delegato Alessandro Profumo manteneva con la Libia del colonnello Gheddafi risultano oggi più che fondate. Rampl voleva vederci chiaro in questo rapporto privilegiato con i libici, che non lo convinceva del tutto. Pare avesse ragione da vendere. Ora oltre il 7% della megabanca italiana (a metà settembre 2010, la Lia - Libyan Investment Authority - aveva portato al 2.594% la sua quota, da aggiungere, secondo il prospetto della Consob, al 4.613 % della Central Bank of Libya per un totale del 7.207%) si trova in mani libiche e qualche domanda sul futuro è bene cominciare a porsela. La Libia rimane un Paese ricchissimo di petrolio ed i suoi fondi d'investimento certo non tracolleranno. Ma il caos odierno ed una probabile transizione traumatica ad un nuovo regime (e di che tipo?) qualche ombra la gettano su piazza Cordusio. In ogni caso, il momento di oggettiva preoccupazione che sta vivendo UniCredit a causa dello "svarione" libico, diciamo così, dà oggi ragione a chi sosteneva che Profumo da tempo non stesse più  indovinando una scelta strategica. Ma mentre lui si gode la sua buonuscita di platino, le preoccupazioni sono tutte degli azionisti della banca. Soprattutto di quelli piccoli. Profetica vignetta di Vukic datata 21 settembre 2010, appena dopo la rottura del rapporto fra Alessandro Profumo ed UniCredit

Quel che resta dell’Irfis

Scritto da: il 30.10.10 — 2 Commenti
Raggiunto accordo fra Regione Siciliana e UniCredit per declassare la storica banca a semplice finanziaria, smembrarla ed abbattere il capitale sociale del 90%. La differenza? Circa 90 milioni di euro saranno divisi fra i soci Il risiko bancario che ha scombussolato alle fondamenta il panorama degli istituti di credito italiani ha già mutato parecchio anche il volto del settore nella nostra Isola. Dal primo di novembre infatti scomparirà il Banco di Sicilia, assorbito dal cosiddetto “bancone”, il mega istituto targato UniCredit nel quale sono state risucchiate realtà storiche territoriali di assoluta importanza come la Banca di Roma e, appunto, il BdS. Ora in Sicilia è arrivato il momento di affrontare il nodo Irfis, cosa che Palazzo d'Orléans e la capogruppo stanno cominciando a fare. L'Irfis è una banca al momento posseduta al 76% dal Banco di Sicilia, al 21% dalla Regione Siciliana ed al 3% da un pool di banche varie. Ora, UniCredit non ha bisogno di un istituto come l'Irfis perché sarebbe un doppione, tanto che già nel 2007 ha tentato di venderlo alla Banca Popolare di Vicenza (da cui dipende Banca Nuova), ma a fine 2008 la Banca d'Italia ha negato l'autorizzazione, vanificando l'accordo raggiunto. A questo punto, la risoluzione della vicenda deve necessariamente passare per Palermo. E qualche giorno fa è stata infatti siglata dalla Regione Siciliana e da UniCredit una lettera di intenti per la riorganizzazione delle attività dell'Irfis che prevede, al termine del complesso processo di trasformazione dell'istituto, il passaggio del controllo più o meno totale del suo pacchetto azionario alla Regione. Indubbiamente si tratta di una operazione di ingegneria finanziaria di altissimo livello, condotta da numerosi registi, pare anche con un ruolo di rilievo dell'assessore regionale al Bilancio Gaetano Armao. Quattro gli step fondamentali della mutazione genetica, per così dire, dell'Irfis. Analizziamoli. 1) La trasformazione, con decisione del ...

“Il ricambio generazionale nelle imprese in Sicilia”, domani un convegno a Ragusa

Scritto da: il 06.11.09 — 0 Commenti
Nel sistema delle imprese siciliane, gradatamente formatosi a partire dagli anni Sessanta, è in atto il primo vero ricambio generazionale, un processo che, sovente, evidenzia il contrasto fra le differenti generazioni e le criticità nelle rispettive scelte gestionali e patrimoniali. Il confronto è reso assai difficile, fra l’altro, dalle diverse condizioni del fare impresa evolutesi in Sicilia in quest’ultimo mezzo secolo. Negli Stati di lingua inglese, ma anche in alcune aree del nostro Paese in cui il sistema delle imprese ha cominciato a svilupparsi già dalla seconda metà dell’800, la tematica del ricambio generazionale ha prodotto specifici istituti, quali il trust ed il patto di famiglia. Il convegno Il ricambio generazionale nelle imprese in Sicilia. Le criticità nella gestione e nel patrimonio (organizzato dalla Direzione Commerciale Sicilia Sud del Banco di Sicilia in collaborazione con le associazioni provinciali iblee di Confindustria, Confcommercio, Confesercenti e Cna, nonché con l’Ordine dei Dottori Commercialisti di Ragusa) si prefigge quindi lo scopo di sistematizzare la problematica del ricambio generazionale, verificare se taluni istituti - quali, appunto, il trust ed il patto di famiglia - siano applicabili nel panorama delle imprese siciliane e proporre gli eventuali rimedi coerenti. [caption id="attachment_6469" align="aligncenter" width="350" caption="William Hogarth, Il contratto di matrimonio, 1743"][/caption] Ragusa 7 novembre 2009 Ore 09.00-13.00 Sala degli Archi Poggio del Sole Resort S.P. Ragusa-Marina di Ragusa Km. 5,7 Programma: Ore 09.00 Saluti: Nello Dipasquale Sindaco di Ragusa Giovanni Francesco Antoci Presidente della Provincia Regionale di Ragusa Giuseppe Tumino Presidente della CCIAA di Ragusa Ore 10.00 Presentazione del convegno: Gregorio Squadrito Direttore della Direzione Commerciale Sicilia Sud del Banco di Sicilia Ore 10.15 Interventi Rosario Faraci Ordinario Facoltà di Economia - Università di Catania "Il ricambio generazionale nelle imprese a conduzione familiare" Daniele Manenti Presidente dell'Ordine dei Dottori Commercialisti della Provincia di Ragusa “Strumenti di pianificazione: il trust ed il patto di famiglia" Antonio Pogliese Economista “Il passaggio generazionale nelle imprese siciliane” Ore 11.20 Testimonianze di imprenditori locali Ore 11.50 Dibattito Ore 12.30 Interventi conclusivi Coordina: Carlo Lo Re Giornalista di “Milano Finanza Sicilia”

La crisi di General Motors come quella di Citigroup, un’occasione per riflettere sulla “mergermania”

Scritto da: il 28.05.09 — 7 Commenti
Secondo Bloomberg, il gigante automobilistico statunitense General Motors potrebbe far ricorso alla procedura di amministrazione controllata già da lunedì prossimo e quindi vendere la maggior parte dei suoi asset alla nuova società che dovrebbe nascere dalla procedura fallimentare. La casa automobilistica riceverà i fondi di finanziamento dal Tesoro Usa. Nel mentre sarà impegnata nella cessione degli asset alla nuova Gm, che sarà a sua volta controllata dal governo americano. Il piano è nei documenti presentati all'autorità di controllo dei mercati Usa, la Sec. Il tracollo di GM ricorda molto da vicino la profondissima crisi che qualche mese fa colpì il colosso più colosso di tutti, Citigroup, la megabanca americana che a novembre annunciò la necessità di tagliare altri 52 mila posti di lavoro, oltre i 23 mila già tagliati qualche mese prima, e nonostante questo rischiò ugualmente di fallire. Sei mesi fa solo le perdite derivanti dalla crisi dei mutui immobiliari e del credito al consumo superarono i 50 miliardi di dollari ed il calo in Borsa in una settimana toccò il 60% (72% nel mese di novembre), facendo precipitare il titolo sotto i 4 dollari ad azione contro i 55 dell'anno prima. È oltremodo evidente come ai problemi comuni di questa congiuntura terribile per tutti si era aggiunto per Citigroup l'aggravante di una struttura elefantiaca sempre meno giustificabile. Tant'è che si è ragionato e si ragiona nell'ordine di 75 mila licenziamenti senza temere contraccolpi in termini di funzionalità. Il che vuol palesemente dire che la burocrazia è tanta dentro il gigante newyorkese e di molti funzionari si può anche fare a meno. La crisi di General Motors o Citigroup può quindi essere letta anche quale crisi di quel modello di sviluppo (bancario ma non solo, come appunto dimostra il caso GM) che ha puntato a dimensioni ipertrofiche trovandosi ora drammaticamente impantanato. Insomma, occorre una volta per tutte dire chiaro e tondo che ...

Le singolari pressioni su Trichet da parte di alcune banche europee

Scritto da: il 24.01.09 — 4 Commenti
Quando non si ha proprio il senso della misura, verrebbe da dire. Un nutrito gruppo di banche europee (per la precisione Unicredit, Intesa-San Paolo, Société Générale, Erste Bank, Bayern Landes Bank, Kbg, Hbg Eurobank e Swedbank) ha richiesto alla Banca Centrale Europea dei prestiti su  alcuni titoli di Paesi dell'Est Europa (Serbia, Bosnia Erzegovina ed Ucraina, che non fanno parte dell'Unione) inerenti delle loro filiali. A puntello della strana richiesta, il gruppo di banche ha fatto notare come recentemente l'Ungheria (che non fa parte dell'area euro, ma che comunque, particolare che sfugge loro, almeno fa parte dell'Unione ed è candidata ad adottare la moneta unica in tempi non lunghissimi) ha ricevuto un certo sostegno dalla Bce, che starebbe studiando il modo di estenderlo anche alla Polonia (nella stessa identita situazione della repubblica magiara). Che della banche dell'area euro chiedano interventi della Bce per sostenere banche di Paesi che al momento nulla hanno a che vedere con l'Unione Europea è davvero una di quelle provocazioni incomprensibili che spesso e volentieri il mondo dell'alta finanza. Ma come si può chiedere alla Bce di impegnarsi in territori sui quali non ha e non può avere nessun controllo? Già è grottesco che governi e banche centrali si precipitino a salvare le banche in difficoltà invece che le famiglie con i conti in rosso. Ci mancherebbe solo che Jean-Claude Trichet intervenisse a sostegno di banche extra Ue solo per fare un favore alle banche Ue che hanno specifici interessi da salvaguardare ai quattro angoli del mondo ... Jean-Claude Trichet al World Economic Forum di Davos 2008

Ancora sul crollo Fiat in Borsa

Scritto da: il 24.01.09 — 8 Commenti
Nella settimana borsistica che si è chiusa ieri la Fiat ha perso più del 22% del suo valore, bruciando oltre un miliardo di euro di capitalizzazione. Gli analisti, comunque, hanno promosso i conti 2008 presentati giovedì dal cda, ma certo guardano con qualche perplessità al 2009. I timori per il debito (5.9 miliardi di euro), nonostante il pronto intervento di un pool di banche (Intesa-San Paolo e UniCredit in prima fila), fa prevedere ulteriori ribassi sul titolo, ormai al di sotto dei 4 euro. C'è anche da dire che, dopo l'allarme di Moody's, Standard and Poor's ha messo il rating della Fiat sotto controllo. In che non è mai un buon segnale. In tale contesto, diviene fondamentale per Sergio Marchionne (che dopo anni di elogi sperticati comincia ad incassare anche qualche critica) l'appuntamento di martedì con Silvio Berlusconi. I due si vedranno per studiare una soluzione al difficile momento della casa torinese. C'è da scommeterci che toccherà come sempre agli italiani mettere mano al portafogli per aiutare la Fiat, ma, del resto, se lo si è fatto in anni di gestione davvero poco accorta, perché non lo si dovrebbe fare ora che al timone, pardon, al volante del Lingotto c'è un manager eccezionale come Marchionne? Ed ancora, se si è voluto salvare a tutti i costi un carrozzone inutile come Alitalia perché mai non tendere la mano ad un'azienda che è pur sempre uno dei vanti della nostra nazione? Nella speranza che si concretizzi quanto prima il rumor che la vorrebbe in trattative per una fusione con la francese Peugeot. Dopo quello con Chrysler sarebbe un colpaccio davvero storico ... Sergio Marchionne
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | Hosted by MediaTemple