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Sebbene con qualche sospetto di brogli, Victor Yanukovic era stato eletto presidente ucraino sul finire del 2004. Ma la cosiddetta “rivoluzione arancione”, finanziata da George Soros, da Washington e (sic!) da Tbilisi aveva cancellato l'esito di quel voto, consegnando il Paese al filo-occidentale Viktor Yuscenko.
Negli anni, come era a mio avviso nelle premesse, il doppio sistema di potere "liberale" di Yuscenko e della premier Yulia Timoshenko non ha portato per nulla benefici all'Ucraina, conducendo il Paese a numerose crisi con la Russia, nonché sull'orlo del default.
Ora, pur con un risicato 50% dei voti, ottenuto proprio contro la Timoshenko, Yanukovic, a più di 5 anni di distanza dalla sua prima reale vittoria, arriva alla guida dell’Ucraina. Classe 1950, il nuovo presidente è ingegnere ed economista. Leader del “Partito delle regioni”, è nato a Yenakiieve, nel profondo Est del Paese, ed è un convinto ortodosso. Nonché un convinto amico di Mosca.
Yanukovic eredita una Ucraina a pezzi, sull'orlo del disastro. Gli "arancioni", forti dell'ingenuo sostegno occidentale, ne hanno fatto un sol boccone. Vedremo se il potente alleato russo vorrà contribuire a risollevarne le sorti. In Europa converrebbe a tutti.
Ormai è una vera e propria spy story quella che ruota attorno ad Antonio Di Pietro. La sua foto seduto a tavola accanto a Bruno Contrada (appena 9 giorni prima del clamoroso arresto per mafia di quest'ultimo) di fatto potrebbe anche non voler dire proprio nulla, ma le ipotesi in merito ormai si rincorrono. Segnalo due interessanti ricostruzioni della vicenda, quella di Felice Cavallaro sul Corriere della Sera di ieri e quella odierna a firma Orpheus sul quotidiano on line il legno storto. Sul Corsera di oggi vi è poi una intervista a Di Pietro in cui il leader dell'Idv spiega a Felice Cavallaro la sua posizione.
Sulla vicenda Di Pietro/Cia ricordo una cosa ben precisa. Nel 1992 ero fuoriuscito da un anno scarso da Comunione e Liberazione, il movimento cattolico nel quale avevo militato per circa 7 anni, ma, per credo comprensibili motivi affettivi, ero rimasto assai vicino all'ambiente degli universitari ciellini di Bologna, nel quale avevo tutti i miei amici.
L'esplosione di Tangentopoli fu uno choc per il Movimento, soprattutto al Centro Nord, e le reazioni della galassia ciellina non sempre furono lucidissime. Fra le varie voci che circolavano allora a Cl, una mi sembrava di pura fantapolitica, ma oggi è da rileggere con estrema attenzione, quanto meno perché risulta essere la primissima ipotesi di una ricostruzione che a distanza di quasi 20'anni sta sempre più emergendo con una certa forza mediatica.
L'azione di Antonio Di Pietro e, più in generale, l'intera operazione Mani Pulite, in quei giorni erano lette dentro Cl (anche) come un tentativo da parte americana di riassestare gli equilibri politici italiani e renderli più consoni alle esigenze geopolitiche Usa post '89. Il ragionamento era questo: per quasi 50'anni la Democrazia Cristiana e la Chiesa cattolica sono state per Washington un alleato prezioso. Ora, nel mondo nuovo successivo ...
Dopo qualche annuncio successivamente ritirato, sembra proprio che stavolta gli Stati Uniti siano intenzionati a trasferire un consistente fornitura di armi a Taiwan al fine di migliorarne la capacità difensiva e supportare l'equilibrio nella zona. Washington venderà quindi armamenti a Taipei per 6.4 miliardi di dollari.
Com'è ovvio, immediata è stata la reazione della Cina, che ha espresso «indignazione» per l'iniziativa della Casa Bianca, sottolineando come la decisione di Barack Obama «avrà un grave impatto negativo» nei rapporti fra i due colossi.
Gli armamenti che giungeranno a Taiwan sono degli elicotteri Blackhawk UH-60, dei missili Patriot a capacità avanzata (PAC-3), nonché altro materiale bellico di nuovissima generazione con precise funzioni di sorverglianza e di controllo.
Sulla decisione del presidente Obama potrebbe aver influito il quasi scontro di qualche giorno fa tra Pechino e Taipei di cui si è saputo soltato oggi. Mercoledì 27, infatti, un sottomarino cinese sarebbe entrato nelle acque territoriali taiwanesi, tornando però immediatamente indietro dopo l'uscita in mare aperto delle navi da guerra dell'Isola.
La presenza del sottomarino della RepPop, che si trovava 24 miglia a sud dal porto di Kaohsiung, è stata casualmente rilevata da elicotteri taiwanesi durante una esercitazione di routine.
Il devastante terremoto che ha colpito Haiti martedì 12 è uno di quegli eventi che per giorni oscurano tutte le altre notizie. Si tratta di una ecatombe che come numero di vittime alla fine potrebbe anche sfiorare quello di 291mila dell'epocale tsunami asiatico del 26 dicembre 2004. Al momento i morti accertati nell'isola caraibica sono 70mila, ma i dispersi sono centinaia di migliaia e l'opera di sgombero delle macerie è ancora agli inizi.
Com'è comprensibile - ma non del tutto, sia chiaro - il caos e la violenza impazzano nel Paese, i cui vertici si sono sì casualmente salvati, nonostante il crollo di tutti i palazzi istituzionali, ma senza avere grosse possibilità di controllare gli eventi.
Gli Stati Uniti hanno subito inviato soccorsi massicci, così pure tante altri nazioni ricche. Si segnala per originalità la generosa proposta del Senegal, che si è detto disposto a cedere una parte del suo territorio per ospitare i superstiti e favorire così il loro ritorno nell'originaria Africa. Proposta romantica, ma certo non molto realistica.
Poco utile su di un simile accadimento avanzare analisi politiche, ma se c'è qualcosa che il terremoto di Haiti ha evidenziato è la fragilità dell'intera area. Fragilissima, oltre che poverissima la Repubblica di Haiti. Ma fragile anche la posizione degli Stati Uniti, che non sono mai riusciti a fare davvero ordine nel cosiddetto "cortile di casa". Un focolaio di endemica povertà e (in questo caso sì) consequenziale violenza che da Washington non sono stati in grado di tenere sotto controllo, consentendo che a poco dalle proprie coste vi fosse una No Man's Land di rara pericolosità.
L'anno che va a chiudersi è stato senza dubbio un pessimo anno. La crisi finanziaria esplosa a settembre 2008 è proseguita e, a mio avviso, i timidi cenni di ripresa che alcuni vedrebbero semplicemente non ci sono. L'economia reale è in forte affanno in tutto l'Occidente. E, cosa incredibile, i megamanager un po' ovunque hanno ricominciato a distribuirsi di nuovo bonus da capogiro, senza timore o vergogna. Insomma, per quanto il mio amato modello scandinavo testimoni il contrario, francamente l'idea che il Capitalismo sia irriformabile ogni tanto, credo comprensibilmente, fa capolino ...
Il 2009 si conclude con un'allerta dovuta alla minaccia terroristica come non si riscontrava da anni. Il fallito attentato della vigilia di Natale sul volo Amsterdam-Detroit della Delta Airlines ha palesato nuove modalità di attacco di al-Qaeda ed urgono quindi delle contromosse, anche per ovviare all'ennesimo fallimento dell'Intelligence americana. Si è appena saputo, infatti, che sia dallo Yemen che dalla Nigeria erano state fornite informazioni dettagliate sull'eventualità di un attentato ad opera di un giovane nigeriano. Mesi fa, addirittura, il padre del ragazzo, un ex ministro, disperato, aveva denunciato alla Cia le idee radicali del figlio.
Nonostante simili indicazioni, però, Cia ed Fbi non hanno saputo prevenire l'attacco e solo per miracolo non si è verificata una strage. Segno che qualcosa ancora non è a posto nel meccanismo di difesa antiterroristica americano. Segno che la Sigint (Signals Intelligence) sta nuovamente prendendo il sopravvento sulla Humint (Human Intelligence), condizione, questa, che ha portato alla tragedia dell'Undici Settembre.
Oltre alla progressiva nuova espansione del potere talebano in Afghanistan, dove le forze alleate perdono sempre più il controllo del territorio anche nella capitale Kabul, per anni unica area davvero pacificata del Paese, nel 2009 è da segnalare la rinascita dell'opposizione iraniana, a seguito delle farsesche elezioni presidenziali che hanno visto confermato quale Capo dello ...
Proseguendo nell'escalation di provocazioni che da anni ormai caratterizza la sua politica estera, l'Iran ha sperimentato - parrebbe con successo, secondo la sua tv di Stato - una versione aggiornata del missile Sejil-2.
Durante la precedente esercitazione, a settembre, era stato trionfalmente annunciato il lancio di una versione del Sejil - a due stadi ed alimentato con carburante solido - con una gittata di 2.000 chilometri.
Il Sejil-2 è quindi in grado, come un altro vettore iraniano, lo Shahab-3, versione riveduta e corretta di un missile nordcoerano, di giungere in Israele.
Si attendono a questo punto le reazioni di Gerusalemme e Washington, che non potranno non prendere seri provvedimenti. Perché la priorità, sia chiaro, dev'essere la protezione dello Stato Ebraico.
«Il segreto è come si muore. Fin dal principio dei tempi, il segreto è sempre stato come si muore».
Venerdì 23, ossia fra una settimana, è prevista l'uscita in Italia, per i tipi della Mondadori, dell'ultima fatica di Dan Brown, Il simbolo perduto, tradotto da un pool di ben 5 specialiste (speriamo bene, perché con simili operazioni la velocità in genere va a discapito della qualità stilistica, anche se da una prima rapida lettura la scorrevolezza sembra salvaguardata).
Oggi il Corriere della Sera pubblica in anteprima esclusiva il prologo ed il primo capitolo del romanzo, che vede ancora una volta protagonista l'esperto di esoterismo Robert Langdon (al cinema interpretato da Tom Hanks).
Al centro del plot di Brown, assolutamente "giallo", stavolta c'è la Massoneria. Sullo sfondo una Washington sommamente esoterica di cui Langdon deve decifrare i tanti simboli «che i padri fondatori hanno nascosto tra le architetture della città».
Considerato il successo epocale dei precedenti lavori di Brown, Il simbolo perduto si prefigura come il "must" di Natale e di tutto il 2010.
Sia Il codice da Vinci che Angeli e Demoni sono stati accompagnati da vivaci polemiche da parte della Chiesa cattolica. Il simbolo perduto, di contro, rischia di attirare sull'ormai ricchissimo autore qualche antipatia da parte massonica. Ma non è poi detto, perché il romanzo in ogni caso diverrà a breve un megaspot globale per la millenaria istituzione. E, fatto salvo il diritto di critica di ognuno, a pubblicità (planetaria) donata non è mica bene guardare in bocca ...
[caption id="attachment_6252" align="aligncenter" width="350" caption="Washington, il Campidoglio"][/caption]
Ho appena finito di leggere questo incredibile romanzo, di difficile classificazione, ma di sicura genialità.
Tecnicamente Il sindacato dei poliziotti hiddish, dello scrittore di Washington (anche se vive a Berkeley, in California) Michael Chabon, è un hard-boiled in cui il protagonista non è però un detective privato, ma un poliziotto del distretto di Sitka, in Alaska. Un Alaska scenario di un intreccio fantapolitico davvero riuscito, con uno Stato di Israele che dopo essere stato costituito in Palestina, nel 1948 viene distrutto dagli Stati arabi, con i superstiti costretti a riparare fra i ghiacci del Nord America, dati loro in concessione per cinquant'anni.
Sullo sfondo di una travagliata restituzione agli Usa delle terre detenute per mezzo secolo, si dipana l'inchiesta per omicidio di alcuni detective decisi a fare al meglio il loro mestiere fino all'ultimo.
Quanto al cadavere, questo si scopre appartenere ad un singolare giovane ebreo dalla doti sorprendenti. Attorno alla sua morte ruota un mistero il cui progressivo dipanarsi lascerà di stucco il lettore.
Disincantato, ironico, irriverente, il libro è anche un viaggio di una certa utilità all'interno del blindatissimo mondo dell'ebraismo ultraortodosso.
A poco a poco lo yuan (o renmimbi che dir si voglia) sta cominciando a divenire una valuta seria di riserva mondiale. Molti scambi commerciali, come con il Brasile, ad esempio, sono ormai effettuati nelle rispettive valute. Lo stesso sta accadendo per i rapporti economici della Rep Pop con Indonesia, Corea del Sud, Argentina, Bielorussia, Malaysia e Hong Kong.
Per carità, ancora si tratta di poca cosa, ma il trend che i postmaoisti intendono seguire è chiaro.
Del resto, Pechino detiene T-bond americani per 768 miliardi di dollari ed è preoccupatissima per l'ormai prolungata fase di debolezza della valuta statunitense. Ovvio che tenti di sganciarsi dai destini monetari di Washington.
Insomma, nel prossimo futuro prepariamoci ad una quarta valuta forte protagonista sui mercati internazionali. Dopo euro, dollaro e yen, lo yuan-renmimbi. E prima o poi, stiamone certi, anche rublo russo e real brasiliano acquisteranno peso. Tutto a discapito del dollaro.
Finalmente gli Stati Uniti si sono accorti, o almeno lo hanno pubblicamente ammesso, di quel che da anni ormai è di assoluta evidenza: il Pakistan rischia di avere una guida islamista, che gestirebbe anche l'arsenale atomico del Paese.
Le allarmate dichiarazioni di stanotte della Rodham Clinton arrivano tardi, quindi. Ora che l'unico vero baluardo contro la follia fondamentalista ha fatto i bagagli ed è andato in pensione (almeno ufficialmente). Ossia l'ex generale Pervez Musharraf, che nella sua lotta all'Islam radicale dentro i confini pakistani è stato lasciato solo da tutti, specie da Washington, che non lo ha supportato come avrebbe dovuto fare.
Ora il Pakistan ha una guida debole e davvero potrebbe in ogni momento cadere nelle mani degli integralisti. Meno male che il Pentagono, i cui generali sono talvolta più lungimiranti dei politici del Congresso, da un decennio almeno hanno dei piani di pronto intervento per cercare di prendere possesso delle testate atomiche pakistane nel caso di un malaugurato regime change fondamentalista a Islamabad. In ogni caso, più facile e dirsi che a farsi ...
Mappa dei siti atomici pakistani
Davvero uno dei pochi (ed anche tardivi) successi diplomatici di Bush jr sta sfumando sempre più ogni giorno che passa. La Corea del Nord ha infatti ufficialmente chiesto a quella del Sud di non partecipare ad una iniziativa voluta dagli Stati Uniti contro il traffico d'armi internazionale (una grande fonte di introiti per Pyongyang). L'adesione alla strategia di Washington sarebbe infatti considerata alla stregua di una dichiarazione di guerra.
Dopo il lancio di un missile balistico il 5 aprile e l'espulsione degli ispettori dell'Aiea (Atomic International Energy Agency), arriva quindi un'altra grave provocazione da parte del regime veterostalinista nordcoreano.
Il presidente Usa Barack Obama sta stendendo la mano (peraltro senza grossi risultati) a molti nemici dell'Occidente. Lo farà anche con Pyongyang? Dopo la sonora presa in giro subita dal suo predecessore sarebbe francamente meglio una massiccia dose di cautela nei rapporti con i nordcoreani.
Con i soliti tempi biblici delle Nazioni Unite, è giunta finalmente una dura condanna del test missilistico effettuato dalla Corea del Nord il 5 aprile scorso. In ogni caso, nessuna sanzione dall'Onu.
Nel frattempo, per un vero e proprio caso, un satellite americano ha fotografato da 500 chilometri d'altezza le immagini del lancio del missile, lungo 36 metri, un Taepodong-2/Unha-2.
Le foto vengono dal satellite commericale DigitalGlobe Worldview-1 e sono state subito pubblicate dall'Institute for Science and International Security di Washington (ISIS) e dal sito web GlobalSecurity.org.
Il missile nordcoreano Taepodong-2/Unha-2 lanciato il 5 aprile 2009 (foto satellitare tratta da www.globalsecurity.org)
Si avvicina il momento del lancio, previsto fra il 4 e l'8 aprile, del satellite nordcoreano che sta minando la stabilità dell'area. La Corea del Nord ha infatti minacciato oggi rappresaglie eventuali contro Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud nel caso in cui il proprio satellite, che per Tokio e Seul potrebbe anche essere un missile balistico da testare, venisse intercettato, ossia abbattuto, dai molti sistemi di difesa dislocati della zona.
L'"avvertimento" nordcoreano è stato diffuso dall'agenzia stampa di Stato, in pratica la voce del regime vetero-stalinista, Kcna, che come fonte ha citato un anonimo alto esponente dell'Armata del Popolo di Pyongyang.
Raggio d'azione del missile nordcoreano Taepodong 2 (fonte "Jane's Intelligence Review" e "Global Security.org")