Tutti gli articoli su White House

Il miracolato della Storia. Vita di Gerald Ford, “presidente per caso”, ma mica male

Scritto da: il 14.07.13 — 0 Commenti
Oggi sono 100 anni dalla nascita di Gerald Ford, personaggio storico a mio avviso di rilievo, giunto alla Casa Bianca dopo una serie di coincidenze strane, ma anche significative, per dirla con Giorgio Galli. Ho pensato di riproporre nel mio blog un articolo scritto anni fa per ricostruire il suo singolare percorso. La battuta per la quale è stato messo per anni alla berlina oggettivamente non fu delle più riuscite, lo ammettiamo, ma in qualche modo evidenziava la modestia dell’uomo: «sono una Ford, non una Lincoln». Intendeva con ciò sottolineare d’essere una persona semplice, al pari della più che popolare automobile della casa di Detroit. Non venne capito. E passò alla Storia come un terribile gaffeur. Di certo giunse alla presidenza per tutta una serie di fortunate circostanze davvero difficili da concepirsi. Ford era il leader della minoranza repubblicana alla Camera dei Rappresentanti quando avvenne l’imponderabile. In un simbolico preludio di quel che sarebbe accaduto nemmeno un anno dopo al principale inquilino della Casa Bianca, il 10 ottobre 1973 il vicepresidente Spiro Agnew fu costretto a dimettersi, pressato da pesanti accuse di evasione fiscale. Grazie al venticinquesimo emendamento alla Costituzione, introdotto nel 1965, Gerald Ford venne quindi scelto da Nixon come nuovo vicepresidente. Con Nixon, il deputato del Michigan aveva sempre avuti dei rapporti sereni, avendone prima sostenuto tutte le scelte belliche, quali i blitz in Laos ed in Cambogia, i bombardamenti sul Vietnam del Nord e, successivamente, gli sforzi diplomatici per giungere ad un dignitoso accordo di pace. Ad onor del vero, quando Agnew si dimise, Nixon in prima battuta pensò di sostituirlo con il democratico John Connally, ma venne poi persuaso a scegliere Gerald Ford, opzione certo più accettabile dall’establishment repubblicano. Sarebbe bastato questo inaudito colpo di fortuna a coronare una carriera politica tutto sommato in chiaroscuro. Ma il Destino era ancora ...

Romney, spuntano dei conti alle Cayman

Scritto da: il 19.01.12 — 2 Commenti
Brutto colpo all'immagine del favorito tra i repubblicani per la sfida a Barack Obama di novembre. Mitt Romney, questo è lo scoop dell'Abc, alle Cayman ha dei conti correnti, con depositi per oltre 10 milioni di dollari. Tutto legale, per carità, ma la notizia negli Usa non è piaciuta affatto. Non si sapeva nulla di questi soldi ed il fatto che lo abbia scoperto una televisione è assai grave in America. "Occultare" un particolare del genere proprio cozza contro l'etica diffusa, che detesta in maniera assoluta i politici che mentono o cercano di tacere notizie non esaltanti su se stessi. Inoltre, nell'attuale fase storica, la ricchezza di un candidato può davvero essere da ostacolo per arrivare alla Casa Bianca. La gente fatica a fidarsi di un uomo ultraricco come Romney che, per inciso, paga solo il 15% di tasse sul reddito, un terzo rispetto ad un normale salariato. Tutto ciò grazie agli sgravi voluti da Bush jr per i magnati a stelle e strisce, mai aboliti da Obama per l'ostruzionismo feroce in merito dei repubblicani al Congresso. Romney si è già dichiarato favorevole  a mantenerli, suscitando il sospetto che potrebbe essere un inquilino della White House con qualche conflitto d'interessi. Inaccettabile per molti elettori americani.

Una Tea Party punta alla Casa Bianca

Scritto da: il 28.06.11 — 0 Commenti
Una conservatrice non da poco, che si presenta all'America come l'alfiere della Costituzione, della famiglia e della libertà. È la congresswoman repubblicana del Minnesota Michele Bachmann, che ha lanciato ufficialmente la corsa alla White House da Waterloo (in questo caso la pronuncia è uoterluu). Certo, il nome della cittadina non è il massimo del buon auspicio, ma che ci può fare la deputata? A Waterloo, nell'Iowa (per inciso, storicamente il primo Stato americano a tenere le primarie per i candidati alla presidenza), c'è nata 55 anni fa. E delle sue origini del Midwest lei è davvero molto fiera. Repubblicana e membro del Tea Party, da giovane è stata democratica (fu una volontaria della campagna per l'elezione di Jimmy Carter nel 1976) ed oggi chiarisce la sua identità assolutamente non liberal. Di Barack Obama dice semplicemente che «non merita di essere rieletto presidente perché ha allontanato da noi il sogno americano, visto che il debito nazionale aumenta, acquistare una casa diventa sempre più difficile e il costo della benzina continua a salire». I sondaggi, che già sono partiti, descrivono la lady - a questo punta un'antagonista dichiarata della Sarah Palin - impegnata in un testa a testa in Iowa, dove a febbraio del 2012 inizieranno le primarie repubblicane, con Mitt Romney, il mormone esperto di economia al momento favorito nel Grand Old Party. Grosso handicap di Romney, però, è la grinta, un po' deficitaria. Mentre Michele Bachmann non ha paura di dire che sì, è possibile battere Barack Obama nel 2012. Costante il riferimento della Bachmann a Daniel Webster, il senatore federalista del Massachusetts che ad inizio '800 difendeva a spada tratta diritti costituzionali degli Stati americani dalla presunta invadenza del governo centrale. Identica la sfida che oggi la "leghista" Bachmann lancia ad Obama, reo di non difendere i cittadini dal potere del governo. ...

Nota sabatina/2

Scritto da: il 28.11.09 — 8 Commenti
Senza ombra di dubbio, la notizia più importante della settimana che va a chiudersi è la dichiarazione di (temporanea? quanto temporanea?) insolvenza da parte di Dubai World, la holding statale degli Emirati Arabi Uniti che si occupa prevalentemente di immobili. In merito, ho il timore che i politici ed i media occidentali non abbiano ben compreso la portata di quanto dichiarato dagli emiri. La notizia, infatti, non ha avuto a mio avviso la eco che meritava, ma di per sé credo annunci un evento catastrofico ben più rilevante del crac di Lehman Brothers del settembre 2008, all'origine della crisi globale corrente. Perché, se è vero, come ha recentemente dichiarato Paolo Panerai, uno che di economia se ne intende anche più di tanti ministri, che «le crisi hanno il vantaggio di fare giustizia sul mercato e di creare efficienze», è anche vero che uno stato di tensione dei mercati e del ceto produttivo mondiale che si dovesse protrarre per anni inevitabilmente andrebbe a delineare la fine del sistema  economico-finanziario impostosi con l'avvento dell'era Thatcher-Reagan e del relativo impianto di pensiero (non che l'ipotesi non sia per me auspicabile, intendiamoci, ma avrebbe comunque contraccolpi dolorosi per tutti, da valutare e temere). Occorre quindi individuare, anche nelle analisi da proporre a lettori e telespettatori, una via di mezzo fra il pessimismo catastrofista e l'eccessivo ottimismo. Perché il caso Dubai dimostra ampiamente come nessuno oggi sia al riparo dal default, come nessuno oggi possa dirsi esente dal rischio di essere spazzato via in poche ore dalla scena internazionale. Con le relative pesanti conseguenze sulla vita della gente normale che ciò comporta. Altra vicenda su cui riflettere è quella degli "imbucati" ad un party della  Casa Bianca martedì scorso. Si può minimizzare e si può affermare che i due coniugi che qualche sera fa hanno partecipato al ricevimento degli ...

Caso Van Jones: usque tandem, Barack?

Scritto da: il 09.09.09 — 2 Commenti
Lo scheletrino nell'armadio dello "zar" americano dell'Ambiente, Van Jones, dimessosi a seguito di alcune rivelazioni fatte dall'emittente conservatrice Fox News (la rete, di proprietà di Rupert Murdoch, che ha dimostrato come Jones abbia delle convinzioni eccentriche e complottistiche sui tragici eventi dell'Undici Settembre), palesa ancora una volta la scarsa capacità di Barack Obama di scegliere i suoi uomini. Ormai non si contano più gli errori fatti dal presidente democratico nel mettere insieme una squadra di governo che ha dovuto più volte cambiare per l'improponibilità di parecchi dei prescelti in prima battuta. Intendiamoci, per quanto a me non stiamo affatto simpatici gli ambientalisti, il green black Van Jones è un personaggio di altissimo profilo. Solo che è evidente come un uomo ai vertici dell'amministrazione dello Stato non possa avere tanta sfiducia nel medesimo da ritenerlo coinvolto nella più grande tragedia nella storia della Nazione americana. Insomma, presidente Obama, usque tandem continuerà con simili errori di giudizio? [caption id="attachment_5823" align="aligncenter" width="321" caption="Van Jones"][/caption]

Cresce la minaccia dei neonazi a stelle e strisce

Scritto da: il 15.04.09 — 0 Commenti
L'estremismo di destra negli Usa potrebbe nei prossimi tempi divenire sempre più virulento. È il contenuto di una analisi dell'Homeland Secutity Department, il Dipartimento della Sicurezza Interna nato subito dopo l'Undici Settembre.  A riattualizzare quello che io amo definire il terrorismo reazionario americano vi è la recessione, ma anche il ritorno dall'Iraq di molti reduci e, soprattutto, l'elezione di un presidente di colore. Perché è oltremodo ovvio che l'arrivo di Barack Obama alla Casa Bianca abbia rappresentato uno smacco simbolico di portata epocale per i cultori della White Supremacy, che di certo darebbero l'anima per poter cancellare quello che viene da loro percepito come un affronto storico.

Gli Usa non parleranno più di War on Terror

Scritto da: il 25.03.09 — 6 Commenti
Secondo l'autorevole quotidiano statunitense Washington Post, il Pentagono si appresterebbe a mettere al bando l'espressione «Global War on Terror» («guerra globale al terrorismo»), pensata dai "creativi" dell'amministrazione di George W. Bush. La nuova espressione da utilizzare, probabilmente coniata dal responsabile dell'Ufficio per la revisione della sicurezza, Dave Riedel, sarebbe «Overseas Contingency Operation» («operazione d'emergenza oltremare»). Addio all'apocalittica visionarietà lessicale di Bush jr, quindi, nel solco dell'ormai celebre pragmatismo obamiano. Sarà un bene allentare la tensione anche tramite l'utilizzo di termini più soft? Vedremo. Di sicuro le sintetiche parole d'ordine della Casa Bianca negli anni di predominanza neocon hanno creato un linguaggio d'impatto che, nel tentativo di definire una realtà, in qualche modo contribuiva a consolidarla (anche solo irritando gli interlocutori e predisponendoli alla chiusura anziché al dialogo). Il nuovo corso di Obama si rivela quindi, almeno nella forma, estremamente rivoluzionario anche sul versante del linguaggio usato. Ma a prescindere dai termini che il presidente in carica utilizza ed utilizzerà, rimane da capire se la visione da scontro di Civiltà che stava sotto le parole di Bush jr sia o meno vera. Esagerava ieri "il texano" a parlare di guerra al terrore o sottovaluta oggi i pericoli "il cosmopolita" utilizzando circonlocuzioni di poco impatto? Insomma, nomina sunt consequentia rerum, ma talvolta può essere vero anche il contrario ...  

Economia, da Obama un allarme inquietante

Scritto da: il 10.02.09 — 0 Commenti
Suscita apprensione l'allarme lanciato da Barack Obama sulla crisi globale. «O si interviene ora o la crisi economica si tramuterà in catastrofe», ha dichiarato nel suo primo incontro con la stampa alla Casa Bianca. Le accorate parole del neopresidente statunitense non fanno che confermare l'impressione che da settembre cerchiamo di comunicare: quel che abbiamo visto sinora è soltanto l'inizio. La crisi globlale nel 2009 da poco giunto peggiorerà di settimana in settimana e vi saranno altri crac anche peggiori di quelli di Lehman Brothers. La domanda da porsi a questo punto è: basteranno gli aiuti a Wall Street ed alle banche (a mio avviso un errore) ed il piano di Obama per la rimessa in moto in grande stile delle infrastrutture negli Usa (di contro un'ottima idea)? Diceva Keynes che all'occorrenza, pur di far girare l'economia, si devono scavare buche e poi riempirle. Giusto. Ma fuori dagli Usa oggi mi sembra che molti Paesi non abbiano neanche la forza economica per scavare buche ...

Il discorso di Barack Obama per l’Inauguration Day

Scritto da: il 21.01.09 — 0 Commenti
Ecco la traduzione italiana del discorso tenuto a Washington da Barack Obama per l'Inauguration Day Cari concittadini, mi trovo qui oggi con l'umiltà necessaria ad assolvere il compito che è davanti a noi. Ringrazio innanzitutto il presidente Bush per il servizio reso alla nostra Nazione. Quarantatrè americani hanno giurato prima di noi. Il compito che mi è stato affidato scaturisce dal sacrificio dei nostri antenati. Che ci si trovi nel mezzo di una crisi è ben noto, la Nazione è in guerra. I dati della crisi sono ben noti a tutti noi ed è una situazione figlia di avidità e irresponsabilità. Ma ora si apre una nuova era di responsabilità. Le sfide che dobbiamo affrontare sono reali, gravi e numerose. Useremo le tecnologie, costruiremo ciò che serve e creeremo posti di lavoro. Gli Stati Uniti annienteranno lo spettro del surriscaldamento del pianeta e ridaranno alla scienza la sua giusta collocazione. Sappiate questo Americani: tutti i problemi saranno affrontati. Siamo qui oggi perchè abbiamo scelto la speranza sulla paura. Ci siamo riuniti per porre fine alle lamentele meschine e alla false promesse, alle recriminazioni e ai dogmi consumati che per troppo tempo hanno strangolato la nostra politica. Restiamo una nazione giovane. Ma è il momento di mettere da parte gli infantilismi. Bisogna rimboccarsi le maniche per ricostruire l'America. Perchè dovunque guardiamo c'è del lavoro da fare. A partire da oggi dobbiamo rimetterci in moto per rifare l'America. Le sfide che abbiamo dinanzi sono reali: sono serie e sono tante. Non le affronteremo facilmente, né in breve tempo, ma le affronteremo, America. Ci sono alcuni che mettono in dubbio la portata delle nostre ambizioni. Hanno la memoria corta, perchè hanno dimenticato ciò che ha già fatto questo Paese. Per quanto riguarda la nostra sicurezza, respingiamo la falsa alternativa tra ideali e sicurezza. I nostri padri fondatori hanno steso una carta con i diritti per tutti e ...

Obama: «Il mercato può essere messo in dubbio»

Scritto da: il 20.01.09 — 0 Commenti
Del discorso di Barack Obama un passaggio mi pare sia da evidenziare subito: «Il mercato può essere messo in dubbio» - ha detto a chiare lettere il neopresidente americano - «perché può andare fuori controllo». Finalmente un inquilino della Casa Bianca che pare non essere schiavo del Dio dei mercanti. La notizia non è da poco ... Barack Obama giura da presidente accanto alla moglie Michelle

Anche Obama ha giurato

Scritto da: il 20.01.09 — 0 Commenti
Con un ritardo di circa 5 minuti sul previsto, inusuale per l'evento, e visibilmente emozionato, Barack Hussein Obama (che lo speaker ha abbreviato in Barack H. Obama) ha giurato ed è ufficialmente il 44° presidente degli Stati Uniti d'America. Barack Obama durante il giuramento

El gran día de Obama

Scritto da: il 20.01.09 — 0 Commenti
Barack Obama toma hoy posesión como el 44º presidente de EE UU en el Capitolio de Washington en una ceremonia vigilada por miles de policías y que seguirán millones de personas David Alandete, Washington, 20.01.2009 Hoy es el gran día para Barack Obama, que esta tarde toma posesión como el 44º presidente de EE UU. Falta poco más de una hora para el inicio de la tradicional ceremonia que culminará con el juramento del nuevo mandatario ante el presidente del Tribunal Supremo, John Roberts. Entre dos y tres millones de personas seguirán el juramento desde el National Mall y los alrededores del Capitolio de Washington, una ciudad blindada con miles de policías encargados de salvaguardar la seguridad de una jornada histórica. Desde muy tempranas horas de la mañana, miles de personas han hecho largas colas para acceder a la zona del Nacional Mall desde donde presenciarán el momento histórico en que Obama sea investido como el primer presidente negro de Estados Unidos. Muchos han venido a la capital estadounidense de todos los rincones del país Estados Unidos, en coche, por avión. Y a pesar de soportar temperaturas bajo cero a la intemperie, estrictos controles de seguridad y realizar largas caminatas para llegar al sitio de la ceremonia, se respira un ambiente de gran emoción, informa David Alandete desde Washington DC. Miles de afroamericanos, con gorros y camisetas con la imagen del presidente electo, han venido de todo el país, algunos lloran, otros cantan, y otros gritan Yes we did (Sí lo hicimos), parafraseando al Yes we can (Sí, podemos), el lema de Obama en la campaña. Uno de ellos es Cedric Jordan, de 49 años, que ha conducido con su mujer y sus tres hijos desde Atlanta -nueve horas en coche - y ha llegado a las siete de esta mañana a Washington. Esperan emocionados, y bien abrigados ...

The Obama Day

Scritto da: il 20.01.09 — 6 Commenti
Simbolo vivente dell'evoluzione storica, Barack Obama oggi farà il suo trionfale ingresso alla Casa Bianca. E se è vero come è vero che il mondo ormai va avanti per impatti visuali (nonostante il parallelo fenomeno che io definisco "agonia dell'immagine"), un presidente coloured alla guida degli Usa darà una sferzata tale alla Storia che il 20 gennaio 2009 potrà a tutti gli effetti essere ricordato come una delle più importanti date della contemporaneità. Non so se davvero tutti nel mondo hanno compreso la portata dell'accadimento odierno: un nero entrerà alla White House da presidente, da uomo, almeno in teoria, più potente del mondo. Riscattando secoli e secoli di umiliazioni e di infamie subite dai neri in America, ma anche nella loro Africa. A prescindere dall'essere o meno favorevole alle soluzioni politiche ed economiche del presidente eletto, oggi è realmente un grande giorno per chi nella sua vita ha sempre lottato contro razzismo e discriminazioni varie. Io non l'avrei votato, ma da assoluto antirazzista cresciuto nel mito di Martin Luther King l'Obama Day lo sento comunque anche come il mio giorno ... Barack Obama
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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