Investire in derivati per proteggersi dal rischio Btp?

Scritto da: il 12.12.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Le banche estere fuggono via dai Btp. Quelle italiane per ora sembra di no, ma cercano di coprire i rischi della massiccia presenza di titoli di Stato “nostrani” nei propri portafogli. Come? Teniamoci forte: per la European Banking Authority (Eba), che in merito ha condotto specifici stress test (sulla cui reale utilità i dubbi sono fondati), Intesa Sanpaolo ed Unicredit avrebbero raddoppiato la protezione sui titoli di Stato italiani con derivati per oltre un miliardo netto di euro ognuna.

Insomma, per difendersi dal remoto rischio sui solidi titoli italiani le due più grosse banche del nostro Paese acquisiscono derivati, ossia lo strumento finanziario per antonomasia più pericoloso in circolazione. È o non è una follia? Sarà o non sarà che gli alchimisti della finanza globale davvero hanno capito poco o nulla di quello che è successo dal 2008 in avanti? Ancora con i derivati giocano? E con motivazioni così assurde? Di fronte a simili scelte davvero si è sempre più senza parole …

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