Iron Wotan, beyond the movie, toward the cult

Scritto da: il 24.07.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Alle “sogliole” dei quarant’anni non si dovrebbe perdere la testa così. Non si dovrebbe farlo né per le giovani donne (ma succede, altro che se succede), né – tantomeno! – per un film, e tratto da un fumetto per di più.
Ma ormai è fatta, ho visto Iron Man in compagnia di due fra gli amici più cari (i film seri, quelli targati Marvel per intenderci, vanno visti con gli amici di una vita, non possono essere goduti appieno in compagnia di stagionali del sabato sera e non ci dormo più la notte: wallpaper scaricato e poi accuratamente fotografato con il Nokia (‘azz, ho nominato una multinazionale … Non si dovrebbe. Pubblicità occulta? Mica, anzi Mika, tanto, adoro la multinazionale finlandese per il solo fatto che è finlandese, ossia anni luce dalle italiche mollezze ed imperfezioni. Non siete d’accordo? Compratevi un Telit, è pur sempre uno status symbol …) per essere impostato come sfondo del telefonino e financo come suo screen saver, corsa in edicola ed in fumetteria, acquisto del comic che la Panini ha sfornato sfruttando il lancio del film e del relativo volumone “Marvel Masterworks” da 25 euri 25, acc, dannaz, malediz (inciso analitico d’alta finanza: anni fa, prima dell’euro, m’avessero chiesto 50 mila lire per un fumetto li avrei inseguiti con la roncola calabrese, anzi, essendo catanese, ca zotta).

Intanto, non so se vi siete accorti che sono riuscito a scrivere un periodo da 1.100 battute (ovvero 15 righe, come dicono in redazione al Daily Slab, l’ottimo quotidiano di Bedrock letto al mattino da Fred Flintstone), davvero oltre il limite della decenza …

Una immagine di Iron Man tratta da un diffuso video game
Una immagine di Iron Man tratta da un diffuso video game

Insomma, si tratta proprio di amore a prima visione, di reale impazzimento quello per il film di Jon Favreau, un regista che in poche sequenze ha cancellato nel mio cuore anni di Ingmar Bergman e di scene leeeeenteeeee in svedese con sottotitoli in inglese (quando mi andava bene!). Per non parlare di Robert Downey jr, immenso protagonista che, sempre nel mio cuore (che è grande, è grande, chiedete alla varie tipe che ci stanno dentro e manco s’accorgono d’essere in ottima ed affollata compagnia) ha assestato un bel calcio nel didietro al mitico Erland Josephson di Scene da un matrimonio.

Si cambia nella vita, mettiamola così. Ci si evolve. Ma non è il mio caso, state tranquilli. Io mi involvo soltanto. Poi con ‘sti quarant’anni incombenti, non ne parliamo. Cloppete, cloppete … «Scansati, passa un cavallo» … «No, non temere, è l’alzaheimer che galoppa» … Tornando al film, diciamo che c’è un tempo per tutto. C’è un tempo per Bergman e c’è un tempo per Favreau, regista dal ritmo alla Black Sabbath. Da giovani si gradisce trifolarsi i cosiddetti con il cinema d’autore e da grandicelli, di contro, si cerca di rinfrescare il cervello immergendolo in una tinozza di amene idiozie.

La trama di Iron Man è semplice, per certi versi assai fedele al fumetto, ma ovviamente adattata al 2008. Creato da Stan Lee e Larry Lieber (fratello del capo assoluto della Marvel Comics, al secolo Stanley Lieber) per quanto riguarda idea e testi e da Don Heck e Jack Kirby per i disegni, Iron Man, è infatti apparso per la prima volta in Tales of Suspense n. 39 del marzo 1963 (la prima apparizione italiana è invece del marzo 1971 per la mitica Editoriale Corno). Ovvio che il plot andasse aggiornato.

Nel comic Iron Man – il cui vero nome è Anthony Edward Stark, detto “Tony”- è un geniale ragazzo che, dopo la morte dei genitori in un incidente, eredita la multinazionale delle armi del padre, la Stark Industries. Durante una visita in Vietnam, in pieno conflitto, rimane gravemente ferito nell’esplosione di una mina ed una scheggia metallica gli si conficca a pochissimo dal cuore. Catturato da Wong Chu, un signore della guerra locale, si salva grazie ad un compagno di prigionia, il fisico Yin Sen, che tramite un transistor riesce a tenere la scheggia a distanza dal muscolo cardiaco. Insieme, utilizzando la tecnologia messa a loro disposizione da Wong Chu, che li vorrebbe costringere a produrre armi per le sue truppe, assemblano un esoscheletro metallico che dà a Stark la possibilità di fuggire, anche se Yin Sen muore per dare all’amico americano il tempo di indossare la pesante armatura. Rientrato negli States, Stark la perfeziona, creando una nuova identità, Iron Man appunto, e continuando nella difesa del proprio Paese (è praticamente il general contractor dello Shield, l’ipertecnologico servizio di Intelligence dell’Universo Marvel).

Robert Downey jr in una scena di "Iron Man"
Robert Downey jr in una scena di “Iron Man”

Molto del plot originario lo si ritrova nella rilettura di Favreau, ma lo scenario dal Vietnam è spostato all’Afghanistan ed all’opposizione al comunismo la versione cinematografica sostituisce la War on Terror di George Walker Bush, con un nemico che ha tutti i connotati di Wong Chu e la cui organizzazione terroristica, i Dieci anelli, di certo sarà protagonista dell’inevitabile sequel.

Insomma, il film mi ha entusiasmato, lo avrete capito. Ma la mia passione per Iron Man (da leggersi con voce metallica, come nel trailer) va oltre. Mi accorgo di stare esagerando. Fra me e me fa capolino l’idea che non di semplice seppur sublime science fiction si tratti, ma dell’inizio di una nuova era, della nascita di un culto, di una religione dell’uomo in armatura, evoluzione hi-tech del cavaliere medievale.

Ormai sono andato di testa, sto fuori come un balcone (ma guarda te che danno può fare ‘n’fitusu fimmi) e vagheggio di fondare un nuovo credo religioso per meglio rendere onore al dio di ferro. Ma c’è qualcosa che non quadra … Aaarghhhh!!! Ecco, ora ricordo. Io una nuova (si fa per dire) religione la professo già, essendo (e così facciamo un altro outing dopo quello della settimana scorsa sulla mia nostalgia per la Ddr) un suprematista scandinavo «così sporco che ripugna toccarlo con le dita» (per citare il giudizio di Furio Jesi su Julius Evola) che, pur rimanendo mooolto cattolico, adora Wotan (Odino per il volgo volgare) e suo figlio Thor, detesta Loki e la domenica in tv guarda il Ragnarok su Tele Åsgard invece del calcio …

Odino/Wotan
Odino/Wotan

Ed ora come la mettiamo? Iron Man e Wotan andranno in conflitto? Ma no … Se nuova religione dev’essere, facciamola anche sincretica (come ogni nuova religione che si rispetti, del resto), facciamo uno sforzo mitopoietico e fondiamo i due, creando un Iron Wotan perfetto per i tempi. È pur sempre il dio nordico per eccellenza, ma hi-tech, evolutissimo, al passo … Soddisfa la voglia di futuro che è in tutti noi, ma anche le mai sopite tendenze conservatrici che solo una millenaria mitologia può appagare. Ho una sola perplessità: in centro a Catania dove la costruisco una cattedrale?

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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