“italiainmovimento” Giustizia e legalità

Scritto da: il 18.09.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Si è svolta tutta all’insegna di legalità e giustizia la prima giornata di “italiainmovimento”, la kermesse nazionale de La Destra inaugurata ieri pomeriggio a Taormina dal presidente nazionale Teodoro Buontempo, dal segretario Francesco Storace e dal leader siciliano Nello Musumeci.
La prima tavola rotonda della manifestazione (“Giustizia e legalità: tornare all’etica della responsabilità”) ha visto alcuni dei giuristi più insigni del Paese fare il punto della situazione sul processo di riforma in atto del nostro sistema giudiziario.

Il senatore democratico Enzo Bianco ha stigmatizzato il fatto che «in politica oggi è sparito il confronto, cosa gravissima». L’ex sindaco di Catania ha poi evidenziato l’anomalia tutta italiana del dibattito sulla giustizia: «il centrodestra pensa solo alla difesa di Silvio Berlusconi, di contro il centrosinistra, con riflessi parasindacali, pensa solo alla difesa dell’esistente. Entrambe le posizioni sono ovviamente inaccettabili».

Per l’avvocato penalista Enzo Trantino, a lungo anima del Movimento Sociale Italiano di Catania, «in Italia non solo tutti sono ottimi commissari tecnici della nazionale, ma pure giuristi esperti di riforme. Purtroppo, come sempre accade, anche in tale campo gli urlatori stanno prevalendo sui ragionatori, tanto da poter dire che ormai esiste una vera e propria specializzazione in “cialtronismo”».

Il senatore Pdl Roberto Centaro, vice presidente della Commissione Giustizia, ha sottolineato come «quando si accusa una parte delle Istituzioni di collusione con la mafia è già evidente la patologia del sistema. Tutto è divenuto lotta politica, tutto viene usato a tale fine, esclusivamente per abbattere l’altro, in un corto circuito che di sicuro non fa bene al Paese». «In ogni caso – ha proseguito Centaro – vero è che in Italia sono molto attivi quelli che io chiamo “i cavalieri dell’ideale”, ma è altrettanto vero che tutti questi ideali in giro mica si vedono, come dimostra ampiamente la vicenda di Montecarlo alla ribalta nelle ultime settimane».

Gianpiero D’Alia, capogruppo dell’Udc al Senato, ha esordito elogiando La Destra per le scelte di libertà compiute. «Chi ha avuto il coraggio di sfidare le leggi della “fisica elettorale” presentandosi da solo merita rispetto», ha dichiarato D’Alia, che ha poi lanciato una dura stoccata al Pdl. Per il senatore Udc, infatti, «fino a quando di riforma della giustizia si occuperanno gli avvocati del premier, degli “azzeccagarbugli” pasticcioni, non si otterrà mai nulla».

Per Salvo Andò, rettore dell’Università Kore di Enna, nonché storico esponente socialista, «oggi è impossibile la mediazione dei conflitti, anche perché il diritto è troppo lento». L’ex ministro della Difesa ha poi evidenziato come «la prima regola di una democrazia vitale sia il senso del limite». Quanto alle riforme, Andò non ha dubbi, «bisogna sempre valutare a fondo le conseguenze di quelle che si propongono, senza “integralismi riformisti” fuori da ogni razionalità». Andò ha infine lanciato l’allarme sul «grave scollamento fra i palazzi del potere e la gente comune, con una evidente emergenza democratica che si presta ad ogni esito possibile. La crisi in atto, quindi, da politica può divenire istituzionale».

Di grande interesse anche l’intervista di Sergio Scandura di Radio Radicale a Gioacchino Genchi, l’ex funzionario di polizia al centro negli anni scorsi di una feroce polemica sull’inchiesta “Why not?” dell’allora pm di Reggio Calabria Luigi De Magistris. “Fatti&Misfatti: lo Stato, la mafia e le stragi” il titolo dell’illuminante chiacchierata fra i due.

Genchi ha subito sottolineato una singolarità nella sua vicenda, il fatto che il suo lavoro sia stato attaccato da tutte le parti politiche, «segno evidente che di certo è stato autonomo».

L’attenzione è stata comprensibilmente puntata sulle novità di cronaca emerse ieri. «La notizia del giorno – ha evidenziato Scandura – è l’indagine sul pentito Giovanni Brusca, che avrebbe occultato e conservato parte del suo patrimonio malavitoso, gestito anche dal carcere con minacce e coercizioni». Genchi ha chiosato spiegando come secondo lui «sia già positivo il fatto che vi siano ancora carabinieri, poliziotti, magistrati che indagano su di un uomo come Brusca».

Ma quale affidabilità hanno certi pentiti? Per Genchi, ad esempio, Scarantino, al centro dei processi sulla morte del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta, «è una persona totalmente inaffidabile, in primo luogo dal punto di vista della mafia, che mai gli avrebbe dato incarichi di rilievo. Purtroppo, però, sulle sue dichiarazioni sono state fatte fior di carriere e un uomo così di basso profilo morale è stato creduto, finendo inevitabilmente con il compromettere tutti i ragionamenti e le deduzioni sull’attentato di via D’Amelio».

Del resto, ha spiegato Genchi, «i pentiti vanno saputi gestire, innanzitutto tramite un assolutamente necessario distacco emotivo del giudice. Mi chiedo, ad esempio, che senso abbia prima e dopo i colloqui e gli interrogatori, che il magistrato stringa la mano al pentito».

Scandura e Genchi hanno poi toccato il doloroso argomento della strage di Capaci. «Giovanni Falcone – ha ricordarto Genchi – poteva benissimo essere ucciso a Roma anche con una fionda, visto che di norma passeggiava da solo a piazza del Popolo. Ma nell’ottica mafiosa serviva ucciderlo a Palermo, perché occorreva stravolgere la storia d’Italia con un grande fatto mediatico-simbolico».

Genchi ha poi accennato al ruolo di Giulio Andreotti nella vicende di mafia. «Qualche responsabilità – ha notato il superperito – l’aveva nei suoi processi, andandola a cercare bene, ma nelle direzioni giuste».

Un’ultima battuta Genchi l’ha dedicata all’attualità politica siciliana: «Partito del Sud? Per come stava nascendo direi più che altro Partito del Suk».

Gioacchino Genchi

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