La crisi della finanza spinge Obama nei sondaggi. Non basterà, ma l’economia è la sua sola speranza di successo

Scritto da: il 25.09.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Il giorno del crollo di Lehman Brothers il candidato repubblicano alla presidenza John McCain (considerato più adatto a gestire crisi improvvise) sembrava aver tratto nell’immediato qualche vantaggio sul suo competitor democratico Barack Obama. Ma nei giorni successivi, com’era facile intuire, le cose si sono ribaltate ed ora i sondaggi danno Obama di 9 punti percentuali in vantaggio su McCain. Questo perché è diffusa l’idea, e non senza fondamento, di una maggiore competenza di Obama in merito a questioni economiche.

Di contro, è altrettanto diffusa l’idea di una ben maggiore competenza di McCain in politica estera, anche in questo caso non certo senza fondamento.

Che a poco più di un mese dal voto un elemento di grande impatto mediatico come l’immane crisi finanziaria abbia mutato la percezione che gli americani hanno dei due contendenti e ridato un buon vantaggio ad Obama è certo da tenere in considerazione. Ma alla fine ritengo sempre poche le chance finali di Obama di divenire il nuovo inquilino della White House. Per tutta una serie di ragioni.

Perché l’America profonda, l’America incolta e razzista dei redneck, voterà compatta per McCain. Perché il vice scelto da Obama, Joe Biden, è troppo debole e gaffeur (clamorosa l’ultima “papera” su Franklin Delano Roosevelt presidente che avrebbe ben gestito la crisi del 1929, quando nel 1929 alla Casa Bianca c’era ancora Herbert Hoover). Perché la Palin, che inizialmente non mi era sembrata la scelta migliore, sta emergendo come ottimo modello di repubblicano del futuro e, in ogni caso, ha sanato la frattura – a lungo ritenuta insanabile – fra McCain e la destra religiosa.

Insomma, il vantaggio che Obama sta accumulando in questi giorni nei sondaggi probabilmente non gli basterà a vincere. Ma certo la sua sola speranza di successo è legata alla più profonda conoscenza dei meccanismi di regolamento dell’economia globale. Argomento che, sia chiaro, all’americano bianco e con bassa scolarizzazione del Sud o del Mid West interessa meno di zero …

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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