La fabbrica delle illusioni

Scritto da: il 24.01.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Sulla pelle dei tantissimi precari della pubblica amministrazione siciliana si sta in questi giorni giocando una partita che definire indecente è poco. Certo, si può dire che la vita di tutti i siciliani, di tutti i meridionali, eccezion fatta per pochi eletti, sia precaria, ma quella dei non garantiti della PA lo è forse un tantino di più. Perché negli anni ognuno di loro si è costruito una esistenza quanto più normale possibile, confidando in uno stipendio, certo non faraonico, che ha comunque consentito di sognare, sposarsi, comprare una casa, contrarre un mutuo, fare figli. Il tutto sempre sotto scacco. Il tutto sempre evanescente, sfumato, fuzzy, per dirla in termini radical chic. Il tutto sempre con la spada di Damocle del non rinnovo del contratto. Magari a 40 o 50 e passa anni di età. Robe da far venire i capelli bianchi ben prima della pensione.

Intendiamoci, non è che non sia evidente l’altra faccia del precariato pubblico, quella furbastra più che furbetta di chi con 1-2 anni di servizio da contrattista pretende la stabilizzazione solo perché ha avuto la fortuna di frequentare le giuste segreterie politiche, magari scavalcando chi è in attesa da decenni. Ma questo aspetto squallido della vicenda non deve far perdere di vista, appunto, il sacrosanto diritto alla serenità di chi è sfruttato a sangue da tempo immemore.

Certo, le cronache di questi giorni non aiutano affatto la causa di chi è nel giusto. Mesi fa il braccio di ferro sulla stabilizzazione di oltre ventimila precari della Regione Siciliana. Poi le polemiche sulle nuove assunzioni. 4.000 in campo sanitario, con tanto di (comprensibile) levata di scudi leghista. Eppoi il bando (ritirato? Forse che sì, forse che no …) pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale isolana per 8.400 stagisti da 500 euro al mese. Spesa complessiva 6.5 milioni di euro. Altra (comprensibilissima) levata di scudi leghista. Altro (feroce) scontro politico. Con gli assessori, sulla cui buona fede non si possono avere dubbi, a fare da parafulmini.

Ma perché, viene da chiedersi, questa accelerazione nei progetti occupazionali da parte della Regione? Escludendo il desiderio di contribuire a risolvere il dramma della disoccupazione in Sicilia, rimangono solo ipotesi malevole per spiegare i bandi che tante polemiche stanno suscitando. Perché la fabbrica delle illusioni serve – e molto anche – ad un sistema di potere basato sul consenso sotto ricatto da parte di un elettore medio disperato per la mancanza di lavoro e tenuto alla catena da anni di promesse. Una volta il politico, cinicamente, teneva la sua base sotto scacco minacciando di togliere quanto aveva dato. Oggi, diabolicamente, lo fa non dando mai quanto ha fatto intendere di essere (pur) intenzionato a dare.

Perché, dicevamo, l’impennata di (per il momento ancora virtuali) assunzioni oggi? L’impressione è che la galassia autonomista siciliana, assediata dalla Magistratura ed all’angolo politicamente, stia cercando di dar fondo alle sue residue capacità clientelari, accontentando quanti più “famigli” possibile prima dell’inevitabile implosione. Quasi a voler creare uno zoccolo duro di fedelissimi pronti in futuro – all’occorrenza – a fare le barricate (morali, ma anche fisiche, perché no?) in difesa dei “benefattori”. Retropensiero troppo fantapolitico? Non in Sicilia, dove il retropensiero, ahinoi, è quasi una scienza esatta.

Pubblicato su Sud, a. 2, n. 1, 18 gennaio 2011

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