La finanza globale e il corto circuito banche-Stati

Scritto da: il 19.08.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

L’ennesimo crollo delle Borse all’odierna chiusura dei mercati non è certo stato una sorpresa. Ormai sono centinaia e centinaia i miliardi di euro di capitalizzazione che sono andati in fumo in pochi giorni solo nel Vecchio Continente. Soprattutto le banche, in Italia come nel resto d’Europa e negli Usa, sembrano essere in gravi difficoltà. Eppure proprio gli istituti di credito in America sono stati i beneficiari – prima con Bush jr e poi con Obama – dei più sostanziosi aiuti erogati dopo il crac di Lehman Brothers di quasi 3 anni fa.

Al punto in cui siamo, un ragionamento salta all’occhio. Era evidente tempo fa, ma lo diviene sempre più in questi giorni: il problema (ovvero uno dei tanti problemi dell’economia mondiale oggi) è che siamo in presenza di Stati che hanno salvato banche che hanno nel loro portafoglio ingenti quantità di titoli di Stato proprio di quegli Stati che le hanno salvate. Un corto circuito che sta mettendo a dura prova l’intero sistema della finanza globale.

Ma anche i rapporti fra gli stessi istituti di credito rischiano di andare in loop. In tal senso, un chiaro segnale viene dalla Banca Centrale svedese, con il suo capo economista, Lars Frisell, che sta tentando di preparare gli istituti di credito del suo Paese ad una eventuale crisi europea. «Il mercato interbancario rischia di collassare», ha dichiarato ieri Frisell, squarciando il (sottile) velo oltre il quale troppo a lungo si è preferito non guardare.

Considerato come il mercato interbancario sia quello tramite il quale le banche si finanziano prestandosi denaro le une con le altre, è ovvio che un suo eventuale collasso causerebbe per gli istituti europei una grave crisi di liquidità. Con, da un lato, un (ulteriore) drammatico credit crunch di cui farebbero le spese i cittadini e, dall’altro, un tracollo delle varie Borse del continente di molto peggiore di quello delle ultime settimane.

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