La genetica di Facebook

Scritto da: il 29.01.09
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

In tempi di Facebook imperante e di maxiproduzione di articoli e ragionamenti sui cosiddetti social network, arriva uno studio dell’Università di Harvard e dell’Università della California di San Diego a sostenere che vi sarebbero caratteristiche ereditarie nelle reti sociali, con tanto di ruolo dei geni nella loro formazione e strutturazione.

La ricerca americana sostiene che la posizione all’interno di una determinata rete sociale sarebbe in qualche modo anche influenzata dal nostro corredo genetico.

Lo studio, appena pubblicato sui PNAS (http://www.pnas.org/), è il primo al mondo ad analizzare le caratteristiche ereditarie di un network sociale.

«Siamo stati in grado – sostiene Christakis – di mostrare che la nostra particolare localizzazione nelle varie reti sociali ha una base genetica e che gli stupendi e complessi schemi dei collegamenti umani dipendono buona parte dai nostri geni».

I ricercatori americani hanno scoperto che la notorietà di una persona, intesa come il numero di volte che un individuo è definito “amico”, e la probabilità che questi amici ne conoscano altri sono fortemente ereditabili. Inoltre, la posizione di ognuno in una determinata rete sociale, ovvero la tendenza a essere al centro oppure ai margini del proprio gruppo di appartenenza, sarebbe correlata ai geni.

Christakis, Dawes e Fowler hanno confrontato le reti sociali di ben 1.110 gemelli, sia monozigoti che eterozigoti, rinvenendo (ovvio!) una maggiore similarità nella struttura di quelle dei gemelli identici che in quella dei gemelli diversi.

Secondo i ricercatori può esservi una sorta di spiegazione evolutiva di tale influenza genetica e nella tenace tendenza lungo la vita di ognuno ad essere al centro oppure nettamente ai margini del proprio gruppo. Ad esempio, se un virus o un infezione grave si diffondono all’interno di una comunità, gli individui ai margini vi sono più difficilmente esposti. Al contrario, le informazioni importanti per la sopravvivenza tendono a raggiungere prima chi si trova al centro del network.

«Una delle cose che ci dice lo studio – afferma Fowler – è che le reti sociali sono probabilmente una parte fondamentale del nostro patrimonio genetico e che è possibile che la selezione naturale agisca non solo su cose come il fatto di poter resistere o meno alla normale influenza, ma anche sul modo in cui vi entriamo in contatto». Insomma, “nerd” si nasce, non si diventa …

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