La malapolitica regionale manda in fumo 8 miliardi di euro

Scritto da: il 05.10.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Per la Sicilia il portato più dolente della lunga crisi regionale in corso è senza dubbio la paralisi economica. Sempre più gente precipita infatti sotto la soglia di povertà. Disoccupazione a due cifre, infrastrutture arretrate di decenni rispetto al resto d’Europa, microcriminalità asfissiante ed una cronica difficoltà da parte degli amministratori a spendere i cospicui fondi a disposizione. E proprio questa è la colpa più grave della classe politica meridionale: l’incapacità nei decenni di utilizzare l’oceano di denaro europeo a disposizione (non ancora per molto, sia chiaro) per sviluppare l’area più depressa del Continente. Incapacità, certo. Ma è ovvio che in taluni casi si va oltre, sfociando nella perversa volontà di incatenare il Sud ad un destino di sottosviluppo che garantisce fedeltà elettorale, manovalanza (di ogni tipo!) a bassissimo costo nella completa assenza di diritti, nonché un brodo di coltura utile alle varie Mafie che ammorbano il Paese. Perché oggi, dal Basso Lazio in giù, il popolo è in buona parte ridotto ad una massa di schiavi di fatto su cui malignamente regnano i satrapi eletti, anzi designati, dal simulacro di democrazia post 1989.

E così anche l’allarme più elevato cade nell’indifferenza. Come quello, gravissimo, recentemente lanciato a Palermo dalla Cna siciliana sul fallimento di Agenda 2000, alla presenza dei commissari dell’Unione Europea e degli impermeabili rappresentanti del governo regionale e della programmazione. «Otto miliardi spesi, nessun obiettivo raggiunto», come ha amaramente constatato Mario Filippello, segretario regionale della confederazione degli artigiani, nonché componente del Comitato di sorveglianza del Por 2000/2006.

Andando più nello specifico, la cosa maggiormente preoccupante è il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati rispetto al Pil regionale (ormai in negativo, con l’unica eccezione della provincia di Ragusa, isola felice fino al 2009, ma ormai anch’essa in forte affanno), ai livelli di occupazione, alle infrastrutture ed allo sviluppo industriale.

Sinistra faccia della medaglia è la crescita abnorme della spesa pubblica regionale. «In pratica – ha continuato Filippello – gli otto miliardi sono serviti soprattutto ad ingrassare la macchina della Regione e degli enti pubblici». Una indecenza che tutti i siciliani pagano ogni giorno sulla loro pelle.

Quindi, per dirla con Lenin, che fare? «Di fronte alla certificazione del fallimento di Agenda 2000 nell’Isola – ha insistito Filippello – serve un’immediata inversione di tendenza, perché solo puntando sulle Pmi possiamo creare sviluppo e occupazione». Una ricetta che i “cuochi” di questa cucina del diavolo che è ormai la Sicilia si passano di mano in mano da decenni senza nemmeno ancora essere riusciti a capire gli ingredienti da utilizzare. Sprecando miliardi di euro.

Pubblicato su Sud, a. I, n. 1, 1 ottobre 2010, p. 3

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | Hosted by MediaTemple