Per un soffio la Norvegia mantiene la barra a sinistra

Scritto da: il 15.09.09
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

La Norvegia continuerà ad essere governata dal centrosinistra. Secondo gli exit poll diffusi ieri sera dalla tv pubblica Nrk, i laburisti (che sono il primo partito del Paese) ed i loro alleati socialisti e centristi avrebbero ottenuto 85 dei 169 seggi del Parlamento nazionale, contro gli 83 toccati complessivamente ai partiti di destra e l’unico andato alla formazione di sinistra estrema.

La vittoriosa coalizione guidata dal primo ministro Jens Stoltenberg, al governo dal 2006, avrebbe quindi raggiunto la maggioranza, anche se risicata, contro la compagine di centrodestra, fino a qualche giorno fa data per favorita dai sondaggi, che puntava su un programma di liberalizzazioni e riduzione della pressione fiscale proprio nel Paese che a buon diritto può vantare il più efficace sistema di Welfare State al mondo.

La riconferma dei laburisti è frutto dei seri dubbi dei norvegesi verso un centrodestra che si è mostrato troppo frammentato, diviso com’è fra il Partito Conservatore di Erna Solberg, la formazione populista Progress di Siv Jensen (che ha comunque confermato il suo importante ruolo di secondo maggior partito) e due altre formazioni centriste.

Il programma di centrodestra puntava anche su di un più intenso sfruttamento dei giacimenti del mare del Nord, trivellando l’area protetta delle isole Lofoten, e non escludeva un nuovo referendum sull’ingresso del Paese nell’Unione Europea, ipotesi che i norvegesi nella loro storia recente hanno già bocciato due volte, nel 1972 e nel 1994.

Ma la posta in gioco in queste elezioni politiche non era solo il governo nel quinto maggior esportatore di petrolio al mondo, ma anche i destini di quello che è il secondo maggior fondo sovrano, il Norwegian Government Pension Fund.

Costituito nel 1996 in previsione dell’esaurimento delle riserve petrolifere nel mare del Nord e ad oggi stimato in 420 miliardi di dollari (circa 290 miliardi di euro, pari a un credito di quasi 65.000 euro a testa per ogni cittadino norvegese), il fondo fu creato per garantire continuità al meraviglioso Welfare di Oslo. Per legge il governo può utilizzarne al massimo il 4% per sanare gli eventuali disavanzi del bilancio pubblico.

Proprio grazie all’immane ricchezza del Norwegian Government Pension Fund, al quale Stoltenberg nell’ultimo anno ha comunque fatto ricorso anche ben al di là del 4% consentito, la Norvegia è uscita indenne dalla crisi economica globale in corso. Anzi il suo fondo ha addirittura approfittato delle opportunità apertesi con la crisi per avviare una massiccia campagna planetaria di acquisizioni.

Tale capacità dei laburisti di gestire il difficile frangente ha con buona probabilità determinato la riconferma del premier alla guida del Paese, eventualità che non si verificava dal 1993.

Jens Stoltenberg

Jens Stoltenberg

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