La parabola della Spagna, da miracolo economico a terra dell’indignazione

Scritto da: il 22.05.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Nel mentre gli spagnoli del movimento spontaneo degli indignados manifestano con pacifica fermezza la loro opposizione al governo post socialista in carica, le urne sono aperte per le elezioni amministrative, di fatto un referendum sul riformismo di Zapatero. Un riformismo che, al pari di quello di opposto segno politico del predecessore José Maria Aznar, dopo un iniziale periodo di propulsione dell’economia, ha prodotto solo macerie finanziarie e disoccupazione.

In Spagna oggi la gente è disperata. Non c’è lavoro per nessuno e del cosiddetto miracolo economico degli anni scorsi rimangono solo, grazie a Dio, le ottime infrastrutture che Aznar ha voluto e che Zapatero in qualche modo ha continuato a realizzare. Null’altro. Pil in discesa, occupazione in crollo e venti di default ,certo meno tumultuosi di quelli che hanno squassato Grecia, Irlanda e Portogallo ma pur insistenti.

Insomma, venuti al pettine taluni nodi, per non dire taluni limiti strutturali del Paese, Aznar e Zapatero si sono rivelati l’ovvio bluff che gli osservatori più accorti avevano compreso da subito. Sulla loro lunga esperienza di governo (il primo del popolare Aznar cominciò nel maggio del 1996) c’è solo da chiedersi se siano più vuoti loro in sé o il riformismo che hanno orgogliosamente incarnato ognuno per due legislature.

José Maria Aznar e José Luis Rodríguez Zapatero
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