La perversa retorica della seconda chance

Scritto da: il 10.01.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Leggo sulla stampa statunitense che il presidente Obama si è complimentato  con il proprietario dei Philadelphia Eagles, squadra di footbal americano, per aver offerto una nuova opportunità di carriera a Michael Vick, quarterback talentuoso rimasto invischiato nel 2007 in una turpe vicenda di combattimenti clandestini fra cani. Un classico malacarne che, pur baciato in prima battuta dalla fortuna, non è riuscito a sottrarsi all’impulso a delinquere datogli dal mix di ignoranza e tendenza paragenetica al crimine così diffuso nell’Occidente liberaldemocratico.

Appena uscito di galera, Vick è stato ingaggiato dal team di Jeffrey Lurie ed Obama si è sciolto in lodi per il miliardario pronto a dare una seconda chance al(l’ex) campione (si presume, si spera) pentito. Una retorica che vi sono fondate ragioni per ritenere perniciosa fino alla perversione. Il mondo, infatti, è pieno di vittime di gentaglia cui è stata data una seconda o una terza o una quarta chance (e così via all’infinito) per rifarsi una vita. Chance in genere bruciata. Insieme all’esistenza di qualche innocente.

Locandina di “Second Chance”, film noir del 1953 diretto da Rudolph Maté ed interpretato da Robert Mitchum

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