La psicoanalisi nell’Occidente postmoderno. Ovvero, l’eterogenesi dei fini ha colpito anche Freud

Scritto da: il 26.01.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

L’eterogenesi dei fini di vichiana memoria è legge spietata. Sia in campo storico, che nel privato. Ne sanno qualcosa gli analisti fedeli alla lezione di Sigmund Freud, alle prese ogni giorno con sempre nuove sfide con cui confrontarsi senza riuscire a trovare granché conforto nei testi del Maestro. Disorientamento e disincanto sono ormai pane quotidiano per molti terapeuti, al di là e al di qua dell’Atlantico. Del resto, come nota l’inglese Adam Phillips, «la psicoanalisi in se stessa è già una forma di scetticismo. Freud ci dice che tu hai un’idea di chi sei, ma c’è molto di più su te stesso che non sai». E lo stesso si può dire della disciplina psicoanalitica di per sé.

Che cosa succede, quindi, agli psicoanalisti occidentali? Semplice, è accaduto che le categorie freudiane faticano ad interpretare una realtà radicalmente altra rispetto a quella dei primi del Novecento.

Intendiamoci, Freud non è affatto da rottamare, il suo rimane un pensiero rivoluzionario cui l’Occidente è sempiterno debitore, ma di fatto la società contemporanea è troppo diversa da quella che vide nascere il sistema terapeutico-filosofico del medico viennese. Il disagio mentale un secolo fa era prevalentemente causato da un ambiente sociale iperconservatore, in cui le fondamentali libertà dell’individuo venivano conculcate e la donna viveva una condizione di pesante subalternità. Di contro, oggi il disagio mentale spesso ha origine dalla nostra incapacità di gestire la libertà assoluta del singolo nell’ultrapermissiva società occidentale postmoderna, tanto che Giuseppe Bersani, docente di Scienze Psichiatriche e Medicina Psicologica alla Sapienza di Roma, apertamente parla di un nesso fra disturbi psichiatrici e responsabilità morale.

Svincolare le proprie azioni dalle loro conseguenze è ormai la norma per buona parte dei cittadini di Stati Uniti ed Europa. E spesso oggi il terapista deve affrontare disagi che nascono anche e soprattutto dalla difficoltà che ha l’individuo a stare dinanzi ai propri errori. Non si accetta il rapporto di causa effetto fra azioni (spesso amorali) e conseguenze. E ciò genera un cortocircuito non da poco quando – inevitabilmente – la vita presenta il conto delle leggerezze compiute.

Il problema oggi per i freudiani sta tutto nel fatto che gli uomini, le donne e, soprattutto, le famiglie non sono neanche alla lontana paragonabili a quelle di un secolo fa, per tutta una serie di motivi, quali l’intervenuta rivoluzione sessuale, l’emancipazione femminile, l’uscita dalla clandestinità di molti omosessuali, la diffusione del divorzio con la conseguente creazione di inedite forme di famiglia allargata e, last but not least, lo sviluppo di tecniche di fecondazione assistita sempre più audaci.

Per Luciana Sica, «i nuovi crociati a favore della Vita e della Natura devono rassegnarsi: i bambini nasceranno anche con virtuosismi artificiali. E se questo è vero, sono i codici culturali, i rapporti simbolici sottesi alla procreazione a cambiare profondamente» (Il futuro di Edipo, la Repubblica, del 10 giugno 2006).

E qui giungiamo al cuore del problema: l’effetto che i nuovi modelli familiari hanno avuto sulla psicoanalisi è stato devastante. Fatta a pezzi l’autorità paterna, oggi spesso sono le madri single a supplire, ricoprendo due ruoli. In tale scenario, risulta importante chiedersi che fine stia facendo l’Edipo, il complesso individuato da Freud che vede nella proibizione dell’incesto il cuore del disagio mentale. Perché dalla risposta a tale interrogativo – continua la Sica – sarà possibile ipotizzare «quale potrà essere lo sviluppo psichico dei bambini, ormai tanti, che nascono e crescono al di fuori dei modelli familiari tradizionali».

L’Edipo è quindi del tutto sorpassato? Forse no. Perché in ogni caso, come nota lo psichiatra Fausto Petrella, dell’Università di Pavia, «difficilmente le configurazioni sociali e ambientali coincidono con le configurazioni immaginarie. L’inconscio è ancora oggi fuori del tempo e ha una sua inerzia, che contrasta anche con i mutamenti culturali più vorticosi». Insomma, attenzione a dare per definitivamente superato il complesso per eccellenza. Secondo l’analista parigino André Green, infatti, «se oggi la struttura edipica non è più immediatamente visibile, non vuol dire che non sia comunque attiva». Come dire, l’Anti-Edipo è alle porte, ma non si è ancora messo comodo.

Sigmund Freud

Sigmund Freud

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