La rinascita di Catania (e non solo) passa dal centro storico

Scritto da: il 19.11.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Nel corrente complesso (fin troppo!) processo di globalizzazione dell’economia – tanto irrefrenabile e quanto irreversibile, con buona pace dei suoi trasversali detrattrori – la competizione tra territori, limitrofi e non, occupa certo un posto di rilevo. Una competizione che vede molte città – dalle metropoli meno vivibili come Milano, Roma o Catania ai piccoli centri come Treviso, Pisa o Ragusa – impegnate non soltanto ad avviare nuove strategie di crescita economica e funzionale, ma anche e soprattutto a rafforzare la sempre più ridotta capacità (per la crisi in atto da ormai oltre 2 anni e/o per problemi cultural/strutturali vari) di attrarre investimenti e (soprattutto again!) creare opportunità di occupazione.

Tali strategie di valorizzazione richiedono ovviamente intelligenti politiche di governance che, individuate le risorse e le peculiarità locali, siano in grado di mettere in moto un processo di rigenerazione e di sviluppo per apportare valore aggiunto alle forze endogene della città e del suo spesso variegato e frastagliato territorio.

Anche per Catania (ma a ben vedere pure per molte altre città italiane in profonda crisi, come Napoli, Palermo o Roma, per fare alcuni esempi fra i più eclatanti) è divenuto ormai imprescindibile rimettersi in gioco – todo modo! – valorizzando tutte le potenzialità e gli strumenti di crescita tramite un piano di sviluppo che, coinvolgendo funzioni economiche, sociali e culturali, sia indirizzato non solo al recupero del tessuto fisico, ma anche a quello della qualità urbana e dell’attrattività. Una valorizzazione della propria identità, insomma, che la città esprime attraverso la sua ricca offerta culturale, con la secolare Università, le tradizioni religiose, la musica, i teatri, i musei e la splendida gastronomia, fra le migliori al mondo.

In particolare, il centro storico di Catania, “contenitore” di tali valori consolidati nei secoli, luogo in cui si sprigiona il senso d’appartenenza, deve riacquistare il suo antico ruolo di catalizzatore delle attività cittadine, sia culturali che commerciali, e del tempo libero.

Occorre quindi, e questo è un compito che spetta prevalentemente alla politica, una più attenta e mirata gestione della città che impegni gli attori, pubblici e privati, nell’uso delle cosiddette “buone pratiche”, atte a migliorarne la vivibilità, invero negli ultimi anni assai compromessa, e ad ottimizzare l’integrazione tra le funzioni commerciali e quelle d’intrattenimento, della cultura, della ristorazione e dell’accoglienza, con l’obiettivo comune di ideare e realizzare progetti che portino crescita. Economica, ma anche e soprattutto umana.

A tal scopo è stata organizzata per oggi dall’Università degli Studi di Catania, presso il Rettorato di piazza Università, una giornata di studio – dal titolo Catania: rigenerazione urbana e attrattori economici del centro storico – che intende contribuire, con linguaggi diversi ma con un pensiero certo condiviso, al dibattito sulla città e il suo futuro, per indirizzare e supportare idee, programmi e opportunità di rilancio economico varie ed eventuali.

Coordinati da me, ne discuteranno (dalle ore 09.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.30) l’esperto di project financing Antonio Pogliese ed il gotha del pensiero economico di Catania, dal preside della Facoltà di Economia Carmelo Buttà, ai docenti Caterina Cirelli, Tiziana Cuccia, Mariella Musumeci ed Elita Schillaci, dagli imprenditori Giuseppe Condorelli ed Alfio Puglisi Cosentino a monsignor Leone Calambrogio, direttore del Museo Diocesano etneo. Concluderà Paolo Cuccia, presidente della Gambero Rosso Holding di Roma.

La cattedrale di Catania in una foto d'epoca

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