La spy story attorno a Di Pietro? Cl già ne parlava nel ’92

Scritto da: il 03.02.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Ormai è una vera e propria spy story quella che ruota attorno ad Antonio Di Pietro. La sua foto seduto a tavola accanto a Bruno Contrada (appena 9 giorni prima del clamoroso arresto per mafia di quest’ultimo) di fatto potrebbe anche non voler dire proprio nulla, ma le ipotesi in merito ormai si rincorrono. Segnalo due interessanti ricostruzioni della vicenda, quella di Felice Cavallaro sul Corriere della Sera di ieri e quella odierna a firma Orpheus sul quotidiano on line il legno storto. Sul Corsera di oggi vi è poi una intervista a Di Pietro in cui il leader dell’Idv spiega a Felice Cavallaro la sua posizione.
Sulla vicenda Di Pietro/Cia ricordo una cosa ben precisa. Nel 1992 ero fuoriuscito da un anno scarso da Comunione e Liberazione, il movimento cattolico nel quale avevo militato per circa 7 anni, ma, per credo comprensibili motivi affettivi, ero rimasto assai vicino all’ambiente degli universitari ciellini di Bologna, nel quale avevo tutti i miei amici.
L’esplosione di Tangentopoli fu uno choc per il Movimento, soprattutto al Centro Nord, e le reazioni della galassia ciellina non sempre furono lucidissime. Fra le varie voci che circolavano allora a Cl, una mi sembrava di pura fantapolitica, ma oggi è da rileggere con estrema attenzione, quanto meno perché risulta essere la primissima ipotesi di una ricostruzione che a distanza di quasi 20′anni sta sempre più emergendo con una certa forza mediatica.

L’azione di Antonio Di Pietro e, più in generale, l’intera operazione Mani Pulite, in quei giorni erano lette dentro Cl (anche) come un tentativo da parte americana di riassestare gli equilibri politici italiani e renderli più consoni alle esigenze geopolitiche Usa post ’89. Il ragionamento era questo: per quasi 50′anni la Democrazia Cristiana e la Chiesa cattolica sono state per Washington un alleato prezioso. Ora, nel mondo nuovo successivo al crollo del socialismo reale, non è più così e quindi corrono velocemente ai ripari, supportando l’azione di un magistrato d’assalto come Di Pietro che faccia tabula rasa dell’esistente e favorisca la nascita di soggetti politici alternativi.

Ripeto come all’epoca una simile ricostruzione mi sembrasse null’altro che un’insieme di concetti tagliati con l’ascia. Oggi, alla luce di quanto sta emergendo, è da rileggere con molta più attenzione. Nel suo ultracinquantennale percorso, Comunione e Liberazione ha dimostrato di avere una eccezionale capacità di analisi. Ha visto lungo (e ben prima di altri) su tante cose, piccole e grandi, che riguardavano l’Italia, che riguardavano la Storia con la “S” alta. Che sia stato lo stesso anche con Tangentopoli?

Antonio Di Pietro in aula ai tempi di Tangentopoli

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