La versione di Raffaele (a inchiesta Iblis conclusa)

Scritto da: il 10.04.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Dall’ottima intervista di Antonio Condorelli al presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo (in versione umanamente assai simpatica, corre l’obbligo di dire, visto che spesso noi giornalisti ne evidenziamo il tratto personale algido), on line da ieri sul portale Live Sicilia, si apprendono tante cose utili ai ragionamenti che sono necessari fare in questo frangente così delicato per la storia corrente dell’Isola. Alcune di costume (Lombardo non sa usare Internet, né agende elettroniche e non legge la cronaca nera), altre caratteriali (come la dichiarata «presunzione di contagiare la legalità ad un mafioso» eventualmente incontrato), altre ancora squitamente politiche.

Le cronache di tutti i tempi, purtroppo, caro presidente, sono piene di esempi di gente che aveva la sua stessa presunzione e si è voluta confrontare faccia a faccia con il Male. Rarissimo, mi duole sottolinearlo, il “contagio” da Bene a Male. Molto più frequente il percorso “virale” inverso. Lo si è mai visto un ragazzino per bene di buona famiglia inserito in un gruppo di teppisti randagi redimerli con l’esempio civico e le maniere eleganti? Lo stesso Gesù Cristo, per fare un esempio davvero super partes, ha subito la tentazione di Satana nel deserto, ma non si ha traccia testimoniale di alcun minimo turbamento celeste del principe degli Inferi in vicinanza di nostro Signore. Lombardo in una stazione di rifornimento sulla Catania-Gela voleva fare di meglio rispetto a Cristo nel deserto?!? Suvvia, non esageriamo …

Insomma, la conversione dell’Innominato è un caso letterario e basta. Ringraziamo Manzoni per quelle splendide pagine, ma non pensiamo nemmeno per un istante che una persona onesta, avendo rapporti con un mafioso, possa essere portatrice di una sorta di “contagio di legalità”. O Raffaele Lombardo scherza (lecito, per carità) o, se ha avvicinato loschi figuri con tale intima presunzione,  davvero ha commesso una gravissima leggerezza.

Ma il discorso che Lombardo continua a fare per spiegare come è finito dentro l’inchiesta Iblis è comunque tutto politico. Lombardo, per l’ennesima volta, dichiara al Condorelli: «i rapporti che mi si addebbitano sono rapporti politici». La sua tesi di fondo è che i vari mafiosi con cui è entrato in contatto per questioni meramente elettorali non avevano fino a quel momento palesato il loro volto delinquenziale. È qui il nodo di tutta l’indagine. E proprio su questo gli inquirenti e (eventualmente) i giudici sono chiamati ad esprimersi. Ma che la decisione (archiviazione o rinvio a giudizio) arrivi in fretta. Perché la Sicilia è alla paralisi da troppo tempo, ormai. E non può davvero attendere oltre, tema il precipitare in una sorta di medioevo economico che avrà conseguenze sociali devastanti per tutti.

Raffaele Lombardo
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