Sono sincero in maniera spietata: seppur profondamente cattolico, considero la vita un bene spesso eccessivamente sopravvalutato. Si parla sempre tanto di aborto, argomento pre e post elettorale perennemente in grado di infiammare il dibattito politico italiano. Sarebbe a mio avviso cosa giusta chiarire che è sì innegabilmente un omicidio, ma che comunque morire sottoforma di grumo di sangue non è il peggiore dei destini che possa capitare ad un uomo. Ben peggio è nascere senza essere voluti, vivere senza essere amati.
Per quanto riguarda l’eutanasia, poi, la mia posizione in merito è feroce: chi è contro l’autodeterminazione delle singole coscienze sul proprio Destino è moralmente un criminale. Perché, in determinate condizioni di dolore, il suicidio ha una valenza etica altissima. Lo stesso dicasi per la nobile forma di suicidio assistito che è l’eutanasia.
Libero chi vuole di vivere come un vegetale, ma soprattutto sia libero chi non vuole accettare una simile sorte di morire con dignità circondato dall’amore di chi sa rispettare il suo volere.

Mi permetto di prendere a prestito la bella vignetta di Vauro, autore che adoro. Rimango a sua disposizione qualora ne gradisse la rimozione.