L’amore è brodo di ceci

Scritto da: il 23.01.09
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

La stagione 2008-2009 degli spettacoli proposti dal Teatro dell’Accademia di Catania si è aperta qualche settimana fa (e mi scuso per il colpevole ritardo con il quale me ne occupo) con la messa in scena dell’opera prima di Matteo Licari, un autore eclettico quanto passionale, dal titolo che è tutto un programma: “L’amore è brodo di ceci”, al quale si potrebbe tranquillamente dare come sotto titolo quello suggerito dallo stesso autore: “Chi ci capisce qualcosa dell’amore è bravo”.

Si tratta di un lungo discorso fenomenologico sull’amore, condotto sulla falsariga di testi classici e inediti, ed assai radicato nella tradizione pessimistica siciliana, che si arrende di fronte alla impossibilità di assegnargli una dimensione escatologica.

Tradotto in parole povere: analizzando i mille “come” dell’amore non si riesce a trovare nemmeno un unico misero “perché”. Forse perché “il perché”, scusando l’inevitabile scontro di parole, non esiste e non ci resta che accontentarci del “come”, solo baluardo posto ad argine dello tsunami di dubbi che travolgono l’uomo in preda alle tribolazioni affettive.

L’idea di fondo che permea tutto il lavoro è una rappresentazione dell’infinita varietà di situazioni, spesso in netto contrasto tra loro e per lo più intrinsecamente ingannevoli alla percezione comune. Così i pezzi apparentemente slegati acquistano una unità piacevole e niente affatto ingannevole e il Non Senso, ossia il sentimento del contrario, acquista la dignità di verità.

Lo spettacolo è stato coprodotto con il Lions Club International “Catania Gioeni”, presieduto dallo stesso Licari, che ha destinato una parte consistente dell’incasso alla Fondazione internazionale del sodalizio per interventi umanitari a favore di Paesi sottosviluppati per la cura della cecità e per il programma alimentare mondiale promosso dalla Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite istituita a tale scopo.

Al calar della tela, sette minuti di applausi hanno tenuto gli attori ed il regista inchiodati al proscenio, mentre in piena sintonia con il titolo della pièce, dal foyer si diffondeva per tutto il teatro un gradevolissimo odore di ceci.

Già, perché agli spettatori il teatro dell’Accademia ha offerto una abbondante scodella, con l’opzione del bis, di ceci con crostini e un bicchiere di vino. La sorpresa è stata gradita dai presenti che, rincuorati dal caldo e abbondante pasto, hanno familiarizzato con gli attori, l’autore ed il regista, esercitandosi in commendevoli giudizi sui contenuti dell’opera e sulla bravura degli interpreti. Interpreti che sono stati coordinati dalla bella e brava Maria Pia Cirillo.

Ai personaggi hanno dato vita, con la oramai ben conosciuta bravura, entusiasti e appassionati, gli allievi dell’Accademia: Maria Rosaria Russo, Salvo Scevolo, Laura Emmi, Annalisa Costanza, Josella Calantropo, Alessandra Argento, Serena Previtera, Andrea Oliviero Zega, Alessandra Rizzo, Gianpaolo Costantino e lo stesso Matteo Licari.

Anima di tutta la compagnia e regista assai elegante, è stato Francesco Mazzullo, assistito da Alessandra Rizzo e Micaela Rocca per l’audio e le luci.

Un lavoro corale, dunque, questo “L’amore è brodo di ceci”, frutto dell’impegno di artisti che, semplicemente obbedendo alla loro “mission”, si sono sforzati di rappresentare quella inspiegabile contraddizione che si chiama Vita, che si chiama Amore.

Maria Pia Cirillo e Matteo Licari in un momento di "L'amore è brodo di ceci"

Maria Pia Cirillo e Matteo Licari in un momento di "L'amore è brodo di ceci"

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