L’anomalia Pd e il futuro dell’Italia (passando dalla Sicilia): intervista a Orazio Licandro

Scritto da: il 20.04.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

L’Italia è una grave anomalia nel corrente panorama politico internazionale. Al suo interno opera la parallela anomalia rappresentata dal Partito Democratico, ancora più singolare in Sicilia, dove metà del Pd appoggia una giunta presieduta dall’autonomista Raffaele Lombardo, uomo dalla storia personale e dalla tradizione politica certo ben lontane da quelle che hanno condotto alla nascita della formazione democratica. Di tutto ciò ho parlato a lungo con Orazio Licandro, già deputato nazionale ed oggi dirigente dei Comunisti Italiani e della Federazione della Sinistra, acuto analista dei fatti non solo siciliani. Il risultato è questa intervista, che viene pubblicata in esclusiva su The Lo Re Report.

Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, un po’ tardivamente si è accorto della stranezza del caso siciliano ed ha finalmente messo in dubbio l’appoggio del suo partito al presidente della Regione Raffaele Lombardo, inquisito per concorso esterno in associazione mafiosa …
Ciò che sta accadendo nel Pd non solo è grave, ma è soprattutto surreale. Che tutto ciò succeda in Sicilia sotto l’egida della nouvelle vague antimafia è poi uno di quei paradossi della politica che lascia di stucco, ma con un amarissimo sapore in bocca. Ricordo come venissero sempre lanciati, e giustamente, inviti alla prudenza, alla circospezione rispetto a personaggi spregiudicati seppure in condizioni francamente risibili rispetto a quelle in cui, a leggere le carte dell’inchiesta “Iblis”, verserebbe Raffaele Lombardo. Migliaia di pagine del Ros dei Carabinieri, un’inchiesta durata lunghi anni, decine e decine di personaggi coinvolti, dal mondo della politica, a quello delle professioni, dell’imprenditoria e della mafia in senso stretto. A prescindere dalle vicende giudiziarie che si dipaneranno, soltanto alcuni esponenti del Pd, penso per esempio ai senatori Enzo Bianco ed Ignazio Marino o al deputato Giovanni Burtone, hanno assunto una posizione chiara. E allora, dinanzi a tutto ciò, come è possibile che siano così in pochi a dire con nettezza che non esiste alcuna buona ragione per sostenere quel governo e quel presidente? Mi tornano ossessivamente in mente alcune parole di Rocco Chinnici, pronunciate prima del suo assassinio: «Fino a quando la mafia potrà realizzare stretti rapporti con settori del potere, sarà possibile solo ottenere risultati parziali e contingenti, ma non debellarla definitivamente».

Che cosa credi che succederà ora dentro il Pd siciliano? Toglieranno per tempo l’appoggio a Lombardo o aspetteranno l’eventuale rinvio a giudizio?
Beh, francamente è una vicenda che si fa ogni giorno più imbarazzante, sia per il gruppo dirigente, sia soprattutto per gli iscritti e i militanti di quel partito che vivono con grande pena questa vicenda. Dopo aver intimato l’alt, evidentemente Bersani è stato oggetto di pressioni tali da dover fare marcia indietro e dire che in fin dei conti non siamo ancora al rinvio a giudizio. Non lo invidio affatto! Constato tuttavia, e con estremo sconcerto, che la medesima posizione dei sostenitori di Lombardo è espressa dal professor Pietro Barcellona, giurista proveniente dalla storia e dalla tradizione del Pci. A parte la lezione dimenticata di Enrico Berlinguer sulla questione morale, che non è questione giudiziaria, ma grande questione politica e democratica, faccio osservare che siamo in presenza di un falso e assai frainteso garantismo.
Insomma, non c’è bisogno di alcun atto della Magistratura per compiere una sceltà di opportunità politica: da un lato Raffaele Lombardo dovrebbe fare un passo indietro; dall’altro il Pd dovrebbe subito convincersi dell’assurdità politica di sostenere un leader con simili “relazioni pericolose”, al di là di presunti ed eventuali vantaggi alla mafia da accertare. Allo stesso tempo ritengo un mero palliativo il referendum. Su certi temi non ci sono consultazioni che tengano, e un gruppo dirigente appunto dirige e non si affida agli umori. E in ogni caso sostenere che attaccando Lombardo si aiuta il Pdl è una pelosissima infamia da rispedire ai mittenti. Quando la politica rinuncia a questa sua intrinseca dimensione e attende un atto formale della Magistratura, poi non ha alcun titolo per denunciare presunti complotti o invasioni di campo dei pm. Insomma se la politica è debole, se non reagisce alle forme e ai processi di inquinamento, ma anzi li subisce affascinata, la degenerazione è dietro l’angolo e di conseguenza l’arrivo prima o poi delle forze dell’ordine e della Magistratura è certo. E si capisce allora perché in Italia versiamo in queste condizioni.

Il Pd è in caduta libera nei sondaggi in Sicilia, ma anche a livello nazionale le indagini demoscopiche non lo premiano di certo. Molti dei consensi in uscita saranno sicuramente intercettati dall’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e alcuni anche dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. La Federazione della Sinistra spera di recuperare qualcosa di questi voti in fuga dal Pd?
Al Pd, unica opposizione all’Ars grazie a una nefanda legge elettorale, manca uno scatto per cambiare passo e voltare pagina. Sicché il quadro generale appare purtroppo quello di una totale subalternità della politica alla cultura del potere per il potere; e dinanzi al prevalere di una logica che interpreta la politica e le istituzioni come strumento fondamentale per perseguire interessi particolari o affari, non c’è dubbio che, oltre all’astensionismo, il voto di protesta si coagula attorno a forze, come l’Idv, che fanno della legalità un punto di intransigenza, oppure si premiano forze antisistema, tuttavia di marca populista e prive di un progetto complessivo per il Paese come il movimento di Grillo. L’Italia avrebbe bisogno invece di rilanciare poche ma forti idee per il futuro. Individuare due/tre settori in cui investire e puntare su ricerca e cultura. Per far ciò occorre chiamare alla partecipazione politica e dunque al governo le energie giovani e migliori di cui ancora disponiamo. Eppure siamo alle prese con un vecchio leader politico (75 anni), travolto da vicende giudiziarie particolarmente gravi, portatore di una cultura rozza, arcaica del potere, e di un concetto ancestrale del corpo della donna; un governo che ha smantellato il sistema di formazione e istruzione e ricerca pubblico di certo non lavora per il futuro dei giovani. La Federazione della Sinistra, composta da Pdci, Prc, Socialismo 2000, Lavoro e Solidarietà, è severamente impegnata invece a provare a dar corpo alla necessaria svolta, sapendo che uno dei presupposti sarà il ripristino di condizioni minime di democrazia e di legalità.
Perché senza legalità non ci potrà essere alcuna prospettiva di crescita sana. A prescindere dall’inquinamento mafioso, circa l’80% delle imprese siciliane versa in stato di illegalità (lavoro nero, mancato versamento dei contributi, violazione delle regole minime sulla sicurezza, violazione dei diritti dei lavoratori, ecc.). I siciliani ci seguono con simpatia e noi contiamo di raccogliere tale disillusione e tradurla positivamente in un voto di speranza ed evitare così che finisca nell’astensionismo o nello sterile voto di protesta.

Ma nei sondaggi la FdS è assente. Di chi è la colpa?
Guarda, si tratta di un tema delicato che rappresenta anche la cifra dell’imbarbarimento della lotta politica. I sondaggi per lo più non corrispondono al vero per due ragioni: a) sono commissionati da soggetti che pagano e vogliono pertanto delle risposte confortanti; b) sono usati come strumento di lotta politica. Mi spiego: se voglio colpire la FdS faccio in modo che questa non compaia o che abbia un esito così esiguo da indurre l’elettore a non prendere in considerazione l’ipotesi di votarla per evitare la dispersione del voto a fronte degli sbarramenti. Insomma, il cosiddetto voto inutile. Dico questo sulla base di un dato diretto di esperienza: 1) quando commissioniamo noi sondaggi, questi ci danno sempre oltre il 3/3.5%; si soddisfa così il primo punto: non scontentare il cliente; 2) quando i committenti sono altri, gli esiti sono intorno al 1.5/2%, perché è utile per soddisfare il secondo punto; 3) qualche giorno fa una cittadina ha reso nota la sua esperienza di “interrogazione”, rivelando come ha dovuto faticare sette camicie per far attribuire la sua intenzione di voto alla FdS anziché a Vendola. E dunque? È credibile che nel recente sondaggio Demopolis la FdS non compaia neppure? Certo che no, è un dato assolutamente falso, ma questo rientra in una dinamica del sistema di comunicazione che tende purtroppo ad oscurarci perché siamo scomodi, troppo, eccessivamente scomodi per gli assetti di potere. Ma non ci arrendiamo! L’ottimismo della volontà in questi casi prevale sul pessimismo della ragione, perché poi alla fine ciò che conta sono davvero i voti.

Tornando al caso Sicilia. Che scenari si aprono a questo punto? Nuove elezioni solo alla Regione? Effetto domino dappertutto con una valanga di amministrazioni locali da rinnovare? Oppure Lombardo resisterà fino all’inverosimile?
Lombardo non vuole certamente mollare; gode dell’appoggio della maggioranza del Pd siciliano, è un gran furbo per cui in Sicilia terremota l’Udc e il Pdl, ma a Roma sta con Berlusconi e tenta di infilarsi nel Terzo Polo. La politica non c’è, esiste sono la levantina astuzia di restare a galla, di eludere i problemi, ad ogni costo. Ma se Lombardo precipitasse verrebbe meno anche la sua creatura, l’Mpa, e dunque il suo sistema di potere. Basta andare un po’ in giro per Catania e la Sicilia per comprendere che cosa giri attorno all’Mpa. Ad ogni modo vedremo, la mia sensazione è che non andrà lontano, per quanto possa godere di un buon appoggio in parte della magistratura siciliana, con buona pace dell’insulso “motivetto” delle toghe rosse… Certo, è probabile che si voti in autunno e oltre alla Regione verranno chiamati al voto Comuni e Province dell’Isola.

Il Pd in Italia e segnatamente in Sicilia sembra ormai più un’anomalia politica che un partito. Che futuro può avere a tuo avviso?
La nascita del Pd ha generato una deflagrazione del quadro politico italiano. Congegnato da Veltroni per semplificare l’assetto politico ancor più ed assestarlo in un sistema bipartitico Pd-Pdl, oggi possiamo dire che ha fallito la sua mission. La pluralità di anime, di voci così dissonanti, la molteplicità di culture assai lontane ha finito per produrre presto un effetto “maionese”, un impazzimento che ha portato a microscissioni, a perdite molecolari, ma soprattutto all’impossibilità di costruire un’identità compiuta e dunque a una sostanziale governabilità di quel partito. Che ha cambiato nella sua breve esistenza già tre segretari, uno l’anno (Veltroni, Franceschini e Bersani)! E l’attuale leadership non sembra godere di buona salute. Peraltro, come era scontato, entrando in crisi il Pd, per simmetria della geometria politica, è entrato in crisi anche il Pdl e sta nascendo il Terzo Polo. Siamo dunque alla fine del bipartitismo, ma persino del bipolarismo. Amen …

Si va verso uno “spezzatino” democratico?
E chi lo può sapere? Certamente non ora, prima bisognerà attendere le elezioni politiche e il loro esito, poi vedremo. È però probabile che ciò accada. Francamente, però, non mi auguro una simile devastazione del Pd. Se dovesse succedere è evidente che il sistema politico subirebbe un’ulteriore torsione moderata, se non addirittura reazionaria. C’è invece sempre la speranza che prevalgano spinte, idee, progetti di matrice progressista. Non voglio neppure usare la parola sinistra, perché troppo impegnativa per un partito con quel genoma.

Ma se dovesse esservi una frantumazione del Pd a livello nazionale, in Sicilia, dove i suoi numeri sono assai più esigui, che cosa potrebbe accadere?
La Sicilia è in condizioni disperate. Circa il 40% delle famiglie balla sulla soglia della povertà. La disoccupazione è impressionante, come è da paura lo scadimento culturale e la caduta verticale dell’istruzione nei siciliani. Non c’è classe dirigente all’altezza di affrontare emergenze come quella siciliana. Siamo davvero uno zimbello internazionale e alimentiamo le pulsioni antimeridonaliste del partito più primitivo che vi sia, la Lega Nord. Non a caso si risponde con un autonomismo straccione che sinora è stato funzionale agli interessi economici dei gruppi predatori del Nord. Non dimentico che l’Mpa per la prima volta approda in Parlamento, nel 2006, grazie alle liste congiunte con la Lega. Due avversari naturali, eppure reciprocamente legati dal medesimo interesse: dividere l’Italia. E questo è uno dei motivi di maggior allarme che mi scuote e che invece è del tutto sottovalutato dal Pd.
Ora, se il Pd non recupera in fretta la sua ragione sociale e non riprende a lavorare alacremente per la costruzione di un ampio schieramento democratico e antimafioso che ponga al centro dell’agenda politica lavoro e temi sociali, temo possa accadere qualunque cosa … E certamente non alludo ad eventi positivi.

Orazio Licandro
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