Le instabili alchimie di Catania

Scritto da: il 11.10.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Il contributo del Cipe è poca cosa rispetto alla gravità delle condizioni delle finanze etnee. E nei conti dell’ex Ufficio Speciale potrebbe annidarsi un “buco nero” in grado di portare la città alla definitiva rovina

Catania, lo si può notare sempre più tangibilmente, è una città retta da instabili alchimie. Troppo instabili. A tutti i livelli. Sociale, politico, economico.
Alchemico è, ad esempio, l’equilibrio, negli ultimi anni sempre sull’orlo del disequilibrio, dei conti del Comune, che, è bene evidenziarlo con forza, non sono certo stati messi a posto dai 140 milioni di euro in itinere provenienti dal Cipe. Ben altri sono i numeri della crisi catanese. Numeri, del resto forniti appena qualche giorno fa in Consiglio dal sindaco, Raffaele Stancanelli, che cercheremo qui di seguito di analizzare.
Il sindaco ha dichiarato che il debito complessivo ammonta a 357 milioni di euro, dei quali 99 circa riguardano i disavanzi dei bilanci degli anni 2003, 2004 e 2006, e 111 i debiti contratti con istituti di credito (buona parte con la Cassa Depositi e Prestiti).

Nel dettaglio, dal Piano di risanamento finanziario del Comune di Catania stilato dal Commissario Vincenzo Emanuele in primavera, apprendiamo come il bilancio 2003 sia in passivo di 40 milioni e 611 mila euro, quello 2004 di 42 milioni e 775 mila.

Calcoli confermati dal sindaco Stancanelli. Per il 2006 le cifre, invece, divergono, perché nel Piano Emanuele si legge di 4 milioni e 551 mila euro, mentre Stancanelli oggi parla di 16 milioni circa.

Evidentemente, nei mesi deve essere emersa qualche voce sfuggita al ragioniere generale della Regione Sicilia, che, per inciso, pare possa essere uno dei saggi della costituenda commissione di indagine sulle radici della crisi etnea, una sorta di Commissione Warren de noantri con Catania nel ruolo che fu di Kennedy.

In ogni caso, Stancanelli per gli anni 2003, 2004 e 2006 parla di un centinaio di milioni di disavanzo, che nel complesso, ripetiamo, è stimato dal sindaco in 357 milioni. Sottraendo i 140 milioni del Cipe, che stanno arrivando, ne rimangono 217. Dato assai allarmante.

Ma a questi, afferma il senatore Pdl, devono aggiungersi altri 101,5 milioni di passivo delle sette società partecipate ed 82 dell’Amt, l’azienda municipalizzata dei trasporti. Il totale comincia a farsi serio: 400,5 milioni di euro, al netto, lo ripetiamo, del contributo Cipe.

Ma il calcolo dei debiti catanesi non si esaurisce qui. Per ammissione dello stesso Stancanelli, nonché del commissario Emanuele, che si diceva preoccupatissimo per la prospettiva, vi è la più che concreta eventualità che saltino progressivamente fuori debiti fuori bilancio non ancora scoperti.

Il sindaco ad oggi ne ha potuti accertare per 74 milioni di euro. Che fanno lievitare il calcolo a 474 milioni e 500 mila euro. Parenti assai stretti di mezzo miliardo.

A questo punto, occorre anche toccare la vexata quaestio dei mutui, che ammontano a 549 milioni. Stancanelli definisce fisiologici i mutui rateizzati e non li considera debiti. Ma esistono diverse filosofie al riguardo. Non è da sottovalutare, infatti, la posizione di chi distingue nettamente fra un mutuo contratto per acquisire un bene tangibile e permanente (i classici mutui per l’acquisto di immobili o di auto, ad esempio) ed un mutuo contratto per coprire debiti precedenti (come, fino a tutto il 2000, ha fatto il Comune di Catania).

In tal caso, ed è proprio la posizione della Cassa Depositi e Prestiti, il mutuo è da considerare a tutti gli effetti un debito. Il che farebbe ulteriormente salire il calcolo sul “buco” di Catania ad un miliardo, 23 milioni e 500 mila euro.

Ma non è mica finita, perché c’è ancora da ragionare sull’ex Ufficio Speciale del Comune, i cui conti potrebbero riservare pessime sorprese.

Nel dicembre 2002, sulla falsariga di quanto fatto per Milano, con una Ordinanza di protezione civile (n. 3259/2002), il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi assegnò i cosiddetti poteri speciali al sindaco Umberto Scapagnini, nominato commissario delegato per affrontare l’emergenza venutasi a verificare in materia di traffico nella città di Catania e per porre mano al problema della sicurezza sismica.

Per la precisione, i poteri speciali sono fondamentalmente poteri derogatori alla normativa vigente, per cui i provvedimenti del sindaco-commissario delegato hanno valore di autorizzazione e approvazione di variante allo strumento urbanistico, senza bisogno di acquisire pareri e nulla osta.

Scapagnini istituì quindi un apposito dipartimento denominato, appunto, Ufficio speciale per l’emergenza traffico e per la sicurezza sismica, che ha operato avvalendosi di fondi sia nazionali, come quelli previsti dalla Legge Tognoli sui parcheggi, che regionali e comunitari (fondi POR Trasporti), tutti acquisiti su di una contabilità speciale aperta presso la Banca d’Italia.

In questo modo, per anni sono state portate avanti a Catania tutta una serie di opere, fra cui gli importanti progetti della Ferrovia Circumetnea e delle Fs inerenti gli interramenti di alcune linee e nuovi tratti di metropolitana ed anche la parte di sistema di trasporto urbano per collegare Catania con l’hinterland che non è gestita dall’Fce.

L’ordinanza di Berlusconi è stata prorogata (n. 3555/2006), anche se con talune limitazioni nei poteri, ma dal 30 aprile 2007, ossia dalla scadenza di tutte le relative ordinanze, l’Ufficio Speciale è stato definitivamente chiuso dall’allora premier Romano Prodi.

Al suo posto, è stato istituito l’Ufficio Progetti di Finanza, per seguire le opere da realizzarsi in project financing già avviate dall’ormai ex Ufficio Speciale, nonché eventuali altre opere.

In linea teorica questi due uffici hanno mutato in positivo il volto di Catania. Ma nei conti dell’ex Ufficio Speciale è sempre stato assai difficile addentrarsi e fra sequestri, richieste di risarcimento danni per espropri e quant’altro c’è il rischio concreto che la sua contabilità, che preoccupava tantissimo il commissario Emanuele, possa presentare una voragine in grado di dare il colpo di grazia al Comune.

Tanta è la confusione che regna in merito, che alcune fonti dirigenziali di Palazzo degli Elefanti, che preferiscono ovviamente rimanere anonime, hanno dichiarato che il “buco” prodotto dall’ex Ufficio Speciale potrebbe essere di circa 70 milioni di euro, mentre altre, ben più pessimiste, si sono addirittura spinte ad ipotizzare un “buco nero” da un miliardo di euro.

Fantascienza? Cifre in libertà? Sarà, ma al Comune in molti temono che proprio dall’ex Ufficio Speciale possano venire le peggiori sorprese per Stancanelli.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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