Le mafie sono ormai un fenomeno geopolitico: la morte di Nick Rizzuto potrebbe causare un effetto domino, ma il reale pericolo sono le Triadi

Scritto da: il 12.11.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

La notizia della morte violenta dell’86enne Nick Rizzuto – padrino della mafia italo-americana assassinato nella sua casa di Montreal, in Canada, dopo che nei mesi scorsi erano stati uccisi il nipote Nick jr ed il cognato Paolo Renda, mente finanziaria del gruppo – ha riportato sotto i riflettori la questione dei gruppi criminali transnazionali. L’impressione è che alcuni equilibri si siano rotti e che la morte di Rizzuto possa scatenare una nuova guerra di mafia con un effetto domino che dal Canada potrebbe anche giungere fino all’Italia.

Quello che però si evince chiaramente leggendo le note biografiche di Rizzuto diffuse fra ieri ed oggi dai media è il carattere sempre più globale dei gruppi criminali operanti sullo scenario internazionale. Insomma, mafia italiana ed italo-americana, ma anche Yakuza giapponese, narcos centro e sudamericani, mafie slave (russa, ucraina, bulgara, albanese, kosovaro-albanese, serba e croata) e Triadi cinesi si sono da tempo trasformati in veri e propri soggetti geopolitici, con un peso in taluni casi non molto dissimile a quello delle entità statali entro le quali operano. È il caso, ad esempio, della mafia russa, che nel territorio dell’ex Unione Sovietica dispone di più di 5.000 gruppi malavitosi, dei quali circa 3.500 (molti, per inciso, di origine cecena) operanti all’interno della sola Federazione. Secondo talune stime, queste bande, che generalmente presentano delle loro peculiarità etniche o di specializzazione criminale, sarebbero addirittura in grado di manovrare il 40% del Pil russo.

Enorme è stato anche il peso geopolitico del cartello di Medellin, che ha per decenni inondato il mondo di stupefacenti operandovi profondi mutamenti sociali e considerando l’intero pianeta come un unico immenso mercato. Il narcotraffico, sotto la guida di Pablo Escobar, è divenuto una sorta di global business come mai prima era accaduto ed i narcos colombiani hanno rappresentato per anni un vero Stato nello Stato. E la morte di Escobar nei primi anni Novanta non ha certo messo in crisi il sistema da lui realizzato, tutt’altro. A questo proposito, di grande interesse è l’analogia strutturale da alcuni individuata fra la cupola mafiosa ed il consiglio d’amministrazione delle multinazionali: i vertici, sia delle grandi aziende che delle formazioni criminali, possono in breve esser cambiati senza che l’organizzazione subisca gravi sbandamenti.

Morto Escobar (ma sulla sua dipartita non mancano le perplessità degli scettici ad oltranza che lo danno per vivo e vegeto), la coltivazione ed il commercio di stupefacenti sono rimasti il principale business del crimine internazionale ed anche se a guidare i vari cartelli della droga centro e sudamericani non vi è più un personaggio carismatico del calibro del padrone di Medellin, il volume d’affari (più di 200 miliardi di tonnellate l’anno è la quantità della sola cocaina colombiana che inonda i mercati del pianeta) ed il peso socio-politico di tali organizzazioni non accennano certo a diminuire.

Ma indubbiamente, fra i gruppi criminali indicati, è la mafia siciliana, o italo-americana che dir si voglia, quello che nel corso dei decenni si è dato una connotazione più marcatamente internazionale. I capi storici di Cosa Nostra negli anni Settanta ed Ottanta hanno assai sviluppato la visione globale della mafia, estendendo gli interessi dell’organizzazione criminale praticamente ovunque nel mondo, dagli Stati Uniti al Sud America, all’ex Unione Sovietica.

Ad onor del vero, bisogna addirittura aggiungere che la mafia siciliana è stata il soggetto internazionale forse più lungimirante per quel che riguarda le vicende sovietiche, avendo intuito fin dagli anni Ottanta le enormi possibilità di business che si sarebbero aperte con la destrutturazione del colosso comunista ed avendo agito con grande rapidità all’indomani del crollo del sistema per tentare di sfruttare gli amplissimi spazi ed i vuoti di potere creatisi durante gli anni delle due presidenze Eltsin.

C’è da dire, però, che oggi un po’ tutti i gruppi criminali globali segnano il passo rispetto all’incessante crescita di quale decennio fa. Tutti tranne le Triadi cinesi, un fenomeno in vorticosa ascesa al pari dell’economia della Repubblica Popolare.

Il termine Triade venne utilizzato per la prima volta dalle autorità di polizia di Hong Kong per indicare talune società cinesi di lunga tradizione iniziatica, ma ormai impegnate in traffici illeciti e nella gestione delle numerose attività criminali locali. Le Triadi, apparse originariamente in Cina nel 1644, rappresentano un fenomeno complesso e assai ben strutturato, tanto che oggi una di esse, la Sun Yee On, viene considerata il gruppo criminale più vasto ed organizzato sull’intero pianeta.

La Sun Yee On ingloba nel suo tessuto numerosissimi affiliati non solo provenienti dal mondo criminale. L’entità numerica dell’organizzazione è preoccupante: nel 1987 i suoi membri erano più o meno 35.000, nel 1991 il numero era già cresciuto a 47.000 per superare le 60.000 unità nel 1993. Di questi 60.000 circa ben 45.000 sarebbero stanziati ad Hong Kong, città nella quale vivrebbero anche 1.700 “quadri dirigenziali”, per così dire, della Sun Yee On (addirittura, secondo un rapporto dell’Fbi, circa il 3 % della popolazione di Hong Kong sarebbe affiliato alle Triadi).

Ma le Triadi da tempo non sono più un fenomeno circoscritto alla Cina. Da più di 150 anni l’organizzazione è diffusa negli Stati Uniti, dove esercita un controllo assoluto nelle varie China Town. Oggi le Triadi (i cui “bravi ragazzi” sono genericamente detti cho-hai, termine grossomodo traducibile con il nostro ‘mafioso’) vengono considerate i principali importatori di eroina dal Sud Est asiatico e riforniscono una vasta fetta del mercato statunitense della droga. Anche in Europa, seppur con ritardo, la mafia cinese ha esteso i suoi tentacoli, specializzandosi nel racket ai danni dei negozianti delle China Town, nei sequestri di connazionali, nello sfruttamento della prostituzione e nel riciclaggio di denaro sporco tramite la gestione di una fitta rete di ristoranti. La velocità di espansione del fenomeno ovunque sul pianeta e la sua capacità di sfruttare al meglio le opportunità offerte dal momento storico connotano le Triadi come l’organizzazione malavitosa del futuro, destinata a prender il posto delle tradizionali mafie in un mondo in cui il crimine sarà sempre meno locale e sempre più transnazionale.

Il funerale di Nick Rizzuto jr, seppellito in una bara d’oro dopo essere stato ucciso in un agguato a Montreal il 30 dicembre 2009
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